Orto Botanico
Città Studi
via Golgi 18

Sabato 16
e
domenica 17

dalle 10 alle 18

Ingresso Libero

I ricercatori del Dipartimento di Bioscienze dell’università degli Studi di Milano vi faranno conoscere un laboratorio d’avanguardia dove vengono studiate le piante più curiose che abbiate mai visto.
I volontari del FAI vi porteranno alla scoperta di un luogo a cavallo tra storia, scienza e botanica.

PERCORSO STORICO

– Lo sviluppo storico e sociale dell’Ortica e di Lambrate, abitate nelle diverse epoche dai contadini, dagli operai e, infine, dagli studenti universitari.
– Dalle origini del primo insediamento rurale, passando per la Cascina Rosa, ricovero di Napoleone, fino alla Milano operaia cantata da Jannacci, i Gufi e Nanni Svampa.
– La storia della Città Studi e il suo affermarsi come polo cittadino della ricerca scientifica grazie all’impegno del suo fondatore, il professor Mangiagalli.

PERCORSO SCIENTIFICO
Cinque stand espositivi, dove i ricercatori spiegano il loro lavoro nei diversi ambiti: la ricerca di cure per gravi malattie; cellule staminali e patologie degenerative; cuore e malattie cardiache; insetti, parassiti e microbi; DNA e genoma; piante e ambiente.

PERCORSO BOTANICO
– Gli allestimenti dell’Orto per lo studio, la conservazione e la divulgazione del patrimonio botanico
– Le ricostruzioni di alcuni habitat naturali e agricoli della Lombardia, le collezioni di piante carnivore, alcune specie autoctone conservate e la domesticazione delle principali piante alimentari a partire dai progenitori selvatici.
– L’esposizione sulla botanica criminale, che illustra l’utilizzo delle piante nelle indagini giudiziarie.

ATTIVITA’ E INTRATTENIMENTO PER I BAMBINI
Ai più piccoli sono dedicati laboratori artistici e rappresentazioni animate di racconti.

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In fondo a via Valvassori Peroni, al 48/01, dove c’è la tribuna
Il sabato c’è il mercato rionale, sino a pomeriggio inoltrato, per cui è impossibile arrivare con la macchina davanti al cancello con la macchina. Ma non è difficile trovare posto nelle strade circostanti (via Clericetti, via Golgi, Largo Murani).

Occorre solo portare un certificato medico di buona salute e vestire abbigliamento sportivo semplice (calzoncini e maglietta, coprirsi un po’ di più in caso di freddo o pioggia; sono sufficienti normali scarpe sportive, non sono necessari i tacchetti).
N. B. Il sabato c’è il mercato rionale, sino a pomeriggio inoltrato, per cui è impossibile arrivare con la macchina davanti al cancello con la macchina. Ma non è difficile trovare posto nelle strade circostanti (via Clericetti, via Golgi, Largo Murani).

Per maggiori informazioni chiamare Pier (Pierandrea Letizia, Direttore Sportivo) al 3473675108 o direzione.sportiva@amatoriunion.it 

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Vincenzo Acerenza, qualche anno fa.

Questa è l’ammissione fatta dall’avvocato di Comozzi – nell’udienza che si è svolta ieri presso la Sezione Lavoro del Tribunale di Milano – e si riferiva al fatto che il licenziamento di Vincenzo Acerenza della INNSE era avvenuto senza ottemperare a quanto previsto dalla legge. Peccato che oltre a lui siano stati lincenziati, con lo stesso metodo, altri 3 lavoratori.

Oggi, al presidio dell’INNSE di via Rubattino, discutevano di come era andata l’udienza che si era svolta in tribunale dove Vincenzo Acerenza ha impugnato il licenziamento comunicatogli dall’azienda 3 giorni dopo che formalmente aveva ripreso il lavoro (1) e dopo 1 anno di CIGS.
Come sapete Vincenzo Acerenza ha 68 anni e nell’udienza precedente il giudice gli aveva chiesto come mai non accettava gli ammortizzatori sociali e l’integrazione dell’azienda al suo accompagnamento alla pensione (vd.). L’udienza è proseguita nel dibattimento da questa questione.
E come direbbe Acerenza: la questione è molto semplice. Lui dopo le dure lotte del 2008/2009 ne era uscito fisicamente provato. Perciò aveva chiesto all’azienda, verso il 2011, di potere svolgere la sua mansione a orario ridotto. La qual cosa gli venne accordata.
Nel 2015 aveva raggiunto i requisiti di età per essere pensionato ma non fece domanda di pensione (non aveva/ha 40 anni di contributi) e l’azienda non lo dimissionò.
Secondo i suoi avvocati la pretesa dell’azienda di fare valere ora quel che non è stato concordato a tempo debito – ovvero sostenere che il licenziamento era dovuto all’età del lavoratore – non era pertinente con la motivazione del licenziamento: l’azienda ha proceduto al licenziamento perché ha sostenuto di avere eliminato il ruolo ricoperto dall’Acerenza.
E ancora i suoi avvocati hanno detto che l’Acerenza non si è autoridotto l’orario di lavoro – tesi sostenuta dall’avvocato dell’azienda – perché se ciò fosse vero l’azienda avrebbe potuto licenziarlo da anni: nel motivare il licenziamento l’azienda non ha adottato un provvedimento disciplinare.

In primo piano Massimo Merlo uno dei 3 licenziati

Quanto alla questione relativa alla libertà di impresa e quindi alla discrezionalità della stessa di assumere forza lavoro anche esterna, se sussistono comprovati motivi che giustifichino tale condotta – tesi sostenuta dall’azienda che ha argomentato come la professionalità di Acerenza non è adeguata alla tecnologia delle macchine in azienda – gli avvocati della difesa hanno controbattuto dicendo che:
– sono in grado di portare testimonianze che confutano quanto affermato dall’avvocato dell’azienda;
– ad oggi vi è una sola macchina nuova: non ancora operativa;
– i così detti “macchinari obsoleti” non sono mai stati sostituiti;
– in questi mesi, i lavoratori non in CIGS, stanno lavorando e producono su tali macchinari;
– l’Acerenza da sempre li ha manutenuti: unico elettricista da quando Camozzi è subentrato al vecchio venditore di macchine usate;
– ora l’azienda si avvale di un elettricista esterno che opera su quelle macchine.
Secondo la difesa il licenziamento è stato un atto discriminatorio nei confronti di un delegato RSU. Avvenuto in un momento in cui neppure c’era produzione. Ed è stato eseguito al di fuori di quanto prevedono le norme vigenti.
Pertanto hanno chiesto il reintegro dell’Acerenza.
L’avvocato di Comozzi ha ammesso che il licenziamento è stato irrituale ma ha argomentato che quello era stato l’unico neo procedurale. I difensori hanno rimarcato che l’errore è stato reiterato perché compiuto anche nei confronti degli altri 3 licenziati.
Il giudice si è riservato la facoltà di decidere sulla base degli argomenti portati dalle parti.

Uno dei 3 licenziati: Dario Comotti.

P. S. L’udienza riguardante il licenziamento di Dario Comotti è stata rinviata dal giudice al 6 ottobre, per impegni dell’avvocato di Comozzi.
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1) I lavoratori sostengono che l’azienda dall’anno scorso non ha messo in produzione neppure una commessa e attualmente ciò che viene prodotto sono pezzi che vanno a magazzino. In particolare all’epoca del licenziamento gli operai erano rientrati in azienda ma la produzione era ferma.
Sulle vitcende della INNSE abbiamo realizzato una cronologia che potete leggere alla voce INNSE via Rubattino .

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A proposito del nuovo murales all’Ortica.

Eravamo all’inizio di questo secolo.
Mi capitò di andare a casa di un socio Coop di Sesto San Giovanni per verifica, a nome di un’agenzia investigativa ma per conto della Coop, se effettivamente lui avesse riportato danni fisici a causa della caduta di una sbarra di metallo mentre stava entrando nel parcheggio della Coop.
Abitava al villaggio Falk di Sesto. Era stato un operaio. Portava ancora i segni della sbarra cascatagli sul capo. Quando gli dissi il motivo della mia visita mi disse che non voleva soldi perché la Coop era anche sua. Viveva come se Sesto San Giovanni fosse ancora la Stalingrado d’Italia.
Vedere il murales sopra la Cooperativa Edificatrice dell’Ortica mi ha ricordato quel vecchio operaio, e i suoi sogni.
Chissà se mai si sarebbe immaginato che i circoli della Lega delle Cooperative della Lombardia (le coop rosse) avrebbero festeggiato il 130° anni della loro fondazione presentando la foto di un “gruppo di cooperatori” che da una parte tenevano il ritratto di Marx e dall’altro quello di Gesù! (1).
Chissà se si sarebbe augurato che la Lega delle Coop della Lombardia finanziasse il murales che ora campeggia sul circolo della cooperativa edificatrice dell’Ortica. (Per inciso quei cooperatori non erano dell’Ortica).
A parole si può far credere che la Coop sei tu; una fotografia può documentare un attimo; ma mistificare che anche 130 fa Marx stava a destra e Gesù a sinistra probabilmente avrebbe fatto sobbalzare anche quel vecchio operaio.

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1) ANNIVERSARIO 130° CIRCOLI LEGACOOP

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Questa è la II° parte di una descrizione di ciò che vi è su un fazzoletto di terra che gravita su via Benedetto Marcello.

E’ una parte che quando ci siamo messi a scrivere non era prevista. Perché non c’era; non sapevamo che ci sarebbe stata; e sappiamo che scomparirà tra 15 giorni.
Da qui “l”urgenza di darne conto”.
Si è materializzata oggi pomeriggio sotto i nostri occhi – come sapete eravamo andati per vedere se i nomi sulla fontana erano stati abrasi (vd.) – e abbiamo visto i ns. che erano già a metà dell’opera.

P. S. Questa pubblicità verrà replicata davanti a 50 scuole di Milano, Torino e Napoli (qui è sul marciapiede del Volta).
Per realizzarla è stata pagata al Comune la tassa sull’occupazione del suolo.
I ns. sono gli unici in Italia – così ci hanno detto – che utilizzano questo tipo di pittura.
Naturalmente alla difficile domanda viene data la risposta.
Capiamo che gli studenti già oggi ma anche in futuro studieranno scaricando l’APP.
Noi siamo il passato ma dov’è l’APP in questa pubblicità?

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Questa è la prima parte di una descrizione di ciò che vi è su un fazzoletto di terra che gravita su via Benedetto Marcello.
Cominciamo con la fontana.

La fontana di via Benedetto Marcello ha una storia singolare. Fu costruita, nel 1932, su un’area dove in precedenza sorgeva un caseggiato, perché alcuni abitanti della via/vie limitrofe ne finanziarono l’opera.
La fontana è vincolata dalla Sopraintendenza ai Beni Architettonici.
Nel libro  di – Alessandro Visconti Le fontane di Milano (1) così viene descritta attraverso le parole dell’architetto del Comune di Milano Renzo Gerla che la costruì: “La fontana, propriamente detta, di forma rettangolare allungata, ha nel centro un grande vaso in granito, sormontato da un cespo di agave in bronzo patinato, dal quale si alzano quattro getti d’acqua, che con altrettanti getti sgorganti dai rosoni di marmo verde della Roja, circondanti il vaso, si riversano nella coppa sottostante, di tre metri di diametro; da quest’ultima l’acqua cade per quattro stramazzi in altrettanti bacini, dove viene divisa da un labirinto di diaframmi rettilinei. Alle testate della vasca i due diaframmi terminali portano pigne, da cui si innalzano altrettanti getti altissimi di acqua. La fontana è tutta in granito bianco di Montorfano lavorato a martellina fine. Il parapetto ha linee geometriche, è qua e là interrotto da rientranze pure geometriche a modo di balconcini affacciati sullo specchio d’acqua. I plutei del parapetto, sulle due fronti principali recano profondamente incisi i nomi dei caduti: Crespi-Melloni-Tonoli, e sulle due testate semicircolari figurano le date IV.VIII.MCMXXII – IV.VIII.MCMXXXII”.
Queste ultime, per certo, sono state abrase.

Ci siamo chiesti chi erano i caduti del 4 agosto del 1922. Erano tre squadristi.
Edoardo Crespi era nato ad Arzate (Vr) il 27 marzo 1892. Ex combattente della I° Guerra Mondiale, come sottotenente venne decorato con medaglia di bronzo al valore militare e croce di guerra al merito. Il I° maggio del 1921 si iscrisse al Fascio di Milano come appartenente alla squadra «Nazario Sauro». Trovò la morte nel  piazzale Procaccini allorquando, con altri squadristi, su un autocarro, transitava nella piazza e venne investito da una raffica di colpi d’arma da fuoco.
Nello stesso giorno 3 colonne di camicie nere, appoggiate da autoblindate e armate di bombe, espugnarono nel pomeriggio la redazione dell’Avanti!, in via Settala e danneggiarono la tipografia. Negli scontri caddero 2 squadristi Cesare Melloni, 25 anni ed Emilio Tonoli, 22 anni.

P. S. Poiché le fotografie le avevamo fatte prima di rintracciare la descrizione della piazza. Posto che quanto raccontato da Renzo Gerla era veritiero siamo andati a verificare se i nomi, che in origine comparivano sulla fontana, fossero stati rimossi.
Ebbene sì: oltre alle date anche i nomi,  sui “plutei del parapetto, sulle due fronti principali” della fontana sono stati rimossi.
Riproduciamo la documentazione fotografica di un lato su cui vi erano seduti una ragazza e un ragazzo. Abbiamo avuto l’ardire di interromperli raccontando loro il perché della nostra richiesta; sull’altro lato vi era un signore che leggeva il giornale riscaldandosi al sole, e lo abbiamo lasciato crogiolarsi al sole. Ma anche su quel lato i nomi non compaiono più.

Contrariamente a quanto riferito da Renzo Gerla, dei getti d’acqua meglio non dire.

1) Alessandro Visconti Le fontane di Milano / Alessandro Visconti, Ulderico Tegani ; con una introduzione di Ambrogio Annoni sulla rinascita di Milano e prefazione di Pier Gaetano Venino illustrate con 12 riproduzioni di quadri di Piera Carbone Milano: Ed. La Famiglia Meneghina, 1945 (Como, Tip. E. Cavalleri) 114 p., [13] c. di tav. ; 20 cm. –

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Dall’ INNSE. A proposito della decisione di ratificare o meno il licenziamento di 3 operai. E altro ancora.

Ieri un operaio della INNSE (1) è andato al tribunale di Milano perché aveva impugnato il suo licenziamento, avvenuto per lui – al pari di altri due operai e una impiegata – in un modo piuttosto inusuale.  Tre giorni dopo essere rientrati dalla CIGS – durata 1 anno – sino al 28 febbraio u. s. (2) uno ha ricevuto la lettera di licenziamento a casa; ad un altro gli è stata consegnata quando si è presentato in azienda; ad un terzo è stato detto che era licenziato impedendogli l’accesso in fabbrica (uno di questi trattamenti è stato riservato anche all’impiegata).
Un altro operaio lo aveva preceduto in tribunale il 29 agosto. Era Massimo Merlo, uno dei 4 operai che salirono sul carroponte nell’agosto del 2009 e che oltre ad avere difeso i macchinari negoziarono il rientro di tutto il personale in azienda (vd.); cosa che avvenne nell’autunno/inverno del 2009.
I due diversi giudici del lavoro non hanno emesso una sentenza definitiva: ovvero non hanno confermato il licenziamento dei due operai. In un caso l’uno si è riservato di interpellare i suoi colleghi per giungere a una conclusione omogenea per le tre impugnazioni – l’impiegata, l’unica ancora presente in azienda, ha conciliato innanzi al giudice la sua buonuscita – l’altro giudice ha recepito la documentazione presentata dagli avvocati circa il comportamento vessatorio nei confronti dei delegati sindacali e si è riservato la facoltà di decidere.
Martedì 12 settembre ricomparirà – per una seconda udienza – un altro degli operai licenziati. Qui la situazione è per certi versi più complessa o più semplice, a seconda dei punti di vista. Il licenziato è Vincenzo Acerenza, rappresentante RSU, anch’egli salì sul carroponte nel 2009. E qui da un punto di vista giuridico il fatto stesso che sia un delegato sindacale lo avrebbe dovuto maggiormente tutelare rispetto alla volontà aziendale di licenziarlo. Ma questa questione non è stata ancora considerata dal giudice il quale nel dibattimento gli ha domandato perché avendo lui 68 anni non accettava quanto gli offriva l’azienda per accompagnarlo alla pensione. E comunque ha osservato che era nella facoltà dell’azienda sostituire la sua figura professionale anche con manodopera esterna.
Come detto ha rimandato al 12 settembre una possibile decisione.
In ogni caso è nei fatti che l’azienda ha operato in termini discriminatori nei confronti degli operai: essi sono stati in passato tutti delegati sindacali, e uno lo è ancora. (Per la precisione degli altri due che salirono sul carroponte uno non è più in azienda – perché  pensionato – e l’altro non è stato coinvolto in questa tornata di licenzamenti, ed è in CIGS).
Come già vi riferimmo nell’agosto scorso (vd.) gli operai superstiti dei 49 dipendenti riassunti dalla INNSE di Camozzi ora sono rimasti 24+ 3 (quelli che hanno impugnato il licenziamento).
E come detto sono in presidio permanente dal lunedì successivo al licenziamento dei loro colleghi  Prima della chiusura di agosto solo 6 lavoravano, gli altri erano in CIGS.
Al rientro dalle ferie vi sono state alcune novità.
La prima è che sul cancello della fabbrica l’azienda ha affisso un cartello nel quale viene indicato che procederà, e lo sta facendo – salvo possibili interruzioni/ripensamenti -, alla ristrutturazione degli uffici.
Singolare scelta aziendale. Ha licenziato l’unica impiegata che aveva in organico e ora procede, dopo che lo aveva promesso nel 2010, alla ristrutturazione degli uffici ben guardandosi da mettere mano al capannone disattendendo con ciò i suoi stessi piani di rilancio e sviluppo dell’attività.

La seconda è che dopo la chiusura per ferie aziendale (3 settimane) gli 8 operai comandati a lavorare hanno informato l’azienda che se non veniva ripristinata la mensa loro avrebbero incrociato le braccia: l’azienda ha ripristinato la mensa per loro. (Forse per farsi benvolere e metterli in conflitto con quelli che fuori dalla fabbrica presidiano).

La terza è che contrariamente a quanto più volte annunciato una delle due nuove macchine che avrebbero dovuto essere installate non è ancora compiutamente installata.
La quarta è che non c’è. Durante il dibattimento in tribunale è stata sollevata la questione dell’agibilità della RSU e dell’obbligo contrattuale per il quale l’azienda deve metta a disposizione un locale perché i lavoratori possano riunirsi.
Nelle more della discussione poiché la RSU ha sostenuto che c’è una sede storica e quella deve essere riconfermata e gli avvocati dell’azienda hanno detto che invece la RSU doveva riunirsi in mensa il giudice ha detto alle parti di trovare una mediazione (la RSU ha indicato un altro spazio).  Ma ora come ora lavoratori e RSU si ritrovano sul marciapiede!
Un trattamento che non viene riservato nemmeno ai cani

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1) A un anno esatto dall’accordo sottoscritto dalla Fiom nazionale e territoriale al Ministero dello sviluppo economico (vd.) ma non approvato dalla totalità dei lavoratori quando è stato loro sottoposto a referendum (vd.).
2) Una CIGS che il sindacato FIOM CGIL aveva dichiarato illegittima perchè non controfirmata dalla RSU. Una CIGS che poi stata nuovamente richiesta a decorrere dal 24 aprile (anch’essa non controfirmata dalla RSU con l’avvallo della CGIL) per la durata di 11 mesi, perché l’azienda non poteva chiedere un numero superiore di settimane.

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Inizia con due appuntamenti l’attività collaterale della bibiolteca Valvassori Peroni.
Dal 5 al 16 settembre vi sarà una Mostra.
Il 6 settembre una conferenza.

P. S. Potete ingrandire le locandine posizionando il cursore su una di esse per poi premere il tasto sinistro del mouse

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