Nel pomeriggio di giovedì u. s. in via Festa del Perdono si è tenuta una assemblea di studenti, ricercatori, professori del polo scientifico dell’Università Statale di Città Studi allo scopo di fare il punto sul ventilato trasferimento a Rho di quel polo e coagulare il dissenso all’iniziativa, a tutti gli effetti personale, assunta dal rettore Vago (1).
Quest’ultimo, nello stesso pomeriggio, a loro insaputa, ha convocato una riunione a porte chiuse con i direttori dei dipartimenti di Città Studi, in un’aula di Fisica, in via Celoria, per parlare del loro trasferimento sull’area EXPO.
Singolare coincidenza ed evidente sfasatura tra la base e il vertice della Università che lascia all’oscuro chi in prima persona è interessato dalle decisioni che il rettore assume.
Il modo di condurre l’Università del rettore Vago non è passata inosservato. Infatti gli studenti, i ricercatori e i professori, terminata la loro assemblea hanno deciso di andare a trovarlo per avere da lui lumi sulle sue trame.
Di seguito riproduciamo un video di ILight


che letto in filigrana si presta a molte osservazioni. Ne facciamo alcune, epidermiche.
1) Di certo i reduci dall’assemblea non sono arrivati ventre a terra alla riunione del magnifico rettore: il primo della fila, in corridoio, ha le stampelle ed è il megafono dell’assemblea.
2) Il rettore presumibilmente parlava e i direttori di dipartimento ascoltavano quando il manipolo ha bussato alla porte chiusa. Uscitone un prode, a nome di tutti coloro che erano dentro la segreta stanza, con serafico aploml grigio topo ha affrontato la “marea” incalzante con voce flebile, modi pacati, aggrappato al ferro della maniglia della porta, consapevole che alle sue spalle nessuno lo avrebbe protetto.
3) Arrivato che fu un lavoratore a difesa degli asserragliati, per stazza quasi riusciva a ostruire l’uscio. Ma in modo involontario ha aperto gli occhi a chi voleva entrare: c’era un’altra porta che permetteva l’accesso alla riunione.
4) Convocatisi alla presenza del magnifico rettore: non hanno ottenuto udienza. Il magnifico, loro dentro, con mossa studiata si è alzato, ha riposto gli occhiali e  chi sino a un’istante prima era seduto ad ascoltarlo si è guardato bene dal seguirlo.
5) Il finale, ahinoi, non rende giustizia della comica.
Il magnifico sempre più solo e goffo ha tentato di raggiungere l’impermeabile. Ma poi è venuto a patti con (?): ha proposto una soluzione di buonsenso: lui acconsentiva a che due restassero.
Gli astanti interpretato il gesto come un segno di resa sono rimasti tutti e così il Rettore da un lato si è arroccato sulla sedia, a braccia conserte, e l’uomo con stampelle gli ha ricordato – rivolgendosi anche ai seduti – che:

Vago è stato eletto a suo tempo non certo per decidere sul trasferimento dei dipartimenti scientifici di Città Studi sull’area EXPO. E’ un rettore in scadenza che si arroga la potestà di prendere decisioni che vincoleranno chi gli succederà e, come unico merito, a lui verrà riconosciuto quello di non essere responsabile delle conseguenze delle sue decisioni. (Forse)
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1) Per inquadrare la figura di un rettore prendiamo a prestito le parole del prof.  Ghidoni, ordinario di Biochimica alla Statale.
“Con la riforma Gelmini si è creata una situazione in cui il Rettore, non dovendo più passare da una votazione di medio termine dopo tre anni, ma rimanendo in carica per sei anni, ha acquisito un potere pressoché illimitato sulle persone e sulle strategie accademiche. Le Facoltà non esistono più e i Dipartimenti sono soggetti alle decisioni degli organi accademici (Senato Accademico – senza portafoglio e con materia soprattutto didattica – e CDA – che dispone dei fondi di Ateneo anche in materia di carriere). E ovviamente i membri degli Organi accademici, dovendo anch’essi dipendere dal Rettore per la carriera, i finanziamenti e altro, si asserviscono al Rettore stesso.
Quindi, se il Rettore è persona equilibrata, competente e onesta, l’Università può funzionare, anche se i finanziamenti sono sempre insufficienti. Se il Rettore non consente partecipazione, condivisione, dialogo, ma assume su di sé tutta la governance, ecco che può accadere quello che dice lei, cioè che passano in secondo piano i reali bisogni e interessi dell’Università e dei suoi componenti. Molti dei recenti casi di cronaca coinvolgono proprio i Rettori, per via delle considerazioni precedenti”.
da: http://www.z3xmi.it/pagina.phtml?_id_articolo=11440-Il-successo-di-una-fiaccolata-testimonianza-di-civile-partecipazione.html

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Può capitare che il sig. Vincenzo (nome di fantasia), con ridotte capacità deambulatorie, abbia ottenuto dalla Direzione mobilità ambiente ed energia del Comune di Milano la possibilità di parcheggiare la propria macchina, sotto casa, in una area di sosta per invalidità.
Può altresì capitare che la stessa persona trovata una diversa soluzione abitativa chieda al Comune lo spostamento dell’area di sosta per invalidità presso la nuova residenza.
Fatta domanda nel gennaio u. s., e ricevuta risposta nel febbraio u. s. è capitato che abbia dovuto aspettato sino al 19 ottobre c. a. per avere il “nuovo” parcheggio.
Non è dato di sapere se l’iter della pratica abbia subito un incaglio perché della vicenda si è interessato anche un consigliere del Municipio 3 (P. R.).
Resta il fatto poco commandevole che questa storia di “ordinaria burocrazia” ha creato ulteriore disagio al sig. Vincenzo e, a ben vedere, non è solo una storia di ordinaria burocratica.
Infatti. Dato che comune di Milano ha speso 2.500 euro per “appaltare” l’incarico a una ditta affinché provvedesse a tracciare la delimitazione dell’area, sul patrio asfalto, e conficcare nel patrio suolo, l’apposito cartello con l’indicazione di sosta “protetta” il risultato sortito lo si vede nelle foto che di seguito postiamo.

Come si può notare il cartello indicante la sosta protetta è invisibile: coperto dalle foglie. A onor del vero, nel giro di un paio di giorni è stato riposizionato. Ma allora come ora reca sul retro la seguente scritta

Ma è mai possibile che il Comune appalti lavori a ditte, come si evince dal cartello, che non pagano i dipendenti?

 

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Nell’ambito del progetto Milanosifastoria  è in programma questo incontro

In Italia, dopo la II° guerra mondiale e sin quasi alla fine degli anni ’70, è avvenuta una migrazione interna.
Il cinema italiano come ha rappresentato questa grande trasformazione?
L’incontro cercherà di dare risposta a questa domanda prendendo spunto da sequenze, che verranno proiettate, tratte dai film
Napoletani a Milano (1953) di Eduardo De Filippo di questo film vi facciamo vedere una sequenza

Errore
Questo video non esiste

Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti;
Tutto a posto e niente in ordine (1974) di Lina Wertmüller;
Delitto d’amore (1974) di Luigi Comencini;
Romanzo popolare (1974) di Mario Monicelli.

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sulle pagine facebook del sito Residenti in Lambrate – Milano – Social street. l’assessore Maran ha commentato un ns. articolo in cui lo citavamo

Pierfrancesco Maran Buongiorno ho letto il suo articolo e francamente non comprendo l’ironia della cosa. Certo che le risorse vanno al Poltecnico e non al Comune di Milano ma sono investimenti che avvengono nella nostra città e nel nostro quartiere. La ricaduta anche diretta su beni del Comune è evidente dato che nel piano economico può rientrare la riqualifcazione della piscina, che è una spesa rilevante che altrimenti sarebbe in carico al Comune. Serve un cofinanziamento e sul mercato non è facile individuarlo, anche per questo il progetto è fermo da anni, anche per questo il Politecnico e il Comune negli anni hanno provato a rimodularlo riducendo il costo complessivo e cercando partner dell’iniziativa.
Non so se il lavoro dei prossimi mesi produrrà un progetto valido e dei finanziatori in grado di realizzarlo , consentendo quindi di utilizzare le risorse statali disponibili (8 milioni), mi sembra abbia senso provarci con impegno.
Cordiali saluti.


C’è corso l’obbligo di rispondergli

Buongiorno
Pierfrancesco Maran

L’ho letta con attenzione, anzi, l’ho riletta. E mi sono cascate le braccia.
Per questo le scrivo a distanza di tempo.
Da quanto scrive sembra che Comune e Politecnico siano due amici che non possono fare a meno l’uno dell’altro. E insieme non concludono una cicca.

Il Comune come manifesto programmatico non ha un becco di un quattrino.
Il Politecnico da una immagine di sé quale the best of the best (il migliore di tutti). In 125 anni ha costruito la casa dello studente di viale Romagna: un po’ pochino. Ma vuole rimediare. Ha progettato di costruire uno studentato.
Tralascio di raccontare, per l’ennesima volta, la triste istoria.

Lei si è adombrato perché qualcuno si è permesso di suggerirle di lasciare “le cattive compagnie” e di fare quello che compete a un amministratore: trovare soluzioni di buon senso a problemi giganteschi.

Lei, dopo 78 mesi, si ostina a raccontare sempre la stessa storia:
SE avremo in mano un progetto valido
SE vengono trovati dei finanziatori in grado di realizzarlo
SE utilizziamo gli 8 milioni di euro
SE aspettiamo ancora un po’… mi sembra abbia senso provarci.
Assessore Maran con i SE e i MA non si risolvono i problemi. Lasci perdere.

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L’assessore Maran deve avere mangiato troppi dolcetti e ancora ha voglia di farci altri scherzetti.

Il giorno dopo la notte di Halloween ha firmato un articolo (1) nel quale racconta da par suo la sua storia sulla Piscina Ponzio.
E parte “da un dato di fatto“: il Politecnico ha ottenuto 8 milioni dallo Stato per una residenza universitaria da 90 posti da realizzare in quest’ambito.

Più precisamente, diciamo noi, oltre a sovrastimare i dati distorce la prospettiva. Il Politecnico ha partecipato a un bando indetto da MIUR per ottenere un co-finanziamento e realizzare uno Studentato. I posti letto previsti erano 70;  il costo preventivato di 23 milioni e 780mila euro, al netto di IVA. Si sa, in fase di preventivo è meglio largheggiare per non avere sorprese. E poi è prassi: è un bando pubblico. Infatti l’ultimo progetto conosciuto prevede una spesa di 15,8 milioni di euro.
Il MIUR ha concesso al Politecnico 8 milioni ovvero circa il 30% di quanto preventivato.
E quei soldi, il MIUR li ha potuti dare al Politecnico perché noi cittadini paghiamo le tasse.
Nel marzo 2011 il Consiglio Comunale deliberò di concedere ad alcune università milanesi degli immobili perché li convertissero a studentato. L’immobile indicato a favore del Politecnico era la piscina Ponzio. Che come dice il nome è una piscina e non un edificio.
L’assessore Maran – insieme agli altri componenti la giunta succeduta alla Moratti – deve spiegarci perché nel luglio 2011 non si è accorto che “in quell’ambito” (la piscina) era inteso che al Politecnico veniva data la possibilità di costruire dentro, sopra, ex novo uno studentato. Il pre-progetto stava li a dimostrarlo. E con la scusa della riqualificazione faceva scempio di un sito di valore architettonico patrimonio della città.
E ancora perché sono dovuti intervenire dei cittadini per sollecitare la Sovraintendenza a porre la piscina sotto vincolo.
Ora stante a quanto scrive l’assessore Maran, con pezze e rammendi il progetto si è evoluto “nella progettazione di un palazzo che si rialza di 2 piani” (meglio di Lazzaro). Ma non di questo si duole Maran il rammarico è che “il finanziamento pubblico non è esaustivo“. Pierfrancesco (Maran) era un progetto co-finanziato, con fondi dati al Politecnico a babbo morto. Di che ti duoli? L’ha scoperto ieri?
Il Politecnico presi gli 8 milioni, e sono suoi, in senso stretto, non di Milano,  a 6 anni e sette mesi dal pre-accordo con il Comune non ha ancora trovato i 6,6 milioni di euro mancanti per iniziare l’opera, che nel pre-progetto prevedeva non solo lo studentato ma anche la riqualificazione della piscina a sue spese.
Sceso dalle nuvole l’assessore Maran si avventura nell’indicare la soluzione alla mancanza di fondi: “va individuato un partner che investa per le ulteriori spese di realizzazione e gestione della residenza universitaria“.
Assessore, un consiglio: lei si preoccupi, non a parole, di realizzare i progetti che a suo dire “l’amministrazione ha in corso” per raddoppiare il numero di posti letto convenzionati per gli studenti” e tra questi non metta in conto quelli co-finanziati dal MIUR.
A questo punto l’assessore Maran postosi la domanda se è sconveniente prendere dei soldi dallo “Stato” per trasferirli a dei privati perché realizzino un proprio tornaconto gestendo uno studentato ha risposto: “Milano non rinuncia a fondi statali per le residenze universitarie. Aggiungo che mi indigna molto di più vedere affittate nel quartiere stanze in nero agli studenti a 650€ piuttosto che creare una residenza universitaria a prezzi convenzionati”.
Assessore, posto che come detto quei soldi se li è intascati il Politecnico e non Milano, noi siamo indignati al sapere che Lei sa, lo scrive, e non va a denunciare gli evasori. Perché tra due mali Lei pilatescamente sceglie di proteggere gli evasori e ci vuole fare credere che i soldi nostri non vadano in tasca di altri.
La Mozione della maggioranza era più avanti di lei quanto a proposte. Vaticinava incontri con MIUR e Regione (a che titolo non è dato sapere) mentre lei propone incontricchi: tra sé medesimo, la presidente del Municipio 3 e il rettore!
Veda assessore lei è fortunato. I cittadini, lavoratori, gli studenti di Città studi sono persone per bene, poco avvezze ai suoi funambolismi.
Per il 7 novembre 2017 hanno indetto una fiaccolata.
Poca cosa rispetto alle enormità che lei scrive!

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1) LA STORIA DELLA PISCINA PONZIO

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Come risolvere una leggenda metropolitana (VI°Puntata)

Nel 2011, il Politecnico, per costruire lo Studentato, aveva stimato una spesa pari a 23 milioni e 780mila euro al netto di I.V.A. Oggi tale spesa, rivisti i progetti e incassati gli 8 milioni dal MIUR, senza doverli rimborsare, è scesa a 15,8 milioni (incredibile a dirsi!). Ma all’appello mancano ancora 6,6 milioni di euro. E, si dice sottovoce, che il Politecnico stia cercandoli presso privati.
Peccato. Sono passati solo 6 anni e ancora l’ideona di costruire su spazi di pertinenza di una Piscina, posta poi sotto vincolo, non ha incontrato l’appetito di finanziatori privati ma incombe come una mannaia sulla testa degli abitanti di Milano.
(Lasciamo alla fantasia del lettore immaginare i munifici privati che sborsati 6.6 milioni non si preoccupano di averne un tornaconto).
Di certo da una rapa non si cava sangue.  Il progetto langue; i soldi non arrivano; tutto rimane sotto traccia.
Quand’ecco che il M5S presenta una interrogazione sul tema con il fine di decretare la morte di tale progetto.
Sono bastati poco più di 6 mesi perché il presidente del Consiglio di Municipio la ponesse all’attenzione dell’aula. La prima volta non è stata discussa; la seconda volta la maggioranza non ha permesso che fosse discussa facendo mancare il numero legale; la terza volta è andata come doveva andare (o quasi).

La Maggioranza l’ha respinta con qualche ferita: Simona Zelasco – della lista di appoggio Beppe Sala Sindaco, Noi Milano  – e Mariolina De Luca, subentrata a Gabriele Mariani, per la lista Sinistra X Milano, pur facendo parte della maggioranza, hanno votato a favore della mozione del M5S.
Nella Minoranza solo la Lega ha votato a favore della mozione. Gli altri oppositori: spariti (scimmiottando le large intese a Roma).

Inutile dire che la maggioranza in Municipio ha presentato una sua contro-mozione. Antonella Bruzzese, docente del Politecnico, si è astenuta per non sembrare partigiana.  Ma la contro-mozione probabilmente è stata redatta dall’assessora: è l’unica che ha competenze in materia. Da quello che si può capire dalle firme poste in calce alla mozione urgente la sua non compare. Per cui è meglio tralasciare.
Tale mozione dice – se la si intende – se il Politecnico non trova i 6.6 milioni (cosa che avverrà a parere degli estensori della mozione, persone a conoscenza dei fatti) aiutiamolo a non perdere i finanziamenti che ha già trovati.
Sediamoci intorno a un tavolo con MIUR, Comune di Milano, Regione e Politecnico per trovare soluzioni alternative, anche in considerazione degli spazi che a Città Studi si libereranno.
Siamo alla farsa! Il MIUR ha finanziato un’opera sulla base di pezzi di carta che si sostenevano a vicenda (Progetto Preliminare del Politecnico e Delibera del Comune). Quando il MIUR chiederà ragione di quei soldi versati (quando?) scoprirà che, nella migliore delle ipotesi, non sono stati spesi e li rivorrà indietro.
Per scongiurare ciò il Municipio (sic!), dall’alto della sua autorevolezza e in ottemperanza al mandato conferitogli dai suoi elettori, se ne viene fuori scrivendo: sediamoci intorno a un tavolo…
Grande scelta quella di Caterina Antola, della sua Giunta, della sua Sezione, del suo partito.
Ancora grazie a Antonella Bruzzese.
Grande.Senza la sua mozione non avremmo potuto scrivere questa storia.
E un sommesso, ma sentito grazie, a Gabriele Mariani e al M5s.

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La prossima puntata la dovrà scrivere chi ci ha seguiti in questa narrazione e vorrà trovare una soluzione che non sia non privata: elaborata su un divano, col bicchiere in mano, tanto per fare chiacchiericcio.
Prima Puntata
Seconda Puntata
Terza Puntata
Quarta Puntata
Quinta Puntata

 

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Come risolvere una leggenda metropolitana (V°Puntata)

Il Politecnico non demorde. Ottenuti dal MIUR gli 8 milioni batte cassa in ogni dove. La Regione Lombardia – presumibilmente ignara del fatto che la Piscina è sotto vincolo – apre il portafogli e con essa un altro “partner istituzionale” (accondiscendente) la Fondazione Politecnico. Da loro riesce a racimolare in totale 700.000 euro.
Ufficialmente si impegna a versare di tasca sua 500.000 euro (esempio di alta finanza o implicita ammissione che il progetto non è economicamente sostenibile e pertanto è sconveniente esporsi).
Fatto sta che per aggirare il vincolo elabora due nuovi progetti accogliendo, anche, i suggerimenti dell’ing. arch. Gabriele Mariani. (E pensare che il suo ex partito non l’ha voluto nemmeno come assessore di Municipio 3 perché, per bocca di Caterina Antola, non sa fare squadra!).
E, pare, si dice che, tra i due progetti quello meno inviso alla Direzione generale dei beni culturali della Regione Lombardia abbia un costo di 15,8 milioni di euro.Tale progetto prevede l’elevazione di un fabbricato sopra il tetto degli spogliatoi alto 3 piani e in sovrappiù, sul nuovo tetto vi saranno i macchinari per il raffrescamento e il riscaldamento dei locali.

Veduta parziale del tetto degli spogliatoi della piscina sopra i quali il Politecnico vorrebbe costruire i 3 piani del così detto Studentato

Ma c’è un Ma che scoprirete alla prossima puntata
Prima Puntata
Seconda Puntata
Terza Puntata
Quarta Puntata

 

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Come risolvere una leggenda metropolitana (IV°Puntata)

Venuto a conoscenza del  machiavellico accordo/progetto deliberato dalla Giunta di Milano un comitato di cittadini si mobilitò in difesa della Ponzio e investì della questione la Direzione generale dei beni culturali della Regione Lombardia.
All’interno del CdZ3, il consigliere Gabriele Mariani, presidente della commissione Urbanistica, parimenti, e per altre vie, si oppone all’accordo. Alfine riescì a convincere maggioranza e opposizione a votare all’unanimità la delibera 112 del 20/12/2011 che è un j’accuse alla Giunta comunale. Ma la delibera non aveva alcun peso politico. Non era tale da condizionare la scelta della Giunta (1). La delibera era una esternazione che al più avrebbe fatto alzare le spalle a chi la riceveva. (2).
Passa un mesetto e la Direzione generale dei beni culturali della Regione Lombardia decreta che la piscina Guido Romano, per noi che siamo della zona 3 piscina Ponzio, è di interesse storico artistico.
Piccola grande vittoria del comitato di cittadini.
A questo punto il Politecnico e la Giunta di Milano che faranno… ? Lo scoprirete domani

Prima Puntata
Seconda Puntata
Terza Puntata
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1) All’epoca vi erano 3 tipi di delibere contrassegnate da 3 colori diversi: Blu, Verde, Rosso. Quelle Blu erano delle osservazioni che il CdZ faceva. E se indirizzate all’amministrazione centrale non obbligava la stessa a ottemperare a quanto in esse vi era scritto.
2) Rileggendo oggi quel documento è singolare rilevare che chi partecipò alla votazione nelle file del PD ebbero in sorte: di non essere canditato (Sara Rossin) o di doversi candidare sotto la bandiera di un’altra lista (Gabriele Mariani) o di non raggiungere il quorum per meriti propri (Adalberto Muzio e Pierangelo Rovelli).
Quanto all’ultima esponente del PD riconfermata, pur avendo votato la delibera, le spiegazioni sono più d’una. Ma sconfinano oltre la leggenda metropolitana e quindi non le riferiamo.
Chi non era presente al Consiglio, ovvero non si è esposto, ha avuto in sorte di diventare
Caterina Antola presidente del Municipio 3,
Vincenzo Casati presidente del Consiglio di Municipio,
Dario Monzio Compagnoni presidente della commissione Territorio e Affari Istituzionali
E infatti hanno dato il meglio di sé presentando la “Mozione urgente” di settimana scorsa.

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