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Stele posta nel 1954 e restaurata nel 2009. Non riporta il nome di Arcalini Luigi

Arcalini LuigiwNato a Voghera il 3 dicembre 1920 e residente a Voghera. Dopo l’armistizio dell’8 settembre ’43, insieme ad Angelo un suo fratello minore che sarà deportato in Germania, aderisce alla Resistenza. Viene inquadrato nella Divisione Aliotta, Brigata Crespi. E dopo avere partecipato attivamente alla Resistenza nell’Oltrepò, alla fine del grande rastrellamento dell’inverno ’44-’45, si trasferisce a Milano ed entra a fare parte di una formazione gappista.
Partecipa a un attentato insieme a Luigi Franci, Maria Selvetti, Albino Ressi e Albino Trecchi (ne abbiamo scritto vd.). Tre dei suoi compagni: Franci, Selvetti, e Trecchi, muoiono subito; Ressi, poco dopo essere arrivato in all’ospedale; Arcalini, ferito, dice di essere un passante e fornisce false generalità. Portato all’Ospedale di Baggio, ormai convalescente, viene riconosciuto, catturato e incarcerato. Processato dice di avere conosciuto, sapendoli morti, Albino Ressi e Albino Trecchi e di avere vissuto in clandestinità, con il nome di Mario Rosati.
Insieme a Antonio Ghislandi viene accusato di avere partecipato alla perquisizione e rapina ai danni di Ines Zannini (spia e confidente fasciata).
Gislandi è condannato a 30 anni di reclusione; Arcalini alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena.
E’ fucilato, per mano di alcuni militi della Muti, al campo Giuriati il 18 marzo 1945.
Una via di Voghera porta il nome di Arcalini mentre il suo nome sino a poco tempo fa non compariva tra i partigiani uccisi al campo Giuriati, se non su un foglio apposto due anni orsono a seguito di una segnalazione fatta da un componente della nostra redazione che, nel documentare la storia delle lapidi che nella nostra Zona ricordano i caduti del periodo ’43- ’45, si accorse che l’Anpi di Voghera lo indicava come fucilato al Giuriati. Nel 2014 l’Anpi Lombardia ne ha ricostruito la vita e la morte.
Il 21 marzo 2015, vi sarà, in via Pascal, l’inaugurazione del nuovo monumento dedicato alla memoria dei 15 partigiani fucilati al Giuriati, e il suo nome vi comparirà.

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L'ABATE RINO Piazza fratelli Bandiera 1

Lapide in piazza Fratelli Bandiera 1

L’ABBATE RINO
Nato a Milano il 10.5.1919. Appartenente alla 10a Brigata Matteotti. Fucilato in piazza Fratelli Bandiera.
ZORZI BATTISTA
Nato il 17.2.1914. Appartenente alle formazioni Matteotti. Fucilato in piazza Fratelli Bandiera

L'ABBATE RINO

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma.

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FRANCI LUIGI1

Lapide in via Aselli 6

Nato a Milano nel 1909. Incisore. Abitava nelle case popolari di via Aselli 6 e aveva una grande passione per le biciclette da corsa.
Le cronache d’anteguerra riportano le sue vittorie conquistate sulle strade della Brianza. La sua specialità erano le volate.
L’8 settembre 1943 andò con i partigiani. Poi venne il tempo della città e dei Gap*.
Il suo impegno fu totale nella preparazione di azioni sappiste** e gappiste.
L’essere stato corridore ciclista professionista gli consentì di avere un permesso speciale, rilasciato dalla Questura di Milano, per circolare liberamente con la sua bici da corsa.
La bicicletta divenne il mezzo per nascondere nel telaio e documenti e materiale di propaganda.
Il 4 febbraio 1945, Luigi Franci, a due giorni l’uccisione al Giuriati di Luigi Campegi e degli altri partigiani (ne abbiamo scritto vd), insieme a Maria Selvetti, Albino Ressi, Albino Trecchi e Luigi Arcalini organizza un’azione contro il “Leon D’oro”, in corso Garibaldi 17, sede di una mensa della Legione Autonoma Mobile “Ettore Muti”***.
Luigi Franci e Maria Selvetti e Albino Trecchi muoiono subito. Le cause della morte non sono state mai chiarite con certezza: si sospetta un’esplosione anticipata dell’ordigno mal congegnato. Albino Ressi ferito gravemente viene portato in ospedale ma muore subito dopo il ricovero. Solo Luigi Arcalini – alias Mario Rosati – rimasto ferito a una gamba, si salvò (vd). Dell’attentato parla Giovanni Pesce nel libro Senza tregua: la guerra dei GAP (1).

FRANCI LUIGI
La sua salma riposa al cimitero Maggiore (Musocco), nel campo 64

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Selvetti Maria

SELVETTI MARIA (LINA)
Nata nel 1921 a Buglio ha partecipato alla resistenza in Valtellina. Ricercata dai fascisti si sposta a Milano. Muore il 4 febbraio 1945 durante un’azione contro il “Leon D’oro”, in corso Garibaldi, sede di una mensa della Muti.

 

 

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* GAP (acronimo di Gruppi di Azione Patriottica). Erano piccoli gruppi di partigiani che nacquero su iniziativa del Partito Comunista Italiano (PCI) alle dipendenze del comando generale delle Brigate Garibaldi, alla fine del settembre 1943. A Milano la prima sede della Brigata Garibaldi fu costituita il 20 settembre 1943, in via Lulli 30. Analogamente il Partito D’Azione costituì gruppi partigiani con lo stesso nome.
** Sappisti erano gli appartenenti alle SAP (acronimo di Squadre di Azione Patriottica). Le SAP vennero costituite nell’estate del 1944 con lo scopo di allargare le fila della partecipazione alla lotta antifascita. Erano formate da gruppi di 15/20 persone e inizialmente ebbero compiti di sabotaggio o affiancamento alle azioni dei GAP.
*** Legione Autonoma Mobile “Ettore Muti” venne costituita ufficialmente il 18 marzo 1944 e dalle cronache dell’epoca così è descritta: riassume nei suoi battaglioni permanenti e di riserva, i componenti delle ex squadre d’azione. La legione conserva e potenzia nelle sue formazioni lo spirito volontaristico e il mistico sentimento del sacrificio dello squadrismo, consacrato nelle lotte contro le forze del disordine e su tutti i fronti di guerra.
Fu posta alla dipendenza del Ministero degli Interni ed ebbe la qualifica di “Forza armata di Polizia”.
La RSI riservò ai militi della Muti un trattamento di favore pagandoli quasi sei volte un soldato dell’esercito regolare. La Legione aveva una totale autonomia e indipendenza dalla Questura di Milano e dalla Polizia della RSI, ma la sua autonomia cessava al momento in cui riceveva una richiesta di truppe da parte dello stato maggiore tedesco, responsabile della lotta antipartigiana nel settore nord-ovest d’Italia. E ancora: i comandi locali erano a disposizione dei tedeschi per le operazioni di polizia militare. Emblematico è il fatto che la Muti partecipò all’esecuzione di Piazzale Loreto.
1) In internet circola il libro in formato pdf

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Campo GiuriatiNei giardini esterni al campo Giuriati, in via Pascal, vi è il nuovo monumento a ricordo del sacrificio della vita di 15 partigiani fucilati (Vd.). Ma vi è anche una lapide a ricordo della fucilazione avvenuta il 2 febbraio 1945 di altri 5 partigiani.
Questa lapide venne scoperta il 13 febbraio 1946, alla presenza di Luigi Longo, vice segretario nazionale del PCI.

campegiwCAMPEGI LUIGI
Nato a Tromello (PV) il 22.09.1913. Operaio. Noto al suo paese per le idee antifasciste, se ne allontana per trovare lavoro. Subito dopo l’armistizio, entra in contatto con elementi del Partito d’Azione e prende parte alla guerra di Liberazione. Nel dicembre del 1943 è catturato dai nazifascisti. Ma riesce a evadere e riprende la lotta a Milano. In primavera è nominato responsabile del lavoro militare presso il 5° settore cittadino e, nel settembre 1944, sostituisce Giovanni Pesce al comando della 3ª brigata d’assalto Garibaldi GAP Egisto Rubini. Nel dicembre 1944, trascorre un brevissimo periodo presso le formazioni valsesiane di Cino Moscatelli, dove era andato in seguito all’arresto di alcuni gappisti. Il 13 gennaio ritorna a Milano, insieme a Ruggero Brambilla, con un carico di armi. Fermati a un posto di blocco, in viale Abruzzi, il Brambilla spara e riesce a scappare Campegi gli copre le spalle e viene fermato. Riconosciuto da una spia viene arrestato. Il 29 gennaio insieme ad altri gappisti va a processo. E’ condannato a morte e fucilato al campo Giuriati il 2 febbraio 1945.
Dopo la Liberazione in suo ricordo, all’interno della casa del Popolo di via Conte Rosso, la sezione del PCI porterà il suo nome.

MANDELLIw

MANDELLI FRANCO
Nato il 28.7.1924. Appartenente alla 182a Brigata Garibaldi si trova a San Vittore prima dell’arresto di Campegi. Con lui subisce il processo e la condanna a morte eseguita il 2 febbraio 1945 al campo Giuriati.

 

 

 

 

MANTOVANI VENERINO
Nato a Magliano il 5.1.1902. Operaio della Olap (Siemens) di piazza Leonardo da Vinci. Appartenente alla 3a Gap. Una lapide lo ricorda, insieme ai suoi compagni di fabbrica, in via Spinoza 4. In Zona una sezione del PCI fu intitolata a suo nome*.

 

MANTOVANI VENERINO

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma.

RESTI VITTORIO

Lapide in via Tadino 48

RESTI VITTORIO
Nato a Sustinente (MN) il 20.9.1886. Appartenente alla 3a Gap. Fu anch’egli fucilato il 2 febbraio 1945.

VOLPONES OLIVIERO via Porpora 161

Lapide in via Porpora 161

 

 

 

VOLPONES OLIVIERO

Nato a Milano il 3.6.1905. Operaio alla Magnaghi di Turro. Appartenente alla 3a Gap.
Fu anch’egli fucilato il 2 febbraio 1945.
In zona una sezione del PCI fu intitolata a suo nome.

 

 

VOLPONES OLIVIERO

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma.

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*Detta sezione confluì poi nel 1993, insieme alle sezioni “Oreste Ghirotti” e “Masi-Tavecchia”, nell’Unità di base del Pds (poi Ds) “Primo Levi”.

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23 gennaio 1945 CONSOLI GIUSEPPE

Giuseppe Consoli Nato il 5 luglio 1897 a Milano. Da ragazzo militò nell’organizzazione giovanile socialista per poi aderire, nell’agosto del 1943, al Partito Comunista. A quell’epoca risiede, con la moglie Giuseppina Favini, in via Carlo Forlainini, 26. Lavora all’Isotta Fraschini, nello stabilimento di Meda, in Brianza, rilevata dal conte Giovanni Caproni per la produzione di motori aeronautici e autocarri.
Qui Consoli svolge opera di propaganda antifascista e contribuisce a organizzare gli scioperi del marzo e dell’aprile 1944. Per questa sua attività è arrestato a Meda l’1 agosto 1944 e internato a San Vittore.
Il 7 settembre 1944 viene trasferito, con alcune centinaia di uomini e di donne politici e/o ebrei, nel campo delle SS di Bolzano. Il 5 ottobre 1944 Consoli è deportato nel Lager nazista di Dachau, presso Monaco di Baviera. Dopo quattro giorni di viaggio, il 9 ottobre 1944, a Dachau diviene la matricola 113222.
Il 27 ottobre 1944 giunse nel Lager di Buchenwald, vicino a Lipsia, dove diviene la matricola 94442 ed è assegnato al sottocampo di Bad Gandersheim, dove i deportati erano impiegati a riattivare degli impianti industriali per la fabbricazione di aeroplani.
Qui muore il 31 gennaio 1945, per polmonite. La sua salma è tumulata ad Amburgo / Hauptfriedhof Öjendorf (Germania) nel cimitero militare italiano. Posizione tombale: riquadro 1, fila J, tomba 2.

Amburgo cimitero militare italiano

Amburgo cimitero militare italiano


Dal 5 ottobre 2013 nel giardino degli stabili Aler di via Forlanini 26, una targa ne ricorda la memoria e ne riporta il nome su una panchina.

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Carminelli Gilberto Bill. Nato a Milano il 18.10.1918. Residente in via Beato Angelico 3. Operaio dell’Olap (fabbrica del gruppo Siemens allora ubicata tra piazza Piola e piazza Leonardo da Vinci). Milita nella 116ª Brigata Garibaldi. A fine novembre ’44 i reparti nazifascisti concentrarono circa 1500 uomini e dettero inizio a un grande rastrellamento nelle valli ad occidente del Lario, con il fine di eliminare le formazioni partigiane presenti su quei monti.
Risalirono contemporaneamente la Valsolda, la Val Cavargna, la Val Rezzo e la Val Menaggio formando un semicerchio che aveva come centro Porlezza.
Sei partigiani, appartenenti al distaccamento “Umberto Quaino” della 52ª Brigata Garibaldi “Luigi Clerici” per sfuggire ai rastrellamenti, risalirono sull’Alpe Vecchio, e usarono come rifugio una piccola baita già parzialmente incendiata dai fascisti.
I sei componenti del gruppo erano:
Giuseppe Selva Falco, comandante del gruppo, nato a Cima il 1916:
Angelo Selva Puccio, nato a Cima il 1924;
Angelo Capra Russo nato a Zurigo il 1924:
Ennio Ferrari Carlino Filippo, segretario del Fronte della Gioventù, nato a Monza il 1927,
Livia Bianchi, nome di battaglia Franca, nata a Melara (Ro) il 1919;
Gilberto Carminelli .
Riuscirono a resistere sino a metà gennaio del 1945 in condizioni disumane. Infine, stremati, ridiscesero al paese di Cima (frazione di Porlezza) e si nascosero presso l’abitazione di un antifascista del luogo. Scoperti, vennero denunciati al Centro Antiribelli di Menaggio. Nella notte del 20 gennaio, la casa fu circondata e le Brigate Nere iniziarono una violenta sparatoria. I partigiani si difesero ma vennero indotti alla resa dallo scarseggiare delle munizioni e dalla falsa promessa di avere salva la vita. Catturati, benché uno di loro fosse ferito, vennero percossi spogliati e fatti incamminare a calci e pugni lungo il sentiero che porta al cimitero di Cima.
Allineati contro il muro di cinta furono fucilati.

Ne ricorda la memoria una lapide in via Spinoza 4

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Ne ricorda la memoria una lapide in Largo Rio de Janeiro 1

Come detto 21 gennaio 1945 tra i partigiani fucilati vi era Livia Bianchi. Figlia di braccianti poveri. Si sposò sedicenne con Bruno Bizzarri di Revere (Mn) da cui ebbe un figlio. Nel 1943, dopo che il marito era stato fatto prigioniero dagli alleati, priva di mezzi, raggiunse i genitori emigrati a Vercelli. Si spostò a Torino per trovare lavoro e qui ebbe i primi contatti con gli ambienti dell’antifascismo. Dopo l’8 settembre 1943, con il nome di battaglia di “Franca”, si unì al gruppo “Umberto Quaino” della 52ª Brigata Garibaldi “Luigi Clerici” con l’incarico di staffetta porta-ordini. Partecipò a molte operazioni nella zona di Como, per cui le sono state riconosciute due campagne di guerra: 1943 e 1944.
E’ stata insignita di medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Così recita la motivazione dell’assegnazione della Medaglia: “Nel settembre 1943, accorreva con animo ardente nelle file dei partigiani, trasfondendo nei compagni di lotta il fuoco della sua fede purissima per la difesa del sacro suolo della Patria oppressa. Volontariamente si offriva per guidare in ardita ricognizione attraverso la impervia montagna una pattuglia che, scontratasi con un grosso reparto nemico impegnava dura lotta, cui essa, virilmente impugnando le armi, partecipava con leonino valore, fino ad esaurimento delle munizioni. Insieme ai compagni veniva catturata e sottoposta a interrogatori e sevizie, che non piegarono la loro fede. Condannati alla fucilazione lei veniva graziata, ma fieramente e rifiutava per essere unita ai compagni anche nel supremo sacrificio.
Cadde sotto il piombo nemico unendo il suo olocausto alle luminose tradizioni di patriottismo nei secoli fornite dalle donne d’Italia”.

Cima Valsolda, settembre 1943 – gennaio 1945.

La sua storia è stata ripresa anche in una mostra del 2011 intitolata Fumetti Resistenti (vd)

 

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Largo-Rio-de-JANEIROwNato ad Affori il 15.5.1927. Partigiano. Fucilato a Milano il 16.1.1945.
(Ne ricorda la memoria una lapide in Largo Rio de Janeiro 1)

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Il monumento, inaugurato il 21 marzo 2015, a ricordo dei 15 partigiani fucilati al Campo Giuriati, negli attuali giardini di via Pascal.

In via Pascal, dove sorge il campo Giuriati, nell’inverno del 1945 furono fucilati due gruppi di partigiani: il 14 gennaio e il 2 febbraio. ll 18 marzo venne poi fucilato anche: Luigi Arcalini.
Del gruppo di partigiani uccisi il 14 gennaio facevano parte appartenenti al IV e V settore (zone Calvairate – Porta Romana) del Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà. Una organizzazione all’interno della quale confluirono giovani antifascisti riconducibili a provenienze ideologiche differenti. Colui che ne fu promotore e che elaborò la linea ideale e programmatica dell’organizzazione fu Eugenio Curiel, intellettuale comunista, ucciso per mano di militi del Partito Fascista Repubblicano, il 24 febbraio 1945.
Il Fronte tenne la sua riunione costitutiva, grazie alla complicità di padre Davide Turoldo e padre Camillo De Piaz, nel convento dei Servi di Maria, adiacente alla Chiesa di San Carlo al Corso.
Gli appartenenti al Fonte di cui parliamo erano giovani lavoratori nati nei quartieri dell’attuale Zona 4. Dalla loro sede clandestina di via Ciceri Visconti 4, organizzarono azioni contro i militi tedeschi e repubblichini e un’intensa opera di propaganda. L’attivismo di questi giovani li pose nel mirino del servizio informativo fascista. A metà dicembre del 1944, 23 appartenenti al Fronte furono incarcerati e torturati da elementi del battaglione Azzurro comandato dal maggiore Mario De Biase.
Il 12 gennaio del 1945 venne istruito il processo dal Tribunale Militare di guerra, presieduto da Pasquale Spoleti, con il giudice Giuseppe Libois e il pubblico ministero Francesco Centonze, contro 12 di loro. Accusati di: partecipazione ad associazione sovversiva; appartenenza a bande armate; attentato ad appartenenti alle Forze Armate. Tre di loro – perché minorenni – furono condannati a 30 anni di carcere, mentre gli altri nove: Sergio Bazzoni, Renzo Botta, Arturo Capecchi, Attilio Folli, Roberto Giardino, Roberto Ricotti, Giuseppe Rossato, Luciano Rossi e Gian Carlo Serrani furono condannati alla pena capitale mediante fucilazione alla schiena. La sentenza fu eseguita 2 giorni dopo.

Il Corriere della Sera del 15 gennaio 1945 riportava Dodici terroristi condannati a morte Nove giustiziati – Tre graziati dal Duce

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I funerali degli appartenenti al Fronte della Gioventù, tenutisi nel maggio del 1945

BAZZONI SERGIO
Nato a Milano il 29.3.1926. Operaio meccanico presso la Tecnomasio Brown Boveri. Appartenente al Fronte della Gioventù, partecipò a numerose azioni. Arrestato in fabbricail 16.12.1944, subì torture inflittegli dalle SS italiane presso il comando dell’Aereonautica repubblichina.

BAZZONI SERGIO

Una lapide lo ricorda in via Passo Buole 3. Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

BOTTA RENZO
Nato a Milano il 19.9.1923. Arruolatosi nella prima squadra armata Puecher della Brigata d’assalto del Fronte della Gioventù nel marzo 1944 come sappista. Arrestato la sera del 24.11.1944, subì diverse sevizie nella caserma di via Pace a opera del battaglione azzurro.

BOTTA RENZO viale Montenero 42

Lapide in via Montenero 42

BOTTA RENZO

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

CAPECCHI ARTURO
Nato a Milano il 31.7.1925. Operaio della Geloso. Appartenente alla Brigata d’assalto Fronte della Gioventù “Gramsci”.

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Lapide in via Mompiani 5

CAPECCHI ARTURO

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

FOLLI ATTILIO
Nato a San Giuliano Milanese il 17.6.1926. Operaio. Appartenente alle organizzazioni garibaldine del Fronte della Gioventù. A lui è dedicata una via a San Giuliano Milanese (MI).

FOLLI ATTILIO

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

GIARDINO ROBERTO
Nato a Milano il 26.2.1922. Appartenente alla 117a Brigata Garibaldi Sap. Abitava in viale Umbria 60.

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Lapide in viale Umbria 60

GIARDINO ROBERTO

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

RICOTTI ROBERTO
Nato il 7 giugno 1924 a Milano. Meccanico alla Borletti. Dopo l’8 settembre venne arrestato e rinchiuso nel campo di concentramento di Bolzano. Riuscì ad evadere. Ritornato a Milano organizza un gruppo partigiano. Nell’agosto del 1944 è nominato commissario politico della 124ª Brigata Garibaldi SAP. Divenuto anche responsabile del Vº settore del Fronte della gioventù, trasformò la sua abitazione in comando operativo, ma il 20 dicembre 1944 i fascisti vi fecero irruzione e lo arrestano. Rinchiuso in un primo momento nella sede dell’OVRA, Roberto Ricotti venne in seguito trasferito nelle carceri di San Vittore. Venne condannato a morte anche con l’accusa di diserzione. Alla memoria gli è stata concessa la medaglia d’argento al valor militare.

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Questa è la lapide che lo ricorda in via Calvairate 3

ROSSATO GIUSEPPE
Nato a Dueville (VI) il 10.7.1922 Giuseppe Rossato, detto Gelo, era vice comandante della 101a Brigata Garibaldi. Doveva incontrarsi con Francesco Marcer, un comandante della 101a SAP, in piazza Redentore, a Legnano. Ma causa una delazione venne arrestato e condotto nelle cantine del comando della Polizia, al Circul di Sciuri, in via Alberto da Giussano, a Legnano. Trasferito al carcere di San Vittore a Milano, fu processato e fucilato.

ROSSI LUCIANO
Nato a Milano il 7.5.1923. Era della 125a Brigata Garibaldi.

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Lapide in viale Umbria 60

SERRANI GIANCARLO
Nato a Mantova l’8.9.1926. Operaio alla Tecnomasio Brown Boveri di piazzale Lodi. Appartenente alla 115a Brigata Garibaldi. Arrestato il 19.12.1944.

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Lapide posta in via Ravenna 3

SERRANI GIANCARLO

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

via Ponzio 34 Campo Giuriati

Questa è la stele che fu posta subito dopo la Liberazione, al campo Giuriati, a memoria dei fucilati

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