Oggi se ci si avventura all’interno del Parco Lambro è tutto un fiorire di “opere pubbliche” non finite.
Nel novembre u.s. in più punti il Lambro tracimò e oltre a inondare la cascina Molino San Gregorio, della comunità Exodus di Don Mazzi, e il Centro Ambrosiano di solidarietà Onlus* (CeAS), ha visto lo sgretolamento dei suoi argini in più punti: in fondo a via Licata; sulla riva sinistra, dove un tratto del viottolo asfaltato è franato e, a 8 mesi di distanza, l’intervento di ripristino è consistito nella sua transennatura;
dove c’è la cascatella la riva sinistra è franata e si è portata via un camminamento: transennato;
in prossimità del ponte di via Feltre (ora via P. Morrel) dove il fiume ha tracimate, rotto l’argine sinistro e provocato lo riempimento dell’ ex cava, da decenni asciutta, di via Feltre nel gennaio u.s. abbiamo documentato lo stato dell’arte del “Cantiere in movimento” sul fiume.
Il movimento è stato così lento, nonostante l’emergenza, che è stato smobilizzato solo a metà di luglio, con lascito di siepe divelta, transennatura e alberi tagliati sul bordo del marciapiede.
Ma a questo gran lavorio ora ha fatto seguito una nuova transennatura: quella della cava/palude dove sono morte le anatre.
L’intervento per ora è rivolto alla salvaguardia degli animali che sanno leggere:
la palude e la transennatura probabilmente rimarranno sino a che l’ultima anatra non vi andrà a morire.



Marco abitava con i genitori in via Catalani. Frequentava il centro Schuster dall’età di 6 anni. Non ne aveva ancora 15 anni quando, il 13 giugno del 2002, uscì di casa per non farvi più ritorno. Morì fulminato sotto la stazione della metropolitana di Pasteur. Vi era andato insieme a due amici, all’insaputa dei suoi genitori, per dipingere su una vettura del metrò. Da qualche mese il sabato sera si avventurava per le strade del quartiere con le bombolette spray perché lo aveva preso la passione di diventare un writer.


