ETTORE VI CONSIGLIA: ANDATE AL BAR “IO HO FINITO LA COLLESIONE”

Cinque anni e 6 mesi. Gli avevo fatto vedere un film, di cui non indico il titolo per non fare pubblicità. Poi è uscita la campagna pubblicitaria di un supermercato, di cui non indico il nome per non fare pubblicità. Ai clienti, dopo esborso di 25 euro, “donava” 1 rollinz.
Mi sono quasi rovinato per cercare di finire la “collesione”, come dice Ettore.
Ieri la nonna è andata in piazzetta – quella del quartiere Feltre – al bar dell’angolo davanti alla chiesa. Mauro ha chiesto a Ettore se anche lui faceva la collezione dei rollinz.
Che dire. Eterna gratitudine: Ettore ha finito la “collesione”.
Ha portato i suoi rollinz doppi e ha preso quelli che gli mancavano.
Potete farlo anche voi. Quando il bar è poco affollato.
Mauro vi aspetta. Non dovrete spendere 25 euro per sperare di trovarne i rollinz che vi mancano. Potrete… non diciamo cosa per non fare pubblicità.

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PER CHI AMA LA ZONA 3: LA NASCITA DI PORTA VENEZIA E IL PUNTIGAM

Nel 1932 Milano era, dopo Roma, la città più popolosa d’Italia con poco meno di un milione di abitanti. Il salto demografico maggiore lo fece 50 anni prima quando si addormentò una sera con 210.000 abitanti e si destò la mattina dopo con 280.000.
Ciò non dipese da una immigrazione di clandestini ma da un piccolo colpo di Stato amministrativo che si chiamò annessione dei Corpi Santi, questione che si trascinava da molti anni e che il Comune con l’appoggio del Governo si decise di risolvere perché a quell’epoca la città finiva, agli effetti della riscossione del dazio consumo, verso oriente, a porta Venezia (così denominata dal 1860 ma ancora percepita come porta Orientale).
Chi abitava oltre porta Venezia era considerato appartenente al territorio dei così detti Corpi Santi. Della qual cosa non si dispiaceva per non rinunciare al privilegio dell’esenzione fiscale. Ma, come detto, alle polemiche fra “cittadini” e “corpisantini” pose fine il “colpo di Stato amministrativo” che permise di togliere via le sperequazioni, rinforzare le finanze comunali e rendere possibile lo sviluppo del territorio dell’antico Lazzaretto e la fisionomia del quartiere verso Loreto. Venne poi la costruzione dei caselli daziari e quello fu il segno del rinnovamento completo.
Il lungo viale alberato che si protendeva fino al rondò di Loreto aveva ancora l’aspetto di una larga strada di campagna.

Giuseppe Canella – Lo stradone di Loreto. 1835

Ma su quel viale, nel 1887, sorse il grande palazzo, recentemente restaurato, voluto dall’ing. Ferdinando Luraschi. Risultò essere tra i primi manufatti realizzati in Italia in cemento armato. Crebbe rapidamente su un’area di 1000 mq ad opera del capomastro Angelo Galimberti.

Procede la demolizione del Lazzaretto e contemporaneamente sorge palazzo Luraschi

Comprendeva circa 150 ambienti diversi; una ventina di appartamenti e 15 vani di negozi a pianoterra. Gli appartamenti furono messi in vendita, il che rappresentò una novità per quell’epoca. Inaugurato nel 1889 divenne la più alta delle costruzioni private di Milano. A renderlo ancora più elevato contribuivano, sull’attico, numerose statue di 3 metri d’altezza.
In seguito le stesse furono sostituite perché si ritennero un pericolo e furono sostituite con dei vasi anch’essi in cemento. Il palazzo fu anche il primo ad infrangere la regola della “Servitù del Resegone”, la quale impediva di progettare edifici che superassero i tre piani, in modo da lasciare libera la vista delle Prealpi e del monte nella Bergamasca a chi usciva da Porta Orientale.
Nei locali d’angolo, al piano terreno del palazzo, fu aperto il ristorante/birreria Puntigam, la cui presenza si protrasse per un quarantennio. Il locale subito stupì per la vastità dei suoi ambianti; per quel salone lungo 36 metri decorato dal pittore Vals con putti, fasce e trionfi, cancellati in seguito dal tempo e dal fumo. Il primo gestore fu Anselmo Colombo che già conduceva il caffè dell’Accademia in piazza Scala. Il ristorante divenne noto per via di una serie di banchetti elettorali che raccolsero un’affezionata clientela divisa da ragioni politiche o amministrative ma pronta a frammischiarsi dal momento che si poteva mangiare e bere in buona compagnia.
Il partito urbano si era accampato in casa del partito suburbano e da quel luogo furono catapultati in parlamento gli avvocati Luigi Rossi e Giuseppe Mussi.

Il tempo trascorse. Gli animi si sopirono. Le sole ostilità erano quelle intorno ai biliardi cui i saloni del piano superiore erano pieni. L’armonia si compose con le prime orchestrine comparse a Milano. I nuovi proprietari fecero venire da fuori bande musicali, specialmente dall’Abruzzo. L’estate quei concerti raccoglievano folle di consumatori seduti ai tavolini sotto gli alberi – ancora non v’era il Diurno – nello spiazzo antistante e intorno si formava una festosa corona di ascoltatori a sbafo sbucati dal quartiere di porta Venezia.
Poi il tempo ha travolto uomini e cose.
Dopo la guerra il Puntigam passò a nuova gestione, lo stabile fu oggetto di molti trapassi di proprietà. Il Puntigam, chiese i battenti nel 1932. I tempi erano cambiati.

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7 febbraio INCONTRO CON I CANDIDATI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE LOMBARDIA

Nonostante i candidati presidente della Regione Lombardia siano stati contattati con largo anticipo non saranno tutti presenti. Tra questi: Attilio Fontana laconicamente indisponibile.

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24 gennaio SFREGIATA LA PIETRA D’INCIAMPO DI ANGELO FIOCCHI

Nella notte tra lunedì e martedì scorso mano ignota ha vandalizzato, graffiandola, la pietra di inciampo (1) posto sul marciapiede innanzi alla casa dove abitava, in viale Lombardia 65.
Era stata posta sabato scorso

Angelo Fiocchi. Nato a Lambrate il 15.10.1911. Incarcerato a San Vittore e deportato nel campo di internamento di Fossoli. Morto nel lager di Ebensee (Mauthausen) il 7.4.1945.

Nel caseggiato dove abitava in viale Lombardia 65, vi è un circolo ARCI che porta il suo nome.
All’interno del cortile  vi è un monumento che ricorda le vittime del fascismo e della sua guerra


Alle 18,30 vi è stata una manifestazione  di condanna

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1) Le pietre di inciampo sono piccoli blocchi ricoperti di ottone, che vengono posati davanti alla porta della casa nella quale ebbe l’ultima residenza un deportato nei campi di sterminio. Ne ricorda il nome, l’anno di nascita, il giorno e luogo della deportazione, la data della morte.

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22 gennaio – 3 febbraio LA CITTA’ IN UNA SCUOLA

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11 gennaio IL LAVORO E’ UN DIRITTO E LA INNSE MILANO E’ STATA CONDANNATA

Con questa sentenza il Tribunale Ordinario di Milano Sezione Lavoro ha riconfermato l’illegittimità del licenziamento operato dall’INNSE Milano, di via Rubattino, nei confronti di Dario Comotti per violazione dell’onere di repèchage e ha condannato la INNSE a pagargli la somma complessiva di €. 58647,42,  oltre interessi e rivalutazione al saldo effettivo. (vd. quanto disposto dallo stesso giudice in data 6 ottobre 2017)
Quanto alle ulteriori questioni sollevate in giudizio non vi sono ragioni, a parere del giudice, per discostarsi da quanto da lui deciso nella fase sommaria e pertanto il ricorso e le sue incidentali sono state respinte e Comotti Dario è stato condannato a risarcire ad INNSE Milano Spa la spesa di lite che liquida in complessivi 4.000 euro.

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5 febbraio 1940 IL DELITTO DEL MIRALAGO

E’ questa un delitto clamoroso che tenne le cronache dell’epoca deste anche per lo spessore di chi lo compì: Francesco Starace assassino evasore e falsario. Cugino del gerarca fascista Achille Starace.

Il 5 febbraio 1940 l’ing. Giovanni Castelli, 32 anni, di Busto Arsizio, industriale in maglieria, vedovo e padre di un bambino, si recò a Milano. Ma la notte non rincasò. Il giorno successivo giunge ai familiari un telegramma nel quale il Castelli li informava che andava a Bologna per affari. Il telegramma era firmato Giovanni, mentre per solito il Castelli si sottoscriveva Gianni. Questo particolare e la mancanza di altre notizie indussero il padre del Castelli a recarsi a Milano per rivolgersi alla polizia. Venne accertato che il telegramma era falso.
Del Castelli nessuna traccia.
Il 9 febbraio Maria Mazzocchi, (1), venne mandata dal suo convivente Francesco Starace (2) a ritirate un ombrello che aveva dimenticato al Miralago, la Venezia dei Milanesi, in via Ronchi 24.
Il custode la fece entrare, considerato che l’inverno il Miralago era chiuso al pubblico. La Mazzocchi recatasi nel locale indicatole dallo Starace trovò il corpo di un uomo morto riverso sul pavimento: era il Castelli.
Aperta l’inchiesta e identificata la vittima emerse che la stessa era conosciuta agli Starace perchè frequentava il Miralago.

La pubblicità del Miralago in piazzale Loreto, all’inizio di via Porpora

Ma non solo.
Francesco Starace e Giovanni Castelli si frequentavano perchè avevano un’amicizia in comune: Lidia Biasin. Lo Starace aveva avuto rapporti con lei ancora sedicenne e il Castelli la concupì in un boschetto del Miralago: Lidia li aveva fatti incontrare perché entrambi, all’epoca, erano nel ramo maglieria. Lo Starace, ormai fallito, doveva 12.000 lire al Castelli.
Nelle more dell’inchiesta – secondo la ricostruzione fattane dallo Starace – lo stesso avrebbe invitato il Castelli al Miralago per ricordargli le sue condotte nei confronti della Biasin e che per questo doveva pagare. La ricattatoria pretesa degenerò in una colluttazione che ebbe come suggello l’esplosione di due colpi di pistola sparati dallo Starace contro il Castelli.
Caso volle che alla scena iniziale assistette il garzone di un lattaio che indicò di avere udito anche degli spari. L’arma era in dotazione in un cassetto del locale ristorante.
Ma oltre ad essere accusato di omicidio lo Starace derubò la vittima del portafogli, dell’anello, di una penna stilografica in oro tanto che nè il denaro – il Castelli doveva avere con sé almeno 10.000 lire – nè gli oggetti di valore furono mai trovati. Da subito lo Starace sostenne che la sottrazione di tali oggetti era stata fatta per creare l’apparenza di una rapina ciò non di meno fu accusato di rapina
In Assise i legali di Francesco Starace cercarono di ottenere l’infermità mentale dell’assistito con l’aiuto di tre dottori: il dott. Moretti Foggia aveva avuto in cura un fratello dello Starace per paralisi infantile; il prof. Medea ebbe in cura uno zio dell’imputato affetto da una grave forma di deperimento nervoso; il prof. Pini curava una zia dell’accusato affetta da psicosi malinconica. Nessuno degli avvocati della difesa, stranamente, parlò del più noto dei parenti dell’inquisito: quell’Achille Starace ormai caduto in disgrazia anche agli occhi di Mussolini. 
La Corte respinse le tesi dei luminari volta a sostenere una certa propensione patologica nella stirpe dello Starace e inflisse all’imputato 30 anni di carcere.
Inviato a Roma per espiare la pena lo Starace, dopo il 25 luglio 1943, offrì la sua collaborazione ai tedeschi e riuscì a ottenere la libertà. In carcere era entrato in contatto con alcuni falsari. Ricercato perché aveva intrapreso la remunerativa attività in Riviera venne arrestato a Milano per essere tradotto a Genova. Ma mentre veniva condotto a Genova ammorbidì la sorveglianza di uno dei custodi con un bel po’ di milioni, ritrovandosi di nuovo libero.
Subito strinse relazioni con gente  che tra il maggio 1945 all’ottobre del 1946 riuscì a spacciare circa 8 milioni di AM-lire, in biglietti da 1000, nonché carte annonarie italiane e svizzere, clichés per la stampa di biglietti da 100 lire.

 

 

 

 

 

Il 19 ottobre 1946 il nuovo Corriere della Sera titolava a pag. 2

Era la prima volta che il giornale faceva esplicito riferimento a una consanguineità tra Francesco Starace e Achille Starace. Addirittura
si dilungò oltre a indicare che nella stamperia erano stato trovato materiale copioso tra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1949 allo Starace fu inflitta una pena di 22 anni, per l’attività di falsario. Ma tale condanna non ebbe effetto poiché, in sede di esecuzione,  gli fu computata la pena più grave comminatagli per il delitto del Miralago.
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1) Maria Mazzocchi, separata, fu impiegata come cassiera da Francesco Starace, allora caposala del Motta di piazza Duomo. A seguito del verificarsi di frequenti ammanchi di cassa, dei quali fu sospettato lo Starace, furono entrambi licenziati.
2) Francesco Starace, nato nel 1906 a Napoli, ex caposala del Motta di piazza Duomo, e figlio di Germano Starace gestore del Miralago. Separato. Dopo essere stato licenziato dalla Motta il padre gli aprì una bottiglieria ma abbandonò il negozio per impiantare un’industria di maglieria.

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2018 METTETE DEI FIORI NEI VOSTRI CANNONI

E se non li avete potete usare ortaggi e sementi
Per informazioni consultate il catalogo Fratelli  INGEGNOLI


P. S. Se posizionate il cursore sull’immagine e premete il pulsante sinistro del mouse potrete sfogliare il catalogo.

A 50 anni dal ’68 e prima che altri ci dicano cosa è stato noi lo vogliamo ricordare augurandovi un BUON ANNO come fu quello.
In ogni caso, anche il 2017 è stato caratterizzato da Fiori ortaggi e sementi. Con la mostra tenutasi nella biblioteca Valvassori Peroni che ha proposto le copertine storiche dei cataloghi Ingegnoli.
Per rimanere in tema ve le proponiamo.

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