ESOSA FEDERSERVIZI O MUNIFICO IL COMUNE DI MILANO?

Qualche giorno fa abbiamo scritto del bando internazionale che, tra l’altro, interessa un fazzoletto di terra di circa 600 mq., in via Andrea Doria, di proprietà del Comune di Milano (nostra), che sarà alienato a poco più di 1 milione di euro. (vd. L’USO AMBIGUO DELLA METAFORA IN URBANISTICA)
E neanche a farlo apposta ci siamo ricordati di un altro bando, questa volta nazionale, promosso da Ferservizi (Società di servizio delle ferrovie dello stato italiane) che metteva di vendita una “villetta” – più propriamente un casa abbandonata, oggetto di numerose occupazioni abusive – posta in via Cima 39. Ovvero un complesso immobiliare di 649 mq per un importo minimo di 410mila euro. (vd. CASTI CONNUBI: LA GARA C’E’ MA SE IL VINCITORE NON E’ QUELLO “STABILITO” …)
Siamo andati sul sito di Federservizi e la “villetta” non è stata aggiudicata: il bando è ancora aperto senza limite di tempo e del parcheggio che doveva essere realizzato nel cortile del civico 39 fa bella mostra di sé un buco riempito da vegetazione incolta.

Ora, a parte tutte le considerazioni del caso, pare proprio incongruo che in via Andrea Doria, angolo piazzale Loreto, un terreno valga solo 2,5 volte un terreno, in via Cima, 39 che affaccia sulla ferrovia.
Sbagliamo?

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L’USO AMBIGUO DELLA METAFORA IN URBANISTICA

Il comune di Milano
– ha aderito a 
un bando internazionale denominato “Reinventing Cities” che prevede la realizzazione di progetti a bassa emissione di carbonio e una rigenerazione urbana resiliente.
– uno dei luoghi interessati  è nella nostra Zona: in via Andrea Doria,
– Dopo una prima fase di adesione al bando e poi di selezione ora 3 progetti concorrono alla fase finale e a gennaio 2019 verrà indicato quello meritevole di aggiudicarsi l’area del Comune sulla quale realizzerà il suo progetto.

In tutta evidenza chi abita in zona ha presente quel buco di 600 mq. utilizzati come parcheggio e posto di bancarelle ambulanti. E il sapere che sarà riempito dopo decenni e decenni è certamente una buona notizia.
Ma dietro questo lodevole fare e brigare, nonostante tutto, non capivamo il fine ultimo del bando: la rigenerazione urbana resiliente.
Di seguito riproduciamo un articolo di ENZO SCANDURRA , apparso il 19 aprile 2017 sul sito web
eddyburg.it . E’ in tutta evidenza uno scritto per “addetti ai lavori”. E noi pur non essendo addetti, grazie a questo scritto, abbiamo capito che:… Buona lettura.

Da sempre, dalla sua data di nascita, l’urbanistica ha fatto ampio uso di concetti importati da altre discipline, in particolare dalla fisica e, più recentemente, dalla biologia. Negli anni Cinquanta e Sessanta, ad esempio, furono introdotti molti concetti dalla fisica per costruire modelli matematici che avrebbero dovuto simulare il comportamento delle persone in ambito urbano. Quei modelli presero a prestito, dalla fisica, la legge di gravitazione universale di Newton (opportunamente corretta, ovviamente) per spiegare e prevedere gli spostamenti casa-lavoro, ovvero per costruire modelli di traffico urbano. Poi, caduto un po’ di moda il paradigma della fisica, è sembrata la biologia la disciplina più adatta a fornire concetti e modelli da usare nelle scienze urbane.

E’ ben noto che la metafora (letteralmente: spostamento, trasferimento, traghettamento di un concetto da una disciplina all’altra) è stata da sempre origine di molte scoperte e invenzioni nel campo della scienza e della tecnologia per il suo carattere evocativo, non vincolato a un significato preciso. Essa però, per essere feconda (nella nuova disciplina), ovvero per produrre avanzamenti conoscitivi, è necessario che il termine trasferito – l’uso nomadico o viaggiante dei concetti, come diceva Isabelle Stengers – sia ridefinito nella nuova disciplina. L’esempio del concetto di “vis” è servito a Newton per coniare quello di “forza” che però, nella fisica, ha assunto un nuovo significato (è un vettore caratterizzato da un’intensità, una direzione e un verso e applicata a un solido, produce lavoro). Il semplice trasferimento del concetto non basta a produrre una innovazione nel campo della nuova disciplina. Anzi, potremmo dire, che il semplice trasferimento tout court si presta ad un’operazione ambigua, oscura, mistificante, senza aggiungere produzione di nuova conoscenza. Le metafore, dunque, vanno “usate” con estrema accortezza e delicatezza. Al contrario esse finiscono col fornire alla disciplina importatrice l’alibi di possedere un presunto, quanto inconsistente, statuto scientifico.

Dalle scienze biologiche l’urbanistica ha attinto a piena mani; basti pensare ai termini di: tessuto urbano, organismo urbano, metabolismo urbano. C’è tutta una corrente di pensiero che definisce la città come un organismo vivente dotato di un proprio metabolismo, evolutasi per selezione “naturale” (una metafora darwiniana). Da cui discendono una serie di concetti letteralmente trasferiti al campo dell’urbanistica, in particolare attribuiti alla città: omeostasi, resilienza, resistenza. Ma se questi concetti hanno un preciso significato nel campo scientifico dove sono stati coniati, trasferiti nell’urbanistica evidenziano una debolezza interpretativa, suppliscono una carenza argomentativa, e la espongono a rischi di falsificazione o mistificazione ideologica.

Oggi sono due i neo concetti “di successo” presi a prestito dalla biologia: quello di resilienza e quello di rigenerazione (quest’ultimo, in verità, presente in molte altre discipline). In biologia ed in ecologia la resilienza indica la capacità di un ecosistema di autoripararsi da eventuali danni prodotti (incendi, eventi atmosferici, inquinamento, ecc.), ovvero la misura (inversa) del tempo necessario all’ecosistema per ritornare nel suo stato di equilibrio originale dopo che l’eventuale perturbazione lo ha allontanato da quello stato. E’ un concetto per molti versi opposto a quello di resistenza. Ad esempio una grande foresta pluviale presenta una grande resistenza (ad essere distrutta da un incendio) ma una scarsa resilienza (moltissimo tempo per riprodursi). Al contrario un giovane boschetto ha una bassa resistenza (può essere distrutto facilmente), ma una grande resilienza (poco tempo necessario per tornare nella sua condizione originaria). Trasformare le città in resilienti starebbe a significare la capacità di una comunità e dei suoi abitanti di modificarsi (adattarsi) per rispondere agli effetti dei cambiamenti climatici. In questo modo essa si lega al concetto di sviluppo sostenibile e a quello di rigenerazione urbana, perché, sostengono i suoi teorici, una città sostenibile è necessariamente una città resiliente, come dimostrano gli esempi di altri Paesi europei che hanno investito sullo sviluppo di una strategia nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici. La città resiliente è stata una bandiera dell’ex sindaco di New York, Bloomberg, che, all’indomani dell’uragano Sandy, ha lavorato per trasformare la città in uno spazio urbano preparato agli effetti dei cambiamenti climatici, primo fra tutti l’innalzamento del livello del mare, con interventi sul paesaggio e sugli edifici.

Ecco allora svelato il significato strumentale del neo concetto. Nei fatti, quello di resilienza si presta a nuove opportunità economiche per continuare a ricavare profitti anche in situazioni di disastro. Non a caso la città resiliente chiama in causa la green economy o le neo città smart cities come esempio di adattamento progressivo.

I cambiamenti climatici si affrontano riducendo la produzione di merci, ovvero la produzione di co2 associata ad essa. Il che significa in primo luogo riconversione ecologica della produzione che sappiamo comporta una vera e propria (e difficile) rivoluzione economica, culturale e antropologica, un nuovo paradigma, questo sì, in grado di invertire il fenomeno del riscaldamento globale. Cercare di contrastare i cambiamenti climatici adattando le città a resistere a eventuali catastrofi è come imbottirsi di aspirine per contrastare la febbre dovuta a qualche patologia grave. La resilienza diventa così la coperta di Linus per scongiurare il disastro annunciato.

L’altro termine: rigenerazione in biologia sta ad indicare la sostituzione di parti danneggiate con copie identiche alle stesse. E’ il caso della coda della lucertola che se mozzata può rigenerarsi, oppure dell’albero mutilato del suo ramo che in breve tempo rigenera se stesso. Ma in urbanistica? Essa starebbe ad indicare la possibilità di riconvertire (in maniera innovativa, così dicono i sostenitori) tutti quegli spazi lasciati liberi e inutilizzati dal processo di deindustrializzazione e delocalizzazione produttiva e, più in generale, di riconvertire parte del patrimonio edilizio invecchiato o obsoleto. In sintesi, una grande opportunità innovativa, di modernizzazione (e di fare affari). Anche in questo caso è necessario fare qualche riflessione critica. Da sempre le città si sono rigenerate, hanno cambiato forma e aspetto. Vecchie funzioni sono state sostituite da altre più adatte ai tempi. Si tratta di un processo quasi naturale, fisiologico. Ma le parole sono cariche di significati (e talvolta di ideologie) e l’enfasi per la rigenerazione è un po’ sospetta. Cosa si cela dietro questa parola magica? Riconvertire questi manufatti, queste aree abbandonate in quale prospettiva di nuova città? con quali vantaggi? e di chi?

Se non si risponde a queste domande, la rigenerazione resta una parola grimaldello, come lo sviluppo sostenibile o la resilienza, con la quale scardinare qualsiasi equilibrio in nome della solita innovazione e modernizzazione. Oggi, ad esempio, questa parola viene invocata da molte amministrazioni per sfrattare centri sociali e culturali da vecchi edifici fatiscenti. Altra cosa sarebbe se per rigenerazione si intendesse proprio favorire queste esperienze in nome di un rinnovamento culturale e sociale.

In conclusione, questo uso di concetti e modelli importati da altre discipline più “dure” si spiega forse con il fatto che quello dell’urbanistica è un sapere più recente (possiamo datare la nascita dell’urbanistica moderna nell’epoca della rivoluzione industriale, verso la fine del Settecento), che non ha raggiunto il grado di maturità che permette alla fisica o alla chimica, per esempio, di svilupparsi in modo autonomo, al riparo delle influenze ideologiche e culturali. Presentarsi come disciplina scientifica ha delle ricadute in termini di prestigio, ma anche di finanziamenti di ricerca o contratti di consulenza.

Sarebbe bene che questa disciplina smettesse di importare concetti da altri campi per darsi una veste di apparente scientificità o per mostrarsi alla moda, e ne sviluppasse dei propri a partire dalla sua tradizione, con proprie parole e propri significati; il processo di partecipazione inizia da qui.

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Il “CASINO DELLA MADONNA”

Detto così brutalmente si potrebbe immaginare … Ma in passato la parola casino indicava una casa signorile di campagna o una villa.
E dietro il rondò di Loreto – oggi piazzale Loreto – a due o trecento passi, sulla destra,  in viale Bergamo, vi era una villetta che era indicata col nome “Casino della Madonna”, su varie mappe dell”800.
Per capirci si trovava grosso modo sulla strada delle Rottole, all’altezza dell’attuale piazza Durante; grosso modo all’incrocio tra le attuali via Andrea Costa e via Marco D’Aviano.

Così la descrive il Corriere della Sera all’interno di un articolo, a pagina 4, il 9 dicembre del 1903.

Nel tempo la villa e la casa colonica sono state demolite ma la colonna con Madonna ha trovato sistemazione in piazza Durante ed è ancora visibile ai giorni nostri.

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MA CHE CALDO FA?

Può capitare di sentire il caldo.
Può capitare di sentire il meteo.
Può capitare di percepire una temperatura superiore a quella effettiva, per via dell’umidità.
Può capitare che un paio di occhiali anneghi nell’asfalto e il suo proprietario… che fa?

Via Viotti 3

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3 NOVITA’ DA ZERO-GRAVITY

La prima sono i 3 campi di Beach Volley
A fine maggio è arrivata sabbia bianca tunisina a granulometria controllata. E subito sono iniziati i lavori per posarla sui campi già approntati per riscaldarla e potere giocare anche nei mesi più freddi.

A fine giugno i campisono stati inaugurati: si trovano dietro le due palestre di Zero-Gravity, in via Valvassori Peroni 48.
Oltre alla sabbia tunisina hanno reti di gioco ad altezza regolabile (così che vi possano giocare adulti e ragazzini). L’impianto è dotato di illuminazione a led.

I campi sono prenotabili, per il gioco libero, tutti i giorni. I giocatori possono essere anche più di 4.
Il centro sportivo è dotato di parcheggio privato interno (gratuito per i giocatori), spogliatoi con docce calde, bar e giardino interno.
Per prenotare CLICCATE QUI

La seconda è temporanea

Nel dettaglio gli orari di apertura della struttura ad agosto:

  • Dal 6 agosto al 12 agosto: 14:00 – 23:00
  • Dal 13 agosto al 19 agosto: CHIUSO
  • Dal 20 agosto al 26 agosto: 14:00 – 23:00
  • Dal 27 agosto gli orari torneranno dalle: 10:00 – 23:00.

Gli allenamenti assistiti di pole dance e tessuti aerei sono sospesi per tutto il mese di agosto.

Dal 27 al 31 agosto vi sarà l’ultima settimana dei campus estivi per bambini

Per info:
info@zero-gravity.it
+39 02 22179500

La terza è una storia

Come sapete nel giugno scorso all’interno del parcheggio di Zero-Gravity è stata rubata una moto Ducati Panigale V4S (vd.)  I ladri sono stati ripresi dalle telecamere del centro sportivo. E sulla base di quella prova il proprietario della moto presagiva un lieto fine: la vicenda aveva assunto una certa rilevanza, rilanciata su internet. Ma … (vd.)
Poi le forze dell’ordine sono entrate nel campo nomadi dove i ladri abitano e hanno notificato loro l’accusa del furto della moto.
I ladri di fronte alla prova inconfutabile del video che li ritraeva mentre si “impossessavano”  della moto hanno ammesso di averla presa. Ma hanno anche aggiunto che dopo averci fatto un giro l’hanno abbandonata in una strada che non ricordano quale sia! La moto loro non l’hanno: davvero!
Al proprietario non rimane che aspettare di essere rimborsato dall’assicurazione.

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3 NOVITA’ ALLA BIBLIOTECA VALVASSORI PERONI

Una è temporanea: riguarda l’orario di apertura ad agosto;

una è a tempo: sino a giugno 2019. E’ un cassonetto per la raccolta di rifiuti elettronici.

P. S. Se posizionate il cursore sull’immagine e premete il tasto sinistro del mouse la ingrandite

una è permanente: si spera.

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18 luglio LA GRANDE SCOMMESSA

Piazza Leonardo Da Vinci 32
ore 21.30


LA GRANDE SCOMMESSA

Regia di Adam Mckay,
con
Brad Pitt, Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell, Marisa Tomei, Melissa Leo.

Stati Uniti d’America 130 minuti.

Introduzione di Emilio Barucci, docente di Metodi matematici dell’economia e delle scienze attuariali e finanziarie

Visione Gratuita iscrizione obbligatoria

 

Quattro investitori intuiscono con anticipo che l’andamento dei mercati finanziari avrebbe portato a una crisi economica mondiale di notevole impatto. Attuano così una serie di investimenti che li farà diventare milionari e li farà dubitare di ogni cosa.
Basato su una storia vera e ispirato al best seller di Michael Lewis.

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LEI SI INTERESSA DI POESIA?

Qualche decennio fa. Vicino all’Università Statale v’era un “Poeta” che avvicinava i passati con la domanda Lei si interessa di poesia?. In mano aveva un libretto con le sue poesie.
Di lui non so dire altro.
Alcuni anni or sono, tra via Celoria e via Ponzio, novelli epigoni del  “Poeta”, ma meno impavidi e intrapendenti, hanno affisso sui muri le loro poesie rimandandone la lettura al loro sito http://mep.netsons.org/beta/

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