Lo abbiamo trovato in cantina.
Lo abbiamo portato nel prato davanti casa.
Ma ha lui? il prato non è piaciuto e lo abbiamo ritrovato poco dopo sul marciapiede. Adesso chissà dove è andato?

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E’ notorio che al Parco Lambro da tempo immemorabile vi era uno spreco d’acqua nella zona dove vi è da anni lo spazio attrezzato per cani denominato Agility dog.

E solo nel 2015/16, sotto l’amministrazione Pisapia, in scadenza di mandato, fu ideato il Bilancio partecipativo. Ad ogni Zona, venne detto, sarebbe stato assegnato 1 milione di euro al/ai progetti presentati dai cittadini delle singole Zone, che risultavano essere stati i più votati delle stesse.
Per farla breve. Il progetto più votato in Zona 3 fu “Vivere il Parco Lambro” e, in men che non si dica, i lavori sono iniziati nel febbraio di quest’anno.
Non ci rammarichiamo per il ritardo, potremmo passare per irriconoscenti, come non ci lamentiamo della sforbiciata dei fondi messi a disposizione dal Sindaco Sala e la sua vecchia Giunta 650.000 € in luogo degli 800.000 € promessi,
Quel che ieri ci ha sorpreso, al Parco Lambro, è che lo spreco d’acqua nella zona denominata Agility dog sia sparito: causa i lavori in corso.

Ma ahimè l’acqua che sgorgava vicino alla scalinata di accesso all’odierna area Aglility dog non è attiva.

La protezione civile non è ancora intervenuta,  ha in dotazione l’acqua potabile che prima veniva sprecata, potrebbe darla alla specie canina! E, ne siamo certi, interverrà a salvaguardia dei quadrupedi e a gloria del sindaco Sala, perché il ns. lungimirante sindaco l’ha messa in brick.
Sollevati da questa nobile pensata del Sindaco ci siamo chiesti ma di noi umani che sarà?
Vicino alla cascata del Lambro c’era un chiosco. Anzi c’è ancora, ma è chiuso. Probabilmente non è stato ancora fatto il bando per la sua riattivazione.
E’ un po’ come il mercato di via Rombon che il sindaco Sala ha chiuso e sono anni che dovrebbe riaprire “rigenerato” ma sono passati solo 55 giorni da quando dovevano iniziare i lavori per rigenerarlo!

 

La gloriosa Capannina dello Zio Tom era stata data in concessione a Exodus, di Don Mazzi, il quale dopo aver fatto un intervento di bonifica ha dovuto lasciare stare perché la struttura non è agibile: manca della fogna.Considerato che questi 2 punti storici di sollievo per gli umani  non sono agibili ci siamo avventurati alla ricerca del terzo storico punto di ristoro del parco: il Peter Pan in via Van Gohg.
E, sorpresa, è chiuso!
Non ci siamo scoraggiati. Con la memoria abbiamo ripercorso in lungo e in largo il parco per cercare di ricordare dove poteva essersi nascosta una “vedovella”*.
L’abbiamo trovata. E addirittura, ci è stato segnalato, che ve n’è un’altra in viale Giuseppe Marotta, 8.
Questo sì che è vivere il parco Lambro e scordatevi altre vedovelle!

  • Vedovella è la tipiche fontanella che prende il nome dal continuo uscire di acqua (vedova che piange). E’ in ghisa di colore verde. Il disegno risale al 1931. Non ha un rubinetto.
    A Milano è anche soprannominata l’acqua del sindaco a insaputa del Sindaco!.
    _______________
    Quanto consumano le vedovelle a Milano?

“La quantità d’acqua erogata dalle fontanelle è irrisoria in confronto alla portata d’acqua distribuita dall’acquedotto milanese: a fronte di un flusso totale istantaneo medio erogato dall’acquedotto di circa 7.500 litri/secondo, la portata dell’insieme delle vedovelle è pari a circa soli 10 litri al secondo.

Il flusso d’acqua continuo mantiene l’acqua sempre in movimento, preservandone la freschezza e la buona qualità in corrispondenza delle tubazioni terminali cieche. L’interruzione del flusso determinerebbe la  stagnazione dell’acqua e contribuirebbe alla formazione di flora batterica attorno alla bocca del “drago” da cui sgorga l’acqua.”
Fonte MM

 

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Il terreno occupato e i pali della ex recinzione

Il 10 marzo u.s. abbiamo documentato come la Parrocchia di San Ignazio di Loyola aveva recintato uno spazio pubblico, ovvero una porzione di prato della piazza intitolata a don Luigi Borotti.
E poiché la Presidente del Consiglio  del Municipio 3 Silvia Pettinicchio abita nel quartiere ci siamo arrischiati di postare sul suo blog facebook  – Happy Feltre – l’articolo. Silvia rispose che della cosa non sapeva nulla e che nel giro di una settimana avrebbe verificato la legittimità dell’atto. Abbiamo anche scritto al capogruppo della lista EUROPA VERDE Sala sindaco  Michele Sacerdoti – cui fa capo Silvia Pettinicchio – il quale ci scrisse che della cosa non sapeva nulla e che avrebbe incaricato di fare le dovute verifiche Silvia Pettininicchio.
Si da il caso che a capo dell’assessorato ambiente e Vede del comune di Milano vi sia Elena Grandi della lista EUROPA VERDE Sala sindaco. Ci saremmo aspettati che Silvia Pettinicchio o Michele Sacerdoti avessero il numero di telefono di Elena Grandi e ci fornissero, con cortese sollecitudine, una risposta. Ma così non è stato. Abbiamo perciò scritto all’assessore Elena Grandi. Sono passati 3  mesi e oggi Michele Sacerdoti
ci ha scritto “Ho avuto la risposta. La parrocchia ha chiesto al demanio del comune l’8/3/21 la cessione gratuita di un’area di 139 mq da adibire al gioco dei ragazzi con la costruzione di una semplice recinzione senza altre opere. Il settore verde non si è opposto essendo l’area confinante con la parrocchia e il settore demanio l’ha ceduta per 5 anni. Gli organi politici del municipio 3 non sono stati coinvolti.
Par di capire che: Elena Grandi non si è opposta essendo l’area confinante con la parrocchia! E dirà sì all’abbattimento dello stadio di San Siro perché Sala è il suo sindaco; come  ha detto sì all’acqua del Sindaco che altro non è se non l’acqua potabile di Milano.

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Di seguito riproduciamo la registrazione del dibattito, organizzato da Milano in Comune, che v’è stato venerdì scorso alla Casa della Cultura di Milano

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Trambusto a Milano. Inter e Milan hanno minacciato di andare a costruire il loro nuovo stadio a Sesto San Giovanni. Il sindaco Giuseppe Sala ha dichiarato che le squadre hanno invece accettato di affrontare il dibattito pubblico e che lui farà comunque il possibile per tenere lo stadio a Milano. I giornaloni scrivono tutto e il contrario di tutto. Almeno un fatto certo, però, c’è: è partito il referendum per impedire la distruzione del Meazza.

LA SETTIMANA SCORSA

il collegio dei garanti del Comune ha concluso i controlli previsti dal regolamento comunale per l’attuazione dei diritti di partecipazione popolare, convalidando le prime mille firme raccolte dai cittadini. Sono quelle necessarie per depositare i due quesiti. Il Comune avrà ora a disposizione circa tre mesi “per la verifica di fattibilità tecnica e contabile” da parte della Direzioni comunali competenti, con un iter burocratico che, considerata la forte opposizione di Sala al referendum, si spera non riservi qualche brutta sorpresa ai proponenti.

Dei due quesiti presentati, quello relativo al referendum abrogativo comporta che sia annullata la delibera della giunta che ha dichiarato il pubblico interesse del progetto presentato da Inter e Milan che prevede di abbattere lo stadio Meazza e costruirne uno nuovo, attorno al quale realizzare una grande speculazione immobiliare. Il referendum propositivo chiede invece al Comune anche una delibera per impedire di realizzare un nuovo stadio, salvaguardare lo stadio Meazza facendo un concorso internazionale per la sua riqualificazione, insieme a un piano urbanistico con finalità sociali di rigenerazione dell’intero quartiere, nel rispetto della sostenibilità ambientale e con zero consumo di suolo.

Sulla sostenibilità ambientale dell’operazione San Siro, sono arrivati i dati presentati da Paolo Pileri, professore di urbanistica del Politecnico di Milano, intervenuto alla Commissione consiliare congiunta del Comune. L’impatto ambientale della demolizione del Meazza e della costruzione di un nuovo stadio, considerando i 150 mila metri cubi complessivi di cemento armato, senza ancora tener conto dell’acciaio, degli impianti e degli arredi, è devastante: 210 mila tonnellate di Co2, pari al 5 per cento di quelle scaricate in atmosfera da tutta la città. Farebbero perdere in un solo colpo tutto quanto guadagnato dal 2005 al 2015 in termini di emissioni e azzererebbero il già carente Piano Aria Clima del Comune di Milano. I tanto reclamizzati 11 ettari di alberi del progetto del nuovo stadio “andrebbero a compensare solo l’irrisorio 5 per cento delle emissioni del cemento armato dell’operazione San Siro”, mentre la compensazione prodotta da tre quarti dei 3 milioni di alberi del programma Forestami si annullerebbe totalmente.

La qualità dell’ambiente sarà ancora più a lungo compromessa perché, mentre gli effetti dell’operazione San Siro si manifesteranno nell’arco di tempo della sua costruzione, la compensazione derivante dagli alberi richiederà almeno 80 anni. È ormai chiaro che l’unico criterio per decidere se fare o non fare gli interventi, sia pubblici sia privati, non può che essere di confrontare l’impatto ambientale che si genera con le compensazioni che si possono mettere in atto. Anche nel caso di San Siro affrontare la questione scientificamente è il modo più corretto per assumere sia nell’interesse di chi c’è oggi sia di chi ci sarà domani le decisioni riguardanti la transizione ecologica. Purché non scoppi prima una guerra nucleare che ci libererà da ogni problema.

*Architetto

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Milano in Comune organizza una serata di dibattito sul processo di privatizzazione, palese o sotteso, in atto a vari livelli che ha adottato da anni tutta una sua grammatica mistificatoria: project-financing, social housing, partnership pubblico-privato ecc.
Gli ambiti presi di mira dal modello economico dominante sono praticamente tutti, partendo dalle risorse naturali per giungere sino agli immobili pubblici nei nostri quartieri.
Inizieremo affrontando il tema dall’acqua, quotata in Borsa insieme agli altri ecosistemi.
Analizzeremo la enorme speculazione che c’è dietro al progetto del nuovo Stadio, il rischio di messa a bando della storica Palazzina Liberty, la svendita della storica sede del municipio di Crescenzago.
Su tutto ciò peserà anche il DDL Concorrenza, una azione legislativa vergognosa che rischia di passare in sordina con l’opinione pubblica distratta dai problemi generati dalla pandemia e dalla guerra.
Termineremo parlando della scellerata intenzione di costruire una nuova base militare dentro a un parco protetto, cementificazioni e spesa militare insieme: siamo a a Coltano, il progetto è stato nascosto per quasi un anno ed è emerso solo grazie al lavoro puntuale di chi crede ancora nella democrazia.
Il concetto stesso di “bene comune” viene dunque messo in discussione nella sua essenza: di questo vogliamo ragionare e proporre una alternativa.
Ne parleremo con:
Erica Rodari, Comitato Acquapubblica Milano
Mariangela Villa, Costituzione BeniComuni
Gabriele Mariani, co-portavoce Milano in Comune-Sinistra e Costituzione
Luca Massari, Comitato Palazzina Liberty Bene Comune
Marco Cicognini, già candidato presidente Municipio 2
Ciccio Auletta, consigliere comunale “Una città in Comune – Prc”, Pisa (in collegamento)
Concludono la serata le deputate Simona Suriano e Yana Ehm di ManifestA, che in Parlamento hanno portato molte delle istanze oggetto dell’incontro.
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PROGRAMMA

Ore 7.30 Perugia, Giardini del Frontone
Accoglienza dei partecipanti
Ore 8.30 Discorsi di apertura della Marcia
Ore 9.00: Partenza della Marcia da Perugia
Ore 14.00: Arrivo della Marcia nella Piazza inferiore di San Francesco e avvio della manifestazione conclusiva
Ore 15.30 Conclusione della Marcia Perugia Assisi

Nel corso della giornata interverranno tra gli altri:

Gli studenti e le studentesse delle scuole partecipanti
I giovani in servizio civile
I giovani di Doniamoci
I giovani della Coop
Le donne del comitato organizzatore della Marcia
I Rettori delle Università italiane aderenti
I Sindaci e amministratori degli Enti Locali aderenti
Esponenti delle associazioni aderenti

Andrea Romizi, Sindaco di Perugia
Stefania Proietti, Sindaco di Assisi e Presidente della Provincia di Perugia
Donatella Tesei, Presidente della Regione Umbria
Valentina Cuppi, Sindaca di Marzabotto
p. Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi
Mons. Vincenzo Sorrentino, Vescovo
Mario Galasso, Direttore della Caritas dell’Emilia Romagna
Francesco Palmiotto, Presidente della Consulta degli Studenti dell’Umbria
Marco Mascia e gli studenti dell’Università di Padova
Beppe Giulietti, Presidente FNSI, fondatore Articolo 21
Andrea Ferrari, Presidente Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i diritti umani
Cecilia Strada, Responsabile comunicazione ResQ
p. Alex Zanotelli, missionario comboniano
Silvana Amati, Comitato appello contro il riarmo
Aluisi Tosolini, Dirigente Scolastico, Coordinatore della Rete Nazionale delle Scuole di Pace
Elisa Marincola, Portavoce Articolo 21
Flavio Lotti, Coordinatore del Comitato promotore della Marcia PerugiAssisi

Canzoni di pace con Erica Boschiero, cantautrice

Interventi musicali degli studenti e studentesse del Liceo “Attilio Bertolucci” di Parma

Invia la tua adesione, le tue idee e proposte al Comitato promotore Marcia PerugiAssisi, via della viola 1 (06122) Perugia – Tel. 075/5737266 – 335.6590356 – fax 075/5721234 – email adesioni@perlapace.ithttp://www.perlapace.ithttp://www.perugiassisi.org
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Il Fatto Quotidiano
di Gianni Barbacetto

Milano è, contemporaneamente, la città più ricca d’italia e la capitale delle diseguaglianze. Chissà se affronteranno questo tema nella rutilante 6 giorni indetta dal Comune dal 26 aprile al 2 maggio e intitolata “Milano città giusta”. Mi candido a partecipare, con un intervento sulla “città ingiusta”, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ne ho titolo, essendo cresciuto a Quarto Oggiaro, via Lopez 4, scala A quarto piano, il quartiere ultimo nella classifica dei redditi medi annui (con 17.628 euro) in una metropoli dove il reddito medio pro capite è di 31.778 euro, il più alto del Paese, ma con diseguaglianze profonde: la media dei redditi è attorno agli 80 mila euro in centro, con picchi di 88 mila a Brera-castello (dove per caso abita il sindaco Giuseppe Sala), seguita da Citylife-pagano (72 mila) e Sant’ambrogio-San Vittore (68 mila). Le periferie stanno invece tutte sotto i 23 mila: via Padova, Baggio, Barona, Gratosoglio, Bovisa, Farini, Dergano, Villapizzone – e via via, scendendo di reddito – Crescenzago, Affori, Comasina, Forze Armate, Bisceglie, fino al record (negativo) della mia Quarto Oggiaro.
Ce lo dicono i dati diffusi ora dal ministero dell’economia, che disegnano una mappa impressionante della città (cercatela sul sito del Corriere della Sera). Ancor più impressionante la tendenza nel confronto tra 2020 e 2019. C’è stato a Milano un calo medio di 2 punti, ma con una crescita straordinaria (più di 1.000 euro!) dei redditi medi nelle zone più ricche, Brera, Castello, Sant’ambrogio, Citylife, Pagano; più moderata (500 euro) in aree semicentrali come Porta Venezia, Dateo, Buenos Aires, Lambrate. Il calo è stato invece generalizzato nelle periferie, con un risultato preoccupante (-830 euro medi!) a Gallaratese Lampugnano.

TUTTA COLPA DEL COVID

diranno i Soloni. Invece è l’effetto del “Modello Sala”: grandi opere più dittatura dell’immobiliare. Su questa Milano, strutturalmente costruita per generare disuguaglianze, piovono oggi la 6 giorni consolatoria su “Milano città giusta” (sembra propaganda di guerra) e, contemporaneamente, i tagli del Comune che nel bilancio previsionale 2022 congelerà 200 milioni. Di questi, ben 49,7 saranno tolti a welfare e salute; 20 a scuole ed educazione; 16 alla cultura. A essere ulteriormente penalizzati saranno dunque i più poveri. Oltre che del destino cinico e baro (cioè del Covid), la colpa è di Mario Draghi – ha dichiarato Sala – che nel 2022 non vuole più dare ristori a Milano, come invece avevano fatto i governi nel 2020 (478 milioni) e nel 2021 (467 milioni). Il manager vincente alla guida della locomotiva del Paese si è trasformato in un amministratore costretto ad andare a Roma “con il cappello in mano”. Eppure Milano continua a essere in pieno boom immobiliare. Nel “Modello Sala”, però, ad arricchirsi sono i fondi (per lo più stranieri) che investono in residenze di lusso, uffici e spazi commerciali. Affari milionari di cui torna poco al Comune, che continua a far pagare gli oneri di urbanizzazione più bassi d’Europa.

Nel “Modello Sala” c’è anche il rischio che l’attuale crisi di bilancio possa essere presa a pretesto per vendere e svendere pezzi del patrimonio comunale. Non solo lo stadio Meazza che i fondi esteri vorrebbero abbattere, ma anche l’“argenteria” delle partecipate. A2a (energia) ha già venduto la sua sede storica, senza gara. E Atm (trasporti) oggi è in rosso e domani potrebbe affrontare con difficoltà – e magari perdere, a beneficio di operatori esterni e fondi internazionali – la prossima gara europea per la gestione del trasporto pubblico nell’area metropolitana. E non è che qualcuno, proprio esibendo i conti in rosso, sta preparando il terreno?

Ps. In questa Milano, che non sa salvare una scuola d’eccellenza come la Vivaio, si trova però 1 milione di euro per inscatolare, chissà perché, l’“acqua del sindaco”.

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