Eugenia CUZZERI CANAVIDA Nasce a Verona il 9 settembre 1880 da Marina Marini e Cuzzeri Cesare Gerolamo.
Sposa Giuseppe Caminada e ha 7 figli: Gioconda, Giuseppe, Amelia, Micaela, Elisa, Arturo e Renata.
A seguito dei bombardamenti sulla città, con i due figli minori si rifugia ad Intra.
Il 26 aprile 1944 è arrestata a Milano, perché ebrea, e trasferita nel campo di Fossoli. Da qui il 16 maggio 1944 è deportata ad Auschwitz con il convoglio n. 10 per giunge ad Auschwitz il 23 maggio 1944. Muore nel campo il 31 marzo 1945.

In sua memoria il 15 gennaio 2020 è stata posata una pietra d’inciampo in via della Sila 27.

 

Frieda Emilia Alisa LEHMANN Nasce a Quarto dei Mille (GE) il 2 ottobre 1914. da Luisa Forti e Sigfried Lehmann.
A 8 anni Emilia e la sorella Isolde restano orfane della mamma.
Il padre si trasferisce a Milano e trova lavoro, come ingegnere, alla Breda.
Nell’autunno 1943 Frieda cerca rifugio a Cernobbio nella villa di conoscenti, la famiglia Targetti, che dava assistenza a quanti progettavano la fuga in Svizzera. Frieda intende raggiungere la Spagna con il fidanzato, Salvatore Nacmias, ebreo, di nazionalità spagnola.
Il 1° dicembre 1943 entrambi sono arrestati a Luino (Varese) e incarcerati a Como.
Il 4 gennaio 1944, Salvatore viene rilasciato e non mantiene la promessa di matrimonio che avrebbe garantito la salvezza a Frieda che è deportata a Fossoli. Da li, Con il “Trasporto 27”, il 22 febbraio 1944 è deportata ad Auschwitz dove arriva il 26 febbraio. E’ probabile che non abbia superato la selezione iniziale ed è inviata alla camera a gas.
In sua memoria 15 gennaio 2020 è stata posata una pietra d’inciampo in Via Malpighi 4.

Roberto Enea LEPETIT Nasce a Lezza d’Erba (CO) il 29 agosto 1906, da Bianca Moretti ed Emilio Lepetit. All’età di tredici anni muore il padre, per un attacco di appendicite.
Non ancora ventenne deve abbandonare gli studi per affiancare lo zio nella conduzione dell’impresa di famiglia, prima denominata Lepetit-Dufour e successivamente Ledoga S.A., per la produzione di prodotti chimici e farmaceutici.
Nel 1928, anche lo zio viene a mancare e Roberto Lepetit si trova a dover dirigere l’azienda.
Nel 1929 sposa Hilda Semenza e la coppia avrà due figli, Emilio e Guido.
Il gruppo industriale cresce sia in Italia che all’estero collocandosi tra le più importanti aziende italiane del settore. Nel 1930 è iscritto al PNF, ma solo per necessità professionali: in realtà non nasconde ad alcuno la sua avversità al regime e vede con soddisfazione la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943. Dopo l’8 settembre 1943 prese contatto coi partigiani e gli ex prigionieri di guerra della zona di Garessio, rifornendoli di viveri, armi e munizioni. Mentre a Milano fornisce al Comitato di Liberazione denaro e medicinali.
A Milano si era rifugiato nel maggio del 1944 e con Giovanni Tolleri stava organizzando una rete di radio clandestine nelle principali città del Nord.
Sia la polizia della Repubblica di Salò che la polizia tedesca cominciano a controllarlo.
Il 29 settembre 1944 è arrestato dalle SS, in seguito a delazione, in ufficio a Milano e condotto a San Vittore.
Il 17 ottobre 1944 è inviato a Bolzano e il 20 novembre con il “Trasporto 104” al campo di Mauthausen, matr. 110300. E’ in quarantena sino al 4 dicembre e poco dopo trasferito al campo di Melk; e, infine, l’11 aprile 1945, a quello di Ebensee (Austria). Sopraffatto da fatica e denutrizione muore il 4 maggio 1945, il giorno prima della liberazione del campo.

In sua memoria 15 gennaio 2020 è stata posata una pietra d’inciampo in via Benedetto Marcello 8.
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* La pietra d’inciampo è un blocco di pietra delle dimensioni di un sanpietrino, sopra il quale è posta una targa in ottone 10×10 centimetri in cui sono incisi nome, cognome, data di nascita, giorno e luogo di deportazione e data di morte (se conosciute) delle vittime della persecuzione o dello sterminio nazista. Si trovano davanti alle case in cui abitavano le vittime del nazismo o nel luogo in cui vennero fatte prigioniere.

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* Pubblicato da corrigiuriati il 19 gennaio 2020

Giampietro Gallina (nato nel maggio 1955) si è spento sabato 18 gennaio, dopo una decina di giorni in stato di coma irreversibile a seguito di infarto miocardico.
Il fatto è accaduto mentre rincasava dopo un’ultima sgambata al Parco Lambro.
La data dei funerali non è ancora nota, in quanto deve essere preventivamente eseguita l’autopsia.
Lo ricordiamo con affetto per la sua mitezza, umiltà e bontà di cuore.

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E’ questo che si ricava, apparentemente, osservando la pagina istituzionale del Municipio 3.
Su di essa compare che l’ultima seduta del Consiglio di Municipio 3 è avvenuta il 20 dicembre del 2018.
L’aula Consigliare è dimensionata per avere 40 consiglieri, con poltrona e microfono. Da quando il Consiglio di Zona è stato sfoltito di 10 unità, perché diventato Municipio, le poltrone sono rimaste sempre 40.
Noi non sappiamo se dal 20 dicembre 2018 il Consiglio di Municipio 3 si è riunito, presumiamo di sì.  Ma i consiglieri tutti, pare di capire, hanno preferito non fare sapere di cosa hanno discusso. Infatti hanno accettato di essere silenziati con la più banale delle scuse: mancanza di fondi per redigere il verbale del Consiglio e pubblicarlo, per trasferire su internet la registrazione della seduta.
Eppure non ci risulta che il personale amministrativo sia diminuito; che la Giunta del Municipio 3 si sia fatta carico di risolvere la questione; che il presidente del Consiglio di Municipio 3 abbia sortito alcun effetto alla eventuale sua richiesta di rispristino di una qualche forma di informazione alla cittadinanza dell’attività svolta da questo organo elettivo.

Aula consigliare del Municipio 3

Va da sé che le sedute del Consiglio si sono svolte, per noi, maggioranza e opposizione hanno scaldato la poltrona prendendo il gettone di presenza!

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Con un mese di ritardo, dalla data ipotizzata di fine lavori, il 19 dicembre l’assessore Maran scriveva:  “Abbiamo finito in questi giorni i lavori sul parterre di Benedetto Marcello su cui si svolge abitualmente il mercato. Lavorare in zona mercato è sempre una rogna perché tanto i mercati sono utili a tutto il quartiere quanto creano disagi a chi abita davanti agli stessi e vorrebbe ben altro uso per quegli spazi.
Con questo intervento sono stati piantati 17 nuovi alberi andando a completare i 4 filari esterni del parterre e incrementando di circa il 40% il patrimonio verde dell’isolato, abbiamo reso frequentabile il mercato del martedì e sabato sia perché non ci son più buche sia perché tra le bancarelle lo spazio è diventato molto più ampio consentendo di camminare in sicurezza. E’ stata messa l’illuminazione sul parterre e la sosta, da sempre irregolare, è stata ordinata.
All’impresa appaltatrice purtroppo abbiamo dovuto contestare diverse lavorazioni, in particolare relative alle asfaltature, non eseguite a regola d’arte e che quindi andranno ripristinate correttamente quando le temperature saranno più miti, in ogni caso i benefici dell’intervento si possono già ben apprezzare.”
Povero appaltatore o poveri noi? Appalto da 450.000 euro. Sosta “ordinata“: 2 euro.

Foto scattate il 6 gennaio 2020

 

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Il 2 gennaio motoseghe militarmente scortate hanno tagliato qualche decina di alberi in via Bassini, e il sindaco Sala era d’accordo.
Dall’estate scorsa il sindaco Sala ha permesso che un centinaio di alberi nel così detto  “parco dello Svizzero” venissero tagliati e poi ha ripreso l’opera: dopo la Befana la sta continuando, la motivazione dell’abbatimento di questi ultimo alberi è che sono pericolanti o malati.
In entrambi i casi il taglio avviene su una proprietà privata: quella del Politecnico che proprio privato non è  quella del “parco dello Svizzero” che è di un proprietario di cui nemmeno il Municipio 3 (tranne Antonella Bruzzese) sa il nome e lo costudisce come un segreto inconfesabile.
E oggi, per accreditare l’anima green del Sindaco, sul blog del Municipio 3, sono apparse alcune fotografie dell’area privata del “parco dello Svizzero”, che seminata a prato, è “stata restituita ai cittadini” 15000 mq e gli altri 30.000?
Comunque grande passo in avanti: dagli alberi ammalati a erba verde (sole e acqua  permettendo).

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L’anno scorso raccontammo di avere scorto che, nel “Parco dello Svizzero”, qualche umano si era costruito una “villa” senza luce, riscaldamento e servizi igienici.(1)
In questi giorni procede alacre il lavoro di disboscamento del “Parco dello Svizzero” alias uno Zio Paperone senza nome che, secondo alcuni ha donato la “sua proprietà” al Comune.
E il Comune “magicamente” ha fatto sparire la villa e l’abitante. A meno che l’abitante non sia colui che dorme a piedi nudi sulla collinetta al parco Lambro.
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1) https://twbiblio.com/2019/03/23/dopo-50-anni-al-parco-lambro-spunta-unaltra-villa/

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Piazza Leonardo da Vinci. 06 gennaio 2020. Ore 11.45

 

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L’assessore alla Felicità del Municipio 3, Luca Costamagna, proclama ogni giorno il numero dei visitatori che si sono recati a vedere l’Annunciazione di Panfilo Nuvolone, restituita alla visione del pubblico minuto presso l’auditorium Stefano Cerri, via Valvassori Peroni 56. Non solo per questo ci siamo risolti a farci conteggiare.
La porta era aperta, come si conviene ad un ingresso libero; le luci dell’Auditorium erano spente – tranne quelle che illuminavano il quadro – come spento era il riscaldamento.
Sulla sinistra seduto, immobile, al freddo, un guardiano/cicerone.

Al nostro arrivo ci ha avvicinato scusandosi perché aveva la febbre. Abbiamo capito perché era in quello stato e gli abbiamo espresso la nostra solidarietà anche perché  era un laureando in filosofia.
Ci ha svelato il valore intrinseco dell’opera.  Dopo essere stata rimossa in epoca napoleonica da qualche chiesa lombarda; è stata in seguito rimpicciolita e incorniciata, ad uso domestico. Passata la moda delle madonne in casa, è stata donata dalla famiglia Durini e ha trovato sino ai giorni l’oblio nei depositi del Castello Sforzesco.
Quest’anno la giunta milanese l’ha riportata in vita per farla fruire a noi gente di periferia.
La datazione del quadro e la scuola sono desumibili da alcuni simboli: la colomba e il volto della Madonna. L’autore: dalla natura morta: il giglio.
Quanto all’Annunciazione l’angelo incombe sulla Madonna con l’indice proteso quasi in modo imperativo. La Madonna apprende la notizia e si sorregge a un inginocchiatoio. Nell’incompleta scena – il dipinto come detto tagliato e il resto del quadro è andato perso – mostra il ginocchio dell’angelo in una posa innaturale. Ma della qual cosa non dobbiamo darci pena perché qui assistiamo a un annuncio soprannaturale.
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Alcune note di servizio:
Per la Felicità dell’assessore sono stato il 4° visitatore di oggi. Erano le 11,40.
(Il numero dei visitatori viene comunicato a fine serata al Municipio 3 da chi è stato presente nella giornata come guardia/cicerone).

L’opera è visibile sino al 12 di questo mese dalle ore 10.00 alle ore 18.00.. 

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