Prese il nome di CRESPI a memoria di chi più di tutti lo volle realizzare.

La prima notizia sul nuovo Giuriati, portata all’attenzione dell’opinione pubblica dal Corriere di informazione nell’agosto del 1960, la si trova all’interno di un articolo in cui compare il seguente paragrafo:
Già allora, meno di ora, era in uso l’italico vezzo dell’annuncio. Sappiamo per esperienza diretta che il “Giuriati”, ancora oggi, è al suo posto* e il costruendo nuovo Giuriati è sorto senza che siano state mantenute tutte le promesse riportate nel ritaglio di giornale qui a fianco.

Gianfranco Crespi, in visita al Centro Schuster di via Feltre (ft. Centro Shuster)

Amianto a parte, dopo circa 60 anni, le strutture delle due palestre coperte, le tribune del campo per il rugby, gli spogliatoi e alcuni campi da tennis sono sopravvissuti, considerata la poca manutenzione avuta, con dignitoso portamento e oggi, sorrette dalle munifiche tasche delle associazioni che li hanno in concessione, vivono una seconda giovinezza.

Chi propugnò la ragguardevole impresa di edificare il nuovo Giuriati fu l’assessore comunale Gianfranco Crespi** al quale, dopo la morte avvenuta nel 1980, fu dedicata la struttura.

 

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* Solo 5 anni dopo, al posto del vecchio Giuriati doveva sorgere un pensionato.
In un recente articolo abbiamo documentato come la creatività dei nostri politici coniugata a quella degli ingegneri/architetti del Politecnico sia una miscela esplosiva e un fiorire di idee testimoniata ancora oggi dalla preoccupazione che sugli spogliatoi del Centro Balneare Romano-Ponzio (Piscina Ponzio) venga creato, indovinate un po’, uno studentato (pensionato per studenti e professori).
Questione tutt’altro che superata (vd. Fidarsi è bene non fidarsi è meglio) e riproposta nell’ultimo consiglio di Municipio 3 del 30 marzo u.s. dal sig. Pietro Giani del comitato Centro Balneare Ponzio il quale abitando in prossimità della piscina, al pari di altri cittadini, ha sollevato la questione. L’assessore Bruzzese ha rassicurato da par suo il proponente la domanda ricordando che anche il Movimento5 stelle aveva posto la questione a cui lei non aveva ancora dato risposta. Sintetizzando: il sig. Pietro si mettesse in fila che chi ci sarà vedrà: lei aveva già interpellato quelli del Politecnico per sapere cosa intendono fare!
** Gianfranco Crespi (Milano, 3 marzo 1928 – Milano, 7 luglio 1980) per molti anni assessore Democratico Cristiano del comune di Milano morì, dopo lunga malattia, il 7 luglio 1980. Per 25 anni era stato membro del consiglio comunale. L’8 giugno del 1980, nonostante la sua salute fosse ormai compromessa, si presentò alle elezioni amministrative per la DC e risultò eletto con 4451 voti di preferenza (la prima volta fu eletto nel 1956).
Sposato, 5 figli, aveva cominciato a lavorare nell’azienda del padre le “Officine Gallaratesi” e ne era dirigente.
Già partigiano nelle Brigate Matteotti, aveva sempre studiato in scuole private – istituti religiosi – sino a conseguire la laurea alla Cattolica.  Cominciò la sua carriera politica dirigendo il servizio stampa e propaganda della DC cittadina per poi divenire vice-segretario milanese e presidente dalla Consulta nazionale di quel partito per i problemi dello sport, dello spettacolo e della ricreazione sociale.
Per molti anni ha ricoperto la carica di assessore prima allo sport e poi anche ai tributi.
In quest’ultimo incarico riuscì a recuperare per la civica amministrazione grossi arretrati di imposta di famiglia e di contributi di miglioria.
Appassionato di sport è stato: vice-presidente della federazione nazionale pugilistica e, per una decina d’anni, anche presidente dell’Associazione “Amici del Po”; in seguito aveva continuato a interessarsi dei problemi del Po e come vicepresidente a lui si deve il I° Congresso nazionale del Po, nel 1971.
Coltivò il piacere della scrittura e a fu autore del libro LA FINE DEL PRINA: GIUSTIZIA POLOLARE O DELITTO POLITICO?, incentrato sulla fine del ministro delle finanze del Regno Italico Prina.

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Sì, lo sappiamo, a nessuno verrebbe da credere che la notizia sia vera considerato che oggi è il 1° aprile. Ma la notizia è vera!

Guardate questa foto. E’ stata scattata probabilmente nel 1936. In primo piano appaiono sul bordo dell’allora piscina dei bambini della Piscina Ponzio 3 gazzelle, diventate all’epoca della loro scompara 3 antilopi.*
Scomparse o per meglio dire rubate lo furono davvero nella notte del 30 dicembre 1950  per opera di ignoti. Ad accorgesene fu il custode della piscina durante il suo giro di ispezione: il gruppo scultoreo, in bronzo, non c’era più. “il custode, da principio non ha creduto ai suoi occhi, ma poi ha dovuto arrendersi all’evidenza; le eleganti antilopi di bronzo, patinate in verde e nero, erano scese dal piedestallo ed avevano preso la fuga, facendo perdere le loro tracce. Infatti tutte le ricerche sono riuscite vane…“.
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* Il gruppo scultoreo fu indicato come raffigurante 3 gazzelle dal Corriere dell sera il 15/05/1935. Divennero 3 antilopi in un articolo del Corriere di informazione del 1 gennaio 1951. L’opera era di Guido Righetti.
Sempre il Corriere d’informazione il 17/09/1951 ricordava che da tempo, innanzi al Museo di Storia Naturale, erano presenti “due antilopi bronzee, parenti non di razza, ma per origine artistiche, delle due antilopi bronzee (sic!) che dalla Piscina Ponzio vennero rubate anni fa (sic!): di quest’ultime rimasero sul piedestallo… solo i tronconi delle zampe segate dai ladri. Stavolta però con queste gazzelle dei Giardini pubblici, non si ingannino gli eventuali appetiti furtivi. Si tratta di un gruppo apparentemente in bronzo, ma fuso in una più economica lega d’alluminio patinato. Ladro avvisato, gazzelle mezze salvate… “. Sono anchesse opera dello scultore Guido Righetti.

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All’ordine del giorno del consiglio di Municipio 3  ieri sera vi erano 7 mozioni. La più rilevante, per unanime consenso – escluso il consigliere Natale -, è stata rubricata al primo punto dell’ordine del giorno e prevedeva la mozione “Città Studi ed Expo”.
A commento della mozione presentata dal Movimento5 Stelle, la uniamo in allegato (1), il consigliere Pierluigi Riccitelli ha evidenziato come solo dopo 98 giorni, da quando era stata depositata, la Giunta del Municipio 3 e il presidente del consiglio di Municipio hanno deciso di inserirla nell’ordine del giorno del Consiglio di Municipio.
Dopo l’assemblea del 20 ottobre all’Auditorium StefanoCerri di via Valvassori Peroni, 56, in Municipio si è parlato d’altro: luci dei marciapiedi, feste di quartiere … Ma nemmeno una commissione: NULLA pur essendo Città studi la funzione che caratterizza il Municipio, che lo differenzia dagli altri.
Ha poi vaticinato come la maggioranza avrebbe presentato una mozione alternativa, un ordine del giorno da contrapporre alla “sua” mozione per poi raccontare che: in Municipio 3 si è discusso di Città Studi ed Expo e la maggioranza, grazie alla delega data dai cittadini ai suoi rappresentanti si sarebbe comportata come si conviene ad una maggioranza: avrebbe votato contro quella mozione.
E così è stato.

Il consigliere Riccitelli è stato facile profeta.
La maggioranza ha opposto alla mozione un ordine del giorno, che uniamo in allegato (2). E in merito alla mozione 5stelle, a nome della maggioranza, è intervenuta la consigliera Federica Merlo (Beppe Sala Sindaco Noi Milano) la quale ha svolto argomentazioni dapprima molto tecniche sostenendo, ad esempio, che la mozione era irricevibile perché inviata anche al rettore Vago che è un soggetto privato (Non si capisce però perché è stata messa in votazione. E nel merito giova ricordare che le università sono enti pubblici non economici dotati di autonomia ex. art. 33 Cost. http://www.senato.it/1025?sezione=121&articolo_numero_articolo=33).
Ha poi sostenuto che non compete al Municipio interessarsi dell’inquinamento della falda acquifera di area Expo o di questioni relative alle scelte fatte liberamente dall’università Statale.
Di certo la consigliera Merlo ha sostenuto, a chiusura del suo intervento, che in considerazione del fatto che le scelte strategiche su Città Studi vengono fatte da altri (supponiamo alludesse a Maran, Sala, ArExpo, Vago, Resta, Balducci e tutti coloro che vogliono mettere a loro profitto i terreni del Besta e dell’Istituto dei Tumori: immobiliaristi ad hoc e banche) e non dal Municipio 3: allo stesso non resta che adeguarsi (a nome di chi li ha votati) (3).
__________
* Nel titolo si allude al fatto che il Municipio 3, per via della legge elettorale che lo ha istituito, gode di un premio di maggioranza. Tale premio è toccato alla coalizione formata da (PD, Beppe Sala Sindaco Noi Milano, Sinistra x Milano) che, avendo raggiunto la soglia di più del 40% dei voti al primo turno, non ha dovuto andare al ballottaggio.
1)
2)
3) Per non incorrere in errori abbiamo sollecitato la consigliera Merlo ad inviarci il suo intervento (entrambi i consiglieri lo hanno redatto in forma scritta. Se lo riceveremo ve ne daremo conto).

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Cogliendo l’occasione del Fuori Salone il 31 marzo, in via Conte Rosso 8, la dove un tempo c’era la ferramenta Locarini, all’interno di quello spazio riconverto e divenuto sede della organizzazione non profit Time Shrine Foundation, si aprirà una mostra fotografica dal titolo One- One Planet, One Future.
In questo caso artista e animatrice della fondazione sono la stessa persona: Anne de Carbuccia, franco americana.
One Planet One Future 
utilizza il linguaggio universale dell’arte al fine di sensibilizzare e stimolare le persone ad agire. Attraverso le sue fotografie, Anne de Carbuccia si propone di porre al nostra attenzione sulla crisi ambientale che stiamo vivendo e ci invita a modificare le nostre abitudini di consumo che contribuiscono al disastro ambientale.

Apertura 31 marzo 2017
Via Conte Rosso 8, Milano
http://www.timeshrinefund.org

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Con questo slogan inizia un comunicato degli studenti delle Facoltà scientifiche della Statale. Di seguito una sintesi

Noi siamo per gli spostamenti in bici, col sole primaverile, tra le vie di Milano.

Voi siete per lo smembramento del quartiere Città Studi
il trasferimento delle facoltà scientifiche della Statale a Rho
e lo chiamate spostamento strategico

Murales che si trovava sulla massicciata della ferrovia, in piazza Monte Titano. (2009 BLU, nome d’arte di uno dei più celebri writer al mondo)

VENERDÌ
da CITTA’ STUDI
ore 17.00
a PALAZZO MARINO
ore 18.00*
arriveremo tutte/i pedalando per partecipare alle commissioni comunali congiunte che discuteranno del futuro di Città Studi.

Leggeremo, a chi si ostina a non ascoltarci, la sintesi dell’Assemblea aperta che abbiamo tenuto mercoledì 29 marzo a Fisica.
Ci troveremo con le nostre energie e i nostri cuori CONTRO il trasferimento,
PER soluzioni efficienti che possano creare l’ecosistema dell’innovazione nel quartiere in cui la Statale è cresciuta in un secolo, dandogli il nome e legandolo con le realtà di innovazione e ricerca territoriali.

Opponiamo la ricchezza di queste possibilità al deserto delle idee di chi deve solo coprire il buco di bilancio sull’area ex Expo, la cui asta ai privati è fallita, dettando la necessità di questo trasferimento senza valutare altre opzioni.

La prospettiva di Maran, Vago, Azzone e Bergamaschi guarda agli interessi particolari di Arexpo, la nostra prospettiva abbraccia le esigenze generali della metropoli e di chi a Città Studi a Milano le vive ogni giorno fuori dalle stanze del potere.

Per approfondire le ragioni degli studenti (vd.)
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* Naturalmente sarà presente anche il gruppo Facebook Che ne sarà di Città Studi? Chi condivide le ragioni del referendum del 2011 per la creazione di un parco su area EXPO e …

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S O S P E S O

In piazza Leonardo Da Vinci

venerdì dalle 16:00 p.m. alle 01:00 a.m.
sabato dalle 11:00 a.m. alle 01:00 a.m.
domenica dalle 11:00 a.m. alle 01:00 a.m.

I food truck  sono stati selezionati da STREEAT® secondo cui gourmet, design e on de road convivono su furgoncini, carretti, biciclette e ape car allestiti come vere e proprie cucine mobili.

Le proposte culinarie dei food truck sarà affiancata dalla presenza di: birrifici artigianali, centrifughe di frutta e verdura fresche; vini.

L’esperienza gastronomica sarà totale e unica: dal dolce al salato ce n’è per tutti i gusti e intolleranze, nessuno escluso. Infatti sono presenti anche scelte vegane, vegetariane, gluten-free e senza lattosio.
L’atmosfera sarà allietata dalla proposta musicale.

Le proposte culinarie dei Food Truck sono:

Olive Ascolane DOP (Abruzzo) – Farinata di ceci (Piemonte) – Pizza fritta Napoletana (Campania) – Hamburger di Chianina (Toscana) – Arrosticini di pecora (Marche) – Frittelle di mele (Friuli Venezia Giulia) – Cannoli Siciliani riempiti al momento (Sicilia) – Gnocco fritto Modenese (Emilia) – Panino al Lampredotto (Toscana) – Supplì Romano (Lazio) – Arancini di riso (Sicilia) – Trofie al pesto e trofie di farina castagne al sugo di noci (Liguria) – Pasta fresca ripiena (Emilia Romagna) – Hamburger di Fassona (Piemonte) – Polenta nel paiolo di rame (Trentino) – Patatine Sieglinde Novelle di Galatina DOP (Puglia) – Lumache allevate in Italia (Lombardia) – Fritto misto di pesce (da tutta Italia) – Risotto giallo alla Milanese (Lombardia) – Pasta e fagioli in crosta di pane (Lombardia) -Miasse di farina di mais farcite con salumi e formaggi (Piemonte) – Burger di tonno (Lombardia) – Kebab gourmet (Lombardia) – Pizza Romana (Lazio) – Hamburger di Angus allevato in Italia (Puglia) – Tramezzini gourmet Veneziani (Veneto) – Panigaccio con salumi e formaggi Toscani (Toscana) – Baccalà alla Vicentina (Veneto).

Non mancano specialità internazionali quali : Poff cakes con farine e uova biologiche, kebap di Angus, hot dog gourmet, churros, arepas Venezuelane, gelati Giapponesi, BBQ Americano, baked potatoes, ceviche e lomo saltado Peruviano, asado Argentino, crepès e galletes.
L’ingresso è libero le consumazioni si pagano:chi ci andrà scoprirà..

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A compenso gli studenti di Architettura studiano nei corridoi e quelli di Ingegneria Elettrica da Città Studi sono stati trasferiti alla Bovisa (provvisoriamente? e soli per i primi 2 anni)

Elenco degli edifici che il Politecnico ha deciso di lasciare A Bovisa a causa degll’affitto troppo oneroso. edificio di Architettura (ed. 2), Aula Carlo de Carli (ed. 3), il lab modelli di architettura (ed. 3A) e tutta la parte dedicata agli uffici (ed.1 e 4).

Di recente abbiamo scritto un articolo Qualcuno si è venduto le aule di architettura. E su alcuni siti facebook abbiamo ricevuto le seguenti osservazioni

E. T. Provate a farvi un giro durante la settimana all’interno dell’edificio 11, potreste rimanere sorpresi dalle situazioni in cui gli studenti sono costretti a studiare o seguire le lezioni.

S. EM. La vicenda di Architettura però nasce un po’ più in là nel tempo. Erano state create due diverse Facoltà di Architettura all’interno del Politecnico di Milano: Architettura e Società (con sede in Leonardo e a Mantova) ed Architettura Civile (con sede in Bovisa Campus Durando, in affitto). Recentemente le due distinte Facoltà sono state obbligate a riunirsi, per obblighi ministeriali, se non erro. A questo punto si è avuto: unificazione di dipartimenti, segreterie etc etc, non ultimo lo svuotamento degli edifici di Architettura in via Durando. Da qui il sovraffollamento in Leonardo che ha assorbito anche il flusso degli studenti e docenti di Bovisa.

MI. A. I finanziamenti pubblici (fondo finanziamento ordinario) sono diminuiti in percentuale molto più che negli altri settori pubblici ( sanità , forze dell’ ordine… ) . Questo ha portato a lasciare gli edifici di architettura a Bovisa, che non sono mai stati venduti perché erano affittati. Il travaso di studenti a Leonardo ha implicato il sovraffollamento nonostante il calo della richiesta interna mentre la richiesta dall’ estero aumentava spinta dalle classifiche (internazionali e indipendenti, non quelle fatte in casa). Visione d insieme… La decisione di unire le scuole di architettura ha coinvolto senato accademico, consiglio di amministrazione e ovviamente le scuole di architettura. La stessa decisione ha molte sfaccettature: una disciplinare … ; una strategica ovvero l’ obiettivo di avere tre scuole: design, ingegneria e architettura; una di consolidamento economico perchè si è deciso di abbandonare tutti gli edifici che erano in affitto per diminuire i costi correnti a fronte di finanziamenti decrescenti e incerti (“risparmiando per qualche anno sarà possibile costruire” si diceva molto prima che Renzo Piano fosse coinvolto), e un lato logistico che ha prodotto 5 anni di gioco del 15 per spostare uffici e ammodernare aule senza interrompere le funzioni di quegli spazi.

Non siamo san Tommaso e quindi crediamo che gli studenti di Architettura studino in una situazione di disagio. Non conosciamo dall’interno le dinamiche e le politiche perseguite negli anni dal Senato accademico del Politecnico di Milano.
Ma di certo dopo le segnalazioni abbiamo cercato di capire meglio e ci siamo imbattuti in una nota dell’associazione studentesca La Terna Sinistrorsa presente da più di 20 anni al Politecnico di Milano, il cui obiettivo è migliorare l’università attraverso la rappresentanza studentesca e l’organizzazione di attività rivolte agli studenti.
Per la lettura completa della nota vi rimandiamo a questo link Riassetto Bovisa.
In sintesi si dice: la scelta strategica operata dal senato accademico del Politecnico, e dalle varie facoltà, è stata quella non rinnovare i contratti di affitto degli immobili in cui v’erano Facoltà o dipartimenti del Politecnico. E poichè dal 1° gennaio 2016 le scuole di Architettura Civile, Architettura e Società e Ingegneria edile architettura si sono fuse in una scuola unica, ciò ha comportato che i corsi di architettura presenti alla Bovisa siano stati spostati a Città studi, dove era stato previsto che il numero degli studenti non sarebbe raddoppiato ma sarebbe rimasto pressoché invariato.
A sostegno della scelta effettuata il senato accademico affermava che da un lato i risparmi sugli affitti avrebbero permesso di comperare degli immobili dall’altro i fondi dell’affitto sarebbero serviti a riqualificare gli spazi della didattica e quelli della vivibilità del PoliMI negli orari extrascolasti ad es. a Piazza Leonardo da Vinci e non solo.
Il prorettore di architettura di allora Balducci? e il rettore del Politecnico di allora Azzone? sono stati di parola: metà della piazza Leonardo da Vinci è stata rimessa a nuovo grazie al gioco del quindici e a scapito della didattica e degli studenti.*
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* Alessadro Balducci minimizza la grande opera e inquadrandola all’interno di quel che sono le due università Politecnico e Statale a città studi recentemente ha detto: “Ora abbiamo due grandi recinti impenetrabili. Siamo riusciti a togliere una barriera con la riquaificazione del parcheggio di Leonardo da Vinci….” (Corriere della Sera, 27 marzo 2017)

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