IL SOGNO DI OGNI PROFESSORE INVITATO DAL POLITECNICO: ALBERGHETTO A BORDO PISCINA

Partecipare ed esprimere idee contrarie alla maggioranza del consiglio di Municipio 3 vuole dire essere silenziati. Chi partecipa deve acconsentire, ovvero avallare, qualsiasi p_ _ _ _ _ _ _a (1) della maggioranza.

Ieri sera era al numero 4 dell’ordine del giorno del consiglio di municipio 3 una mozione, presentata il 26/06/2017, primo firmatario Pierluigi Riccitelli, del Movimento5 Stelle.
Aveva come tema la Piscina Ponzio e l’annoso appetito del Politecnico che vuole costruire su parte della superficie dove non v’è l’invaso un albergo per professori. (Ufficialmente è denominato Studentato ma è previsto l’accesso anche a professori esterni per cui potrà accedervi solo qualche studente).
Il presidente del consiglio di Municipio ha graziosamente messo per la seconda volta la mozione all’ordine del giorno (la settimana scorsa non è stata discussa.
All’inizio della seduta il presidente della commissione Territorio Monzio Compagnoni ha dichiarato che avrebbe presentato una “mozione urgente” sullo stesso tema.
Arrivati al punto. L’assessore Bruzzese, per non incorrere nel sospetto di conflitto di interesse, è un professore del Politecnico, ha lasciato l’aula durante la discussione.
La maggioranza ha letto la mozione “urgente” per bocca dell'”indipendente” Compagnoni; la minoranza la propria per bocca del consigliere Riccitelli. Quest’ultimo, regolamento del consiglio alla mano, ha aggiunto che la mozione da lui presentata poteva e doveva essere votata mentre quella urgente “non” poteva essere votata non essendo stata presentata da almeno i 2/3 dei consigliere: le firme in calce alla mozione “urgente” erano meno di 20.
La maggioranza ha chiesto una sospensione e poi, dopo 20 minuti, si è presentata proponendo di fare carta straccia del regolamento e di votare comunque la mozione “urgente”. L’opposizione non ha accolto la richiesta.
E allora, alla chetichella, cominciando dal consigliere Monti, il PD ha fatto mancare il numero legale del Consiglio. Discussione e votazione rinviate a giovedì prossimo. Il personale amministrativo presente ha ringraziato per avere fatto un po’ di straordinario e i cittadini contenti che siano stati ben spesi i loro soldi hanno fatto altrettanto.
La prossima settimana l’ordine del giorno sarà:

Se passerà il punto 2 di detto ordine, perché i cittadino saranno passivi, il Politecnico farà chiudere la piscina onde permettersi di realizzazione, sul suo bordo, un alberghetto: per la gioia dei professori che lo frequenteranno.
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1) al posto dei trattini dovete indovinare quale parola si nasconde

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DESTINI INCROCIATI VIA AMPERE PIAZZA LEONARDO DA VINCI

In via Ampère 56 fino a qualche anno fa c’erano ancora i fabbricati del CNR. Poi furono venduti e abbattuti in epoca più recente.

E le ditte che costruiranno su quel terreno pagheranno gli oneri di urbanizzazione: in natura. Ovvero compensandoli con il rifacimento di quella parte di piazza Leonardo da Vinci che il Politecnico, con squisita sensibilità, ha ritenuto di non rimettere a nuovo.
Dalla scorsa primavera sono iniziati i lavori di costruzione. A inizio di questo mese è stato allestito l’ufficio vendite.
Per chi è curioso, dall’esterno, o se è intenzionato a comperare, dall’interno, è possibile vedere il modellino di quanto verrà realizzato.

A volere vedere il bicchiere mezzo pieno possiamo dire che, per ora, gli unici benefici di cui i cittadini della Zona 3 – in verità non solo loro –  possono già godere sono i video promozionale che le imprese coinvolte hanno realizzato. E’ possibile vedere via Ampère piazza Leonardo da Vinci e zone circostanti, anche tramite simulazioni, dall’alto.

Se poi andate sul sito delle imprese il bicchiere diviene mezzo vuoto perché, viene scritto, che i lavori termineranno nel 2019. Ovvero la parte di piazza Leonardo da Vinci, quella della fontana e dei giochi davanti alla scuola omonima, sarà ristrutturata per quella data: forse.

I lavori procedono. Lo stato dell’arte ad oggi è questo:

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Nota 
Su questo argomento abbiamo scritto anche in:
Destini incrociati via Ampère 56 e piazza Leonardo da Vinci
“Siamo nelle mani dei tempi dettati dalla legge”

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LA CURIOSITA’ SI PAGA

E’ cosa nota che quando gli uomini vanno in là con gli anni sono soliti fermarsi a vedere come procedono i lavori: siano stradali o meno. Qualsiasi cantiere desta in loro un’attrazione particolare.
Al fine di porre un argine a questa inveterata abitudine sul cancello dell’acquedotto di via Feltre oltre alla cartellonistica di rito è comparso un messaggio a firma del “capocantiere”: tutto ha un prezzo!

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COME E’ NATO LO SLOGAN: GIU’ LE MANI DELLA INNSE

Tutto nasce dalla Svizzera.
● Il 7 marzo 2008, la direzione delle Ferrovie Federali Svizzere (FFS) annuncia di volere privatizzare la manutenzione dei vagoni e dislocare quella delle locomotive. Un piano che prevede la soppressione di 120 posti di lavoro.
● 430 operai delle Officine Cargo di Bellinzona entrano immediatamente in sciopero. In pochi giorni nasce un vasto movimento di protesta che coinvolge tutta la regione.
● «La pittureria», spazio adibito alla verniciatura dei treni, diventa il cuore e il simbolo della lotta. Il braccio di ferro tra scioperanti e direzione delle FFS dura trenta giorni. Un mese intenso, che mobilita l’intera classe politica.
● L’irrigidimento dei fronti costringe il ministro dei trasporti Moritz Leuenberger a intervenire. Il 5 aprile la direzione delle ferrovie è costretta a ritirare il piano di ristrutturazione e a garantire il mantenimento dell’Officina fino al 2012.
● Il 7 aprile l’assemblea dei lavoratori interrompe l’agitazione e dà mandato al Comitato di sciopero di partecipare alla tavola rotonda concordata tra le parti, in vista del mantenimento e dello sviluppo dell’attività dell’Officina anche dopo il 2012.
La RSU della INNSE, venuta in contatto con gli operai delle Officine Cargo, mutuò dalla loro bandiera lo slogan

Per la cronaca, a riprova che tutto il mondo è paese,le Ferrovie svizzere vogliono trasferire le officine e sull’area farvi un quartiere residenziale.

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LA VITA E’ BELLA PERCHE’ GLI UOMINI SANNO SORPRENDERCI

Intervista a Massimo Merlo

Non è uno scoop. Massimo Merlo è uno dei 4 operai che salirono sul carroponte della INNSE di via Rubattino, nell’agosto del 2009, per rivendicare dignità e non elemosinare ammortizzatori sociali ma lavoro.
Dei lavoratori della INNSE ne stiamo ancora parlando. La loro vicenda, non era e non è una bella storia dove al padrone cattivo è subentrato il padrone buono e tutti vissero felici e contenti.
Ridimensionata nei numeri dei lavoratori coinvolti la loro storia apparentemente si sta ripetendo. Ma in modi più drammatici e violenti.
Violenti perché invece dei manganelli il nuovo padrone usa gli avvocati; perché oltre ai partiti anche il sindacato li ha lasciati soli.
Come sapete il figlio di Attilio Camozzi, il padrone buono, lui morto, ha licenziato 4 lavoratori, tra cui Massimo Merlo.
Il tribunale sino ad ora ha riconosciuto illegittimo il loro licenziamento, avevano fatto ricorso. Non ha potuto procedere al loro reintegro perché, grazie al governo Monti, la legge è cambiata. Il terzo operaio, che parimenti s’è opposto al licenziamento,  andrà a giudizio per l’ultima udienza il 14 novembre.
Anche noi alle volte siamo condizionati dai nostri schemi mentali, dei nostri stereotipi. Abbiamo parlato con Massimo Merlo alcune volte e al conoscere alcune sue storie di vita siamo rimasti spiazzati. Così come nel leggere oggi questa intervista, del 2009 (vd.).
La vita è bella perché è più complessa e varia di quanto ce la immaginiamo. Buona lettura, se volete.

Nota:
Da qualche mese seguiamo le vicende della INNSE e dei suoi operai. A beneficio nostro e vostro abbiamo realizzato una cronologia, ancora incompleta, nel tentativo di spiegarci e spiegare quel che succede in via Rubattino. INNSE Via Rubattino

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LA INNSE PRESSE E SILVANO GENTA (2006 -2009)

Silvano Genta (Foto tratta da Panorama)

Silvano Genta rilevò la Innse presse perché godeva di entrature politiche; perché avrebbe goduto delle agevolazioni che la legge gli concedeva e perché nel suo campo non era un pivello: il capannone custodiva un tesoro: le macchine. E dopo due anni avrebbe potuto licenziare i lavoratori e venderle guadagnando milioni di euro.
In una lunga intervista rilasciata a Panorama, subito dopo la vendita dell’azienda (11 agosto 2009), si rimproverò del fatto che: avrei dovuto stare dentro (la fabbrica N.d.R.) fino a che le macchine non fossero state trasferite agli acquirenti.
E ancora Mi sono fidato delle istituzioni. Ho sempre eseguito le istruzioni, fino all’ultimo giorno. Ci sono state molte parole d’onore non mantenute.
A suo dire: dei 50 occupati 26 sarebbero andati in pensione direttamente dalla mobilità. A 14 avevamo trovato un impiego in Lombardia con le stesse mansioni e lo stesso stipendio. Gli altri 9 sarebbero stati ricollocati dalla Provincia.
Ma al di là delle sue rivelazioni/recriminazioni, soprattutto c’è stata una variabile che né lui né i suoi “padroni” avevano considerata: la resistenza dei dipendenti alla sua lettera di licenziamento.
Nota
Per conoscere la reazione dei dipendenti abbiamo scritto una cronologia INNSE via Rubattino.
Salvatore Genta è stato dipinto nelle cronache come l’imprenditore cattivo. Mentre Attilio Camozzi, che gli subentrò, come l’imprenditore buono: colui che salvò l’azienda e …
Ma la storia va avanti non in modo lineare. Se volete sapere che fine hanno fatto gli operai della INNSE e l’azienda potete leggere la cronologia INNSE via Rubattino.

 

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BREVE STORIA DELLA INNSE SINO AL 2006

NASCITA DELLA INNSE

L’origine dell’INNSE l’abbiamo ricavata dall’archivio storico dell’IRI il quale documenta che:
– Società Siderurgica milanese spa costituita il 22 ottobre 1968 con sede a Roma assunse la denominazione di Innocenti meccanica spa nel 1971. Fusa nella Santeustacchio spa a seguito di una delibera assembleare del 26 aprile 1972.
– Società anonima Stabilimenti di S. Eustacchio costiuita a Milano il 22/03/ 1930 con sede a Brescia. Poi Innocenti Santeustacchio spa il 27/4/1973. Poi Innse Innocenti Santeustacchio spa il 30/3/1982.
Il Corriere della Sera l’11 gennaio 1973 così scriveva:
19730111

Poi venne la stagione delle privatizzazioni con Romano Prodi.

L’INNSE E’ VENDUTA ALLA MANNESMAN DEMAG AG

Nel 1995, la INNSE è venduta alla Mannesman Demag AG, del gruppo Mannesmann.
Nel 1997, sulla base di un accordo di programma tra Comune di Milano, Regione Lombardia e Ministero dei Lavori Pubblici, fu deciso che l’area sulla quale sorgeva la fabbrica sarebbe rimasta a uso industriale sino a quando chi la gestiva ne manteneva la sua vocazione produttiva.

L’INNSE CONFLUISCE NELLA SMS DEMAG

Nell’aprile 1999 la Mannesman fece confluire la INNSE nella neonata SMS Demag costituita in joint-venture con SMS Schloemann-Siemag.
I
l 4 agosto 1999 la SMS Demag comunicò alla RSU la decisione che avrebbe chiuso l’officina, con la fine dell’anno, perché in Germania ne aveva una eguale. Ma avrebbe tenuto in Italia il reparto di progettazione.
La RSU disse: non ve la faremo chiudere. E alle parole seguirono le azioni: i manufatti in uscita vennero bloccati; in quel periodo era in produzione una importante commessa della SUMITOMO, con tempi di consegna tassativi.
Dopo alcuni mesi di scioperi e blocco in uscita del materiale finito la SMS desistette dall’idea di chiudere e  propose la vendita.
Nel novembre di quello stesso anno al ministero dell’Industria la SMS firmò un impegno a trovare un acquirente che assumeva tutti gli addetti alla produzione e garantiva di non ricorrere a licenziamenti collettivi per tre anni, dalla sua data di ingresso in fabbrica. In base a tale impegno furono fatti accordi su cassa integrazione e mobilità.

L’INNSE E’ COMPERATA DALLA MANZONI GROUP S.P.A

Nel maggio del 2000 la fabbrica passò alla Manzoni Group s.p.a.. Il beau gest della Manzoni Group, fruttò al suo presidente, Lucia Alborghetti Manzoni, il premio Belisario quale manager dell’anno 2000.(1) Meno note sono le facilitazioni che ottenne:  assunse tutti gli addetti facendoli passare dalla mobilità, ottenendo così 18 mesi di sgravi fiscali, pari a quasi la metà dello stipendio di ognuno; la SMS oltre a pagarle il subaffitto del capannone (di proprietà della Aedes) le pagò anche il riscaldamento e si offrì di fornirle nel trienni successivo: 150.000 ore di commesse. La Manzoni Group forte di quelle che aveva in portafoglio non accettò l’offerta.
La nuova proprietà si era obbligata a mantenere in organico la forza lavoro che era della SMS. Ma non mantenne i patti: 5 lavoratori non furono “assunti”. Intervenne il giudice e i 5 furono reintegrati. Dopo 3 giorni dal loro reintegro licenziò 2 delegati sindacali: Vincenzo Acerenza e Dario Comotti. Questa volta  non vi fu bisogno del giudice perché fossero reintegrati: tutti i lavoratori scesero in sciopero e la Manzoni Group fu costretta a revocare i licenziamenti. (Giova ricordare che la Manzoni Group non desistette dal proposito di liberarsi dei due sindacalisti e offrì loro una ragguardevole somma di denaro: loro sono rimasti, la Manzoni Group non c’è più).
Nel 2001, dalla fabbrica uscirono 49 presse e 20 carri. Il risultato fu ottenuto con ore di straordinario e ricorso a subappalti.
Ma nel 2002 cominciarono i problemi. Le presse che la Manzoni aveva prodotto risultarono difettose: l’azienda ne produceva di due tipi: da 5000 o da 15000 tonnellate e quelle che fornì – di entrambi i tipi – a una ditta francese di automobili risultarono non conformi alla bisogna: erano state prodotte con gli stessi spessori di lamiera e con le stesse saldature, con conseguenze facilmente immaginabili. Ne nacque un contenzioso. L’azienda andò in crisi di liquidità e la Manzoni Group s.p.a. mise i lavoratori della INNSE presse in Cassa Integrazione Ordinaria, senza accordo sindacale.
La situazione andò rapidamente deteriorandosi. Venne nominato un liquidatore e il 3 giugno 2002 questi convocò l’assemblea dei dipendenti per comunicare loro che la INNSE presse era in amministrazione straordinaria.
Nel dicembre dello stesso anno il tribunale di Lecco, prima sezione, dichiarò lo stato di insolvenza della Manzoni Group s.p.a..(2,3)
Gli operai della INNSE da 100 passarono a 70.
La INNSE presse continuò comunque la sua attività, seppure in uno stato di solidità precaria. Era comunque una fabbrica con grandi macchine: torni, alesatrici, ponti gru da 250 tonnellate e gli operai avevano un alta professionalità. Era una realtà capace di produrre presse, carri e turbine di grandi dimensioni. Una fabbrica con strutture e tecnologia che la mettevano in grado di fornire impianti per industrie siderurgiche, tubifici, laminatoi.
Per questo si fecero avanti dei compratori.
Nel luglio del 2004 il commissario governativo Guido Pucci fu contattato da Mario Nespoli della Oam che dichiarò la sua disponibilità a rilevare l’azienda a condizione che gli fosse concesso di ridurre il numero degli operai da 70 a 30: offerta respinta.
La Camozzi da poco aveva rilevato dalla Manzoni Group la INNSE Macchine Utensili s.r.l rinominata poi INNSE BERARDI e fu  sollecitata a formulare una offerta (non è dato di sapere se la 
formalizzò. Di certo la Camozzi si trovò ad affrontare una causa promossa da due dirigenti della INNSE Macchine Utensili s.r.l. perché non erano stati assunti dalla nuova società e dovette assumerli). Si fecero avanti la Scolari di Cinisello o la Bruno Presezzi di Ornago. Fu ipotizzato un consorzio di imprese con aziende omogenee che potessero rilevare la INNSE. Ma l’ostacolo insormontabile con cui i potenziali compratori si dovettero confrontare, e che nessuno superò, era dato dalla esosità dell’affitto del capannone di Aedes. In quanto società immobiliare quotata in borsa i suoi interessi erano altri: e non è da escludere che forse mirava a mettere in discussione l’accordo sottoscritto dagli attori politici circa i destini dell’area su cui sorgeva il capannone. Aedes non aveva alcun interesse all’attività produttiva del capannone: la sua priorità era che l’area divenisse edificabile.

L’INNSE E’ COMPERATA DA SILVANO GENTA

Per una strana coincidenza del destino tra i compratori della INNSE spuntò anche Silvano Genta. Il 13 giugno 2006 fu accompagnato in Prefettura dall’ex ministro Roberto Castelli che lo accreditò come imprenditore credibile. Egli di mestiere è un venditore di macchine, come quelle che ci sono all’interno della INNSE. Ma la cosa risultò secondaria rispetto al piano industriale che presentò e che gli venne approvato. Con 700mila euro comperò tutte le macchine presenti nel capannone e riuscì a superare l’ostacolo dell’esoso affitto del capannone di AEDES, forse accreditandosi con la società per quel che era, e l’Aedes, diversamente dai politici, capì che quello poteva essere il suo uomo. Di certo diventò il nuovo padrone della INNSE.

Nota
Per conoscere come si è sviluppata nel tempo la vicenda della INNSE abbiamo scritto una cronologia INNSE via Rubattino
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1) In occasione del conferimento del premio il Corriere della sera celebrò l’imprenditrice quasi 77seienne e 3 anni dopo la intervistò nell’imminenza del suo ottantesimo compleanno e riportò una sua amara dichiaraziome: la crisi dell’azienda era dovuta “a certe persone che ho avuto attorno” .
2) MANZONI GROUP TRIBUNALE DI LECCO
3) E il 25 gennaio 2017 lo stesso tribunale ha emesso il DECRETO CHIUSURA MANZONI GROUP

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9 ottobre IL TRIBUNALE DI MILANO HA DICHIARATO ILLEGITTIMO IL LICENZIAMENTO DI DARIO COMOTTI E HA CONDANNATO LA INNSE MILANO SPA 

Il 6 ottobre presso il Tribunale di Milano – Sezione Lavoro Civile si è svolta la III° udienza che vedeva contrapposti Dario Comotti ricorrente contro la INNSE Milano resistente. La questione dibattuta era relativa al licenziamento intimato dalla INNSE Milano a Dario Comotti.
Con sentenza depositata oggi  n.rg. 6203/2017 il Tribunale ordinario di Milano – Sezione Lavoro Civile, nella persona del giudice dott. Tullio Perillo, ha emesso la seguente ordinanza:


Per quanto detto, il licenziamento per cui è causa va dichiarato illegittimo, non già, tuttavia, per insussistenza del fatto posto alla base del recesso (essendosi già valorizzato il dato oggettivo circa l’effettiva soppressione delle mansioni del ricorrente) ma per violazione dell’onere di repêchage.
Pertanto, dichiarato estinto il rapporto di lavoro secondo le previsioni dell’articolo 18, comma 5, L. 300/70, INNSE MILANO SPA va condannata al pagamento in favore del ricorrente di una indennità risarcitoria che, alla luce della rilevantissima anzianità del lavoratore e delle significative dimensioni dell’attività economica aziendale, va riconosciuta nella misura massima di 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto…

Di seguito riproduciamo la sentenza riservandoci di commentarla. Nella sentenza viene ricordato che altri lavoratori sono stati licenziati dalla INNSE al pari di Dario Comotti e, aggiungiamo noi, in data 3 ottobre il Tribunale di Milano per quanto riguarda Massimo Merlo ha dichiarato il suo licenziamento “ingiustificato e pertanto illegittimo”.
Il 14 novembre Vincenzo Acerenza è convocato  in Tribunale, perché, al pari dei due colleghi ha impugnato il suo licenziamento. Nota
Per capire meglio la storia di questo licenziamento avvenuto nei confronti di un lavoratore che  nell’aprile dell’anno prossimo sarebbe dovuto andare in pensione abbiamo scritto una cronologia sull’azienda in cui lavora: INNSE via Rubattino

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