*Alessia Capello è stata eletta nel 2021 nelle file di Italia Viva e nominata assesora per volere del Sindaco. Per chi non la conosce un’occasione per vederla all’inaugurazione: ore 11.00

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Nato il 21 giugno 1950 a Montecchio Emilia, figlio di Vanna Ferrari, staffetta partigiana, e di Natalino, partigiano. A prima abitato in viale Lombardia e da oltre 50 anni ha abitato in via Feltre. Ha frequentato il liceo Carducci e ha militato nel Movimento studentesco della Statale.

Parigi Manifestazione in favore della pace in Vietnam. Pino porta il mongomeri scuro. Alle sue spalle vi è, con il mongomeri chiaro, Roberto Franceschi

Intrapresa la carriera di professore si è iscritto alla CGIL Scuola e poi nella FLC CGIL, dove ha ricoperto incarichi di sempre maggiore responsabilità, da ultimo presso il Centro nazionale.

Tredici anni or sono, a Roma, fu sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza che gli salvò la vita, ma il male che lo aveva colpito, ripresentatosi, non ne ha minato lo spirito e le doti. Purtroppo negli ultimi mesi lo ha sopraffatto.

Anni addietro, insieme con altri docenti, ha costituito l’Associazione Professionale PRO.T.E.O (Promozione-Tecnologie-Esperienze-Organizzazione) Lombardia, confluita poi in Proteo Fare Sapere.
Dal 2011 al 2018 è stato prima direttore e poi vicepresidente nazionale di detta associazione.

Una volta in pensione, il suo impegno sindacale è continuato nello SPI CGIL di Lambrate (MI) dove era segretario di Lega.

Viveva le trasformazioni del mondo della scuola con preoccupazione ma il suo ottimismo lo portaava a crede nella possibilità di un cambiamento in positivo e per questo si è sempre impegnato.

Postumo uscirà un libro “Per una Pedagogia della Resistenza. I Convitti Scuola della Rinascita” al quale ha collaborato con passione, e che sarà pubblicato a cura dell’associazione Proteo Fare e Sapere.

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L’anno passato sono andato in un ufficio postale, in zona Lambrate, per sottoscrivere, con mia moglie cointestataria, dei Buoni Fruttiferi Postali. Era la prima volta ma di sicuro sarà l’ultima.

Per farlo ho sottoscritto un Libretto Smart dematerializzato per gestire i miei risparmi senza costi e una carta Libretto tramite la quale potevo
– Versare e prelevare presso tutti gli Uffici Postali
– Prelevare agli ATM Postamat tutti i giorni
– Associare l’IBAN di un mio conto corrente bancario per ricevere bonifici
– Sottoscrivere i Buoni Fruttiferi Postali.

Peccato che presso gli ATM Postamat con la carta libretto potevo, dopo avere fatto un bonifico o versato allo sportello dei soldi, prelevare 600 €. al giorno.

I Buoni Fruttiferi Postali rendevano il 3,5% lordi l’anno e se volevo venderli prima della scadenza mi venivano rimborsati senza gli interessi maturati. Della qual cosa non mi sono interessato se non in prossimità della scadenza.
Sono stato contattato dall’ufficio postale dove avevo sottoscritto i Buoni e ho scoperto che il rimborso mi veniva fatto con un vaglia postale circolare, il giorno della scadenza. Un vaglia postale circolare non lo avevo mai visto in vita mia!

Il giorno dopo la scadenza, le 9 del mattino, io e mia moglie siamo andati presso l’ufficio postale.
Gli addetti agli sportelli erano 2.
Abbiamo fatto la fila e quando è arrivato il ns. turno abbiamo chiesto che ci fossero rilasciati 2 vaglia postali circolari mostrando la documentazione contrattuale relativa ai Buoni. All’addetta abbiamo anche chiesto che una piccola somma dell’importo dovutoci ci fosse data in contanti. Accordatici è andata nel retro dell’ufficio.

Poi è ricomparsa con “un resposabile”! il quale ci ha informato che la direttrice non c’era; aveva tentato di contattarla telefonicamente ma invano. E in qualità di responsabile non poteva, senza il di Lei assenso, autorizzare i due vaglia. Onde ragion per cui ci invitava a ritornare il pomeriggio.
La richiesta mi è parsa oltremodo mal formulata e perché un responsabile che non può prendersi la responsabilità tale non era. E soprattutto perché con la direttrice avevo parlato per ben 2 volte negli ultimi 15 giorni e avevamo convenuto che mi rilasciava i due vaglia circolari postali. Onde ragion per cui mi sono rifiutato di “ritornare”. E mi sono espresso alzando il tono della voce. “Il responsabile” non domo mi ha chiesto di spostarmi dallo sportello. La qual cosa ha generato in me una reazione ancor più accalorata e gli ho detto che non mi sarei mosso: ero un cliente a cui dovevano essere restituiti dei soldi. Lui si attivasse a rintracciare la direttrice.

Ritiratosi è in seguito riapparso e ha avuto la spudoratezza di dirmi che interpellata la direttrice lo aveva informato che non mi conosceva. Ho pronunciato un’esclamazione colorita circa la sua affermazione. E costui ha fatto lo stupito, si è meravigliato che un uomo con i capelli grigi usasse un linguaggio secondo lui inappropriato e poi, poiché ero ancora allo sportello ha minacciato di chiamare le forze dell’ordine.
Gli ho risposto faccia pure ma è sparito.

Capite. Un cittadino sottoscrive dei Buoni postali e invece di ricevere alla scadenza i suoi soldi viene intimidito da “un responsabile irresponsabile”.

Per farla breve.
Le forze dell’ordine non sono arrivate.
L’addetta allo sportello è andata nel retro e dopo un po’ è ritornata con i due vaglia postali circolari che, causa malfunzionamento della stampante, sono stati emessi e annullati un bel po’ di volte.

Alla fine una piccola somma in contanti ci è stato ritornata ma non per l’importo richiesto e in sovrappiù ci è stato consigliato di prelevare l’importo non datoci presso gli ATM Postamat fuori dell’ufficio.

Nota finale: i vaglia postali non sono esigibili prima del 1° luglio eravamo al mattino del 26 giugno!

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Detta così sembra impossibile ma è quello che mi è capitato ieri.
Volevo cambiare la domiciliazione del pagamento delle fatture di A2A gas da una banca ad un’altra. Sul sito di A2A ho avuto difficoltà a trovare un link che mi permettesse di richedere tale spostamento. Uscito dal sito, fortuitamente, mi imbatto in una pagina di A2A con un numero di telefono che faceva al caso mio. Mi risponde una addetta al centralino che mi declina il suo nome. Le espongo il mio desiderio.
La telefonata procede sensza intoppi, salvo il rumore di fondo del call center: si sentivano molte telefoniste che parlavano.
La persona con cui stavo parlando prima di salutarmi mi dice: ho visto la bolletta che paga: è molto alta, se ne è mai accorto? Vorrebbe pagare molto meno? Enel in questo momento ha un’offerta molto vantaggiosa. Se vuole può verificare lei stesso la promozione, è interessato? Posso procedere al cambio? Io tergiverso ma le dico che mia moglie è titolare di un’utenza A2A per la luce. La centralinista di rimando mi dice: anche per la luce ENEL ha un’offerta vantaggiosa! Io nicchio e mi incalza: se vuole documentarsi non c’è problema le posso telefonare la settimana prossima!
Ma la telefonata non finisce qui. La centralinista mi fa un’altra domanda: Lei ha internet?
Le rispondo di sì. Qual’è il suo operatore? Le rispondo e di rimando mi dice: c’è un’offerta molto vantaggiosa di Fastweb. Lei è titolare del contratto internet? Le rispondo grazie al cielo lo è mia moglie. Desiste, mi assicura che nel giro di 24/48 ore la domiciliazione della mia utenza sarà spostata e mi saluta cordialmente.

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Dal 2021 potenzialmente 1000 famiglie hanno fruito dell’energia elettrica prodotta da una piccola centrale idroelettrica sul fiume Lambro, nel parco omonimo, di proprietà della Seri Lambro srl. Ma in questi giorni, a passeggio nel parco, ci siamo accorti che la coclea idraulica della centrale (10 m di lunghezza e 3,5 m di diametro per 12 tonnellate di peso) è rotta.
A suo tempo l’opera era stata realizzata a un costo di 600.000 euro e a pieno regime avrebbe permesso ogni anno la riduzione di immissione in atmosfera di 250 tonellate di CO2.
Da quanto tempo è inutilizzata non lo sappiamo e internet al riguardo non ci ha fornito alcuna informazione.
In compenso su internet vi sono alcuni video. Due dei quali istruttivi:
Il primo mostra l’installazione della coclea al parco Lambro
Il secondo descrive come funziona la mini centrale idroelettrica al parco Lambro
Da ultima una piccola notazione. Per installare la mini centrale furono abbattuti alberi ad alto fusto e alla fine dei lavori, a compensazione, ne furono piantati dei nuovi. Fra quanti anni questi ultimi daranno la resa dei vecchi?

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Eravamo andati all'(ri)inaugurazione della libreria Centofiori in piazzale Dateo 5, nel settembre del 2018 e, dopo poco più di  sei anni di attività Vittorio Graziani riceverà, il 31 gennaio, il Premio per Librai al seminario della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, che si svolge da oggi a venerdì, a Venezia.

Oggi il Fatto Quotidiano ha pubblicato un omaggio a Vittorio, anche abitante in Zona 3, scritto da Alberto Rollo.


Era il 2012. Ero direttore letterario in Feltrinelli. Dal mio ingresso in casa editrice ho visitato regolarmente le librerie del marchio, l’ho sempre fatto: ho coltivato quell’alleanza professionale fra editore e librai, presentissima nello spirito del fondatore. Sapevo di poter trovare interlocutori in tutta Italia, interlocutori in prima linea. E così è stato anche quando sono arrivate le grandi superfici con quel tanto di dispersione che necessariamente implicavano.

Eppure accadde in quel 2012 che nella grande libreria Feltrinelli di piazza Duomo a Milano, mi capitò di percepire dentro la vastità dell’offerta un cambiamento in atto, una sorta di inedita chiarezza, come se una luce segreta cadesse da una fonte non identificabile. Senza tentazioni spettacolari, dalle novità ai classici l’assortimento si manifestava all’insegna della fluidità, della continuità, dell’intimità con i lettori. È a loro che parlava la segnaletica minimale ma diffusa: i suggerimenti scivolavano lungo un percorso orizzontale, con periodiche focalizzazioni sui piccoli editori. E fu lì che scoprii Vittorio Graziani, intrepido esploratore di strategie investigativo-seduttive… Nello spazio Feltrinelli Vittorio aveva disegnato dei confini e dentro quei confini si avvertiva, invisibile, il formicolio del fantasma della lettura come esperienza conoscitiva e sentimentale. Ovvio, si sarebbe tentati di dire, in mezzo a tutti quei libri. No, per niente. Tanto che di quella preziosa ovvietà Vittorio Graziani ha fatto la chiave di volta del suo lavoro attuale quando ha svoltato, insieme a soci illuminati, verso la prospettiva di una azienda sua, immaginata con la irrequieta pazienza del condottiero. Eccolo, dunque, “il Partenopeo” che dà nuovo carattere a un nobile esercizio, la Libreria Centofiori di piazzale Dateo. Ci ha messo pochissimo, e dal 2018 è stata sua un’area compresa fra le due più importanti circonvallazioni, un’area popolosa, stratificata per censo, per ceto, per eterogeneità generazionale, sensibilissima alla presenza di un polo culturale e commerciale senza polvere o tranelli. Vittorio inaugura l’apertura del negozio riempiendo le vetrine con i libri di Alessandro Leogrande, scrittore di impegno e di frontiera, morto a quarant’anni. Era un messaggio chiaro: guardo avanti, prendo partito, sto con chi muore caro agli dei, sto con la Milano che si muove. Da lì in poi è stato un susseguirsi di iniziative, di incontri dove il centro è lui, le sue collaboratrici e i suoi ospiti. E a quel punto bisogna studiarlo, il napoletano: come accoglie schietto i clienti, a partire dagli infanti quando entrano giovani madri in carozzina (per queste ultime ha allestito un’area bambini vicina alla perfezionene). Qui si gioca uno dei segreti del suo successo. La sua faccia, le maniere affabili, la velocità (è un’ala perfetta che non punta necessariamente a concludere da solo in porta).

La libreria è un negozio, ma è anche uno spazio sociale. Non solo: Vittorio sa che anche il libro è “sociale”, che catalizza e stimola intelligenza sociale, e perciò fa in modo che i suoi clienti facciano tendenza, che si allarmino di fronte a una promessa di qualità, che si mettano in ascolto. Graziani è un mediatore culturale. Lo è stato anche durante i mesi del lockdown quando ha portato il libro-express ai lettori confinati. È una specie particolare di recognition trigger, ovvero appassionato promotore indipendente, anche se non estraneo agli interessi del suo punto vendita.
Si pranza spesso assieme, con il bravo napoletano, e allora eccolo scandagliare le nuove acquisizioni, avanzare pronostici sui premi che fanno notizia, tendere tranelli per avere notizie, studiare le catene, le avventure schietto i clienti, come mette a di colleghi indipendenti, fuoco le clienti, a partire dagli la mappa della città. Ogni volta un sentore Che restituisce l’editoria all’accadere, a una vitalità che si  fatica a trovare.

Alberto Rollo

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Il 30 novembre us. ha compiuto 95 anni. Nella sua vita ha fatto. E tra l’altro, nel 1979 è stato direttore dell’Opera don Calabria, in via Pusiano. La  vicinanza al parco Lambro, all’epoca un luogo di spaccio, lo spinse, ma non solo per questo, a ideare nel 1980 il Progetto Exodus per poi trasformarlo in un ente autonomo che prende il nome di Fondazione Exodus. Esattamente 40 anni il  Comune gli ha concesso di occupare la Cascina “Molino Torrette”

Mulino Torrette di Destra e di Sinistra i due fabbricati posti ai lati della roggia Molina.

Mulino Torrette di Destra e di Sinistra i due fabbricati posti ai lati della roggia Molina. (1977 circa)

EXODUSw

Vista delle 2 cascine (2015)

Le cascine negli anni sono state “ammodernate” e la struttura è stata “ampliata”. Si è costituita la prima comunità residenziale terapeutica riabilitativa della Fondazione Exodus che dal 2010 ha modificato il progetto avendo come destinatari soprattutto giovani dai 18 ai 30 anni tossicodipendenti, tossicodipendenti in trattamento metadonico o psicofarmacologico, alcolisti, detenuti in misura alternativa al carcere (detenzione domiciliare, arresti domiciliari, affidamento in prova, affidamento in comunità), che presentano vissuti di tossicodipendenza.
La fondazione ha nel tempo formalizzato un “accordo/contratto” con il Comune per l’uso delle “cascine”. Ma a dicembre dell’anno passato il Comune non l’ha rinnovato.
Logisticamente parlando delle cascine si trovano a ridosso del greto del fiume Lambro e sono attraversate dalla roggia Molina. Nel passato il fiume non ha mai dato grossi grattacapi ma nel novembre del 2014 è esondato provocando disagi e ingenti danni a Exodus e alla CEAS nella Cassinetta San Gregorio.
La soluzione del Comune è stata fatalistica: nel 2016 ha dichiarato l’area del parco dove vi è anche la cascina Molino San Gregorio, a rischio idrogeologico e nel giugno 2022 si è tutelato nei confronti della cittadinanza conficcando all’ingresso del parco, su via Feltre, e in altri luoghi  un cartello stradale, con l’indicazione Pericolo onde di Piena.
Il Comune lanciato l’allarme non si è limitato a questo. Vi sono stati incontri con don Mazzi con proposte di trasferimento in altra sede. Ma nulla è stato condiviso.
Quest’anno la sede della Fondazione è stata inondata 12 volte e pare che il Comune abbia negato il rinnovo dell'”accordo/contratto” adducendo che alcuni manufatti realizzati dalla Fondazione insistono su spazi demaniali non di sua pertinenza. E secondo il Regio Decreto n. 523 del 1904, art. 96, l’attuale presenza di una massa d’acqua pubblica (o la verosimile ricostituzione della stessa per eventi naturali), rappresenta la condizione per affermarsi la perdurante operatività del divieto di costruire a meno di dieci metri dall’alveo.
Morale: entro la fine dell’anno, forse, tutti i “ragazzi” che sono accolti nella Comunità del Parco Lambro verranno accolti a Garlasco dove vi è una cascina della Fondazione che potrebbe riceverli.

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Il 6 settembre u.s. il fiume Lambro è esondato anche al parco Lambro e ha rotto l’argine “rifatto” dopo l’esondazione del novembre del 2014.
Il mese scorso è stato molto piovoso – ancora non ha smesso di piovere – e la così detta Zona Umida del parco Lambro è sempre una zona sommersa dal Lambro che vi riversa le sue acque.
Come mai l’argine non ha retto? Colpa del cambiamento climatico o di chi ha commissionato il rifacimento dell’argine?
Qualche giorno fa siamo andati al parco Lambro. Da via Feltre giunti alla pista di skate abbiamo girato a destra e in prossimità del fiume di nuovo abbiamo girato a destra.
Per una cinquantina di metri  l’argine è asfaltato ma poi si restinge e diviene sterrato sino a quando non è più percorribile perchè il fiume l’ha inghiottito.
La natura ha fatto quello che sa fare meglio (ri) prendere i suoi spazi e ridicolizzare l’uomo che ha messo un chiusino (coperchio di un tombino) sul ciglio di un argine e sotto di esso un tubo!!!

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