Largo-Rio-de-JANEIROw
Nato a Milano il 30.10.1923. Appartenente a formazioni partigiane dal settembre 1943. Arrestato, viene deportato in Germania. Muore a Hersbruck il 10 gennaio 1945.
(Lapide in Largo Rio de Janeiro 1)

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Foto del 1934

Il cinema teatro Pace in corso Buenos Aires, in una fotografia del 1934

Il Fronte della Gioventù, di Eugenio Curiel, durante la guerra di liberazione ha svolto una attività che consisteva: nel lancio di volantini antifascisti nei teatri e nei cinema, nei mercati ambulanti, davanti alle scuole e alle università, fuori dalle fabbriche all’uscita degli operai, e sul sagrato delle chiese, al termine della messa. Era composto da giovani antifascisti che partecipavano anche, come “pali”, alle azioni di disarmo dei fascisti, compiute da squadre partigiane durante il coprifuoco notturno. E, in alcuni casi, ha effettuato anche azioni “in prima persona” come quella che ha avuto un tragico epilogo il 14 gennaio 1944 al campo Giuriati. (vd.)

Lapide posta in via Colombo angolo via Botticelli

Il 5 gennaio 1945, quattro di loro: Giuseppe Bodra, Tullio Di Parti, Orazio Maron e Giancarlo Tonissi vennero arrestati durante il lancio di volantini al Cinema Pace, in corso Buenos Aires 37. Furono sottoposti a tortura e all’alba del 6 gennaio, la polizia azzurra, dell’Aeronautica di piazza Novelli, li ha fucilati in via Colombo angolo l’attuale piazza Uccellini, e ha lasciato i loro corpi abbandonati nella neve. A ricordo di quel sacrificio sul luogo dell’esecuzione è stata apposta una lapide che li commemora *.

BODRA GIUSEPPE

Nato a Milano il 19.4.1926. Appartenente alla 120a Brigata Garibaldi Sap.

DI PARTI TULLIO

Nato a Milano il 30.8.1928. Appartenente alla 120a Brigata Garibaldi Sap.

MARON ORAZIO

Nato a Milano il 26.5.1928. Impiegato ATM. Appartenente alla 10a Brigata Matteotti. Una lapide lo ricorda anche nel deposito ATM di via Teodosio.

TONISSI GIANCARLO

Nato a Milano il 24.6.1928. Appartenente alla 120a Brigata Garibaldi Sap. Fucilato il 6.1.1945 in via Botticelli. La lapide si trova in via Nullo 12. La casa è stata recentemente imbiancata e la lapide ne riporta il colore.

I corpi di Di Parti Tullio, Maron Orazio e Tonissi Giancarlo sono tumulati al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64.

 

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* Tale lapide oggi non è più visibile perché è stato abbattuto il muro dell’Istituto di arti grafiche Rizzoli su cui era stata posta ed ora è in costruzione un palazzo residenziale. (6 gennaio 2021)

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Forno crematorio di Gusen

Forno crematorio di Gusen

Corno Agostino. Nato il 23 agosto 1896 a Bernareggio, dove risiedeva in via S. Bartolomeo, 16. Operaio fonditore dell’Innocenti. Arrestato in fabbrica il 10 marzo 1944.  Il 17 marzo 1944 fu deportato a Mauthausen dove giunse il 20, classificato schutz e matricola 58820. Fu presto trasferito a Gusen, dove morì il 23 dicembre 1944. Gusen è il nome dato a tre dei quarantanove campi e sottocampi di concentramento nazisti situati nei pressi della cittadina di Gusen nell’Alta Austria, a circa 20 chilometri da Linz.  

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Via Rosolino Pilo, 12

Colombo Giuseppe Nasce a Milano il 17 settembre 1926. Operaio, partigiano della Divisione Masia, V° Brigata Tundra, dell’Oltrepo’ Pavese. Durante un rastrellamento venne catturato dalla Banda Fiorentini, una formazione autonoma della RSI, denominata con la dicitura tedesca di Sicherheits Abteilung (reparto per la sicurezza). Era un’unità di polizia costituita da fascisti, alle dirette dipendenze del Comando Tedesco del nord Italia (162ª Divisione), attiva nell’Oltrep’ Pavese. Per rappresaglia, a seguito di un’azione partigiana lungo la valle Scuropasso, venne fucilato sulla piazzetta del castello di Cicognola,  il 19 dicembre 1944. Con lui furono fucilati i partigiani Nildo Magrotti, Giuseppe Montepiani, Giuseppe Quaroni, Carlo Loatti, Carlo Vignali, Romano Fernando Liborio e un mendicante il cui nome è rimasto sconosciuto. I corpi dei fucilati, prima della sepoltura, rimasero per 48 ore sulla piazza.
Una lapide ne ricorda la memoria  al Centro socio-ricreativo per anziani del Comune di Milano in Via Boscovich 42.

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Largo-Rio-de-JANEIROw

Lapide in Largo Rio de Janeiro

Beria Luigi Nato a Milano il 13.4.1922 Apparteneva alla 77a Brigata Garibaldi. Fucilato dai tedeschi ad Arè di Caluso, ora in provincia di (TO) (dal 1927 sino alla fine della II° guerra mondiale in provincia di Aosta), il 19.02.1944. Medaglia d’Argento al Valor Militare della Resistenza.

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Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma.

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Largo-Rio-de-JANEIROw

Lapide in Largo Rio de Janeiro

Polastri Roberto. Nasce a Milano il 10.11.1905. Cesellatore. Arrestato il 10.4.1938, viene condannato dal Tribunale Speciale a 18 anni di reclusione. Morto nel lager di Gusen il 16.12.1944.

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Antonio De Finetti Nato a Milano il 23 novembre 1925 (il padre Giobatta è stato direttore della Snia Viscosa). Studente del Politecnico. E’ morto, a 19 anni, il 14 dicembre 1944 nel lager nazista nelle miniere di Hersbruck per avere voluto rivendicare l’umana libertà.

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Sergio Kasman

Kasman Sergio. Nato a Genova il 20.9.1920. Figlio di Ivan Kasman (poi italianizzato in Giovanni), ebreo di origine russa, e di Maria Scala di Torino. Sergente allievo ufficiale di Artiglieria, era in licenza a Genova quando fu proclamato l’armistizio. Aderisce alla Resistenza, con il nome di battaglia di Marco Macchi, nelle file dei servizi speciali diretti da Giuseppe Bacciagaluppi, detto Nino, uno dei capi del servizio informazioni, recupero e salvataggio dei prigionieri alleati evasi.
Nel marzo 1944 viene nominato, su indicazione di Ferruccio Parri, Capo di Stato Maggiore del Comando Piazza di Milano delle Squadre di Azione Patriottica nelle file di Giustizia e Libertà.
Nel luglio del 1944 si rende protagonista insieme ad altri 3 temerari di un’azione memorabile: la liberazione dal carcere di san Vittore di alcuni prigionieri: Giuseppe Baccigaluppi e Arialdo Banfi, dirigenti di Giustizia e libertà, e un ufficiale canadese di nome Patterson.
Di alta statura, fisico atletico e capelli biondo rossicci il comandante Marco indossata la divisa da SS, è persona credibile agli occhi dei carcerieri. Infatti, quando si presenta in piazza Filangeri, in divisa, per chiedere la scarcerazione di quei prigionieri alcuno nutre sospetti sulla sua identità e glieli consegnano.
Il 19 settembre 1944 Kasman si rende protagonista di un analogo episodio a Chiavari (Ge). Quella sera si presenta, con il nome di capitano Hans Gruber, nella sede del fascio repubblichino di Chiavari e chiede la consegna immediata di un prigioniero jude che deve trasferire alla sede della Gestapo a Milano. Il prigioniero liberato altri non è che Roberto Kasman suo fratello sedicenne.
Le sue imprese non passano inosservate come le sue caratteristiche fisiche. E’ ricercato, braccato e infine assassinato in piazza Lavater il 9.12 1944*.
A Sergio Kasman è stata conferita la medaglia d’oro alla memoria, con la seguente motivazione:
Comandante di formazione partigiana sui monti Lombardi; poi capo di stato maggiore del Comando piazza di Milano, per quindici mesi infaticabile nel colpire il nemico, ardente trascinatore nella dura lotta, guidò personalmente audaci colpi di mano che portavano alla liberazione di prigionieri politici incarcerati. Arrestato due volte, due volte sfuggiva alla morte e riprendeva con incomparabile ardimento il suo precedente incarico, sdegnando di accettare l’offerta di missioni in zone meno rischiose. Catturato una terza volta incontrava morte gloriosa consacrando il supremo sacrificio al suo sogno di giustizia e di libertà. Milano, 9 settembre 1943 -9 dicembre 1944.

Roberto-Kasman
Il 20 aprile 2015, nella sala del Consiglio del comune di Chiavari, durante la presentazione del programma per le celebrazioni dei 70 anni dalla Liberazione era presente, in qualità di Presidente dell’ANPI di Chiavari, Roberto Kasman che per la prima volta portava, da quando era stata conferita al fratello Sergio, la medaglia d’oro al valore.

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Lapide posta in piazza Lavater il 9 dicembre 1945

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma.

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* Il 22 aprile 2005 il Corriere della Sera riporta la testimonianza di chi assistette inconsapevole al suo omicidio.
“LA STORIA
Colpi di mitra in piazzale Lavater. I bambini del ’44 e la Resistenza

« Desidererei un sedativo – mi chiede il nuovo paziente over 65 – se possibile » . Di fronte a tanta prudenza lo guardo curioso. « Mi capita solo di questi tempi – mi spiega lui – . E’ legato a un fatto di quando ero bambino. Il 9 dicembre 1944. La mamma ed io ci recavamo da zia Bice, dove sapevamo di trovare da mangiare. La fame era terribile quanto le bombe. Attraversato corso Buenos Aires, prendemmo il lato sinistro di via Omboni. Ci sorpassarono a passo spedito un ufficiale e un milite di Salò. I due entrarono nel bar all’ angolo con via Spallanzani, ma ne uscirono subito, riprendendo la loro marcia veloce. La mamma intuì qualcosa di drammatico nell’ aria e continuava a strattonarmi per poter lasciare una certa distanza fra noi e i due. Questi, una volta in piazzale Lavater, entrarono nel negozio di materiale elettrico di via Ramazzini » . Ecco allora una sequenza rapida e mozzafiato. « La mamma e io dietro un grosso albero. Da un’ uscita del negozio sbucarono due uomini in borghese che iniziarono a correre per attraversare il piazzale. Dietro apparve anche l’ ufficiale che impartì un ordine ai militi di guardia alla scuola di via Stoppani. Una raffica di mitra e uno dei due interruppe la corsa e cadde a terra. L’ altro, che indossava un impermeabile, fu messo con le mani in alto contro il muro del palazzo. Risultò poi essere una spia. Un camioncino cinquecento con la réclame del bambino che si lecca le dita con il burro Optimus arrivò all’ improvviso, come se fosse stato da tempo in attesa. Scesero due uomini e caricarono l’ ucciso. Nel silenzio, il tonfo lugubre di quel corpo. Ripartirono veloci. ” Che cosa è successo, mamma?”, chiesi nonostante l’ evidenza. ” Un giorno, capirai – mi rispose lei – . Adesso, svelto, via di qui!”. A casa di zia Bice nessuno aveva voglia di mangiare, ma alla fine la fame vinse » . « Arrivò la primavera dell’ anno dopo e ci fu la Liberazione, ma io avevo sempre il pensiero a quel 9 dicembre. La mamma se ne rese conto emi spiegò che l’ uomo aveva combattuto contro la dittatura e che il suo sacrificio aveva permesso a tutti di vivere meglio. Già, mi chiesi più volte, e perché a lui no? Da allora, in questo periodo mi reco riconoscente in piazzale Lavater dove una targa, aggredita dallo smog, ricorda Sergio Kasman, comandante delle formazioni Giustizia e Libertà. Ma quella raffica di mitra, la caduta a terra dell’ uomo nel silenzio cupo, il camioncino che si allontana, mentre tutto ritorna come prima, mi agitano e mi tolgono il sonno » . Il nuovo paziente tace e aspetta. Gli porgo la ricetta già pronta con il sedativo che desiderava. LA FAME La fame era terribile. Mamma ed io andavamo a cercare da mangiare da zia Bice LA PAURA Un ufficiale impartì l’ ordine di sparare Un uomo in borghese cadde a terra colpito
Conconi Giorgio
Pagina 50”
Il-cacciatore-di-GiustiwNel 2010 è uscito un libro scritto da  Ugo G. Pacifici Noja, avvocato e dottore di ricerca in Storia Sociale nell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e
Silvia Pacifici Noja Maiocchi, poetessa, che riporta un capitolo dal titolo: IL POETA PARTIGIANO: SERGIO KASMAN
(pag. 119 -125).

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