Secondo il sindaco Sala le FS italiane sono un partner!

Un momento dialettico di Giuseppe Sala al Giambellino durante la campagna elettorale (foto Gerace/Newpress)

Interpellato dal Corriere della Sera sembra che abbia detto: “Su Fs io ribadisco che il Comune di Milano deve essere sufficientemente forte da avere un rapporto dialettico, se serve anche duro (1). Non abbiamo nessun tema di sudditanza, però Fs è un partner, non possiamo non considerarlo sui trasporti e dire che però abbiamo bisogno sugli scali ferroviari.”

Si da il caso che il sindaco Sala dopo avere deciso di non esercitare il diritto di prelazione sulle azioni messe in vendita da Astaldi – che doveva tenersele per altri 8 anni – permetterà a FS italiane di comperarle a 64,5 milioni di euro invece dei 100 che aveva offerto: con un risparmio gradito ma non richiesto di 35,5 milioni di euro.

E poiché FS italiane, non hanno esercitato alcuna pressione su Sala non dovranno sdebitarsi in alcun modo con lui e parteciperanno alla prossima gara che le vedrà concorrere contro ATM per la gestione della MM5.

Ma non solo, dopo essere diventata una azienda concorrente di ATM, se Sala vorrà i terreni demaniali degli scali dismessi lui pensa che potrà ragionare “in maniera allargata nell’interesse del Comune ” con FS italiane. Ma FS italiane deve rispondere prima di tutto ai suoi azionisti e cercherà di recuperare anche i 64,5 milioni che ha sborsato – per le azioni di Astaldi.

Quanto a Bruno Rota, presidente e direttore generale di ATM, come avevamo previsto (vd.) ,  gli ha dato il benservito a mezzo stampa.

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1) Al di là della retorica muscolare nelle aziende vale il principio che chi ha i soldi compera.
Se Sala non ha comperato, non perché non aveva i soldi ma perché il core busines di ATM è altro, ha dimostrato tutto il suo valore di troiano, anzi peggio. Ha visto il cavallo e – a differenza dei troiani che non immaginarono che dentro vi fossero i greci – ha visto anche i greci e se li è portati in casa e li chiama partner!

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Dopo essere stati per un’ora e mezza sotto l’acqua, con la macchina fotografica che si bagnava e noi si trepidava per la sua sorte; ecco a Voi, come promesso, lo scalo di Lambrate: che nell’immaginario di FS si tramuterà in un bel gruzzolo; nella narrazione dei ns. politici in una occasione da non perdere; nei sogni dei ns. architetti/urbanisti/arredatori nella possibilità di dare sfogo alla loro fantasia e per noi (data l’età) nel non riuscire a vedere nulla di quel che sarà.
Ieri abbiamo postato un po’ di foto (vd.) la cui narrazione era intorno all’ex deposito merci.
Oggi, non avendo mai visto prima quel che ci si parava innanzi, quasi obbligati a seguire il branco ma cani sciolti che fiutano l’osso alfin ci siam trovati con questi scatti in mano che  vi consegnamo. Testimonianza di una porta dischiusa che se a caro prezzo dovesse essere aperta preferiremmo rimanesse chiusa per altri 85 anni! (1).
Gli scatti si susseguono secondo la sequenza del nostro vagare per lo scalo.
Se arriverete alla casetta del custode che ha per civico il 16 di via San Faustino vi accorgerete che da lì (abbiamo messo una foto in bianco e nero), anche a voler mettere in campo fantasia e altro non c’è che l’opera umana: una piccola ascesa che porta l’unico binario percorribile lungo la massicciata ad arrivare all’altezza di via San Faustino per raggiungere gli altri binari: quelli in uso!
(le ultime 4 foto le abbiamo scatte sulla via del ritorno)
P.S. Se volete posizionate il cursore su una immagine cliccando la ingrandite

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1) Il 21 novembre del 1922 è stato aperto al pubblico lo scalo merci di Lambrate “situato oltre la zona destinata agli Istituti di alta cultura… dotato di un moderno fabbricato, che in avvenire servirà ai viaggiatori, di un moderno magazzino con piano scaricatore ed è servito da 7 binari”. Con queste parole il Corriere della sera annunciava l’evento.

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Oggi il sindaco Sala non si potrà più nascondere. Deve decidere se liquidare Rota e ATM o esercitare il diritto di prelazione sulla quota detenuta dalla società Astaldi che dopo 2 anni si sfila dalla gestione della linea 5 della Metropolitana.

svoltaIn questi giorni sono comparsi numerosi articoli che ci hanno fatto sobbalzare più volte sulla sedia: le Fs italiane sono interessate a rilevare la quota di M5 – la linea lilla della metropolitana – che il gruppo Astaldi detiene (36%) con lo scopo, secondo Bruno Rota, attuale presidente e direttore generale di ATM, da un lato di arrivare ad avere la gestione della linea 5 e dall’altro di acquisire i requisiti utili per la partecipazione alle gare sul trasporto pubblico locale.
Per scongiurare tale ipotesi che vorrebbe anche dire l’entrata delle Ferrovie dello Stato italiane nel trasporto pubblico milanese (ATM è una società pubblica di proprietà del Comune di Milano mentre FS italiane è una società con partecipazione statale, in procinto di essere ulteriormente privatizzata) Bruno Rota ha elaborato un piano, dopo avere consultato il sindaco Sala,  perché Comune e ATM esercitino un diritto di prelazione e comperino  le azioni, tramite la Cassa Depositi e prestiti (64.5 milioni), per poi rivenderle per 65 milioni (e più milioni) a F2i.
Nell’ultima riunione della commissione bilancio l’assessore Roberto Tasca ha sostenuto che Sala sulla questione ha fatto affermazioni di principio non definitive, l’ultima parola la pronuncerà oggi, e sembra che sia orientato a non sostenere il piano.
Se non lo sosterrà in primis contraddirà se stesso: prima ha avallato le preoccupazioni di Rota facendogli elaborare un piano per arginare l’offerta di Fs italiane e poi…
Bruno Rota è un manager che ha portato ATM a utili via via più grandi, la qual cosa per una società comunale è una questione non secondaria (a settembre si ventilava che fosse stato interpellato per rimettere in sesto l’ATAC romana). E giova ricordare che, nel 2014, quando Rota era in scadenza di contratto l’allora sindaco Pisapia fece scudo alle pressioni dell’allora e odierno segretario milanese del PD che voleva la rimozione di Rota.
Ora Rota, come allora, è in scadenza di contratto e Sala può raccontare tutte le storie del mondo ma se non farà valere entro l’8 marzo il diritto di prelazione del Comune sulle quote di Astaldi avrà di fatto lavorato per una società concorrente a una del Comune.
E a cascata difficilmente potrà presentarsi da Rota e chiedergli di rinnovare il contratto: dopo 3 anni il PD milanese avrà la sua rivincita.
Sala oggi è chiamato a disvelare se a Milano lui è il sindaco o la città è governata da altri.

Questa sera Giuseppe Sala, sulle pagine online del Corriere ha “spiegato” che  FS italiane sono – a loro insaputa – un socio del Comune! (vd.)

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Non poteva esserci giornata più indovinata di oggi per invitare i cittadini del Municipio 3 a visitare lo scalo ferroviario di Lambrate: acqua a catinelle e ‘”immaginazione al potere”.
A quasi 50 anni da quel famoso slogan, brandendo ombrelli, imbacuccati assai, un manipolo – dato il maltempo di uomini e donne – hanno risposto all’appello del “compratore e del venditore” e dalle 11.00 di stamane hanno vagato su e giù per lo scalo ripromettendosi di rispondere al Questionario redatto dal Municipio 3. Perché?
Perché si sappia che se 70.000 mq vi sembran pochi, dopo stamane, sotto l’acqua, sono diventati un pozzo di idee che FS e Municipio 3 vaglieranno esamineranno e poi… cestineranno.
Quel che s’è visto è una massicciata inamovibile; una pietraia con binari morti; vagoni incapaci di muoversi anche se a rimorchio della più potenti delle motrici; binari che si intersecano per andare in fondo su per la massicciata; sterpaglia; brandelli di terreno e, a una delle tante entrate dello scalo, la casetta del custode con  il suo “bucolico orto” visione di un mondo sottosopra e di una società che da pubblica diverrà sempre più privata e che, come qualsiasi speculatore che si rispetti, s’è tenuta i terreni che aveva avuto in uso  e, invece di restituirli, aiutata dai politici di turno, non lo farà se noi, grazie al Comune, non cacceremo fuori i soldi.
Ma oggi è Carnevale e siamo stati al gioco. Abbiamo indossato la maschera, abbiamo visto e vi mostriamo (mostreremo) il gioco a cui tutti siamo stati invitati.
Ma immaginazione o no, qui dopo 50 anni, c’è il rischio che i furbetti ci fregheranno ancora!
Come hanno fregato la coppia con prole che ci ha preceduti… loro immaginavano un mondo migliore.
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Parole poche foto tante.
Per ora vi facciamo vedere i primi scatti. Dopo l’ingresso allo scalo. Prime impressioni parole e qualche scatto protetti dalla pensilina di quel che “fu il deposito” (riparati dalla tettoia!). Poi ancora pioggia e gli altri scatti verranno…

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A tre giorni dal rientro dalla CIGS il Gruppo Camozzi ha mandato a 3 lavoratori e 1 lavoratrice una lettera di licenziamento. Il che fa capire di che pasta è fatto l’erede di Attilio Camozzi che contrariamente a lui  dichiarò ai quattro venti che mai avrebbe licenziato i lavoratori della INNSE (infatti li assunse) mentre Lodovico pur avendo sostenuto, nel solco del padre, Non licenzieremo nessuno, per carità. (vd. Corriere della Sera 22 novembre 2015) fa il contrario di quello che diceOltre a rimangiarsi quanto detto non è riuscito a trattenersi dal formulare, a chi aveva difeso la fabbrica – in cui oggi lui la fa da padrone – e il lavoro, che se il lavoratore licenziato rinuncia alla impugnazione del nostro recesso … di seguito 2 delle lettere inviate.

Il che, tra l’altro, non è esattamente quanto affermato, il 7 marzo 2017, da un articolo apparso sul Corriere della Sera che come occhiello riporta FINE PARTITA e poi dice …l’accordo prevede anche l’uscita di quattro lavoratori con un assegno pari alla pensione per il periodo che li separa dal ritiro definitivo dal lavoro.

Di seguito alcune dichiarazioni di due operai Vincenzo Acerenza e Fabio Botta Ferra – nell’agosto del 2009 erano saliti sul carroponte e costrinsero, dopo 15 mesi di lotta, tutti i soggetti che erano direttamente coinvolti in quella situazione: le forze politiche, il sindacato, le proprietà di varia natura e specie a sedersi intorno a un tavolo e trovare una soluzione: un nuovo padrone e la restituzione del lavoro.
Nella sostanza dichiarano senza mezzi termini che:
– il “nuovo padrone” in 6 anni non ha rispettato gli accordi a suo tempo firmati;
– le forze politiche e i sindacati nonostante questo fatto sia palese – i lavoratori da 49 (ante Camozzi) sono scesi a poco più di venti – non fanno nulla;
– se nessuno si prende la responsabilità di fermare questa deriva la prospettiva è che, forze politiche e sindacati, avranno creato un nuovo immobiliarista: a 1 euro gli hanno regalato 30.000 metri quadri di terreno a Lambrate e a parole dichiarano di volere difendere il lavoro mentre nei fatti …

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(Foto di Antonella Bruzzese)

Sabato il Municipio 3, ci propone, in collaborazione con FS Sistemi Urbani (sino a prova contraria quest’ultima ha ancora le chiavi dello scalo), un sopralluogo allo scalo di Lambrate, aperto a tutti i cittadini.
L’appuntamento è in via P. Saccardo, di fronte al civico 8, ore 11.00.
E contestualmente verrà anche distribuito un questionario di due pagine, che il Municipio 3 ci propone di compilare (1).
Si da il caso che il questionario incanali il parere dei cittadini interpellandoli su questioni riguardanti:
1 – Criticità dell’area dello scalo Lambrate;
2 – Attese e suggerimenti su verde, connessioni, servizi e funzioni;
3 – Suggerimenti su usi temporanei;
Per poi lasciarci alcune righe per
4 – Considerazioni e indicazioni di carattere generale.

Il tutto all’interno di un processo decisionale nel quale si da per acquisito che “… delle aree di proprietà comunali, cedute alle Ferrovie dello Stato per fini di pubblica utilità, una volta divenute obsolete e perciò sottoutilizzate dall’Ente che ne ha beneficiato, debbano essere riacquistate a caro prezzo da colui che ne è il legittimo proprietario, consentendo all’ex utilizzatore di trarne grande beneficio economico a discapito della qualità degli interventi…” (2).

Ebbene dopo avere letto l’articolo di Elena Grandi per estratto (vd.) o per intero (vd) potreste fare vostra, al punto 4 del questionario, la considerazione sopra riportata.
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1) Il testo del questionario è reperibile al seguente Link Questionario

2) Questa frase è stata estrapolata da un articolo redatto da Elena Grandi per la rivista on line Arcipelago Milano di cui abbiamo riportato un estratto recentemente (vd.)

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