25 marzo 2006Le macerie della collinetta al parco Lambro custodiscono, presumibilmente, anche, le spoglie di alcune vittime dei bombardamenti, della II° guerra mondiale. Durante le giunte del sindaco Moratti, all’apice del glorioso ventennio berlusconiano, all’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra venne l’idea di chiedere ai CdZ 3 (collinetta del parco Lambro) e CdZ8 (collinetta di san Siro) di ricordare quei morti. L’allora CdZ3, di centro destra, fece propria l’idea e L’11 novembre 2005 la commissione LLPP/Territorio/ Traffico/Viabilità del CdZ 3 si è riunita per esaminare la proposta dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra – sezione provinciale di Milano di mettere alla montagnetta del Parco Lambro un segno in commemorazione, appunto, delle vittime civili della seconda guerra mondiale

Il 18 novembre 2005, su incarico di quella commissione, si riunì un gruppo di lavoro appositamente costituito per formulare una proposta concreta

Il 1° dicembre 2005 il CdZ 3 deliberò a maggioranza la proposta di collocare di un cippo sul quale riportare una frase di Carlo Del Croix (Interventista, ovvero a favore dell’entrata in guerra dell’Italia nella I° guerra mondiale. Medaglia d’argento al valore militare, perché era riuscito ad automutilarsi durante un’esercitazione di lancio di bombe a mano, le perse entrambe e rimase cieco. Parlamentare fascista dal 1924 al 1943. E dopo la II° guerra mondiale eletto deputato, alle elezioni politiche del 1953, nelle file del Partito Nazionale Monarchico.)

Il 23 gennaio 2006 il vice-sindaco De Corato comunicò al CdZ 3 che le opere proposte sarebbero state realizzate tramite l’appalto di Global Service

Il 25 marzo 2006 l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra – sezione provinciale di Milano organizzò una cerimonia commemorativa presso quel cippo e quella targa, con il patrocinio di Regione, Provincia, Comune e Zona 3 (Tutti di centro destra). Tutti inconsapevoli che quelle morti erano il frutto di una guerra voluta da Mussolini e dai gerarchi fascisti. Erano la conseguenza della Repubblica Sociale Italiana, con a capo ancora Mussolini e vecchi e nuovi fascisti alleati con l’occupante nazista. Erano la testimonianza di una politica che dopo la proclamazione della Repubblica ha continuato a esistere ed essi stessi, più o meno apertamente, avevano delle affinità con essa.

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Il Politecnico di Milano, in collaborazione con l’ANPI, organizza l’incontro

Gianfranco Mattei e i caduti per la Resistenza del Politecnico

28 aprile 2003
ore 17

Aula Gianfranco Mattei/Dipartimento di Chimica, materiali e ing. chimica G. Natta
Piazza Leonardo da Vinci, 32

con il quale intende rendere omaggio a quanti hanno operato in clandestinità, sui campi di battaglia, nelle istituzioni e nella vita civile per l’affermazione della libertà, della giustizia, della democrazia, valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e la Repubblica Italiana.

Alla cerimonia interverranno:
Giulio Ballio, Rettore del Politecnico di Milano,
Alberto Cigada, Direttore del Dipartimento di Chimica, materiali e ing. chimica “G. Natta”,
Libero Traversa, Comitato provinciale ANPI,
Andrea Silvestri, Responsabile scientifico del Centro per la Storia dell’Ateneo.

Insieme a Gianfranco Mattei, si ricorderanno Giorgio Labò, Antonio De Finetti, Mario Bobbio, morto a Mauthausen, Luigi Canzanelli, il “tenente Gino”, caduto in un’imboscata tesagli dai tedeschi, la medaglia d’oro Carlo Cerini caduto a Innsbruck dopo essere stato ferito e duramente interrogato, Filippo Maria Beltrami e Federico Marescotti, morti in difesa della Val d’Ossola, Giorgio Roesler Franz caduto in via Pitteri, e tutti gli altri giovani politecnici, oltre 100, caduti in difesa della libertà.

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DIPARTIMENTO DI ELETTRONICA E INFORMAZIONEOre 13,15. Il dipartimento di Elettronica e Informazione è quasi vuoto per la pausa pranzo. Al secondo piano fuoriesce del fumo, dallo studio n. 203, che poi invade tutto il corridoio, 70 metri circa. Il personale abbandona l’edificio. L’Ufficio Tecnico del Politecnico toglie l’energia elettrica e in breve arrivano Vigili del Fuoco, Vigili Urbani, la Polizia e le ambulanze.
L’incendio si estende per circa 400 mq e distrugge 15 uffici tra il secondo e il terzo piano.
L’acqua usata dai Vigili del Fuoco provoca l’allagamento di quattro uffici al primo piano; al piano terra i libri della biblioteca sono impregnati d’acqua; al piano seminterrato alcune workstation del laboratorio di Calcolo Automatico sono danneggiate.
I danni ammontano a circa 400 milioni di lire e nel calcolo sono esclusi i costi relativi alla ricostruzione dell’area distrutta.
Si sono verificati episodi di sciacallaggio. “Sono scomparsi personal computer, tavoli, casse acustiche, addirittura memoria RAM prelevata dai PC …oltre ai preziosi sigari del prof. Colorni”.

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Il numero di novembre del 1985 del periodico, dell’allora Zona 11, La Piazza, in prima pagina riportava la seguente notizia
comitato-zelascow

Tesero è il comune in val di Stava dove il 19 luglio 1985 il bacino di decantazione della miniera posta sopra l’abitato crollò e fece la colata di fango precipitata sul comune vede 268 vittime. Ne abbiamo scritto

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Alle 12 e 22’ e 55”del 19 luglio, in una piccola valle laterale alla valle di Fiemme, collassano due bacini di decantazione e deposito scorie, costruiti nei pressi della miniera di fluorite di Prestavel, di proprietà Montedison. Il cedimento dell’argine del bacino superiore rovescia su quello inferiore l’enorme massa di limi depositati, che, mescolati ai materiali contenuti in quest’ultimo, si rovesciano giù per la valle fino all’abitato di Tesero, spazzando via ogni persona e ogni cosa. Muoiono 289 persone. Vengono distrutte 56 tra case e alberghi e 8 ponti: tutti travolti da 170mila metri cubi di materiale.
… E’ il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, appena eletto, a recarsi tra i superstiti di Stava: «Sarà fatta giustizia, una giustizia non irata, ma serena e severa».
L’anno dopo, il processo di primo grado si chiude con alcune miti condanne.
Sarà solo per merito di un collegio di avvocati che, nel 1990, le responsabilità verranno accertate e la Montedison costretta a pagare un ragionevole compenso alle vittime… Il collegio legale viene continuamente attaccato dalla stampa di destra che definisce i suoi componenti «sciacalli».
Tra di loro, come perito, il geologo Floriano Calvino, fratello dello scrittore Italo. Questo l’inizio della sua relazione per la parte civile: «La colpa della catastrofica alluvione va ascritta principalmente alle dirigenze centrali, amministrative e tecniche, del settore minerario della società Montecatini, poi Montedison, e della società Fluormine: per aver promosso senza adeguato supporto tecnico- scientifico – dando così prova di negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle buone regole – la costruzione dei due bacini {…} in base a calcoli errati».(1)
In via Valvassori Peroni vi è il Centro Sportivo Scolastico intitolato a Gianfranco Zelasco (n. 15 dicembre 1928), preside della scuola A. B. Cairoli, perito insieme alla moglie Rita (n. 24 dicembre 1940) e al figlio Paolo (n. 11 maggio 1970), nel crollo della discarica*. Altre due persone della Zona morirono in quella circostanza: Motta Laura Giuseppina (n. 27 maggio 1934) Motta Ottorino Salvatore (n. 1° marzo 1926).
Nel settembre di quell’anno il giornale di Zona 11, la Piazza, così ricordava le loro vite.**
ZELASCO-PIAZZA
___________
1) da Enrico Deaglio Patria, 1978-2008 Fonti, curiosità e spunti di ricerca a cura di Andrea Gentile. il Saggiatore
*L’unica sopravissuta della famiglia fu Simona Zelasco (17 anni). Trenta anni dopo, il 19 luglio del 2015, i geologi italiani sono andati sul luogo del disastro e, tra altri, ha portato la sua testimonianza Simona:
Ad un certo punto sentimmo un rumore che diventava sempre più forte. Andammo tutti sul balcone di casa. Dinanzi a me c’era un’altra piccola casa e dentro c’era un bimbo. Alle 12 e 22’ e 55”  l’onda di acqua, fango travolse e spazzò via tutto.
All’improvviso rimasi completamente sola, orfana, non sapevo cosa fare ed avevo 17 anni. La mia è stata una vita segnata dall’assenza. Dalla laurea alla prima delusione amorosa ho continuato ad essere orfana, non ho potuto condividere nulla di tutto questo con i miei affetti familiari più grandi.
A Stava ho perso i genitori, i fratelli. Credo che non esista una classifica del dolore però quanto è accaduto lascia un segno di ingiustizia e in me un senso di paura con delle tracce molto profonde.
**Marta Rossi Capolongo era consigliera e Claudio Saibene presidente della commissione Educazione del CDZ; Mario Miraglia, sarebbe diventato una decina di anni dopo Assessore del personale alla Provincia di Milano.

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Nel 1981 l’anno scolastico è da poco iniziato e con esso tutte le attività che ruotano attorno al mondo della scuola. Persone volonterose si adoperano nell’organizzare manifestazioni. Il Torneo di Calcio maschile è il più partecipato e si snoderà per quattro mesi, ogni domenica, sul campo dell’oratorio, della parrocchia Santo Spirito. Vi saranno anche incontri di squadre femminili.
Si da il caso che oltre il muro di cinta dell’oratorio, in via Valvassori Peroni, vi siano campi incolti, trasformati per larghi tratti in discariche abusive. Il continuare a passarci innanzi stimola l’idea che quegli spazi una volta sistemati potrebbero diventare il luogo dove giocare a pallone tutto l’anno e dove le scuole potrebbero svolgere, soprattutto nella bella stagione, le attività normalmente praticate in palestra. L’idea viene sottoposta al preside della scuola media A. B. CAIROLI e al direttore didattico della scuola elementare LEONARDO DA VINCI. Proposta accolta e presentazione del progetto all’allora CdZ 11.
La sera del 23 ottobre 1981, nella sala Consigliare di via Ponzio, i genitori espongono il progetto: CREARE UN CENTRO SPORTIVO SCOLASTICO su parte di quell’area abbandonata in via Valvassori Peroni. Il CdZ11 ascolta e annuisce. L’idea piace.
Il 16 dicembre 1981 viene messa tra i punti all’ordine del giorno, discussa, approvata all’unanimità. Ora sarà il Consiglio Comunale che dovrà dare l’assenso definitivo.
L’11 maggio 1982 la Giunta comunale decide di assegnare l’area alle Scuole che hanno presentato la richiesta e incarica l’assessore al Demanio perché prepari un regolare contratto d’affitto. Preside e il Direttore Didattico lo sottoscrivono e si impegnano a rispettarlo.
L’11 febbraio 1983 un geometra del Comune di Milano consegna ufficialmente le chiavi d’accesso all’area. Inizia una nuova avventura.
Il Comune di Milano invia una ruspa che spiana e livella il terreno; dota il terreno di acqua potabile. Ma i lavori da fare sono molti: vi è il problema di trovare i soldi per trasformare quel campo spianato in un campo da pallone; bisogna trovare volontari disposti a realizzare il progetto.
Il Consiglio Scolastico Distrettuale 84 lancia un invito alle altre scuole dell’allora Zona 11 perché collaborino al progetto con la certezza di potere utilizzare in seguito, anche loro, le strutture realizzate. La scuola elementare TITO SPERI e la media QUINTINO DI VONA lo raccolgono: le forze raddoppiano e l’idea si tramuta in realtà. Non ci sono ancora gli spogliatoi, le docce, c’è però un campo da calcio e un campo da pallavolo sui quali potere giocare e svolgere così quelle attività che negli anni precedenti le scuole dovevano ingegnarsi a trovare.
Dal novembre 1985 la denominazione ufficiale dell’area diviene Centro Sportivo Scolastico GIANFRANCO ZELASCO a ricordo del preside della scuola media statale A. B. Cairoli che per primo ha creduto e voluto la sua realizzazione e il suo funzionamento. Gianfranco Zelasco era morto, insieme al figlio quindicenne, Paolo, e ad altre 267 persone, il 19 luglio 1985 mentre si trovava in villeggiatura a Stava.

 

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lucarelli[1]Ezio Lucarelli, nato a Cori (LT) il 2 luglio 1945 il 26 novembre 1980 insieme a altri 3 colleghi del nucleo operativo di Monza sta svolgendo dei controlli nella carrozzeria “Luki” in via Ofanto 26, (una strada privata che costeggia il Lambro prima della tangenziale, oltre il quartiere Feltre), perché pare che li vengano riciclate auto rubate.
I carabinieri hanno già scoperto targhe e carte di circolazione falsificate quando sopraggiunge un Audi 100 con a bordo 2 giovani. Il brigadiere Lucarelli e il maresciallo Palermo chiedono loro di mostrare i documenti. Mentre li stanno esaminando uno dei giovani estrae una pistola: Lucarelli muore sul colpo; il maresciallo Palermo viene ferito a una gamba.
I responsabili del delitto, Gilberto Cavallini e Stefano Soderini esponenti del gruppo di estrema destra NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), avevano compiuto una rapina a Treviso per autofinanziarsi.
Ezio Lucarelli il 1° giugno 2004 è stato insignito, dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, della medaglia d’oro al merito civile e alla memoria.
Il 18 aprile 2009 il piazzale antistante la Caserma dei Carabinieri di Cusano Milanino, dove Lucarelli abitava, è stato intitolato a lui.
Il 5 maggio 2010 la vedova Annamaria Messina, residente a Paderno Dugnano, ha ritirato la onorificenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con la consegna della “medaglia d’oro di vittima del terrorismo”.
Il comune di Milano il 24 novembre 2012 ha intitolato i prati del quartiere Feltre delimitati da via Passo Sella, Via Rombon, via Passo Rolle, a ricordo del sacrificio del brigadiere Ezio Lucarelli e vi ha posato una targa.

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GGGuido Galli abitava in corso Plebisciti, con la moglie Bianca e cinque figli (Alessandra, Carla, Giuseppe, Riccardo e Paolo), quando il pomeriggio del 19 marzo 1980 fu ucciso, con tre colpi di pistola P38, da un commando terroristico dell’organizzazione Prima Linea, formato da Sergio Segio, Maurice Bignami, Michele Viscardi, davanti all’aula 309 dell’università Statale di Milano. Guido Galli era giudice istruttore penale del Tribunale di Milano e docente di criminologia.
Aveva disposto il rinvio a giudizio di numerosi esponenti di Prima Linea.
Il comunicato di rivendicazione dell’attentato, da parte di Prima Linea, iniziava così: ” Oggi 19 marzo 1980, alle ore 16 e 50, un gruppo di fuoco dell”organizzazione comunista PL ha giustiziato con tre colpi di pistola calibro 38 SPL, il giudice Guido Galli dell’ufficio istruzione del Tribunale di Milano. Galli appartiene alla frazione riformista e garantisca della magistratura, impegnato in prima persona nella battaglia per ricostruire l’ufficio istruzione di Milano come centro di lavoro giudiziario efficiente, adeguato alla necessità di ristrutturazione, di nuova divisione del lavoro dell’apparato giudiziario, alla necessità di far fronte alle contraddizioni crescenti del lavoro dei magistrati di fronte alla contemporanea crescente paralisi del lavoro di produzione legislativa delle Camere.”

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