ll Comune incassa 193,6 milioni di euro per la vendita del Pirellino.

Questa settimana abbiamo pubblicato 3 articoli a tema un’area privata del Parco Lambro che il Comune è in trattativa (1) per comperare tramite perequazione del terreno che il privato cede al Comune e in cambio ottiene una volumetria pari allo 0,35 dei mq. ceduti, per costruire.
Va da sé che non ci è piaciuto:
– il modo in cui “abbiamo appreso la notizia”: non dalla giunta del Municipio 3 ma sulle pagine facebook;
– come il Vicepresidente Municipio 3 Assessore a Urbanistica, Spazio pubblico e arredo urbano, Verde e ambiente, Mobilità locale Antonella Bruzzese ha risposto ad alcune nostre sollecitazioni cercando di farci credere che il privato stava agendo sua sponte e in un futuro avrebbe donato l’area.
L’unica cosa scritta da Antonella Bruzzese, che abbiamo apprezzato, è stata “in merito alla mancanza di cartelli esplicativi le do ragione e le confermo che già qualche giorno fa abbiamo richiesto che fosse data comunicazione”.
E’ passata una settimana da quando la richiesta è stata formulata ma ancora non è stata accolta.
Intendiamoci è inutile sparare sulla croce rossa: i Municipi, non solo quello della Zona 3, sono senza sostanziali poteri decisionali sia a livello politico che amministrativo. Chi a vario titolo vi partecipa, anche se persona onesta, svolge una semplice funzione di parafulmine.
Detto questo stavamo per scrivere un altro pezzo sul tema trattativa quando abbiamo letto la buona nuova: venduto per 175 milioni il Pirellino (il palazzo che fino a qualche anno fa ospitava gli uffici comunali dell’Urbanistica e dei Lavori Pubblici in via Pirelli 39).
Coima sgr, che ha partecipato al bando con altre quattro società, ha vinto dopo 85 rilanci con una proposta economica di 175 milioni di euro, il doppio della base d’asta fissata a 87,5 milioni di euro. A questa cifra si aggiungono 18.618.888 milioni di euro, sempre offerti da Coima sgr, per il diritto di superficie novantennale del parcheggio sotterraneo di piazza Einaudi, per un totale di oltre 193,6 milioni di euro di incasso per il Comune di Milano.
Il sindaco Sala ha commentato:
Il successo dell’asta dimostra la crescita di valore della nostra città. Le risorse saranno destinate ad altri quartieri e al progetto per i nuovi uffici del Comune di Milano.
Sindaco le crediamo ma si ricordi della trattativa (1)

e del PARCO LAMBRO che sta a cuore a tutti i cittadini del Municipo 3.
Nel 2015 il Bilancio Partecipativo che prevedeva lo stanziamento di 1 milione di euro per ognuno dei progetti maggiormente votati in ogni zona di Milano, aveva visto vincitore il progetto n. 17 Vivere il Parco Lambro.
Dopo 3 anni e qualche mese il Parco versa in uno stato pietoso. Ovviamente, il giudizio espresso è un punto di vista soggettivo: il nostro, anche in considerazione del fatto che qualcuno, nonostante tutto, si diverte a pescare.

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1) Precedenti articoli sul tema:

IL COMUNE STA TRATTANDO CON IL PROPRIETARIO DELL’AREA PRIVATA DEL PARCO LAMBRO
A PROPOSITO DI PROPRIETA’ PRIVATE AL PARCO LAMBRO
50 ANNI AL PARCO LAMBRO SPUNTA UN’ALTRA “VILLA”

 

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PER AVERLA GLI PERMETTERA’ DI COSTRUIRE UNA VOLUMETRIA PARI  A META’ PIRELLONE: GENIALE!

Il 4  dicembre 1965 il sig. M. N. abita nella cascina Melghera di via Crescenzo 56, oggi occupata in parte dal centro per anziani IL SORRISO. Quel giorno M. N. uscito di casa sente un odore acre di fumo e, viste le fiamme che si sprigionavano dalla villa accanto alla cascina, da l’allarme.
Considerati la velocità di comunicazione e i potenti mezzi dell’epoca i pompieri sopraggiunti con  3 autopompe, circoscrivono le fiamme che minacciano di appiccasi anche agli alti e frondosi alberi del parco che circonda la villa e il laghetto retrostante, e il risultato di tale intervento è stato che il tetto della villa è crollato.
Sul luogo sopraggiunsero anche i vigili urbani e la Volante con  pantere. La prima ipotesi formulata è stata che trovandosi la villa incustodita un vagabondo o un barbone – altri tempi – aveva acceso un fuoco e involontariamente aveva causato l’incendio. 1)

Foto apparsa sul Corriere della sera il 5 dicembre 1965 pag. 9

Abbiamo ripreso questa notizia perché documenta come già nel 1965 il proprietario dell’area su cui insisteva la villa non la abitava e a memoria d’uomo si è disinteressato della proprietà che aveva sino a quando, secondo l’ex consigliere del Consiglio di Zona 3 Michele Sacerdoti, l’ex vicesindaco di Pisapia, Ada De Cesaris, non avviò “una trattativa per il “Bosco dello Svizzero” con il proprietario residente all’estero per una cessione al Comune come pertinenza indiretta e spostamento delle volumetrie di cui ha diritto in un’altra area.”
Detto in altri termini la trattativa aveva questo perimetro: tu proprietario cedi la tua area al Comune e il Comune ti permette di costruire una volumetria pari allo 0,35 dei 45000 mq. che gli dai: plasticamente voleva dire una volumetria pari a un mezzo Pirellone.

Il punto rosso indica dove c’era la villa. La riga circoscrive lo spazio di proprietà privata oggetto della trattativa.

L’assessore del Municipio 3 Antonella Bruzzese, interpellata, ha invece sostenuto che l’attivismo del proprietario dell’area deriva dal fatto che dopo la bonifica “in futuro” la cederà  al Comune “a titolo gratuito“. Pare una favola!
Ma invece, nella più rosea delle ipotesi, se il Comune persevererà in questa logica di scambio si troverà in carico un’area che, nella migliore delle ipotesi sarà mezza deforestata e, non avendo i soldi non potrà “riqualificarla”, come si dice in un politichese corretto. In compenso regalerà a Milano nuovo cemento.
Soluzione: modificare il piano di Governo del Territorio.

Precedenti articoli sul tema:
A PROPOSITO DI PROPRIETA’ PRIVATE AL PARCO LAMBRO
DOPO 50 ANNI AL PARCO LAMBRO SPUNTA UN’ALTRA “VILLA”

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1) Abbiamo ricavata la notizia da:
– Corriere di Informazione (III edizione) 4 dicembre 1965 pag. 4
– Corriere della Sera 5 dicembre 1965 pag. 9

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Ovvero quando i rappresentanti del popolo lasciano fare (alias si danno da fare)

Alcuni giorni or sono abbiamo scritto di un’opera di disboscamento al parco Lambro (vd.) e del fatto che presentava due evidenti anomalie: da un lato non vi era alcuna indicazione di chi e per conto di chi aveva ottenuto il permesso di procedere al disboscamento dall’altro in mezza alla vegetazione, vi era una casupola che, in tutta evidenza, era abitata.
Abbiamo rilanciato l’articolo sui siti facebook della Zona 3 e ne sono nate notizie fantasiose di dubbia origine (il luogo si chiamerebbe Parchetto svizzero o giardino degli svizzeri). Ma anche interesse circa quell’area che alcuni hanno indicato come privata.

Antonella Bruzzese

Abbiamo perciò interpellato, tra gli altri, anche il
Vicepresidente Municipio 3 Assessore a Urbanistica, Spazio pubblico e arredo urbano, Verde e ambiente, Mobilità locale Antonella Bruzzese che ha risposto ad alcune delle ns. domande
Ecco le risposte:
la nominazione il Boschetto degli Svizzeri è una nominazione comune di cui ignoro l’origine.
Al di là del nome, le confermo che l’area di 45.000 mq circa è di un soggetto privato che sta effettuando una bonifica per cui si abbattono ca 99 piante risultanti morte, poco stabili o pericolose, dopo aver ottenuto gli opportuni permessi del settore verde del Comune. Lo stesso  ha richiesto in particolare di potare tutti gli alberi perimetrali che potevano avere interferenze con il parco.  È in corso dunque un progetto di bonifica – per parti e per fasi – che dovrebbe condurre in futuro alla cessione a titolo gratuito dell?area al Comune.
E’ stata cortese e ha fornito molti dettagli,  come persona a conoscenza di fatti. Per questo l’ho ringraziata e le ho scritto:
Può indicarmi gli estremi dell’autorizzazione che il soggetto privato ha ottenuto dal settore verde del Comune?
Trovo comunque singolare che costui sia entrato per fare la bonifica dal parco, sradicando due dissuasori, avendo su via Crescenzago una entrata padronale: aperta a tutti; e ancora nessuno abbia affisso sulla  proprietà chi e per conto di chi faceva i lavori e quanto dureranno.
Capisco la sua complicità a chiudere un occhio nella prospettiva di ottenere in un futuro indeterminato un terreno di 45000 mq. (Come poteva evincere dall’articolo, Lei non era ancora nata, (beata Lei) ma il “propretario” non ha mai bonificato l’area. Una volta dovettero intervenire i carabinieri a cavallo e un elicottero, per snidare i tossici che all’epoca frequentavano anche quel posto). Fare passare il proprietario per un mecenate mi sembra utopico. Lui o chi per lui ha tempo di aspettare altri 60 anni prima di cedere, dopo essersi sobbarcato le spese di un po’ di mano d’opera, in una bonifica che procederà “per parti e fasi”, il suo terreno.
Antonella Bruzzese ha risposto
in merito alla mancanza di cartelli esplicativi le do ragione e le confermo che già qualche giorno fa abbiamo richiesto che fosse data comunicazione.
Sul resto al momento non ho elementi.
Sconcertante! Il privato può fare quel che vuole!
Questo carteggio non lo avremmo pubblicato integralmente per parti se non fosse stato che sulla pagina facebook  di “Residenti in Lambrate” Antonella Bruzzese abbia scritto riferendo che sul tema era già intervenuta. Non solo in Zona 3 quasi 1300 cittadini hanno letto (più o meno) l’articolo.

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Giuro non ho sentito o visto niente: guardavo la televisione!
Ma quando è apparso Bruno Vesta mi sono alzato dal divano. Sceso in strada l’ho attraversata mentre dal cancello del Tennis Club Ambrosiano sono uscite dal portone scorrevole due signore. Si sono abbracciate e una di loro ha pronunciato poche parole:colpa di quel gioco di m…. Forse aveva perso a un gioco che non era il  tennis; di certo si era accorta che l’albero già bello seghettato dai vigili del fuoco prima di volare a terra si era accasciato sulla sua macchina. L’AMSA aveva già provveduto a portar via la segatura!

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Politecnico di Milano Biblioteca Storica
piazza Leonardo da Vinci, 32, Ed. 9

I FACSIMILI DEI CODICI LEONARDESCHI

Esposizione a cura di: Marinella Trenta, Jessica Gritti e Francesco Repishti

Dal Orari:
Lunedì, martedì, giovedì, venerdì: dalle 9.00 alle 16.00
Mercoledì: dalle 12.00 alle 19.00

dal 27  marzo al 10 aprile

Nell’anno delle celebrazioni per il V° centenario della scomparsa di Leonardo da Vinci
la Biblioteca Storica del Politecnico di Milano promuove un’esposizione dedicata ai codici di Leonardo e in particolare alle edizioni in facsimile possedute e provenienti in gran parte dal Fondo Brioschi tra le quali vi è la prima edizione moderna del Codice Atlantico posseduto dalla Biblioteca Ambrosiana. Fu Francesco Brioschi* che volle realizzare tale edizione in 35 fascicoli non rilegati, ciascuno con 40 riproduzioni, da conservare in otto custodie, quattro per il testo e quattro per le tavole, in sole 280 copie numerate, dalla casa editrice milanese Ulrico Hoepli.
La realizzazione di tale edizione fu affidata a Gilberto Govi, scomparso nel 1889, e poi a Giovanni Piumati, sotto l’egida della stessa Accademia (che se ne era assunta il compito su incarico del ministro della Pubblica Istruzione sin dal 1885).
Il primo fascicolo contiene un’ampia introduzione firmata da Brioschi, ma in realtà era stata scritta da Luca Beltrami nel 1891.
La Biblioteca Storica del Politecnico possiede una copia completa della prima edizione del Codice Atlantico, rilegata in otto volumi come da piano originario dell’opera.
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* Francesco Brioschi (Milano, 22 dicembre 1824 – Milano, 13 dicembre 1897) E’ stato uomo politico, illustre matematico e idraulico.
Ricoprì numerose cariche:
– rettore dell’Università degli Studi Pavia;
– segretario generale del Ministero della Pubblica Istruzione;
– presidente del Consiglio direttivo dell’Accademia Scientifico-Letteraria, nucleo originario della futura Università degli Studi;
– fondatore e direttore dell’Istituto Tecnico Superiore, poi ribattezzato Politecnico di Milano.

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Libreria Centofiori
Piazzale Dateo 5

ore 18.30

Conversazione con
Biagio Goldstein Bolocan
e
Filippo Del Corno

su
La bella Resistenza
L’antifascismo spiegato ai ragazzi

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

“Questo libro salda un debito che ho contratto con mia nonna Emma e la sua grande famiglia: i Damiani Bolocan.
Mi sento obbligato a raccontare la sua storia perché in un tempo tragico e difficile – gli anni trenta e quaranta del Novecento –, quella famiglia, quell’insieme di uomini e donne, di ragazzi per lo più, ha mostrato un coraggio formidabile, ha cercato di resistere all’orrore nazifascista mettendo in gioco la propria vita.
In una parola, bella e nobilissima, ha fatto resistenza.”
Biagio Goldstein Bolocan
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BIAGIO GOLDSTEIN BOLOCAN nasce a Milano nel 1966. Laureato in Storia, si è occupato di divulgazione nei musei storici di Milano e ha insegnato nelle scuole serali del Comune. Da oltre vent’anni lavora nell’editoria scolastica come editor e autore di manuali di storia per la scuola secondaria di I e II grado. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, Il lato oscuro della luna, cui ha fatto seguito nel 2013 Una guerra privata. Nel 2017 ha pubblicato Il traduttore  e quest’anno La bella Resistenza. L’antifascismo spiegato ai ragazzi.

FILIPPO DEL CORNO nasce a Milano nel 1970. Nel 1995 si diploma in Composizione al Conservatorio di Milano. Ha presentato i suoi lavori in festival e teatri di tutto il mondo. Nel 1997 ha fondato l’ensemble Sentieri selvaggi. Ha insegnato Composizione al Conservatorio ed è stato presidente della Fondazione Milano Scuole Civiche dal 2011 al 2013, quando ha assunto l’incarico di Assessore alla Cultura del Comune di Milano.

 

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Questa settimana, per la prima volta, dopo quasi 60 anni mi sono inoltrato in quella parte di vegetazione che naturalmente è un pezzo del parco Lambro. Ma è sempre stata inaccessibile perché delimitata, su due lati, da una rete che permetteva sempre, a chi avesse voluto entrarvi, di nascondersi per fare cose che alla luce del sole sono proibite.
E’ successo perché una mano misteriosa, alla chetichella – non vi sono indicazioni di chi e per conto di chi abbia tagliato la rete – ha creato percorsi con cingolati e tagliato decine e decine di alberi e, verosimilmente, altrettanti ne abbatterà.

Ho percorso parte di quel luogo misterioso per via di quella villa che si affacciava su via Crescenzago ed è “scomparsa”, dopo 2 incendi, forse dolosi.
Chi ha lavorato al disboscamento ha raccolto la prova che i soci del Tennis Club Ambrosiano non si sono mai avventurati oltre la staccionata: se una pallina da tennis la superava confidavano si degradasse.
Oltre le cataste di legna mi sono accorto che stavo percorrendo un sentiero; mi sono lasciato guidare e invece dei vecchi ruderi della villa bruciata ne ho trovato una nuova!(foto 1)

Porte e uscio della casupola erano chiusi. Ma la presenza di chi l’abitava era palpabile; la bandiera italiana (foto 2); una scopa davanti all’uscio (foto3),la raccolta “differenziata” di decine di pasti in scatola (foto 4), un  cestino dei rifiuti, il filo del bucato e un braciere in mattoni(foto 5). E il segno che chi vi abita, probabilmente quest’inverno ha rischiato di morire colpito dalla caduta di un albero (foto 6).
INDIFFERENTI MAI.

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