UNITI COME SEMPRE

Qualche giorno fa abbiamo visto gli operai della INNSE di via Rubattino 81, fuori dalla fabbrica, sotto un telo tirato alla belle meglio e un caldo che sempre più saliva: presidiavano la fabbrica.
Dal 4 marzo, quando 4 di loro sono stati licenziati, sono lì avanguardia e vedetta di una classe lavoratrice mai doma.
Per il secondo anno sono in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (soprattutto per l’impresa che l’ha ottenuta senza il loro accordo).
Come sapete eravamo passati per caso. Ma alle volte il caso…
Avevamo scambiato qualche parola. Chiesto di capire e ci hanno risposto: parliamo con tutti.
E ci hanno fatto vergognare perché poche volte ci siamo occupati di loro!
Siamo ritornati troppo presto.
Era quasi mezzogiorno.
Quelli che presidiavano avevano preparato sul tavolo una pila di panini imbottiti con sottaceti e salumi e acqua.
Ci hanno offerto da bere e da mangiare. Ci hanno fatto vergognare! E pudicamente abbiamo declinato l’invito.
Ma anche loro non mangiavano.
Aspettavano mezzogiorno; che la guardia aprisse il cancello; che i 4 operai non in cassa integrazione uscissero dalla fabbrica e si unissero a loro.
Per 40 anni hanno avuto la mensa. Lodovico Comotti l’ha tolta e ha proposto loro un buono.
Preferiscono mangiare uniti: come sempre.

 

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Una risposta a UNITI COME SEMPRE

  1. gabriella ha detto:

    All’Innse di Lambrate passano gli anni, ma la storia non cambia. Quello che avete scritto si può confrontare con quella che raccontai 8 anni fa per L’Eco di Bergamo sotto il carroponte. Oggi come allora la lotta per il lavoro continua, ultima eco della lotta operaia che ha fatto la nostra storia: ricordiamocene anche alla vigilia di Ferragosto.

    Milano – «Questi ragazzi qua? Li conosco tutti, li ho visti entrare giovanissimi e c’avrei giurato che sarebbero arrivati alla pensione, come me, e invece… E pensare che questa ditta poteva andare avanti una vita». Un mix di ricordi e rimpianti prende il sopravvento nel racconto di Aldo di Treviglio, in pensione dal 2001, per 31 anni alla Innse, la fabbrica metalmeccanica di Milano, dove da 15 mesi 49 operai cercano di difendere con le unghie e con i denti il posto di lavoro, fino al gesto estremo di cinque giorni fa, quando quattro lavoratori e un funzionario Fiom, nonostante la polizia, sono riusciti a entrare nei capannoni sgomberati 48 ore prima dalle forze dell’ordine, per salire su una gru e aspettare, a dodici metri d’altezza e a una temperatura di cinquanta gradi centigradi, la soluzione della vicenda.
    «Quella palazzina laggiù che sembra bombardata – continua Aldo – era un gioiello, piena di impiegati e dei migliori cervelli della meccanica; nei capannoni, c’eravamo noi operai, i migliori del settore in Italia. Chi glielo dice ai ragazzi di oggi che per il primo turno delle 6 prendevo il treno alle 4,30 e tornavo a casa alle 16,30 ed ero felice? Avevo un lavoro sicuro e la paga più alta di tutti gli operai del Milanese, soprattutto nel periodo della Innocenti. Eravamo una famiglia, ho lasciato il cuore qui, perciò vengo ogni giorno, percorrendo ancora 30 chilometri per portare solidarietà ai colleghi che resistono allo smantellamento dei macchinari: mi sento ancora uno di loro».

    La polizia davanti ai cancelli
    Davvero un’atmosfera familiare si respira sotto i gazebi al centro della carreggiata di via Rubattino, davanti ai cancelli sbarrati dalla polizia in tenuta anti-sommossa. Qui sotto si cerca riparo ai raggi implacabili di mezzogiorno. È l’ora del pranzo; dietro un banchetto si affanna la signora Angela. Da preparare ci sono prima i panini al prosciutto e pomodoro per i cinque in isolamento sulla gru; nei cestini anche caffè, acqua, banane e mele e una confezione di integratori e sali, oltre alla biancheria pulita. È instancabile Angela; ora è il momento di pensare ai piatti per tutti gli altri che stanziano davanti ai cancelli, uomini della Innse, ma anche studenti, precari e operai di ogni parte d’Italia, (Mantova, Brescia, Napoli, Padova, Venezia e persino dalla Svizzera).

    Il sostegno della Bergamasca
    Non manca il sostegno dalla Bergamasca, con lavoratori e cassaintegrati della Tenaris di Dalmine, della Donora di Cortenuova, della Same di Treviglio. Alla testa degli orobici, Mirco Rota, segretario Fiom Bergamo, e l’altro bergamasco, Renato Bonati, coordinatore nazionale Fiom-Cgil Lombardia. Il menù? Pasta, insalata e cocomero e del buon vino rosso, per mandar giù i bocconi amari. «Sono la cuoca ufficiale – racconta Angela, anche lei con la t-shirt con lo slogan: “Giù le mani dalla Innse” -; prima pensavo solo ai pasti dei 49 della Innse, che dal 17 settembre occupavano l’ex portineria, fino allo sgombero di domenica; adesso do da mangiare a tutta la comitiva».
    «Santo e Mauro sono le colonne dell’Innse», interviene di nuovo Aldo. Santo, infatti, 54 anni, di Caravaggio, vi lavora da 33 («Mi ha superato», continua Aldo); Mauro, anche lui 54enne, è di Cividate al Piano e ha invece toccato i 31 anni dietro una pressa. «Ma un conto è andare in pensione con dignità, un altro è andarci con un calcio nel sedere», sbotta. E gli animi si surriscaldano virando sulla politica: «Dov’è la Lega che prende il voto dagli operai e che dice di difendere le fabbriche del Nord? E poi, ecco la sicurezza: 500 poliziotti schierati contro 49 operai, quanto ci costano?».

    «Sulla gru i nostri eroi»
    «Fino agli anni ’90 – ricordano i bergamaschi – eravamo più dei meridionali; poi tra pensionamenti e ristrutturazioni siamo rimasti due operai e un’impiegata, Anna». E il pensiero va ai loro eroi sulla gru. «Sono padri di famiglia come tutti noi, con il mutuo da pagare – continua Mauro, in mobilità da ottobre -. Fabio è cremasco, ha 46 anni, due figli e lavora qui da 30; Massimo è di Lodi, 54 anni, da 32 alla Innse; Vincenzo e Luigi sono di Milano; il primo ha 60 anni, 30 di lavoro e due figli; l’altro di anni ne ha 48, ha tre figli e un nipote a carico, da 25 anni è all’Innse. Ci hanno telefonato martedì e ci hanno detto: “Siamo sulla gru e resistiamo fino alla fine”. Nessuno immaginava tanto. Come hanno fatto a entrare nella fabbrica blindata? Non per niente lavorano qua da 30 anni».
    Passa il tempo, sull’asfalto arroventato. Nel capannone degli assedianti sono entrati il segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, e i sanitari del 118. Alla loro uscita si levano gli applausi e le urla di incitamento: «Forza ragazzi, resistete, siamo qui con voi». Cala la sera anche sulla Innse; davanti ai cancelli si aprono brandine e si stendono giornali, nell’attesa di un nuovo giorno e della buona novella.

    Una giornata con gli operai (bergamaschi) dell’Innse
    Innse, anche due bergamaschi a difendere il posto di lavoro
    Sono di Caravaggio e di Cividate al Piano: «Sulla gru i nostri eroi»
    «Lassù padri di famiglia come noi, resisteremo sino alla fine»
    *L’Eco di Bergamo
    * Sabato 08 Agosto 2009
    * pagina 3

    nostro servizio – Gabriella Persiani

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