17 -29 giugno IL FUTURO DEL PASSATO

Biblioteca Valvassori Peroni
via Valvassori Peroni 36

Il futuro del passato
di
Emilio Senesi

inaugurazione 18 giugno
h 18.00

 

La mostra è visitabile negli orari di apertura della biblioteca:
lunedì 14.30/19,00, martedì-venerdì 9/19, sabato 10/18,00

Il futuro del passato è un dualismo e insieme un’appartenenza intrinseca del popolo giapponese.
Senesi tende a mostrare come il presente dei giapponesi è proiettato verso un futuro dove  il passato –  la tradizione – è radicato e tenuto in considerazione.
Le tradizioni non sono di ostacolo al progresso: sono un motore di rinnovamento.

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LAVORI ALLA PISCINA GIULIO ROMANO ALIAS PONZIO

Anni addietro ci è stato detto che doveva essere rifatta la pavimentazione della piscina perché ammalorata e causa di inquinamento del suolo per il cloro immesso nell’acqua; dovevano essere spesi milioni che il Comune non aveva ma se dava mano libera al Politecnico, il problema sarebbe stato risolto. In cambio il Politecnico avrebbe costruito un pensionato su parte della piscina e ne avrebbe stravolto l’impianto.
All’epoca chi stoppò le mire espansive del Politecnico supportate dalla supina benevolenza dell’assessore Maran fu il consigliere Mariani insieme a un Comitato cittadino creato per la difesa della piscina e al no placet della Sovraintendenza.
Ad anni di distanza, poco prima di Natale, l’assessore Scarinzi del Municipio 3, adducendosene il merito, ha menato vanto che la società Armonia19 (a scomputo degli oneri di urbanizzazione che avrebbe dovuto pagare per costruire un edificio di 9 piani, sulle ceneri dell’ex istituto Rizzoli per le arti grafiche e della dimora in cui visse e operò Raffaello Bertieri, in piazza Giuseppe “Beppo” Occhialini), avrebbe realizzato l’impermeabilizzazione della piscina e la ripavimentazione del suo parterre prima dell’apertura della stagione estiva, per un importo stimato in poco più di 400.000 euro.
L’assessore, partiti i lavori a febbraio – su facebook – più volte ha scritto che personalmente stava lavorando all’obiettivo di riaprire la piscina: il 21 giugno, tempo permettendo.
Ad oggi la piscina si trova così.

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QUANDO I LAVORI VENGONO FATTI … DOPO

Questa settimana è in corso il torneo di tennis AVVENIRE. Lo abbiamo capito perché i gestori del tennis hanno raffrescato i muri del Club, in via Feltre 33, non certo per l’andarivieni di macchie e atleti.
Il torneo sopravvive a se stesso e il Club pure. Una prova tangibile è data dal fatto che i lavori della palazzina, realizzata per ospitare tra l’altro, un Museo virtuale del tennis, non sono ancora finiti: dovevano terminare nel 2014 ma – l’opera del costo preventivato di 5 milioni di euro – di cui uno già speso per il rifacimento degli spogliatoi e la sistemazione della terrazza, 2 finanziati in conto capitale con un contributo ministeriale – cioè a babbo morto – e due finanziati con un mutuo della durata di 18 anni, garantito dalla fidejussione del Comune di Milano deliberata dal Consiglio Comunale in data 11 ottobre 2012 – continuano a rilento. Anche se a onor del vero, il piano adibito al gioco delle carte e del bigliardo, che con il tennis poco ci azzeccano, è agibile.
Di certo gli intemerati gestori del Club, non proni, hanno messo mano al rifacimento della piscina esterna.Ad oggi i lavori sono a questo punto.

Nel vederli abbiamo pensato alla piscina Romano di via Ampére.
Anni addietro ci è stato detto che doveva essere rifatta la pavimentazione della piscina perché ammalorata e causa di inquinamento del suolo per il cloro immesso nell’acqua; dovevano essere spesi milioni che il Comune non aveva ma se dava mano libera al Politecnico, il problema sarebbe stato risolto. In cambio il Politecnico avrebbe costruito un pensionato su parte della piscina e ne avrebbe stravolto l’impianto.
All’epoca chi stoppò le mire espansive del Politecnico supportate dalla supina benevolenza dell’assessore Maran fu il consigliere Mariani insieme a un Comitato cittadino creato per la difesa della piscina e al no placet della Sovraintendenza.
Ad anni di distanza, poco prima di Natale, l’assessore Scarinzi del Municipio 3, adducendosene il merito, ha menato vanto che la società Armonia19 (a scomputo degli oneri di urbanizzazione che avrebbe dovuto pagare per costruire un edificio di 9 piani, sulle ceneri dell’ex istituto Rizzoli per le arti grafiche e della dimora in cui visse e operò Raffaello Bertieri, in piazza Giuseppe “Beppo” Occhialini), avrebbe realizzato l’impermeabilizzazione della piscina e la ripavimentazione del suo parterre prima dell’apertura della stagione estiva, per un importo stimato in poco più di 400.000 euro.
L’assessore, partiti i lavori a febbraio – su facebook – più volte ha scritto che personalmente stava lavorando all’obiettivo di riaprire la piscina: il 21 giugno, tempo permettendo.
Ad oggi la piscina si trova così.

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13 giugno LE JARDIN FE’ERIQUE

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VEDERE LA PAGLIUZZA MA NON VEDERE LA TRAVE

Ogni domenica qualche buontempone si diletta a fare il censore. Addita all’esecrazione dei bempensanti il comportamento di chi al parco Lambro ci va con la famiglia, per giocare mangiare e bere. E lo fa perché costoro, di nascita, non sono italiani ma sudamericani, asiatici o africani. La loro colpa è che fanno tutto in famiglia: c’è chi porta il cibo, chi porta la birra. Additano i più intraprendenti come venditori abusivi. Invocano l’intervento delle forze dell’ordine. Lamentano che non portano via i rifiuti che creano.
Oggi su via Crescenzago, all’altezza dell’ingresso del parco, sotto due alberi vi erano immondizie.

Quindi i censori hanno ragione? Ha guardare l’immagine, per quanto riguarda l’immondizia, parrebbe di sì. Ma c’è un ma. Se si guarda bene tra l’immondizia non vi sono solo piatti e bicchieri di plastica, sacchetti e scatoloni di birra, bottiglie e lattine, vi sono anche rami secchi caduti mesi addietro e mai portati via. O dovevano farlo i sudamericani, gli asiatici, gli africani?
Percorrendo via Crescenzago per arrivare in via Feltre, all’altezza dell’ingresso della “proprietà dello svizzero” che è prossima con l’uscita di servizio del Tennis Club Ambrosiano, vi è una discarica a cielo aperto.
E ma …
Ma i censori non se ne sono mai accorti. La discarica continua da anni e il direttore del Tennis Club ha provveduto a tutelarsi con un cartello affisso su un piccolo deposito che dovrebbe essere adibito a luogo per i rifiuti. Il deposito in tutta evidenza non è dimensionato correttamente e, stipato all’inverosimile, non vi entra manco un carrello preso in uso da un supermercato.

Ma i consiglieri del Minicipio 3 Boari e Cagnolati non se ne sono mai accorti! Così come l’AMSA che commina multe ai condominii che sbagliano a fare la raccolta differenziata!

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I NUOVI VANDALI

Venerdì, nel tardo pomeriggio, siamo andati al parco Lambro per vedere come procedeva il disboscamento del terreno dello svizzero. Ne abbiamo parlato alcuni mesi orsono
DOPO 50 ANNI AL PARCO LAMBRO SPUNRA UN’ALTRA VILLA
A  PROPOSITO DI PROPRIETA’ PRIVATE AL PARCO LAMBRO
IL COMUNE STA TRATTANDO CON IL PROPRIETARIO DELL’AREA PRIVATA DEL PARCO LAMBRO

Ma un’altra volta vi racconteremo quello che abbiamo visto perché oggi – domenica – entrati nel parco da via Feltre, con nostro grande stupore, abbiamo constatato che le piante sul lato destro del vialetto – quello che porta alla pista di skateboard – erano state tutte sfrondate dei rami più bassi. E ieri era il 9 giugno!
Una cosa senza senso: vandalica!

Sono anni che ci sono piante nella ex cava che attendono una degna sepoltura e il Comune fa quello che non dovrebbe fare: non seppellisce i morti e mutila i vivi, fuori stagione!
Ma a tutto c’è un perché.
I rami delle piante erano troppo bassi da qui l’ideona di potarli perché la giunta del Municipio 3 per domenica prossima 16 giugno ha in serbo per noi una sorpresa:

Un’ultima notazione. Su via Feltre vi è una biciclette vandalizzata.


Sicuramente è stato qualche cittadino italiano. Ma se il Municipio 3 provvederà a rimuoverla, dati i potenti mezzi  di cui dispone, tutti ci faremo una buona figura.

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Via PANFILO CASTALDI COSI’ NON L’AVEVATE MAI VISTA

Nell’ultimo articolo sulle saracinesche di zona abbiamo illustrato come via  Tadino fosse caratterizzata da saracinesche dipinte con un cerchio puntinato di colore diverso e su sfondi diversi. Ebbene anche via Panfilo Castaldi ha utilizzato per le saracinesche di molti esercizi lo stesso “stile”.

P. S. Se vi posizionate su una immagine potete ingrandirla. Nel caso in cui abbiamo omesso di inserire una “saracinesca” segnalatecela e provvederemo a correggere la svista.
Sullo stesso tema abbiamo dato conto di:
Viale delle Rimembranze di Lambrate
Via Casoretto
Via Porpora
Via Pacini
Via Bassini
Via Aselli
Via Teodosio
Viale Abruzzi
Viale Romagna
Via Ampére
Via Tadino

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6 giugno AL FUOCO! AL FUOCO! … QUANDO SI DICE LA FATALITA’

Le norme di sicurezza contro gli incendi sono ora più efficaci. Al punto che circa una ventina di giorni fa, vi è stata da parte delle autorità preposte, una ispezione nella Biblioteca Valvassori Peroni, per verificare il rinnovo del certificato di protezione incendi.
Dalle verifiche pare sia emerso che il certificato era scaduto e che l’impianto – qualcuno ha sostenuto a causa della diminuzione dell’erogazione della pressione dell’acqua da parte di MM – non sia in grado di consentire alle bocchette antincendio di erogare una quantità sufficiente di acqua per domare le fiamme, se nella biblioteca scoppia un incendio*.
La soluzione paventata dai funzionari intervenuti è stata quella che la Biblioteca doveva essere chiusa per gli adeguamenti del caso. Informato della cosa pare che l’assessore competente si sia opposto alla chiusura della Biblioteca perché già quella di Crescenzago è chiusa per via di lavori di adeguamento.  Nelle more della discussione è emerso che la Biblioteca poteva rimanere aperta se veniva ridotto il numero dei volumi presenti: non più di 10000, previa stoccaggio degli altri 40000 circa, in un altro luogo idoneo.
Ad oggi nessun utente è informato del “pericolo” che corre.
Come è noto in via Valvassori Peroni 56 oltre alla biblioteca vi è un Auditorium, la cui capienza è di circa 250 posti, e fa capo alle competenze del Municipio 3. Anch’esso è stato interessato dall’ispezione. E ad oggi sembra che la soluzione trovata sia che può rimanere aperto ma la sua capienza è ridotta a 99 persone, per i prossimi XXX  giorni.
Chi debba vigilare sul numero delle persone che accedono all’Auditorium non è dato sapere. Ne è dato sapere come possa essere impedito alla centesima persona di accedervi.
Facile supporre che chi aprirà la porta dell’Auditorium rimarrà con il cerino acceso perché a lui spetterà: l’onere dell’informazione; quello della conta delle persone e l’impedire che la centesima persona entri a meno che, sua sponte, non si attivi e chieda ai vigili di intervenire per dare un permesso in deroga.
Quanto al bar che utilizza anche l’Auditorium no comment: la palla l’ha in mano il Municipio 3.
_________
* La voce invero pare fantasiosa considerato che a causa dell’aumento della falda acquifera ci sono lavori nella metropolitana 2, in via Pacini.
E’ più probabile che oltre al difetto di scarico dell’impianto fognario, che negli anni passato ha causato continui rigurgiti di liquame nei bagni della Biblioteca, qui ci troviamo in presenza di una sottostima – all’epoca della costruzione della biblioteca –  dei sistemi antincendio e – ora – a un loro non adeguamento.

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