Alla fabbrica Innocenti di Lambrate il 1° marzo del 1944, alle 10 del mattino,
iniziò lo sciopero, come nelle altre grandi fabbriche milanesi, contro
l’occupazione nazi-fascista.
Il 10 marzo le SS irruppero nello stabilimento, spararono a scopo intimidatorio, bloccarono le uscite dalla fabbrica e radunarono operai e impiegati nel piazzale dello stabilimento. Quattordici operai vennero arrestati.
Andarono ad aggiungersi a Marzagalli Luigi, arrestato in febbraio. Nato a Lodi il 29.10.1901. Operaio saldatore dell’Innocenti. Deportato a Bolzano il 17.8.1944 e poi a Mauthausen n. Matr. 53423 Morto nel lager il 22.4.1945.
In quello stesso giorno un altro operaio dell’Innocenti morì:
VILLA Dante Nato a Milano il 2.7.1922. Fonditore all’Innocenti. Deportato n. Matr. 59192 Muore nel lager di Mauthausen il 22.4.1945.

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Filippo Maria Beltrami

Filippo Maria Beltrami

Beltrami Filippo Maria. Nasce il 14 luglio 1908 a Cireggio, frazione del comune di Omegna, ora facente parte della provincia Verbano-Cusio-Ossola. Nel 1932 si laurea in architettura al Politecnico. Antifascista.
Dopo la laurea segue le attività del prozio paterno. Nel 1936 sposa Giuliana Gadola, figlia di un noto costruttore milanese, da cui ebbe tre figli: Luca, Giovanna e Michele. I coniugi Beltrami appartengono alla borghesia lombarda di tradizioni progressiste. Presta servizio militare come artigliere a cavallo a Lucca e Piacenza. E all’atto del richiamo cerca di rimanere di stanza a Milano. Nel 1943, nei giorni seguenti all’8 settembre Beltrami si trova nella casa paterna sopra Omegna, essendosi disciolto il reparto a cui apparteneva. Noto nella zona per le sue idee antifasciste Beltrami divenne comandante di una delle prime formazioni operanti fra il lago d’ Orta e la Val d’Ossola con il soprannome di il capitano. La formazione era di composizione eterogenea, dai moderati ai comunisti. Non si definivano ancora partigiani, ma patrioti o ribelli. I nemici li definivano banditi. Già a dicembre il gruppo conta circa 200 uomini. Dopo gli scontri di fine gennaio 1944 i ribelli sono molto provati. Attaccati con insistenza dai nazifascisti, Beltrami e una parte dei suoi, abbandonata la Valle Strona, si schierano intorno a Megolo (frazione di Pieve Vergonte), nell’Ossola. Il 13 febbraio 1944 il nemico li sopraffa insieme ad altri 12 patrioti che si erano uniti a loro.
A lui è stata data la medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione: Primissimo fra i primi volontari della libertà, organizzava la resistenza nelle sue valli ed in pianura, conducendo personalmente le più temerarie imprese. Ferito una prima volta, non desisteva dalla durissima vittoriosa attività e rapidamente conquistava al suo nome una leggendaria e cavalleresca aureola. Di ritorno da un’azione, veniva attaccato da forze venti volte superiori, ma sdegnoso di ripiegare o di arrendersi, si asserragliava con pochi compagni in un casolare e accettava l’impari combattimento. Riportava diverse ferite e continuava nella lotta ardente finché dopo altre tre ore di combattimento cadeva gloriosamente insieme a tutti i suoi compagni.

Monumento ai caduti di Megolo a ricordo di Carlo Antibo, Filippo Maria Beltrami, Bassano Bressani, Aldo Carletti, Gianni Citterio, Angelo Clavena, Bortolo Creola, Antonio Di Dio, Emilio Gorla, Paolo Marino, Gaspare Pajetta, Elio Toninelli

Monumento ai caduti di Megolo a ricordo di Carlo Antibo, Filippo Maria Beltrami, Bassano Bressani, Aldo Carletti, Gianni Citterio, Angelo Clavena, Bortolo Creola, Antonio Di Dio, Emilio Gorla, Paolo Marino, Gaspare Pajetta, Elio Toninelli

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Il I° marzo del 1944 nelle grandi fabbriche di Milano, tra cui l’Innocenti di Lambrate, iniziò lo sciopero contro l’occupazione nazi-fascista. A seguito di quello sciopero accadde che la mattina del 10 marzo le SS irruppero nello stabilimento; spararono a scopo intimidatorio; bloccarono le uscite della fabbrica e radunarono operai e impiegati nel piazzale dello stabilimento. Quattordici tra loro vennero arrestati: Giuseppe Arrisari, Giacomo Banfi, Luigi Colombo, Agostino Corno, Giacomo Costa, Vincenzo De Silvestri, Giovanni Dolfi, Agostino Mantica, Giovanni Poloni, Alfredo Pozzi, Battista Previtali, Luigi Radice, Adamo Sordini, Dante Villa; andarono a raggiungere a San Vittore Luigi Marzagalli, arrestato nel febbraio.
Il 15 marzo tutti vennero portati a Bergamo, nel carcere di Sant’Agata e poi tradotti alla Caserma della 68° Fanteria, in Borgo Santa Caterina, a Bergamo Alta.
Il 17 marzo, dopo essere stati costretti a sfilare per la città, insieme agli altri lavoratori arrestati durante gli scioperi sviluppatisi nel Nord Italia, furono caricati su carri bestiame con destinazione i campi di concentramento.
Arrivati che furono vennero sottoposti al trattamento riservato ai nuovi arrivati: denudati, selezionati in base alle condizioni di salute o di età, inviati alle camere a gas se con qualche handicap di tipo fisico.

Dodici di loro non sopravvissero:
MANTICA Agostino Nato a Monza l’1.1.1913. Fonditore dell’Innocenti. Deportato n. Matr. 58962. Muore nel lager di Linz (Mauthausen) il 2.8.1944.
PREVITALI Battista Nato a Calusco d’Adda (BG) il 18.12.1915. Addetto alla minuteria dell’Innocenti. Deportato n. Matr. 59076. Muore nel lager di Gusen il 20.8.1944.
POZZI ALFREDO Nato a Lacchiarella (MI) il 23.10.1909. Operaio dell’Innocenti al reparto minuteria. Deportato n. Matr. 59070. Muore nel lager di Hartheim il 22.8.1944.
POLONI Giovanni Nato il 4.11.1894. Operaio dell’Innocenti al reparto minuteria. Deportato n. Matr. 59069. Muore nel lager di Mauthausen il 14.11.1944.
CORNO Agostino Nato il 23 agosto 1896 a Bernareggio, dove risiedeva in via S. Bartolomeo 16, frazione di Villanova. Operaio fonditore dell’Innocenti. Deportato n. Matr. 58820. Muore nel lager di Gusen 23.12.44.
DOLFI Giovanni Nato a Milano 8.3.1914. Addetto al reparto minuteria all’Innocenti. Deportato n. Matr. 58839. Muore nel lager di Mauthausen il 24.3.1945.
DE SILVETRI Vincenzo. Nato a Pavia il 19.7.1902. Montatore all’Innocenti. Deportato n Matr. 59143. Muore nel lager di Wien Hinterbruhl il 28.3.1945.
RADICE Luigi Nato a Milano il 14.8.1908. Addetto alla manutenzione all’Innocenti. Deportato n. Matr. 59084. Muore nel lager di Mauthausen il 31.3.1945.
COLOMBO Luigi Nato nel 1895. Operaio tornitore all’Innocenti. Deportato n. Matr. 58807. Muore a Mauthausen il 11-4-45.
MARZAGALLI Luigi Nato a Lodi il 29.10.1901. Operaio saldatore all’Innocenti. Deportato n. Matr. 53423. Muore nel lager di Mauthausen il 22.4.1945.
VILLA Dante Nato a Milano il 2.7.1922. Fonditore all’Innocenti. Deportato n. Matr. 59192 Muore nel lager di Mauthausen il 22.4.1945.
BANFI Giacomo Nato a Greco Milanese il 19.6.1915. Attrezzista all’Innocenti. Deportato n. Matr. 58687. Morto nel lager di Mauthausen il 18.5.1945. Tumulato nel cimitero del lager.

Solo 3 ritornarono:
ARRISARI Giuseppe, 37 anni. Morì subito dopo il ritorno a casa per via delle sofferenze patite.
COSTA Giacomo, 34 anni. Di lui abbiamo memoria grazie al fatto che nell’anno scolastico 1998-99 gli studenti della V° F Igea dell’ITC G. Zappa di Saronno hanno elaborato un progetto risultato vincitore del Concorso Ministeriale Il ‘900. I giovani e la memoria (http://win.itczappa.it/progetti/mauthausen/strut.htm) (vd link Piccola Storia).
SORDINI Adamo, 33 anni. Dopo essere arrivato a Mauthausen fu, per un breve periodo a Gusen, per poi essere trasferito all’aeroporto di Schwechat-Wien. Vi rimase fino al bombardamento anglo-americano del 26 giugno 1944. Trasferito a Wien-Florisdorf lavorò per la Heinkel. Il 1 aprile 1945, i prigionieri, quando ormai è certa la disfatta nazista, su ordine di Himmler, sono costretti a intraprendere la marcia della morte da Vienna a Mauthausen. Duecento chilometri di marcia a piedi, per strade secondarie o in mezzo ai prati, per non ostacolare la ritirata dei tedeschi. Otto giorni di marcia, sette giorni di pioggia. I morti non si contarono: chi non era più in grado di proseguire veniva ucciso con un colpo alla nuca. Sordini riesce a ritornare. E’ stato liberato il 5 maggio 1945 a Gusen. E’ morto nel 1998, ultimo dei superstite tra i deportati dell’Innocenti.

cippo

Questo cippo si trova in piazza Vigili del fuoco e dice: Questo è il quartiere dove sorgeva la fabbrica Innocenti ricordiamo gli operai arrestati per gli scioperi del marzo 1944 e deceduti nei lager nazisti. E’ stato posto il 10 giugno 2007.

lapide innocenti

Questa lapide, dopo la chiusura dell’Innocenti, ora si trova sulla facciata dell’ingresso della sede CGIL, in via Conte Rosso

20120310 Innocenti_l_araba_fenice

Nel 2012 è uscito un libro di

Enrico Wieser
Innocenti l’araba fenice. Una fabbrica, un muro, una lapide
Milano; ANPI Zona 3, [2012].
84 pagine

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Giorgio LabòLabò Giorgio. Nasce a Modena, il 29 maggio 1919. Dopo il liceo classico si iscrive alla Facoltà di Ingegneria di Genova per poi passare alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. A Milano frequenta gli ambienti artistici e letterari d’avanguardia e entra a fare parte del gruppo di Corrente.
Collabora alle riviste Corrente, Campo di Marte e ai quotidiani Il Secolo XIX di Genova e Il Resto del Carlino di Bologna, con scritti di critica d’arte e di architettura. Si dedica a una monografia su Alvar Aalto, pubblicata postuma nel 1946, a cura del padre, e a una su Antonio Sant’Elia, rimasta inedita. Prima dell’8 settembre 1943 è militare a Poggio Mirteto, nel Genio Artificieri, dopo entra nelle formazioni partigiane che operano nell’Alto Lazio e compie azioni di sabotaggio. A Roma si unisce ai Gap (Gruppo di Azione Patriottica).GIORGIO LABO' Insieme a Gianfranco Mattei in via Giulia, 23 bis, prepara ordigni esplosivi. In quella casa, a seguito di una delazione, il 1° febbraio 1944, viene, con Mattei arrestato dalle SS tedesche e trasferito nel carcere di via Tasso. E’ torturato. Il 7 marzo 1944 viene fucilato a Forte Bravetta.
Alla memoria gli è stata conferita la medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
Formatosi ad una pura fede antifascista, sergente del genio minatori, combatté strenuamente l’8 settembre 1943 contro il tedesco invasore. Accorreva quindi nelle file partigiane, compiendo innumerevoli ed audaci azioni di sabotaggio. Distruggeva, fra l’altro, un treno e un ponte ferroviario. Entrato nell’organizzazione militare del partito comunista italiano, diveniva a Roma l’animatore instancabile dei gloriosi G.A.P. centrali. Tecnico espertissimo del sabotaggio, costituiva nel cuore stesso della città un laboratorio per la costruzione dei mezzi più efficienti d’offesa con i quali riforniva i suoi reparti d’assalto. Caduto nelle mani delle SS. tedesche, resisteva con incrollabile fermezza alle torture più atroci per più di un mese. Legato mani e piedi ininterrottamente da strettissimi vincoli che fecero in breve tempo incancrenire i suoi polsi, con le ossa fracassate ed il volto disfatto dalle percosse, ad ogni intimazione dei carnefici rispondeva: « Non lo so e non lo dico. Viva l’Italia! ». Condannato senza processo alla pena capitale, cadeva serenamente sotto il piombo tedesco. Palidoro, settembre 1943 – Poggio Mirteto, ottobre 1943 – Roma, novembre 1943-marzo 1944.
Il Politecnico di Milano lo ha proclamato honoris causa dottore in architettura.
Nel 2011 Pietro Boragina ne ha scritto la biografia.

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Mattei Gianfranco

Gianfranco Mattei

Mattei Gianfranco. Nasce a Milano l’11.12.1916. Primogenito di sette fratelli, nel 1938 si laurea in chimica all’Università di Firenze, con il massimo dei voti. Assistente di Giulio Natta (premio Nobel per la chimica nel 1963) all’istituto di chimica industriale del Politecnico di Milano, insegna chimica analitica quantitativa e inizia alcune ricerche sulla struttura e l’orientamento delle molecole polari e sulla produzione di detersivi sintetici. Dal ’36 al ’38 frequenta il corso allievi ufficiali a Pavia. Già nel ’37, con la sorella minore Teresita, che nel 1946 sarebbe diventata la più giovane deputata comunista alla Costituente e nel 1995 sarebbe stata insignita del titolo di Grande Ufficiale al merito della Repubblica italiana, entra nel movimento antifascista lombardo. Allo scoppio della guerra, Mattei è chiamato alle armi.
La sera del 25 luglio del ’43, insieme a pochi altri docenti universitari, compila il manifesto che reclama un cambiamento radicale della vita universitaria.
Nelle settimane successive fa la spola tra Firenze e Milano per tenere i contatti fra i gruppi di antifascisti attivi nelle due città. Dopo l’armistizio è costretto ad allontanarsi da Milano perché il padre è ricercato (aveva diretto la Confederazione dell’Industria durante il governo Badoglio). Si trasferisce prima nel Lecchese e poi in Valfurva dove si vanno formando i primi gruppi di partigiani.
Nell’ottobre lascia la Lombardia, perché troppo conosciuto, e si trasferisce a Roma. Dai dirigenti comunisti romani è incaricato di mettere a frutto le sue conoscenze scientifiche e di organizzare la “santabarbara” dei Gap (Gruppi di Azione Patriottica), in una casa al numero 25 bis di via Giulia. Fabbrica nuovi tipi di ordigni, come una bomba a mano a “doppio effetto” molto efficace contro i mezzi blindati. Contribuisce anche all’organizzazione di azioni militari contro i nazifascisti, ma il pomeriggio del I° febbraio (pare su delazione di una spia fascista), è sorpreso dai tedeschi in via Giulia e rinchiuso nel carcere di via Tasso, insieme a Giorgio Labò*.

E’ torturato per giorni. Ma riesce a procurarsi, da un militare agli arresti, una cinta e la impiega per togliersi la vita, pur di non rivelare i nomi dei compagni. Dal milite prigioniero aveva ottenuto anche un libretto dal quale, una volta deciso di uccidersi, aveva preso un assegno per scrivervi sopra a matita: Carissimi genitori, per una disgraziatissima circostanza di cui si può incolpare solo il fato avverso, temo che queste saranno le mie ultime parole. Sapete quali legami d’affetto ardente mi legano a voi, ai fratelli e a tutti. Siate forti sapendo che lo sono stato anch’io. Vi abbraccio, Gianfranco. Nella notte tra il 6 e il 7 febbraio del 1944 si impicca.

Il Politecnico di Milano gli ha dedicato un’aula;
gli Stormi Six una canzone che riproduciamo attraverso un video prodotto da Eleonora Giordano

* Giorgio Labò verrà fucilato un mese dopo la morte di Mattei, a Forte Bravetta.

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BONETTIBonetti Pierfranco. Nasce a Milano nel 1921.
Nel marzo del 1941 viene arruolato nell’esercito regio e assegnato, come sottotenente di complemento, al 14° Reggimento Genio di stanza a Belluno. Da qui è trasferito nel Montenegro.
L’8 settembre 1944, Pierfranco Bonetti si trova a Podgoritza nella capitale montenegrina e decide di stare con i partigiani jugoslavi attivi nel territorio balcanico dal 1941.
Senza titolo-1Raccoglie intorno a sé altri soldati italiani a capo di una compagnia che agisce per colpire gli obiettivi nemici. Prende parte alla lotta contro i tedeschi e i loro collaborazionisti locali  Dopo diverse azioni di combattimento, viene colpito a morte da “bande musulmane” fedeli al Terzo Reich, provenienti dal Kosovo, nella regione del Sangiaccato, al confine tra il Montenegro e la Serbia. Era il 7 gennaio 1944.
La motivazione della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria dice: “Ufficiale del genio, all’onta della resa preferiva l’incerto destino del ribelle della montagna. Raccolti ed organizzati parecchi militari sbandati, a capo di essi combatteva a fianco di una formazione partigiana della zona il cui comandante, in riconoscimento del suo slancio e del suo spirito combattivo, gli affidava il comando di una compagnia. Riunitosi finalmente ai fratelli italiani combattenti in Balcania, ne seguiva le sorti, percorrendo migliaia di chilometri tra sacrifici e privazioni di ogni genere. Nel corso di un duro combattimento contro bande musulmane albanesi, accerchiato da un forte ed agguerrito contingente nemico ed in difficile situazione, resisteva con accanimento per parecchie ore, fornendo mirabile esempio di ardore combattivo e di eroismo. Colpito a morte chiudeva, sul campo di battaglia, la sua giovinezza eroica, tra i propri soldati da lui guidati in ogni circostanza al combattimento con eccezionale coraggio”.
All’ingresso dell’edificio scolastico a Lui dedicato, in via Tajani 12, è posta una targa
19440107 Bonetti
Roma lo ricorda nel quartiere Spinaceto, dove gli è stata intitolata una via.

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Via POggi 13

Via Poggi 13

Ottolenghi Giuseppe nasce a Milano il 15.12.1921. Il padre Giorgio  è di origine ebraica, di fede socialista.
Giuseppe è partigiano e milita nella 111° brigata SAP (Squadre di Azione Patriottica). Accusato da due falsi partigiani di avere fornito loro delle armi è arrestato e trasferito, nel novembre del 1943, nel carcere di San Vittore dove dichiara di essere Antonio Maugeri.

Il 18 dicembre 1943 un commando del 17° distaccamento Gramsci, formato da Carlo Camesasca, Renato Sgobero, La Fratta Vito Antonio, Validio Mantovani, tese un agguato mortale al federale Aldo Resega in via Bronzetti angolo corso XXII Marzo.

A seguito dell’attentato, come rappresaglia, Giuseppe Ottolenghi è “processato” la notte stessa della morte di Aldo Resega, insieme ad altri 9 detenuti nel carcere di San Vittore,  innanzi al primo  Tribunale militare straordinario fascista costituitosi durante l’occupazione nazista di Milano.

Il verdetto fu immediato: Giuseppe Ottolenghi con Capolongo Carmine, Cerini Fedele, Cervi Giovanni, Gaban Luciano, Alberto Madalena, Mendel Carlo, Rossin Amedeo furono condannati a morte perché: responsabili di omicidi, di rivolta contro i poteri dello Stato, d’incitamento alla strage, detentori di armi e munizioni, di apparecchi radio trasmittenti e di materiale di propaganda comunista .

Il 20 dicembre 1943 il Corriere della Sera titolò

Il 12 novembre del 1946 i giudici della seconda sezione speciale della Corte di Assise speciale di Milano condannarono a morte i membri del Tribunale militare.

Poi arrivò Togliatti ministro della giustizia nel primo governo De Gasperi che propose e varò l’amnistia del 22 giugno 1946 e così:

Belardinelli Francesco, pubblico ministero del tribunale straordinario che ordinò la rappresaglia, condannato alla pena di morte non morì a seguito di quella condanna, perché era  latitante . La Corte di Cassazione il 14 febbraio 1949 annullò la sentenza e rinviò per nuovo esame alla Corte d’assise di Viterbo.

Nicolini Santamaria Camillo, accusato di aver presieduto, nella sua qualità di questore, il tribunale straordinario che ordinò la rappresaglia, condannato alla pena di morte sopravvisse perché latitante. Il 4 dicembre 1947 la Corte di Cassazione annullò la sentenza per deficiente ed erronea motivazione circa la configurazione giuridica del reato e sul diniego delle attenuanti generiche e rinviò gli atti alla Corte d’assise di Roma.

Mariani Vittorio, membro del tribunale straordinario, condannato alla pena di morte sopravvisse perché contumace. La Corte di Cassazione il 14 febbraio 1949 annullò la sentenza e rinviò per nuovo esame alla Corte d’assise di Viterbo.

Tarsia Alfredo, ten. Col. Del III° Reggimento bersaglieri, membro del tribunale straordinario, condannato a 16 anni di reclusione presente in aula. Il 4 dicembre 1947 la Corte di Cassazione annullò la sentenza per estinzione del reato a seguito di amnistia.

E ancora:

Solaro Carmelo, tenente della X Mas, accusato di aver fatto parte del tribunale straordinario che ordinò la rappresaglia, condannato il 27 ottobre 1945 a16 anni e 8 mesi. La Corte di Cassazione il 3 settembre 1946 annullò la sentenza e rinviò per un nuovo giudizio alla Corte di Assise Speciale  di Como.

Angelo Vergani, quale ufficiale della BN “Aldo Resega”, imputato per aver preso parte alla fucilazione avvenuta all’Arena di Milano, venne assolto il 22 ottobre 1947 per insufficienza di prove e immediatamente scarcerato.

ottolenghi giuseppe (2)

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma.

Recentemente su un blog intitolato ad Aldo Resega è comparso uno stralcio del suo testamento spirituale

« Se dovessi cadere lasciate che il mio sacrificio, come quello di tanti altri Martiri, rappresenti semplicemente il pegno della nostra rinascita. La tragedia dell’Italia vorrà forse il mio sangue? Io l’offro con l’impeto della mia fede. Lasciate che sgorghi senza equivalente, senza rappresaglie e senza vendetta. Così soltanto sarà caro e fecondo per la mia patria: dono e non danno, atto d’amore e non fomite d’odio, necessità di dolore e non veicolo di disunione maggiore. »

(Aldo Resega nel suo testamento spirituale)

Detto-fatto. I suoi camerati per rappresaglia uccisero 8 uomini, 5 dei quali sicuramente partigiani, che alla morte del federale non avevano partecipato.

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P. S.In questi giorni abbiamo appreso sulla pagina facebook di Michele Sacerdoti che un altro caduto per mano fascista abitava nella nostra Zona: in via Viminale 5.

Carlo Leone Mendel fu ammesso nel 1932 alla Scuola Normale di Pisa e conseguì nel 1937 la laurea in Fisica all’Università di Pisa con il massimo dei voti con una tesi sperimentale sulla propagazione della luce nei liquidi sottoposti ad ultrasuoni con relatore il prof. Luigi Puccianti. Il 1 gennaio 1938 vinse il concorso di ricercatore all’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris di Torino dove lavorò con Giancarlo Vallauri e Romolo Deaglio ma lo dovette lasciare il 31 dicembre 1938 in seguito alla promulgazione delle leggi razziali, essendo di origine ebraica. Lavorò fino al 1941 a Milano alla Magneti Marelli come ricercatore e alla Mial dal 1941 al suo arresto nel 1943 dove si dedicò allo studio e progettazione di strumenti di misura, in particolare oscillatori e oscillografi. Nel 1940 entrò a far parte di un gruppo di giovani comunisti diretto da Mario Braida e Walter Rubini che diffonde volantini antifascisti davanti alle fabbriche di Milano. Dopo l’8 settembre 1943 prese parte alla lotta di liberazione aderendo ai primi gruppi partigiani comunisti milanesi. Il 26 ottobre sera venne arrestato dai tedeschi in seguito alla denuncia di una spia infiltratasi come agente provocatore esortando a raccogliere armi e poi denunciando tutti. Viene trovato in possesso di armi e radiotrasmittenti. Stava costruendo il tredicesimo apparecchio trasmittente che doveva servire come gli altri a collegare i primi gruppi sparsi in montagna. Abitava a Milano in via Viminale 5.

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16 settembre 1943 CARLO CERINI

Carlo Cerini. Nasce a Cuasso al Monte (Va) nel 1921, caduto in Austria il 16 settembre 1943. Studente del Politecnico di Milano.
Sottotenente di fanteria, prima dell’armistizio Cerini prestava servizio nella Guardia di frontiera. Dopo l’8 settembre 1943 fu, dei militari italiani che si trovavano nelle zone di confine, tra i protagonisti di isolati tentativi di resistenza ai tedeschi.
Catturato stava per essere deportato in Germania quando tra Ziri ed Innsbruck, dopo aver disarmato e ucciso il militare tedesco di scorta, riuscì a fuggire.
Ripreso tentò ancora la fuga ma le guardie lo uccisero con una scarica di mitra.
E’ il primo caduto del Politecnico di Milano: gli è stata conferita la laurea “ad honorem”.
Gli è stata conferita anche la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria con questa motivazione:
Dopo eroica resistenza, sopraffatto da forze tedesche veniva catturato con gli avanzi del proprio reparto e condotto in campo di concentramento dal quale riusciva ad evadere con la decisa intenzione di sottrarsi alla prigionia, per poter ancora offrire il proprio braccio alla Patria. Per quanto la sua fuga fosse avvenuta in paese ostile non volle spogliarsi dell’uniforme italiana. Rintracciato e nuovamente catturato nei pressi di Ziri, durante la sua traduzione a Innsbruck disarmava ed uccideva il gendarme tedesco che lo scortava. Nuovamente arrestato a Landeck, impossibilitato per ferita ricevuta a difendersi veniva tradotto a Innsbruck ove in successivi interrogatori, ormai sicuro della sua fine, manteneva contegno fiero ed energico proclamando ancora una volta la sua intenzione di sottrarsi a qualunque costo alla prigionia per poter ancora combattere per la Patria contro la Germania. In un nuovo tentativo di fuga veniva ucciso con una scarica di mitragliatrice. Nobile, generoso, eroico esempio di elevato sentimento dell’onore e del dovere e di mirabile e sublime amor di Patria. — lnnsbruck -Zirl – Landeck, 15- 16 settembre 1943.
V’è da ricordare che tra studenti, docenti e personale i caduti del Politecnico nella lotta di Liberazione furono oltre 100.
Tra questi abbiamo dato conto di
Antonio de Finetti
Federico Marescotti
Filippo Maria Beltrami,
Gianfranco Mattei,
Giorgio Labò,
Luigi Canzanelli,
Mario Bobbio,
Roesler Franz Giorgio.

 

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