pedenoviEnrico Pedenovi (Pv. 02/09/1926 – Mi 29/04/1976) Avvocato, consigliere provinciale del MSI – DS alla Provincia di Milano e membro del Comitato Centrale del Movimento Sociale, ucciso, mentre saliva sulla sua auto, da un gruppo di fuoco di appartenenti a Prima Linea, in viale Lombardia (ang. Piazza Durante). Pedenovi prima di raggiungere il suo studio legale, come d’abitudine, si ferma al distributore di benzina in piazza Durante per acquistare all’edicola vicina i giornali. Tre persone, a bordo di una Simca rubata, gli hanno teso l’agguato.
Quel pomeriggio Pedenovi avrebbe dovuto partecipare alla cerimonia di commemorazione di Sergio Ramelli, lo studente del Fronte della Gioventù, ucciso a sprangate da un gruppo di studenti di estrema sinistra, appartenenti ad “Avanguardia Operaia”.
Il processo contro i tre assassini si aprì il 22 ottobre 1984, presso la Corte di Assise di Milano. La Cassazione sancì la condanna definitiva di 29 anni a Bruno Laronga; confermò la pena di 27 anni ad Enrico Galmozzi e l’ergastolo a Giovanni Stefan (latitante), mentre Pietro del Giudice fu assolto.
Nel giugno del 2005 la Corte di Appello giudicò prescritto il reato di Giovanni Stefan.
Pedenovi ha lasciato la moglie e due figlie di 22 e 10 anni.

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Un gruppo di sei teppisti ha aggredito in viale Argonne un giovane che in compagnia di un amico camminava con il giornale l’Unità in tasca.

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Nella notte 3 giovani di Avanguardia Nazionale, poi arrestati, hanno preso di mira sedi e installazioni della polizia. In piazza Piola hanno lanciato una bomba contro la colonnina del 113.

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Una bomba nascosta in una borsa e appoggiata sul marciapiede è stata fatta esplodere davanti alla sede del Partito Comunista marxita-leninista (Servire il Popolo) di via Accademia. L’ordigno confezionato con circa 200 grammi di tritolo o dinamite ha distrutto un’auto e mandato in frantumi i vetri delle case vicine.

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25 marzo
Chiara A., 9 anni, abita di fronte alla casa dello studente di viale Romagna. Uscita da scuola si ferma per acquistare delle figurine all’edicola.
Marco Pastori, 17 anni, e Alessandro Danieletti, 19 anni, due neofasciti, sono in macchina su una Fiat 128. Marco davanti alla Casa dello studente spara 5 colpi: ferisce un passante e Chiara, le trapassa il bacino senza colpire organi vitali: si salverà. Un giovane blocca i due neofasciti in viale Lombardia e la polizia catturare Marco Pastori; Danieletti scappa a Pian di Rascino (Rieti): sarà arrestato a maggio, dopo una sanguinosa sparatoria. Marco Pastori, minorenne, rinchiuso nel carcere Beccaria dopo una settimana fugge ma è arrestato, sotto casa, nei giardinetti di p.le Gorini.
I due verranno processati e la pena comminata sarà lieve: l’atto è ritenuto un gesto dimostrativo senza l’intenzionalità di uccidere o di ferire. Ma il giudice si è sbagliato.
Anni dopo Danieletti decide di collaborare con la polizia e racconta gli antefatti della vicenda.

23 marzo
Danieletti e Pastori hanno un appuntamento con dei ricettatori, al parco Lambro. Pastori è appena evaso dal carcere minorile Beccaria, dove era stato rinchiuso per avere picchiato un giovane di sinistra. E’ molto nervoso. Qualcosa si muove dietro un cespuglio. Pastori spara tre colpi con una Beretta 22. Ha scambiato un impiegato di banca, Lucio Terminiello, per un poliziotto in borghese: Terminello muore.
Il 25 i due si rivedono. Danieletti suggerisce a Pastori di sbarazzarsi della pistola. E questi, poiché ha “qualche colpo”, gli propone di andare a spararli contro i “rossi”. Saliti in macchina improvvisano un raid. Davanti alla facoltà di Architettura spara tre colpi; poi altri cinque contro un crocchio di studenti davanti alla casa omonima. Due feriti: un passante e Chiara.
Dopo il raid la Beretta 22 finisce in mano allo stesso perito balistico che si sta occupando del delitto al parco Lambro. Al tecnico pare, senza capire come ciò sia possibile, che la pistola sia la stessa.
Il giudice istruttore Maurizio Grigo, informato, oltre a un mandato di cattura per omicidio contro Pastori, firma alcune comunicazioni giudiziarie: destinatari i periti che hanno avuto per le mani la pistola del delitto.
Quando Pastori ritrovò in carcere Danieletti gli disse che un amico aveva cambiato la canna della pistola.
Pastori uscito dal carcere, perchè l’inchiesta per omicidio non era ancora terminata, si rifugia in Spagna; per l’assassinio dell’impiegato, nel 1987, è stato condannato a nove anni e quattro mesi di reclusione, poi ridotti a sette grazie a un indulto. La polizia spagnola lo ha arrestato il 6 giugno 1994 a Castel Defels, una località balneare a pochi chilometri da Barcellona.

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Tre giovani, in serata, sono stati aggrediti prima con bastoni da una squadraccia fascista in via Colombo. Poi compiuto il misfatto, mentre fuggivano, i fascisti hanno sparato numerosi colpi di pistola due dei quali hanno raggiunto Giancarlo Passarella che ha riportato ferite non gravi grazie al fatto che i proiettili sono stati sparati a distanza.

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Quattro persone chiaccherano sul marciapiede all’angolo delle vie Amedeo e via Arno. Un gruppo di fascisti le aggredisce. Ne nasce una rissa. Vengono sparati 4 colpi di pistola e Luigi Broggi, ex partigiano, viene colpito al capo. I fascisti sono fuggiti e hanno procurato un trauma cranico a un’altra persona.

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La vetrina della Libreria qualche tempo dopo l'attentato.

La vetrina della Libreria qualche tempo dopo l’attentato.

La libreria proletaria della Cooperativa editrice distributrice proletaria (CEDP), di via Spallanzani, gestita da Domenico Strangio, ha subito un attentato incendiario. Parte dei libri e del materiale cinese in vendita è bruciato.

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