Ieri c’erano gli amici con i figli, i parenti con i figli, i conoscenti. C’era un compressore che pompava musica a palla. Qualcuno che accennava a qualche passo di danza. E c’erano loro che stavano creando; e c’era lui, l’art director, aveva già sovrainteso alla realizzazione del murales per Teo
e a quello in biblioteca, commissionato dall’ANPI. Mi ha chiesto perché Matteo Renzi è andato dal vicino, a Zero Gravity, e non è andato a vedere il murales che aveva fatto lui…
C’era chi si fermava a guardare ma…
Siamo riusciti a capire solo che chi veniva raffigurato sulla  massicciata di  via Rodano aveva come soprannome Zanna; usava nel parlare un intercalare ” per riprincipiare”; abitava in via Valvassori Peroni; aveva poco più di 40 anni; è morto d’infarto questa estate. Era un generoso.
Ieri il murales non era ancora finito ma…

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La giornata mondiale del gioco in biblioteca nasce col duplice intento di mostrare le potenzialità educative del gioco e del videogioco e le capacità aggregative della biblioteca nei confronti di tutte le fasce di utenza.
Divertirsi giocando permette non solo di esercitare la mente ma anche di migliorare le proprie competenze e incontrare persone in un ambiente sicuro e piacevole.

Presso la
Biblioteca VALVASSORI PERONI
Via Carlo Valvassori Peroni 56
Sabato dalle 14 alle 18
Domenica dalle 14 alle 19
E’ possibile

giochi da tavolo | piano terra. Sala Periodici e Sala Lettura
In collaborazione con Excalibur Games
sabato: Ticket to Ride, Ticket to Ride primo viaggio, Loony Quest, Kingdomino, Ice Cool, Imagine, Bellz, Happy Salmon, Dobble
domenica: Ticket to Ride, Ticket to Ride il mio primo viaggio, Dixit, Ice Cool, Photosynthesis,13 Indizi, Bellz, Happy Salmon, Dobble
Evento speciale dedicato a Ticket to Ride. Presentazione del gioco Ticket to Ride (da 8 anni) e di Ticket to Ride il mio primo viaggio (da 6 anni) con tavoli dove provare i giochi aiutati da dimostratori che ne spiegheranno in maniera semplice e veloce le regole.
> excaliburgames.eu

gioco del Go | piano terra. Sala Periodici e Sala Lettura
Il Go è un gioco da tavolo strategico per due giocatori. Ebbe origine in Cina, dove è giocato da almeno 2500 anni; è molto popolare in Asia orientale, ma negli anni recenti si è diffuso anche nel resto del mondo. È un gioco strategicamente molto complesso malgrado le sue regole semplici; un proverbio coreano dice che nessuna partita di Go è mai stata giocata due volte. Membri del Club No Go saranno presenti per insegnare le regole di questo antichissimo gioco.
> milanonogo.altervista.org

gioco degli scacchi con scacchiera gigante | primo piano. Sala Arti
Nel 1881 per iniziativa di Edoardo Crespi, un commerciante di seta abilissimo giocatore, fu fondata la Società Scacchistica Milanese, quale sodalizio senza fine di lucro avente per scopo la diffusione del gioco degli scacchi. Società tra le più attive in Italia, la Scacchistica Milanese prosegue nella sua opera di promozione e diffusione del gioco degli scacchi e nella sua opera di aggregazione sociale, che le è valsa nel 1997 l’attestato di benemerenza civica del Comune, venendo proclamata “Società di interesse per la città di Milano”.
> scacchisticamilanese.com

ping pong e calcio balilla | piano seminterrato. Sala Iniziative
In collaborazione con Bar Joy e cooperativa Spazio Ireos

videogames. Dal gioco fisico alla realtà virtuale | piano seminterrato. Gaming Zone | solo sabato
Studio Clangore presenta: Potion Explosion, un videogioco basato su un gioco da tavolo molto popolare. Si giocherà su dispositivi mobili forniti da Studio Clangore collegati alla nostra TV. Una storia di pirati. L’app e il gioco da tavolo sono collegati. Ci saranno un paio di copie del gioco fisico e dei tablet per giocare. Non mancherà una postazione virtual reality per provare l’esperienza della realtà virtuale.
> studio clangore.com
videogames. Gioco libero con PS4 | piano seminterrato. Gaming Zone | solo domenica

I giochi di una volta | piano terra. Sala Ragazzi | solo domenica
Presentati dall’associazione W i Bambini
Giocare come Sandokan. Il termine cerbottana deriva da una parola araba, zarbatana, che indicava un’antica arma composta da un lungo tubo (anche tre metri) utilizzato per lanciare soffiando pallottole di argilla e piccole frecce. Arma letale in Oriente, in Amazzonia e nei romanzi di Salgari (dove le freccette erano sempre avvelenate con il curaro) la cerbottana in Italia è fortunatamente soltanto un classico gioco da ragazzi. Si può costruire anche con un semplice foglio di carta arrotolata a tubo ed è subito pronta per lanciare i proiettili fatti di carta. A Bologna li chiamano “bussolotti”, a Verona “pirole”, a Roma “cartoccetti”, a Firenze “pirulini” o “fusi”, a Napoli “cuppetielli”, a Trento “pive”. Si tratta delle classiche munizioni “fai da te”, costruite con pezzi di carta di giornali arrotolati a forma di cono. Sembra una cosa facile realizzarli ma in realtà è la parte più difficile di quest’arte. Beh, con noi imparerete tutti i segreti di questo gioco e vi trasformerete in eroi ed eroine pronti a sfide entusiasmanti.

Giocare come un antico romano. La biglia è il giocattolo più vecchio del mondo, i nostri avi ci giocavano ricavandole da piccoli frutti, ossa, sassolini. Non era importante il materiale di cui erano fatte: l’importante era che avessero una forma sferica per poter rotolare. Gli antichi Romani inventarono più giochi rispetto a qualsiasi altra civiltà, tra questi figurano quelli di biglie da cui discendono quasi tutti i giochi di biglie moderni. Oggi sono rimasti pochissimi i produttori di biglie da gioco e il 90% della produzione mondiale si concentra in Messico dove si producono circa 20 milioni di pezzi al giorno! Il gioco delle biglie, invece, ha mantenuto lo stesso fascino che aveva 2000 anni fa. Ci sono innumerevoli giochi che si possono fare con queste piccole sfere di vetro: noi ne esploreremo alcuni e, se dimostrerete passione e abilità, potreste vincerne anche qualcuno!

Giocare come un marinaio. Vuoi giocare come facevano gli antichi marinai? Allora “Chiudi la scatola” è quello che fa per te! Dadi, fortuna, strategia, sono gli elementi che caratterizzano questo gioco, molto in voga su caravelle e brigantini più di un secolo fa. Durante i lunghi periodi di navigazione, i marinai vincevano e perdevano intere fortune con questo gioco, ma tu non rischierai il tuo salvadanaio, te lo assicuriamo!
> robadabambini.blogspot.it

__________

* E’ un’iniziativa lanciata dall’ American Library Association nel 2008 a cui successivamente hanno aderito anche Australian Library and Information Association e Nordic Game Day (evento parallelo organizzato dalle biblioteche di Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Islanda).

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Sfidando il senso comune i lavoratori della INNSE continuano a rivendicare i loro diritti.

Anche oggi, come il 13 settembre scorso, davanti ai cancelli della INNSE di via Rubattino, arrivano alla spicciolata gli operai che presidiano la fabbrica dal 6 marzo scorso; quelli che sono stati di nuovo messi in cassa integrazione e quelli che aspettano le 8.00 per entrare a lavorare.
Parlano di come è andata l’udienza in tribunale che vedeva contrapposti Vincenzo Acerenza, operaio elettricista, e la INNSE che lo ha licenziamento il 4 marzo, 3 giorni dopo che formalmente aveva ripreso il lavoro, dopo 1 anno di CIGS.
Il dibattimento è proseguito con l’escursione dei testimoni portati dalle parti. Costoro erano chiamati a illustrare al giudice quale era la professionalità dell’Acerenza considerato che l’azienda aveva sostenuto, a motivo del suo licenziamento, che non era adeguata alla tecnologia delle macchine in azienda.
I testimoni, portati dall’Acerenza, hanno detto che egli svolgeva la sua mansione intervenendo sulle macchine alla bisogna; valutando se il malfunzionamento dipendeva da problemi elettrici o informatici; rimediando ai primi o, come era prassi aziendale, chiamando una ditta esterna, se dipendevano dai secondi.
I testimoni portati dall’azienda non hanno fornito una versione univoca: il sig. Ventura, che ancora lavora in azienda, ha teso a sminuire la professionalità dell’Acerenza al punto da farlo risultare capace di avvitare solo una lampadina; il sig. Riviezzo, ex direttore di stabilimento, ha testimoniato che l’Acerenza, operaio elettricista, era persona idonea a svolgere quella mansione.
Il dibattito è durato più di due ore e il giudice ha aggiornato le parti al 21 dicembre prossimo. Singolare coincidenza.
In quella data è fissata anche l’udienza stabilita dal tribunale che vede Massimo Merlo, anch’egli licenziato dalla INNSE il 4 marzo u. s., impugnare la sentenza emessa dal giudice del tribunale di Milano che pur dichiarando illegittimo e ingiustificato il suo licenziamento non ha disposto il suo reintegro ma ha condannato l’azienda a pagargli 20 mensilità e le spese del processo.
Da ultimo. Un altro giudice del tribunale di Milano ha fissato per il 9 gennaio 2018 la data dell’udienza che vede un terzo lavoratore della INNSE, Dario Comotti, licenziato il 4 marzo, impugnare la sentenza nella quale la INNSE veniva sì condannata, perché lo aveva licenziato illegittimamente e doveva pagargli una somma come indennizzo, ma non lo reintegrava.
Secondo il senso comune pareva, anche a noi, temerario che il Merlo e il Comotti ricorressero innanzi allo stesso giudice, perché così è la prassi, che aveva pronunciato la sentenza di condanna nei confronti dell’azienda e li aveva indennizzati economicamente.
Ma forse è il senso comune che ha ridotto quest’Italia a quel che è.
L’ha ridotta ad accettare regole scritte a favore di alcuni e a danno di molti si da portarci ad accettare passivamente che i nostri figli siano precari a vita; che i genitori debbono lavorare sempre più a lungo; che non esistano più le feste comandate o le domeniche (laiche: allo stadio o credenti: in chiesa).
E allora: viva i temerari, romantici inguaribili, operai della INNSE che non mercificano la loro uscita dal mondo del lavoro. Avrebbero preso un bel gruzzoletto e, per il senso comune, dovevano prenderlo e farsi un segno della croce. Ma, se vogliamo mercificare, era pur sempre nulla rispetto alle buonuscite di un Ventura (CT della Nazionale) o di un Cattaneo (Telecom) che di soldi ne hanno presi quanto le nostre vite messe insieme.

P. S. Tutte le informazioni sulla vicenda INNSE le potete leggere al seguente INNSE via Rubattino che riporta una cronologia: dal 2006 ad oggi.
__________
* Vincenzo Acerenza 68 anni
Massimo Merlo 62 anni (a breve)
Dario Comotti 58 anni

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Sfidando il senso comune i lavoratori della INNSE continuano a rivendicare i loro diritti.

Anche oggi, come il 13 settembre scorso, davanti ai cancelli della INNSE di via Rubattino, arrivano alla spicciolata gli operai che presidiano la fabbrica dal 6 marzo scorso; quelli che sono stati di nuovo messi in cassa integrazione e quelli che aspettano le 8.00 per entrare a lavorare.
Parlano di come è andata l’udienza in tribunale che vedeva contrapposti Vincenzo Acerenza, operaio elettricista, e la INNSE che lo ha licenziamento il 4 marzo, 3 giorni dopo che formalmente aveva ripreso il lavoro, dopo 1 anno di CIGS.
Il dibattimento è proseguito con l’escursione dei testimoni portati dalle parti. Costoro erano chiamati a illustrare al giudice quale era la professionalità dell’Acerenza considerato che l’azienda aveva sostenuto, a motivo del suo licenziamento, che non era adeguata alla tecnologia delle macchine in azienda.
I testimoni, portati dall’Acerenza, hanno detto che egli svolgeva la sua mansione intervenendo sulle macchine alla bisogna; valutando se il malfunzionamento dipendeva da problemi elettrici o informatici; rimediando ai primi o, come era prassi aziendale, chiamando una ditta esterna, se dipendevano dai secondi.
I testimoni portati dall’azienda non hanno fornito una versione univoca: il sig. Ventura, che ancora lavora in azienda, ha teso a sminuire la professionalità dell’Acerenza al punto da farlo risultare capace di avvitare solo una lampadina; il sig. Riviezzo, ex direttore di stabilimento, ha testimoniato che l’Acerenza, operaio elettricista, era persona idonea a svolgere quella mansione.
Il dibattito è durato più di due ore e il giudice ha aggiornato le parti al 21 dicembre prossimo. Singolare coincidenza.
In quella data è fissata anche l’udienza stabilita dal tribunale che vede Massimo Merlo, anch’egli licenziato dalla INNSE il 4 marzo u. s., impugnare la sentenza emessa dal giudice del tribunale di Milano che pur dichiarando illegittimo e ingiustificato il suo licenziamento non ha disposto il suo reintegro ma ha condannato l’azienda a pagargli 20 mensilità e le spese del processo.
Da ultimo. Un altro giudice del tribunale di Milano ha fissato per il 9 gennaio 2018 la data dell’udienza che vede un terzo lavoratore della INNSE, Dario Comotti, licenziato il 4 marzo, impugnare la sentenza nella quale la INNSE veniva sì condannata, perché lo aveva licenziato illegittimamente e doveva pagargli una somma come indennizzo, ma non lo reintegrava.
Secondo il senso comune pareva, anche a noi, temerario che il Merlo e il Comotti ricorressero innanzi allo stesso giudice, perché così è la prassi, che aveva pronunciato la sentenza di condanna nei confronti dell’azienda e li aveva indennizzati economicamente.
Ma forse è il senso comune che ha ridotto quest’Italia a quel che è.
L’ha ridotta ad accettare regole scritte a favore di alcuni e a danno di molti si da portarci ad accettare passivamente che i nostri figli siano precari a vita; che i genitori debbono lavorare sempre più a lungo; che non esistano più le feste comandate o le domeniche (laiche: allo stadio o credenti: in chiesa).
E allora: viva i temerari, romantici inguaribili, operai della INNSE che non mercificano la loro uscita dal mondo del lavoro. Avrebbero preso un bel gruzzoletto e, per il senso comune, dovevano prenderlo e farsi un segno della croce. Ma, se vogliamo mercificare, era pur sempre nulla rispetto alle buonuscite di un Ventura (CT della Nazionale) o di un Cattaneo (Telecom) che di soldi ne hanno presi quanto le nostre vite messe insieme.

P. S. Tutte le informazioni sulla vicenda INNSE le potete leggere al seguente INNSE via Rubattino che riporta una cronologia: dal 2006 ad oggi.
__________
* Vincenzo Acerenza 68 anni
Massimo Merlo 62 anni (a breve)
Dario Comotti 58 anni

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Nel pomeriggio di giovedì u. s. in via Festa del Perdono si è tenuta una assemblea di studenti, ricercatori, professori del polo scientifico dell’Università Statale di Città Studi allo scopo di fare il punto sul ventilato trasferimento a Rho di quel polo e coagulare il dissenso all’iniziativa, a tutti gli effetti personale, assunta dal rettore Vago (1).
Quest’ultimo, nello stesso pomeriggio, a loro insaputa, ha convocato una riunione a porte chiuse con i direttori dei dipartimenti di Città Studi, in un’aula di Fisica, in via Celoria, per parlare del loro trasferimento sull’area EXPO.
Singolare coincidenza ed evidente sfasatura tra la base e il vertice della Università che lascia all’oscuro chi in prima persona è interessato dalle decisioni che il rettore assume.
Il modo di condurre l’Università del rettore Vago non è passata inosservato. Infatti gli studenti, i ricercatori e i professori, terminata la loro assemblea hanno deciso di andare a trovarlo per avere da lui lumi sulle sue trame.
Di seguito riproduciamo un video di ILight


che letto in filigrana si presta a molte osservazioni. Ne facciamo alcune, epidermiche.
1) Di certo i reduci dall’assemblea non sono arrivati ventre a terra alla riunione del magnifico rettore: il primo della fila, in corridoio, ha le stampelle ed è il megafono dell’assemblea.
2) Il rettore presumibilmente parlava e i direttori di dipartimento ascoltavano quando il manipolo ha bussato alla porte chiusa. Uscitone un prode, a nome di tutti coloro che erano dentro la segreta stanza, con serafico aploml grigio topo ha affrontato la “marea” incalzante con voce flebile, modi pacati, aggrappato al ferro della maniglia della porta, consapevole che alle sue spalle nessuno lo avrebbe protetto.
3) Arrivato che fu un lavoratore a difesa degli asserragliati, per stazza quasi riusciva a ostruire l’uscio. Ma in modo involontario ha aperto gli occhi a chi voleva entrare: c’era un’altra porta che permetteva l’accesso alla riunione.
4) Convocatisi alla presenza del magnifico rettore: non hanno ottenuto udienza. Il magnifico, loro dentro, con mossa studiata si è alzato, ha riposto gli occhiali e  chi sino a un’istante prima era seduto ad ascoltarlo si è guardato bene dal seguirlo.
5) Il finale, ahinoi, non rende giustizia della comica.
Il magnifico sempre più solo e goffo ha tentato di raggiungere l’impermeabile. Ma poi è venuto a patti con (?): ha proposto una soluzione di buonsenso: lui acconsentiva a che due restassero.
Gli astanti interpretato il gesto come un segno di resa sono rimasti tutti e così il Rettore da un lato si è arroccato sulla sedia, a braccia conserte, e l’uomo con stampelle gli ha ricordato – rivolgendosi anche ai seduti – che:

Vago è stato eletto a suo tempo non certo per decidere sul trasferimento dei dipartimenti scientifici di Città Studi sull’area EXPO. E’ un rettore in scadenza che si arroga la potestà di prendere decisioni che vincoleranno chi gli succederà e, come unico merito, a lui verrà riconosciuto quello di non essere responsabile delle conseguenze delle sue decisioni. (Forse)
______________
1) Per inquadrare la figura di un rettore prendiamo a prestito le parole del prof.  Ghidoni, ordinario di Biochimica alla Statale.
“Con la riforma Gelmini si è creata una situazione in cui il Rettore, non dovendo più passare da una votazione di medio termine dopo tre anni, ma rimanendo in carica per sei anni, ha acquisito un potere pressoché illimitato sulle persone e sulle strategie accademiche. Le Facoltà non esistono più e i Dipartimenti sono soggetti alle decisioni degli organi accademici (Senato Accademico – senza portafoglio e con materia soprattutto didattica – e CDA – che dispone dei fondi di Ateneo anche in materia di carriere). E ovviamente i membri degli Organi accademici, dovendo anch’essi dipendere dal Rettore per la carriera, i finanziamenti e altro, si asserviscono al Rettore stesso.
Quindi, se il Rettore è persona equilibrata, competente e onesta, l’Università può funzionare, anche se i finanziamenti sono sempre insufficienti. Se il Rettore non consente partecipazione, condivisione, dialogo, ma assume su di sé tutta la governance, ecco che può accadere quello che dice lei, cioè che passano in secondo piano i reali bisogni e interessi dell’Università e dei suoi componenti. Molti dei recenti casi di cronaca coinvolgono proprio i Rettori, per via delle considerazioni precedenti”.
da: http://www.z3xmi.it/pagina.phtml?_id_articolo=11440-Il-successo-di-una-fiaccolata-testimonianza-di-civile-partecipazione.html

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Può capitare che il sig. Vincenzo (nome di fantasia), con ridotte capacità deambulatorie, abbia ottenuto dalla Direzione mobilità ambiente ed energia del Comune di Milano la possibilità di parcheggiare la propria macchina, sotto casa, in una area di sosta per invalidità.
Può altresì capitare che la stessa persona trovata una diversa soluzione abitativa chieda al Comune lo spostamento dell’area di sosta per invalidità presso la nuova residenza.
Fatta domanda nel gennaio u. s., e ricevuta risposta nel febbraio u. s. è capitato che abbia dovuto aspettato sino al 19 ottobre c. a. per avere il “nuovo” parcheggio.
Non è dato di sapere se l’iter della pratica abbia subito un incaglio perché della vicenda si è interessato anche un consigliere del Municipio 3 (P. R.).
Resta il fatto poco commandevole che questa storia di “ordinaria burocrazia” ha creato ulteriore disagio al sig. Vincenzo e, a ben vedere, non è solo una storia di ordinaria burocratica.
Infatti. Dato che comune di Milano ha speso 2.500 euro per “appaltare” l’incarico a una ditta affinché provvedesse a tracciare la delimitazione dell’area, sul patrio asfalto, e conficcare nel patrio suolo, l’apposito cartello con l’indicazione di sosta “protetta” il risultato sortito lo si vede nelle foto che di seguito postiamo.

Come si può notare il cartello indicante la sosta protetta è invisibile: coperto dalle foglie. A onor del vero, nel giro di un paio di giorni è stato riposizionato. Ma allora come ora reca sul retro la seguente scritta

Ma è mai possibile che il Comune appalti lavori a ditte, come si evince dal cartello, che non pagano i dipendenti?

 

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Nell’ambito del progetto Milanosifastoria  è in programma questo incontro

In Italia, dopo la II° guerra mondiale e sin quasi alla fine degli anni ’70, è avvenuta una migrazione interna.
Il cinema italiano come ha rappresentato questa grande trasformazione?
L’incontro cercherà di dare risposta a questa domanda prendendo spunto da sequenze, che verranno proiettate, tratte dai film
Napoletani a Milano (1953) di Eduardo De Filippo di questo film vi facciamo vedere una sequenza

Errore
Questo video non esiste

Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti;
Tutto a posto e niente in ordine (1974) di Lina Wertmüller;
Delitto d’amore (1974) di Luigi Comencini;
Romanzo popolare (1974) di Mario Monicelli.

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