“Le 3 palazzine di via Feltre 27 sono state costruite da due fondazioni di Morbegno la Promor * e la Enea Mattei** ivi concentrando i loro patrimoni – negli anni 1960-1964 – e valorizzando al massimo il terreno che rappresentava il grosso del loro asse ereditario. La decisione di accentrare le forze nella costruzione di condomini a Milano, destinati all’affitto, aveva il fine precipuo di assicurare una buona stabilità di reddito. Il rendimento annuale dell’investimento è sempre stato, difatti, soddisfacente, con alti e bassi dovuti al variare della normativa fiscale, all’andamento del mercato degli affitti ed alle spese di manutenzione. La costruzione richiese l’impegno dei capitali a disposizione, conseguiti dalla vendita di valori mobiliari per oltre 130 milioni e dell’immobile che ospitava l’ex fonderia di Monza. Quanto al resto delle proprietà immobiliari, furono direttamente venduti anche un’officina in via Bassano a Milano ed una porzione di fabbricato rurale in via Margna a Morbegno. Gli altri cespiti posseduti dalla cittadinanza di Morbegno sono stati donati al Comune per la realizzazione di progetti rispondenti ai fini statutari.”

Come si presentava il fabbricato che si affacciava su via Feltre 27, nel 2014

Come si presentava il fabbricato che si affacciava su via Feltre 27, nel 2014

Il patrimonio della fondazione PROMOR  è costituito dalle unità immobiliari (n.125 uso abitazione, n.25 uso autorimessa e n.15 uso commerciale) facenti parte del complesso condominiale di proprietà di via Feltre 27.
Il patrimonio della fondazione Enea Mattei è così descritto
81 abitazioni (di cui 48 a famiglie e 33 a studenti/lavoratori)
20 appartamenti per studenti a canone agevolato
1 appartamento per il portinaio
1 ufficio Mattei
3 uffici vari
9 attività commerciali
13 mansarde
per un totale di 128 unità, 40 box e 15 posti auto.
Inoltre nelle adiacenze vi è una vasta area non edificata.
I redditi della fondazione sono unicamente rappresentati dai canoni di locazione delle suddette unità immobiliari. Il più recente orientamento del Consiglio di Amministrazione è quello di accentrare, momentaneamente, tutti gli sforzi finanziari per porre in essere i necessari lavori di ristrutturazione e manutenzione straordinaria sugli stabili medesimi.
Grazie a una detrazione d’imposta, da ripartire in 10 quote annuali costanti, pari al 90% delle spese sostenute nel 2020 e nel 2021, e del 60% delle spese sostenute nel 2022, ha permesso di effettuare il rifacimento delle facciate  e la ristrutturazione che hanno portato alla realizzazione di n.87 nuovi mini-appartamenti (monolocali e bilocali) completamenti arredati, in sostituzione di alcune vecchie unità uso uffici ed abitative. Le opere edili sono state appaltate ad imprese valtellinesi, come pure gli arredi e la maggior parte dei lavori ausiliari. La spesa complessivamente sinora sostenuta è di circa 1.800.000,00 Euro. ( Considerato che gli interventi ristrutturativi continuano, man mano che gli appartamenti si rendono liberi, per lo scadere o la disdetta dei rapporti di locazione. L’impegno sino ad ora a richiesto il disinvestimento di tutti gli immobilizzi finanziari, oltre all’assunzione di finanziamenti bancari che assorbiranno gran parte dei redditi del prossimo decennio.

________
Se volete sapere di più sulle due fondazioni, senza scopo di lucro, e chi era ENEA MATTEI di seguito riportiamo i loro link
* La Fondazione Promor
** La Fondazione Enea Mattei

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LUI LO AVEVA DETTO: 220 GIORNI SALVO SOSPENSIONI PER VARIANTI
Nel lontano 3 dicembre 2015 scrivemmo il seguente articolo Ha VINTO IL PROGETTO VIVERE IL PARCO LAMBRO.
Il 22 gennaio 2020 scrivemmo un articolo PARTECIPARE SENZA VIVERE IL PARCO LAMBRO E ASPETTARE SINO ALLE PROSSIMA CAMPAGNA ELETTORALE nel quale, tra l’altro, scrivemmo che il sindaco  aveva deciso di spostare la data di inizio lavori per la realizzazione del Progetto all’inizio del 2020.
Poi sappiamo come è andata. C’è stato il COVID il “nuovo sindaco” si è insediato nell’ottobre del 2020 e al parco Lambro è stato “piantato un cartellone” – che ancora fa bella mostra di sé – sul quale si legge che la durata stimata dei lavori è di 220 giorni salvo sospensioni a seguito varianti.

Ora non siamo così fiscali dal dire che per fare: 2 campi di pallacanestro e uno di pallavolo + la semina di 3 campi di pallone e la piantumazione di alberi -lungo il vialetto che costeggia i campi – nonché dotare di panchine per il pubblico i suddetti campi non sia opera meritoria, che richieda tempo. Considerato il COVID: se ci fossero voluti anche 500 giorni lo avremmo capito ma, ad oggi – ci sono solo i nuovi alberelli e le panchine buone solo per contemplare i ciuffi d’erba che sbucano dalla sabbia del campo di pallavolo, o le pozzanghere dei campi di pallacanestro – per altro privi dei canestri – ma è anche possibile vedere gli uccelli che mangiano le sementi di un campo di calcio. Gli altri 2 sono stati seminati o con sementi diverse o sono stati vandalizzati. Ma di certo non sono agibili.
I lavori sono stati sospesi per varianti o mancanza di denari? Non lo sappiamo.
Ma un sentito grazie  all’olimpico sindaco Sala: ha risolto il problema di alcuni consiglieri del Municipio 3 che ogni anno, per molti anni, lamentavano che il parco Lambro era invaso da centinaia di sudamericani che col pretesto di giocare a calcio: bivaccavano; contravvenivano al divieto di accendere fuochi; vendevano illegalmente bevande e dalle loro radio mandavano musica a tutto volume.
(Vd. 12 dicembre 2017 Marco Cagnolati 
https://www.facebook.com/marco.cagnolati1/posts/parco-lambro-grigliate-e-rave-abusivi-richiesta-di-controlli-il-municipio3-dice-/739129756284646/
Vd. Luca Boari 15 luglio 2018
https://www.milanopost.info/2018/07/15/parco-lambro-boari-il-comune-non-agisce-ci-rivolgiamo-alla-finanza/)

Quei consigliere erano e sono del centro destra: oggi non si lamentano più.

 

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Martedì 18 Aprile 2023 /  h. 19:30-21:00

Il più grande produttore al mondo di biciclette racconta da Upcycle come imballare una bici in modo sicuro e sostenibile.
I tecnici di GIANT Italia saranno presenti per mostrare il packaging minimale e protettivo in carta e cartone utilizzato per le spedizioni in tutto il mondo.
Saranno anche presenti Pietro Franzese e Peppe Esposto, bike travellers di grande esperienza, che daranno suggerimenti per impacchettare la bici e spedirla.

Per i presenti in esclusiva il vademecum PACK YOUR BIKE, il tutorial tascabile! 

L’evento è inserito nel palinsesto della Paper Week di Comieco, Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero degli imballaggi cellulosici.
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La Milano di Capanna tra università e cortei

  • Corriere della Sera (Milano)
  • 7 Apr 2023
  • Di Andrea Senesi

Mario Capanna, 78 anni leader del ‘68 italiano. In seguito anche parlamentare in Democrazia proletaria

Che rapporto ha con Milano?
«Essenzialmente di gratitudine. Intanto Milano mi ha dato tanto in fatto di conoscenza. Studiavo filosofia e ho avuto grandissimi maestri. Cito solo Emanuele Severino e Francesco Alberoni in Cattolica e Ludovico Geymonat e Mario Dal Pra in Statale. E poi la conoscenza pratica del mondo grazie a un movimento che in quegli anni intendeva davvero cambiare il corso della storia. Le due sfere si fondono in un episodio, in carcere».

Racconti.
«Quando nel 1969 fummo arrestati in 14, Geymonat e Dal Pra vollero dare un segnale pubblico entrando a San Vittore per permetterci di sostenere l’esame. I secondini vennero arruolati come pubblico e fecero da testimoni all’effettiva regolarità della prova».

Com’era la Milano di allora?
«Una città viva, dove le idee si mettevano a camminare sulle gambe di migliaia di persone. Una città che macinava futuro».

Dove viveva in quegli anni?
«Dopo l’espulsione dal collegio della Cattolica mi sono ritrovato praticamente in mezzo alla strada. Vivevo dove capitava, soprattutto da amici o compagni che mi ospitavano».

E dalle fidanzate…
«Molte meno di quanto si creda. Eravamo sempre presi a scrivere mozioni o a preparare cortei…».

Un luogo che ricorda con particolare piacere oltre ovviamente alla Statale?
«Palazzo Marino. Ci andavamo spesso. Col sindaco Aniasi c’era un rapporto stretto. Ci ascoltava, anche se non sempre condivideva. Non a caso era uno che aveva fatto la Resistenza».

E San Babila, la piazza del «nemico»?
«Per noi era davvero un luogo infrequentabile. Bastava un giornale sbagliato che spuntava dalla tasca per far scattare l’aggressione delle bande fasciste. Questo fino al maggio del 1970».

Cosa successe allora?
«Decidemmo di “liberare” la piazza. Organizzammo un raid con trecento compagni del nostro servizio d’ordine che sbucarono all’improvviso in piazza dalle scale del metrò. I fascisti conosciuti come i più facinorosi furono anche i più svelti a darsela a gambe».

Torna spesso in città?
«Torno per trovare mio figlio che fa l’avvocato e per qualche rimpatriata. Due volte l’anno ci vediamo per una mangiata tra vecchi “combattenti”. L’ultima volta eravamo una quarantina».

E le piace Milano ora?
«Mi sembra che non abbia più la vitalità e la generosità di un tempo. Poi c’è la bomba speculativa del prezzo degli alloggi, la gente se può cerca casa fuori».

Eppure la sinistra vince
Solo nelle città e Milano è una delle capitali del Pd…
«Il Pd vince soprattutto in centro, a ulteriore dimostrazione del fatto che di sinistra in quel partito è rimasto ben poco».

E del sindaco Sala cosa pensa?
«Che era un bravo manager».

Ambientalista da trent’anni, che opinione ha di Area B e Area C?
«Pannicelli caldi. Mi impressiona invece il fatto che non ci siano più spazi per piantare alberi».

Ricorrono ora i 50 anni dalla morte di Roberto Franceschi e dal vostro processo per il sequestro del rettore Giuseppe Schiavinato.
«L’omicidio di Roberto è un dolore fortissimo ancora oggi. Al funerale partecipò tutta la città, Aniasi e Craxi compresi, per dire della forza del movimento. Il rettore, dopo il suo ferimento, non ci volle concedere l’aula magna per l’assemblea. Andammo in delegazione nel suo ufficio e lui ci denunciò poi per sequestro di persona».

Le manca Milano?
«Mi manca quella Milano».

Direbbe ancora che sono stati anni formidabili?
«Noi ci siamo soprattutto divertiti un casino. Altro che droga o alcol, non c’è paragone».

C’è qualcosa di cui si pente? Un piccolo rimorso almeno?
«Il nostro settarismo di allora. Ha tarpato le ali a un movimento che nonostante tutto è stato il più longevo tra i vari Sessantotto del mondo».

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MOSTRA
DATE E ORARI
Da giovedì 6 Aprile 2023 a martedì 30 Maggio 2023
Dalle 10:00 alle 19:00

LUOGO
Politecnico di Milano, Spazio Mostre Guido Nardi
Via Ampère, 2 – Milano

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E ci sono ancora: l’assessore Maran (in politica dal 2006) all’epoca dei fatti assessore del comune di Milano con delega alla Mobilità, Ambiente, Acqua pubblica, Energia e Metropolitane; Giuseppe Sala – dal 21 giugno 2016 sindaco di Milano e dell’omonima città metropolitana. Il tempo passa inesorabile per tutti ma loro sono sempre li come il buco in via Andra Doria: anni fa nel buco c’era un parcheggio e una bancarella di vestiti ora c’è una recinzione. L’albero è resiliente come ciò che spunta dall’asfalto del parcheggio.

Dell’ostello nemmeno l’ombra. In compenso nelle news del Comune compare la notizia che il “Rilascio del Titolo edilizio per l’attuazione dell’intervento: primi mesi del 2022.”
Poi più nulla.
Siamo al 1° aprile 2023.
Ma alla inaugurazione delle Olimpiade del 2026  c’è ancora molto tempo e poi  con un investimento, da 80 milioni su un’area di circa 9200 mq, sarà trasformato il caotico snodo viario di piazzale Loreto in una piazza verde, con percorsi pedonali e ciclopedonali, servizi, spazi pubblici.
Fonte 24 Real Estate  17 gennaio 2023 Loreto, cantieri al via in autunno. Il traguardo sono le Olimpiadi 2026.
Questa immagine è tratta dal sito p+professionearchitettoaNEWS in essa si vede che il futuro ostello è immortalato come un buco!
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Per sapere cosa avrebbe dovuto esserci al posto del buco potete leggere quel che a suo tempo scrivemmo
2018/o8/15  L’USO AMBIGUO DELLA METAFORA IN URBANISTICA
2019/05/27 DAL BUCO ALL’OSTELLO
2019/08/18 LE BUFALE DELLA GIUNTA GREEN E DELL’ASSESSORE MARAN

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di Gianni Barbacetto
Un sindaco Cinquestelle a caso (ricordate una tale Virginia Raggi?) sarebbe stato crocefisso 12 milioni di volte, dopo una notizia così: persi 12 milioni del Pnrr. Il sindaco di Milano, invece, continua a godere di buona stampa e la dozzina di milioni europei perduti da Giuseppe Sala non ha fatto grande impressione.

Si tratta di fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinati a piantare 138 mila alberi nel 2022 e altrettanti nel 2023, per creare nuovi boschi su 276 ettari di territorio nella Città metropolitana di Milano. Per contrastare l’inquinamento dell’aria e l’effetto “isola di calore”, emergenze assolute nella città che si disputa i record di consumo di suolo e d’inquinamento dell’aria.

Ma Milano è stata l’unica città metropolitana italiana a lasciare scadere il bando, sostenendo che in tutto il suo territorio, composto da 133 Comuni, non ci sono aree sufficientemente ampie (il bando chiedeva almeno 3 ettari) per la riforestazione. Forse anche perché su quelle aree scatterebbe il vincolo di inedificabilità: evidentemente incompatibile con i grandi progetti di “rigenerazione urbana” a cui sono tanto affezionati il sindaco Sala e il suo assessore all’urbanistica Giancarlo Tancredi, in cui il verde è solitamente di copertura, posto sopra il costruito, o di piccole dimensioni, verde “condominiale” che serve a far crescere il valore degli immobili.

Milano per aree classificate come densamente popolate (48) in Italia è seconda solo a Napoli (50). Seconda anche per suolo consumato (31,7%), battuta ancora soltanto da Napoli (34%), che però si rifà con le aree già coperte da boschi (30%), con Milano che si ferma invece all’11%. In queste condizioni, la Milano che ha ormai già impegnato in operazioni immobiliari 1,2 milioni di metri quadri degli ex scali ferroviari, si avvia a perdere anche altri 11 milioni di euro di Pnrr nel 2024, che potrebbero servire per piantare 260 mila alberi.

“Eppure le aree per gli alberi Pnrr a Milano ci sarebbero”, sostiene Elena Sironi, senatrice M5s in commissione Ambiente. “Sono quelle della Goccia, di Piazza d’Armi, di Porto di Mare. Ma l’amministrazione le vuole concedere ai privati per grandi operazioni immobiliari. Porto di Mare – 1,25 milioni di metri quadri – sarebbe la zona più adatta: il sindaco Sala però preferisce far perdere ai milanesi 12 milioni e la possibilità di migliorare l’aria di Milano, una delle città più inquinate d’Europa”.

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