A proposito del nuovo murales all’Ortica.

Eravamo all’inizio di questo secolo.
Mi capitò di andare a casa di un socio Coop di Sesto San Giovanni per verifica, a nome di un’agenzia investigativa ma per conto della Coop, se effettivamente lui avesse riportato danni fisici a causa della caduta di una sbarra di metallo mentre stava entrando nel parcheggio della Coop.
Abitava al villaggio Falk di Sesto. Era stato un operaio. Portava ancora i segni della sbarra cascatagli sul capo. Quando gli dissi il motivo della mia visita mi disse che non voleva soldi perché la Coop era anche sua. Viveva come se Sesto San Giovanni fosse ancora la Stalingrado d’Italia.
Vedere il murales sopra la Cooperativa Edificatrice dell’Ortica mi ha ricordato quel vecchio operaio, e i suoi sogni.
Chissà se mai si sarebbe immaginato che i circoli della Lega delle Cooperative della Lombardia (le coop rosse) avrebbero festeggiato il 130° anni della loro fondazione presentando la foto di un “gruppo di cooperatori” che da una parte tenevano il ritratto di Marx e dall’altro quello di Gesù! (1).
Chissà se si sarebbe augurato che la Lega delle Coop della Lombardia finanziasse il murales che ora campeggia sul circolo della cooperativa edificatrice dell’Ortica. (Per inciso quei cooperatori non erano dell’Ortica).
A parole si può far credere che la Coop sei tu; una fotografia può documentare un attimo; ma mistificare che anche 130 fa Marx stava a destra e Gesù a sinistra probabilmente avrebbe fatto sobbalzare anche quel vecchio operaio.

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1) ANNIVERSARIO 130° CIRCOLI LEGACOOP

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Questa è la II° parte di una descrizione di ciò che vi è su un fazzoletto di terra che gravita su via Benedetto Marcello.

E’ una parte che quando ci siamo messi a scrivere non era prevista. Perché non c’era; non sapevamo che ci sarebbe stata; e sappiamo che scomparirà tra 15 giorni.
Da qui “l”urgenza di darne conto”.
Si è materializzata oggi pomeriggio sotto i nostri occhi – come sapete eravamo andati per vedere se i nomi sulla fontana erano stati abrasi (vd.) – e abbiamo visto i ns. che erano già a metà dell’opera.

P. S. Questa pubblicità verrà replicata davanti a 50 scuole di Milano, Torino e Napoli (qui è sul marciapiede del Volta).
Per realizzarla è stata pagata al Comune la tassa sull’occupazione del suolo.
I ns. sono gli unici in Italia – così ci hanno detto – che utilizzano questo tipo di pittura.
Naturalmente alla difficile domanda viene data la risposta.
Capiamo che gli studenti già oggi ma anche in futuro studieranno scaricando l’APP.
Noi siamo il passato ma dov’è l’APP in questa pubblicità?

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Questa è la prima parte di una descrizione di ciò che vi è su un fazzoletto di terra che gravita su via Benedetto Marcello.
Cominciamo con la fontana.

La fontana di via Benedetto Marcello ha una storia singolare. Fu costruita, nel 1932, su un’area dove in precedenza sorgeva un caseggiato, perché alcuni abitanti della via/vie limitrofe ne finanziarono l’opera.
La fontana è vincolata dalla Sopraintendenza ai Beni Architettonici.
Nel libro  di – Alessandro Visconti Le fontane di Milano (1) così viene descritta attraverso le parole dell’architetto del Comune di Milano Renzo Gerla che la costruì: “La fontana, propriamente detta, di forma rettangolare allungata, ha nel centro un grande vaso in granito, sormontato da un cespo di agave in bronzo patinato, dal quale si alzano quattro getti d’acqua, che con altrettanti getti sgorganti dai rosoni di marmo verde della Roja, circondanti il vaso, si riversano nella coppa sottostante, di tre metri di diametro; da quest’ultima l’acqua cade per quattro stramazzi in altrettanti bacini, dove viene divisa da un labirinto di diaframmi rettilinei. Alle testate della vasca i due diaframmi terminali portano pigne, da cui si innalzano altrettanti getti altissimi di acqua. La fontana è tutta in granito bianco di Montorfano lavorato a martellina fine. Il parapetto ha linee geometriche, è qua e là interrotto da rientranze pure geometriche a modo di balconcini affacciati sullo specchio d’acqua. I plutei del parapetto, sulle due fronti principali recano profondamente incisi i nomi dei caduti: Crespi-Melloni-Tonoli, e sulle due testate semicircolari figurano le date IV.VIII.MCMXXII – IV.VIII.MCMXXXII”.
Queste ultime, per certo, sono state abrase.

Ci siamo chiesti chi erano i caduti del 4 agosto del 1922. Erano tre squadristi.
Edoardo Crespi era nato ad Arzate (Vr) il 27 marzo 1892. Ex combattente della I° Guerra Mondiale, come sottotenente venne decorato con medaglia di bronzo al valore militare e croce di guerra al merito. Il I° maggio del 1921 si iscrisse al Fascio di Milano come appartenente alla squadra «Nazario Sauro». Trovò la morte nel  piazzale Procaccini allorquando, con altri squadristi, su un autocarro, transitava nella piazza e venne investito da una raffica di colpi d’arma da fuoco.
Nello stesso giorno 3 colonne di camicie nere, appoggiate da autoblindate e armate di bombe, espugnarono nel pomeriggio la redazione dell’Avanti!, in via Settala e danneggiarono la tipografia. Negli scontri caddero 2 squadristi Cesare Melloni, 25 anni ed Emilio Tonoli, 22 anni.

P. S. Poiché le fotografie le avevamo fatte prima di rintracciare la descrizione della piazza. Posto che quanto raccontato da Renzo Gerla era veritiero siamo andati a verificare se i nomi, che in origine comparivano sulla fontana, fossero stati rimossi.
Ebbene sì: oltre alle date anche i nomi,  sui “plutei del parapetto, sulle due fronti principali” della fontana sono stati rimossi.
Riproduciamo la documentazione fotografica di un lato su cui vi erano seduti una ragazza e un ragazzo. Abbiamo avuto l’ardire di interromperli raccontando loro il perché della nostra richiesta; sull’altro lato vi era un signore che leggeva il giornale riscaldandosi al sole, e lo abbiamo lasciato crogiolarsi al sole. Ma anche su quel lato i nomi non compaiono più.

Contrariamente a quanto riferito da Renzo Gerla, dei getti d’acqua meglio non dire.

1) Alessandro Visconti Le fontane di Milano / Alessandro Visconti, Ulderico Tegani ; con una introduzione di Ambrogio Annoni sulla rinascita di Milano e prefazione di Pier Gaetano Venino illustrate con 12 riproduzioni di quadri di Piera Carbone Milano: Ed. La Famiglia Meneghina, 1945 (Como, Tip. E. Cavalleri) 114 p., [13] c. di tav. ; 20 cm. –

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Dall’ INNSE. A proposito della decisione di ratificare o meno il licenziamento di 3 operai. E altro ancora.

Ieri un operaio della INNSE (1) è andato al tribunale di Milano perché aveva impugnato il suo licenziamento, avvenuto per lui – al pari di altri due operai e una impiegata – in un modo piuttosto inusuale.  Tre giorni dopo essere rientrati dalla CIGS – durata 1 anno – sino al 28 febbraio u. s. (2) uno ha ricevuto la lettera di licenziamento a casa; ad un altro gli è stata consegnata quando si è presentato in azienda; ad un terzo è stato detto che era licenziato impedendogli l’accesso in fabbrica (uno di questi trattamenti è stato riservato anche all’impiegata).
Un altro operaio lo aveva preceduto in tribunale il 29 agosto. Era Massimo Merlo, uno dei 4 operai che salirono sul carroponte nell’agosto del 2009 e che oltre ad avere difeso i macchinari negoziarono il rientro di tutto il personale in azienda (vd.); cosa che avvenne nell’autunno/inverno del 2009.
I due diversi giudici del lavoro non hanno emesso una sentenza definitiva: ovvero non hanno confermato il licenziamento dei due operai. In un caso l’uno si è riservato di interpellare i suoi colleghi per giungere a una conclusione omogenea per le tre impugnazioni – l’impiegata, l’unica ancora presente in azienda, ha conciliato innanzi al giudice la sua buonuscita – l’altro giudice ha recepito la documentazione presentata dagli avvocati circa il comportamento vessatorio nei confronti dei delegati sindacali e si è riservato la facoltà di decidere.
Martedì 12 settembre ricomparirà – per una seconda udienza – un altro degli operai licenziati. Qui la situazione è per certi versi più complessa o più semplice, a seconda dei punti di vista. Il licenziato è Vincenzo Acerenza, rappresentante RSU, anch’egli salì sul carroponte nel 2009. E qui da un punto di vista giuridico il fatto stesso che sia un delegato sindacale lo avrebbe dovuto maggiormente tutelare rispetto alla volontà aziendale di licenziarlo. Ma questa questione non è stata ancora considerata dal giudice il quale nel dibattimento gli ha domandato perché avendo lui 68 anni non accettava quanto gli offriva l’azienda per accompagnarlo alla pensione. E comunque ha osservato che era nella facoltà dell’azienda sostituire la sua figura professionale anche con manodopera esterna.
Come detto ha rimandato al 12 settembre una possibile decisione.
In ogni caso è nei fatti che l’azienda ha operato in termini discriminatori nei confronti degli operai: essi sono stati in passato tutti delegati sindacali, e uno lo è ancora. (Per la precisione degli altri due che salirono sul carroponte uno non è più in azienda – perché  pensionato – e l’altro non è stato coinvolto in questa tornata di licenzamenti, ed è in CIGS).
Come già vi riferimmo nell’agosto scorso (vd.) gli operai superstiti dei 49 dipendenti riassunti dalla INNSE di Camozzi ora sono rimasti 24+ 3 (quelli che hanno impugnato il licenziamento).
E come detto sono in presidio permanente dal lunedì successivo al licenziamento dei loro colleghi  Prima della chiusura di agosto solo 6 lavoravano, gli altri erano in CIGS.
Al rientro dalle ferie vi sono state alcune novità.
La prima è che sul cancello della fabbrica l’azienda ha affisso un cartello nel quale viene indicato che procederà, e lo sta facendo – salvo possibili interruzioni/ripensamenti -, alla ristrutturazione degli uffici.
Singolare scelta aziendale. Ha licenziato l’unica impiegata che aveva in organico e ora procede, dopo che lo aveva promesso nel 2010, alla ristrutturazione degli uffici ben guardandosi da mettere mano al capannone disattendendo con ciò i suoi stessi piani di rilancio e sviluppo dell’attività.

La seconda è che dopo la chiusura per ferie aziendale (3 settimane) gli 8 operai comandati a lavorare hanno informato l’azienda che se non veniva ripristinata la mensa loro avrebbero incrociato le braccia: l’azienda ha ripristinato la mensa per loro. (Forse per farsi benvolere e metterli in conflitto con quelli che fuori dalla fabbrica presidiano).

La terza è che contrariamente a quanto più volte annunciato una delle due nuove macchine che avrebbero dovuto essere installate non è ancora compiutamente installata.
La quarta è che non c’è. Durante il dibattimento in tribunale è stata sollevata la questione dell’agibilità della RSU e dell’obbligo contrattuale per il quale l’azienda deve metta a disposizione un locale perché i lavoratori possano riunirsi.
Nelle more della discussione poiché la RSU ha sostenuto che c’è una sede storica e quella deve essere riconfermata e gli avvocati dell’azienda hanno detto che invece la RSU doveva riunirsi in mensa il giudice ha detto alle parti di trovare una mediazione (la RSU ha indicato un altro spazio).  Ma ora come ora lavoratori e RSU si ritrovano sul marciapiede!
Un trattamento che non viene riservato nemmeno ai cani

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1) A un anno esatto dall’accordo sottoscritto dalla Fiom nazionale e territoriale al Ministero dello sviluppo economico (vd.) ma non approvato dalla totalità dei lavoratori quando è stato loro sottoposto a referendum (vd.).
2) Una CIGS che il sindacato FIOM CGIL aveva dichiarato illegittima perchè non controfirmata dalla RSU. Una CIGS che poi stata nuovamente richiesta a decorrere dal 24 aprile (anch’essa non controfirmata dalla RSU con l’avvallo della CGIL) per la durata di 11 mesi, perché l’azienda non poteva chiedere un numero superiore di settimane.

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Inizia con due appuntamenti l’attività collaterale della bibiolteca Valvassori Peroni.
Dal 5 al 16 settembre vi sarà una Mostra.
Il 6 settembre una conferenza.

P. S. Potete ingrandire le locandine posizionando il cursore su una di esse per poi premere il tasto sinistro del mouse

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Non è come quella di Međugorje che appare a ripetizione. Questa non è mai apparsa ma per gli abitanti delle case dei ferrovieri dell’Ortica è per merito suo se durante i bombardamenti del 1944 una bomba da 500 libbre – una M64 americana – non è caduta su una delle loro case ma è caduta nel cortile degli attuali civici 4 e 2 di via Pitteri senza esplodere. (1)
A perpetuo ricordo di quell’evento gli abitanti delle case dei ferrovieri eressero una edicola votiva e, a fianco, vi posero la bomba svuotata: a monito degli scettici che se non credono nella Provvidenza Divina almeno credano alla Madonna della Divina Provvidenza.

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1) Le case furono costruite nel 1926. E all’epoca non vi erano i civici  2 e 4, ovvero i caseggiati non erano divisi da muretti, siepi e reti metalliche. Ora l’edicola della Madonna è sul confine dei due civici. Dalla strada, guardando dal cancello del civico 4, in fondo alla siepe, dove c’è il muro, a destra, c’è un cancello che introduce all’edicola: ma è a filo della siepe e quindi non si vede. Al numero civico 2 l’edicola votiva affaccia parzialmente sul cortile:

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“È in ogni caso fatta salva la piena facoltà di Ferservizi SpA, a suo insindacabile giudizio, di interrompere la procedura e di non procedere alla selezione del miglior offerente.” (1)

A proposito di una gara per un immobile in via Otto e Camillo Cima 39 (potete leggere la Brouchure) 

Sappiamo tutti – si fa per dire – degli scali ferroviari dismessi e di quel che dovrebbe succedere su ognuno di loro. Sappiamo tutti – si fa per dire – degli accordi tra il Gruppo Ferrovie dello stato italiane e il Comune di Milano, due enti ai cui vertici siedono politici e amministratori che in nome nostro e per nostro conto vendono quanto è nostro. E poi, se ce lo potremo permettere, compreremo a “prezzi di mercato” qualche metro quadro di quel patrimonio. Ma v’è un’attività meno visibile, ma non per questo invisibile – in nome della trasparenza – e altrettanto lucrosa per il Gruppo Ferrovie dello stato italiane – che viene condotta tramite Ferservizi – ovvero la vendita o l’affitto di immobili.
Un piccolo esempio del casto connubio e/o della sinergia che esite tra l’amministrazione del Comune di Milano e il Gruppo Ferrovie dello stato italiane è dato dalla imminente vendita della villetta di via Cima 39.

Per la quale A seguito di Convenzione, sottoscritta in data 13 aprile 2017 a firma Notaio Paolo Lovisetti, con il Comune di Milano sulle aree oggetto di vendita si potrà realizzare, un intervento edilizio consistente nella nuova edificazione di un edificio di cinque piani fuori terra per una superficie lorda di pavimento (s.l.p.) a destinazione residenziale non superiore a 649,00 mq, oltre a interrati e cantine, nonché sottotetto s.p.p., realizzare inoltre, per assolvere al fabbisogno di parcheggi ai sensi della L. 122/1989 e s.m.i. e della L.R. 12/2005 s.m.i., posti auto interrati, per una superficie non inferiore a mq. 194,70 e garantendo comunque un posto auto per ogni unità abitativa. L’accesso carraio ai parcheggi sarà ubicato su via Cima. (2)

E pensare che noi eravamo usciti stamane per vedere la Madonna e a momenti non ci accorgevamo di questo Miracolo a Milano!
Sì perchè nel cercare la Madonna ci siamo persi. E arrivati in via Cima oltre la villa abbiamo visto che c’erano dei lavori in corso. Agli operatori che lavoravano abbiamo chiesto cosa stessero facendo. Ci hanno risposto che stavano realizzando un parcheggio per gli abitanti dei caseggiati di via Cima – indicando i caseggiati intorno – e poi hanno soggiunto: che probabilmente in futuro sarebbe stato edificato un immobile! Il terreno era delle Ferrovie delle Stato – come le chiamiamo ancora noi!

Incuriositi siamo andati alla fonte e sul sito di Ferservizi abbiamo letto che era in vendita il:
Complesso immobiliare, libero, costituito dai seguenti beni: un magazzino di mq 50; un fabbricato su 2 piani f.t. e uno interrato, con due alloggi liberi; un area scoperta per complessivi mq 600 circa che costituisce il cortile del complesso. Con Convenzione Urbanistica, sottoscritta con il Comune di Milano il 13 aprile 2017, sulle aree si potrà realizzare una SLP Residenziale maxm 649 mq (oltre interrati, cantine, sottotetto) e realizzare inoltre posti auto interrati per una superficie di circa mq. 200. Classe G I.P.E. 357 Kwh/m³a. (3)

Dimenticavamo il prezzo della vendita 410mila euro!
L’immobile non è sotto vincolo paesaggistico. Doppio miracolo!!

La villetta, è sul fronte strada di via Cima, ed è circondata dai 7 palazzi dei ferrovieri

P. S. Quanto alla Madonna l’abbiam alfin trovata. Ma questa è un’altra storia che vi racconteremo.
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1) Brouchure di Ferservizi Milano, via Otto e Camillo Cima n.39, pag. 21
2) Brouchure di Ferservizi  “Milano, via Otto e Camillo Cima n.39 ” pag. 6
3) Vd.

 

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Ne abbiamo scritto qualche mese fa. Il mercato Comunale di via Rombon, in particolare, ma anche quello di piazza Fusina sono destinati a cambiare. Le concessioni scadono a fine anno. Ma quel che sarà dopo dipenderà dal tipo di consorzio di operatori o dall’investitore esterno che si prenderà la briga di trasformare quegli spazi in luoghi non solo commerciali ma anche di aggregazione del quartiere. Con orari di apertura più lunghi e con un contratto di concessione che permetta di ammortizzare l’investimento.
Ma aspettando quel che verrà facciamo un tuffo nel passato. In Zona 3, sino agli inizii degli anni ’60, vi era un altro mercato al coperto, quello di viale Abruzzi. Venne demolito per posare i binari delle linee tranviarie deviate su viale Abruzzi da corso Buenos Aires per i lavori della linea metropolitana 1.
Piazza Aspromonte all’epoca era utilizzata come capolinea delle linee tranviarie interurbane, deviate da via Benedetto Marcello per le medesime ragioni.
All’epoca viale Gran Sasso non aveva la corsia riservata. Ma a metà degli anni ’80 sarebbe stato interessato dai lavori M2 e fu realizzata la corsia riservata per i filobus.

 P. S. Se posizionate il cursore su una foto e premete il tasto sinistro del mouse potete ingrandirla

 

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