Trambusto a Milano. Inter e Milan hanno minacciato di andare a costruire il loro nuovo stadio a Sesto San Giovanni. Il sindaco Giuseppe Sala ha dichiarato che le squadre hanno invece accettato di affrontare il dibattito pubblico e che lui farà comunque il possibile per tenere lo stadio a Milano. I giornaloni scrivono tutto e il contrario di tutto. Almeno un fatto certo, però, c’è: è partito il referendum per impedire la distruzione del Meazza.

LA SETTIMANA SCORSA

il collegio dei garanti del Comune ha concluso i controlli previsti dal regolamento comunale per l’attuazione dei diritti di partecipazione popolare, convalidando le prime mille firme raccolte dai cittadini. Sono quelle necessarie per depositare i due quesiti. Il Comune avrà ora a disposizione circa tre mesi “per la verifica di fattibilità tecnica e contabile” da parte della Direzioni comunali competenti, con un iter burocratico che, considerata la forte opposizione di Sala al referendum, si spera non riservi qualche brutta sorpresa ai proponenti.

Dei due quesiti presentati, quello relativo al referendum abrogativo comporta che sia annullata la delibera della giunta che ha dichiarato il pubblico interesse del progetto presentato da Inter e Milan che prevede di abbattere lo stadio Meazza e costruirne uno nuovo, attorno al quale realizzare una grande speculazione immobiliare. Il referendum propositivo chiede invece al Comune anche una delibera per impedire di realizzare un nuovo stadio, salvaguardare lo stadio Meazza facendo un concorso internazionale per la sua riqualificazione, insieme a un piano urbanistico con finalità sociali di rigenerazione dell’intero quartiere, nel rispetto della sostenibilità ambientale e con zero consumo di suolo.

Sulla sostenibilità ambientale dell’operazione San Siro, sono arrivati i dati presentati da Paolo Pileri, professore di urbanistica del Politecnico di Milano, intervenuto alla Commissione consiliare congiunta del Comune. L’impatto ambientale della demolizione del Meazza e della costruzione di un nuovo stadio, considerando i 150 mila metri cubi complessivi di cemento armato, senza ancora tener conto dell’acciaio, degli impianti e degli arredi, è devastante: 210 mila tonnellate di Co2, pari al 5 per cento di quelle scaricate in atmosfera da tutta la città. Farebbero perdere in un solo colpo tutto quanto guadagnato dal 2005 al 2015 in termini di emissioni e azzererebbero il già carente Piano Aria Clima del Comune di Milano. I tanto reclamizzati 11 ettari di alberi del progetto del nuovo stadio “andrebbero a compensare solo l’irrisorio 5 per cento delle emissioni del cemento armato dell’operazione San Siro”, mentre la compensazione prodotta da tre quarti dei 3 milioni di alberi del programma Forestami si annullerebbe totalmente.

La qualità dell’ambiente sarà ancora più a lungo compromessa perché, mentre gli effetti dell’operazione San Siro si manifesteranno nell’arco di tempo della sua costruzione, la compensazione derivante dagli alberi richiederà almeno 80 anni. È ormai chiaro che l’unico criterio per decidere se fare o non fare gli interventi, sia pubblici sia privati, non può che essere di confrontare l’impatto ambientale che si genera con le compensazioni che si possono mettere in atto. Anche nel caso di San Siro affrontare la questione scientificamente è il modo più corretto per assumere sia nell’interesse di chi c’è oggi sia di chi ci sarà domani le decisioni riguardanti la transizione ecologica. Purché non scoppi prima una guerra nucleare che ci libererà da ogni problema.

*Architetto

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Milano in Comune organizza una serata di dibattito sul processo di privatizzazione, palese o sotteso, in atto a vari livelli che ha adottato da anni tutta una sua grammatica mistificatoria: project-financing, social housing, partnership pubblico-privato ecc.
Gli ambiti presi di mira dal modello economico dominante sono praticamente tutti, partendo dalle risorse naturali per giungere sino agli immobili pubblici nei nostri quartieri.
Inizieremo affrontando il tema dall’acqua, quotata in Borsa insieme agli altri ecosistemi.
Analizzeremo la enorme speculazione che c’è dietro al progetto del nuovo Stadio, il rischio di messa a bando della storica Palazzina Liberty, la svendita della storica sede del municipio di Crescenzago.
Su tutto ciò peserà anche il DDL Concorrenza, una azione legislativa vergognosa che rischia di passare in sordina con l’opinione pubblica distratta dai problemi generati dalla pandemia e dalla guerra.
Termineremo parlando della scellerata intenzione di costruire una nuova base militare dentro a un parco protetto, cementificazioni e spesa militare insieme: siamo a a Coltano, il progetto è stato nascosto per quasi un anno ed è emerso solo grazie al lavoro puntuale di chi crede ancora nella democrazia.
Il concetto stesso di “bene comune” viene dunque messo in discussione nella sua essenza: di questo vogliamo ragionare e proporre una alternativa.
Ne parleremo con:
Erica Rodari, Comitato Acquapubblica Milano
Mariangela Villa, Costituzione BeniComuni
Gabriele Mariani, co-portavoce Milano in Comune-Sinistra e Costituzione
Luca Massari, Comitato Palazzina Liberty Bene Comune
Marco Cicognini, già candidato presidente Municipio 2
Ciccio Auletta, consigliere comunale “Una città in Comune – Prc”, Pisa (in collegamento)
Concludono la serata le deputate Simona Suriano e Yana Ehm di ManifestA, che in Parlamento hanno portato molte delle istanze oggetto dell’incontro.
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PROGRAMMA

Ore 7.30 Perugia, Giardini del Frontone
Accoglienza dei partecipanti
Ore 8.30 Discorsi di apertura della Marcia
Ore 9.00: Partenza della Marcia da Perugia
Ore 14.00: Arrivo della Marcia nella Piazza inferiore di San Francesco e avvio della manifestazione conclusiva
Ore 15.30 Conclusione della Marcia Perugia Assisi

Nel corso della giornata interverranno tra gli altri:

Gli studenti e le studentesse delle scuole partecipanti
I giovani in servizio civile
I giovani di Doniamoci
I giovani della Coop
Le donne del comitato organizzatore della Marcia
I Rettori delle Università italiane aderenti
I Sindaci e amministratori degli Enti Locali aderenti
Esponenti delle associazioni aderenti

Andrea Romizi, Sindaco di Perugia
Stefania Proietti, Sindaco di Assisi e Presidente della Provincia di Perugia
Donatella Tesei, Presidente della Regione Umbria
Valentina Cuppi, Sindaca di Marzabotto
p. Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi
Mons. Vincenzo Sorrentino, Vescovo
Mario Galasso, Direttore della Caritas dell’Emilia Romagna
Francesco Palmiotto, Presidente della Consulta degli Studenti dell’Umbria
Marco Mascia e gli studenti dell’Università di Padova
Beppe Giulietti, Presidente FNSI, fondatore Articolo 21
Andrea Ferrari, Presidente Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i diritti umani
Cecilia Strada, Responsabile comunicazione ResQ
p. Alex Zanotelli, missionario comboniano
Silvana Amati, Comitato appello contro il riarmo
Aluisi Tosolini, Dirigente Scolastico, Coordinatore della Rete Nazionale delle Scuole di Pace
Elisa Marincola, Portavoce Articolo 21
Flavio Lotti, Coordinatore del Comitato promotore della Marcia PerugiAssisi

Canzoni di pace con Erica Boschiero, cantautrice

Interventi musicali degli studenti e studentesse del Liceo “Attilio Bertolucci” di Parma

Invia la tua adesione, le tue idee e proposte al Comitato promotore Marcia PerugiAssisi, via della viola 1 (06122) Perugia – Tel. 075/5737266 – 335.6590356 – fax 075/5721234 – email adesioni@perlapace.ithttp://www.perlapace.ithttp://www.perugiassisi.org
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Il Fatto Quotidiano
di Gianni Barbacetto

Milano è, contemporaneamente, la città più ricca d’italia e la capitale delle diseguaglianze. Chissà se affronteranno questo tema nella rutilante 6 giorni indetta dal Comune dal 26 aprile al 2 maggio e intitolata “Milano città giusta”. Mi candido a partecipare, con un intervento sulla “città ingiusta”, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ne ho titolo, essendo cresciuto a Quarto Oggiaro, via Lopez 4, scala A quarto piano, il quartiere ultimo nella classifica dei redditi medi annui (con 17.628 euro) in una metropoli dove il reddito medio pro capite è di 31.778 euro, il più alto del Paese, ma con diseguaglianze profonde: la media dei redditi è attorno agli 80 mila euro in centro, con picchi di 88 mila a Brera-castello (dove per caso abita il sindaco Giuseppe Sala), seguita da Citylife-pagano (72 mila) e Sant’ambrogio-San Vittore (68 mila). Le periferie stanno invece tutte sotto i 23 mila: via Padova, Baggio, Barona, Gratosoglio, Bovisa, Farini, Dergano, Villapizzone – e via via, scendendo di reddito – Crescenzago, Affori, Comasina, Forze Armate, Bisceglie, fino al record (negativo) della mia Quarto Oggiaro.
Ce lo dicono i dati diffusi ora dal ministero dell’economia, che disegnano una mappa impressionante della città (cercatela sul sito del Corriere della Sera). Ancor più impressionante la tendenza nel confronto tra 2020 e 2019. C’è stato a Milano un calo medio di 2 punti, ma con una crescita straordinaria (più di 1.000 euro!) dei redditi medi nelle zone più ricche, Brera, Castello, Sant’ambrogio, Citylife, Pagano; più moderata (500 euro) in aree semicentrali come Porta Venezia, Dateo, Buenos Aires, Lambrate. Il calo è stato invece generalizzato nelle periferie, con un risultato preoccupante (-830 euro medi!) a Gallaratese Lampugnano.

TUTTA COLPA DEL COVID

diranno i Soloni. Invece è l’effetto del “Modello Sala”: grandi opere più dittatura dell’immobiliare. Su questa Milano, strutturalmente costruita per generare disuguaglianze, piovono oggi la 6 giorni consolatoria su “Milano città giusta” (sembra propaganda di guerra) e, contemporaneamente, i tagli del Comune che nel bilancio previsionale 2022 congelerà 200 milioni. Di questi, ben 49,7 saranno tolti a welfare e salute; 20 a scuole ed educazione; 16 alla cultura. A essere ulteriormente penalizzati saranno dunque i più poveri. Oltre che del destino cinico e baro (cioè del Covid), la colpa è di Mario Draghi – ha dichiarato Sala – che nel 2022 non vuole più dare ristori a Milano, come invece avevano fatto i governi nel 2020 (478 milioni) e nel 2021 (467 milioni). Il manager vincente alla guida della locomotiva del Paese si è trasformato in un amministratore costretto ad andare a Roma “con il cappello in mano”. Eppure Milano continua a essere in pieno boom immobiliare. Nel “Modello Sala”, però, ad arricchirsi sono i fondi (per lo più stranieri) che investono in residenze di lusso, uffici e spazi commerciali. Affari milionari di cui torna poco al Comune, che continua a far pagare gli oneri di urbanizzazione più bassi d’Europa.

Nel “Modello Sala” c’è anche il rischio che l’attuale crisi di bilancio possa essere presa a pretesto per vendere e svendere pezzi del patrimonio comunale. Non solo lo stadio Meazza che i fondi esteri vorrebbero abbattere, ma anche l’“argenteria” delle partecipate. A2a (energia) ha già venduto la sua sede storica, senza gara. E Atm (trasporti) oggi è in rosso e domani potrebbe affrontare con difficoltà – e magari perdere, a beneficio di operatori esterni e fondi internazionali – la prossima gara europea per la gestione del trasporto pubblico nell’area metropolitana. E non è che qualcuno, proprio esibendo i conti in rosso, sta preparando il terreno?

Ps. In questa Milano, che non sa salvare una scuola d’eccellenza come la Vivaio, si trova però 1 milione di euro per inscatolare, chissà perché, l’“acqua del sindaco”.

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Dopo avere scritto sul suo sito facebook tre puntate dal titolo

IL CONSIGLIO SUL DIVANO

Siamo andati a sentirci l’audio del Consiglio di Municipio 3 e, con nostra grande sorpresa, per 9 minuti e 26 secondi la registrazione riportava la voce di Maria Silvia Pettinicchio che invitava il consigliere Boari ad allontanarsi dall’aula poiché stava mangiando; poi dopo 3 inviti chiedeva aiuto affinché Boari fosse allontanato; infine richiedeva l’intervento dei vigili perché, sospeso dall’aula, Boari fosse allontanato.
Nell’ordine del giorno gli “oltre 100 emendamenti” di Boari non comparivano.
Anche a  Boari si addice il detto: “predica bene e razzola male”. Sono 20 anni, o forse più,  che bazzica in Consiglio. All’epoca della Sindaca Moratti, in CdZ 3 è stato presidente della commissione Cultura; poi lasciata, all’epoca di Pisapia sindaco, Forza Italia, ha fatto l’indipendente (sic!). Approdato nella Lega è stato ancora all’opposizione del sindaco Sala, E ora assunto in Regione è ancora fieramente Leghista. E sappiamo come ha combattuto la sua ultima battaglia “per rispetto dei cittadini e dei loro denari“.
P. S. Credevamo che le parole della presidente del Municipio 3 avessero un senso ma poi, ascoltando un altro pezzo dell’audio abbiamo scoperto che il Consigliere Boari ha “magicamente partecipato ai lavori del Consiglio”!

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Palazzo Marino Giuseppe Sala ha un problema coi conti comunali

Nella Milano già capitale delle diseguaglianze, i poveri quest’anno avranno meno servizi pubblici. Il Comune ha infatti annunciato che per far fronte al buco dei suoi conti, nel bilancio previsionale 2022 congelerà 200 milioni: toglierà 49,7 milioni a welfare e salute; 20 milioni a scuole ed educazione; 16 alla cultura. E poi 24 milioni al settore demanio; 15 milioni alla sicurezza; altri 15 alle risorse umane; 10,5 all’innovazione; 2,7 all’urbanistica; 2 al verde.

I TAGLI POTREBBERO

essere scongiurati, dicono a palazzo Marino, nel caso arrivassero nuovi fondi dal governo, come già nel 2020 (478 milioni) e nel 2021 (467 milioni). Nei prossimi giorni, il sindaco Giuseppe Sala andrà a Roma a incontrare il ministro dell’economia Daniele Franco, dopo aver aperto una dura polemica con il governo Draghi colpevole di non prevedere ristori anche per il 2022.

Ma da dove viene il buco di Milano, che potrebbe arrivare a 250 milioni? Dalle minori entrate causate dalla pandemia, spiega l’amministrazione Sala. Meno biglietti e abbonamenti del trasporto pubblico (480 milioni nel 2019, scesi a 270 nel 2021). Meno voli e dunque minori entrate da Sea, la partecipata del Comune che gestisce gli aeroporti milanesi (in rosso di 128,6 milioni nel 2020 e di 75,1 nel 2021). Meno entrate dalla tassa di soggiorno (i 55 milioni pre Covid sono scesi a 15). Aumentate invece le uscite per l’assistenza a famiglie e imprese (40 milioni). Nei prossimi mesi cominceranno a pesare sui conti anche il caro energia e l’inflazione, che gonfierà i tassi d’interesse. I tagli, se confermati, pioveranno su una città in cui i ricchi diventano più ricchi e i poveri sempre più poveri. I dati diffusi dal ministero dell’economia mostrano che negli anni della pandemia i redditi più alti, dai 30 mila euro in su, hanno tenuto o perso pochissimo e i redditi sopra i 60 mila sono addirittura cresciuti; quelli invece sotto i 30 sono diminuiti. Solo un anno fa, nell’aprile 2021, il bilancio consuntivo 2020 (piena pandemia) chiudeva con un avanzo lordo di 548,25 milioni di euro, netto di 189,37 milioni. L’allora assessore al Bilancio, Roberto Tasca, nel luglio 2021 annunciava una variazione di bilancio che “consegna uno stato dei conti in salute e la possibilità, attraverso alcune scelte operate dalla giunta, di accompagnare la ripartenza economica e sociale della nostra città in modo concreto e solido”. Poi, dopo le elezioni e la riconferma di Sala, Tasca è uscito misteriosamente di scena, sostituito dal giovane Emmanuel Conte (figlio dell’ex ministro socialista salernitano Carmelo Conte). E oggi Sala deve andare a Roma “con il cappello in mano”. Milano continua a essere in pieno boom immobiliare. Eppure questo arricchisce i fondi (per lo più stranieri) che investono in residenze di lusso, uffici e spazi commerciali, ma non si trasforma in ricchezza per il Comune, che continua a far pagare gli oneri di urbanizzazione più bassi d’Europa.

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Una volta i Consiglio di Zona servivano da paravento all’amministrazione centrale.
Man mano sono stati svuotati di quei pochi poteri decisionali che gli erano stati accordati e ora non sono nemmeno la foglia di fico dell’amministrazione centrale: sono un fico secco.
Il 10 marzo scorso abbiamo scritto un articolo dal titolo L’occupazione della parrocchia e  lo abbiamo diffuso anche sui siti che si occupano di quel che succede nella ns. Zona. Abbiamo perciò mandato l’articolo in oggetto anche alla presidente del Consiglio di Municipio 3, Maria Silvia Pettinicchio, che gestisce come amministratrice, insieme al suo fidanzato, il sito Happy Feltre.
Una lettrice di tale sito, dopo avere letto il ns. articolo, ha posto un quesito: “C’è modo di verificare se quanto sta succedendo è stato regolarmente autorizzato, penso e spero di sì, oppure è una decisione univoca?
Solerte, Maria Silvia Pettinicchio  ha risposto: Ho avviato una verifica.
In seguito la stessa lettrice ha postato un volantino arrivatole dalla parrocchia che riportava la seguente frase
Temerario Paolo Bertazzi ha commento: E il Municipio 3 che ci sta a fare se le convenzioni le fa il Comune baipassando il Municipio. San Tommaso insegna: il Municipio può vedere e far vedere la convenzione ai comuni cittadini?
In risposta Maria
Silvia Pettinicchio ha scritto: leggo che in consiglio municipale stasera si parlerà degli “atti vandalici” nei giardini del quartiere. forse si può anche capire se questo allargamento del campo dell’oratorio è legittimo? grazie.
La domanda era semplicemente un escamotage retorico.
Una delle caratteristiche del quartiere Feltre è quella di avere ben 4 siti facebook e Maria Silvia Pettinicchio il 15 marzo, a commento dell’articolo sopra riportato, ha scritto su uno di questi

Parole sante o parole al vento. Vediamo.
Ma prima ci preme raccontare la singolare circostanza che Maria Silvia Pettinicchio si sia limitata a dichiarare che lei è una consigliera del Municipio quando è, soprattutto, la presidente del Consiglio del Municipio.
E ancora più singolare è che da quando Paolo Bertazzi, ovvero colui che cura la pubblicazione degli articoli di questo blog su Facebook,  ha posto la domanda che ci sta a fare il Municipio? un amministratore di Happy Feltre, non sappiamo se Maria Silvia Pettinicchio o il suo fidanzato, hanno deciso di non pubblicare i ns. articoli. Legittima censura!!!
Di certo abbiamo interpellato il capogruppo di Maria Silvia Pettinicchio: Michele Sacerdoti.  Il quale in data 19 marzo ci ha risposto: ho dato a Silvia l’incarico di indagare. … abbiamo chiesto al Settore Verde.
Di nuovo sollecitato, il 22 marzo Michele Sacerdoti cortesemente ci ha scritto: nessuna risposta.
Nuovamente interpellato il 7 aprile ci ha risposto: Ho chiesto all’assessore Grandi che, per inciso, fa parte del suo stesso partito!
Tra un paio di giorni è Pasqua: nell’uovo ci sarà un fico secco?

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Dieci giorni or sono ci eravamo domandati se il CdM 3 sarebbe riuscito a discutere i 90 punti, tra mozioni e interrogazioni, presentati da consiglieri del Municipio, stabilendo così un record degno del Guinness dei primati considerato che il tempo a disposizione era di 2 ore.
La notizia che i punti in discussione, non erano 52 come pubblicato sul sito del Comune, ci era giunta leggendo il sito facebook Residenti in via Morgagni nel quale il consigliere Ferrarese dava questa informazione, senza produrre documentazione idonea poiché gli  organi competenti del Municipio non avevano aggiornato l’ordine del giorno.
Come da convocazione il Consiglio avrebbe dovuto svolgersi nella sala Consigliare poi, per una sopravvenuta malattia della presidente, “la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi Consigliari riunitasi in data 29 Marzo 2022 e in data 30 Marzo 2022 ritiene di annullare la seduta convocata in presenza in data 31 Marzo 2022 e di riconvocarla sempre in data 31 Marzo 2022 in modalità a distanza con applicativo Teams e con integrazione dell’ordine del giorno cosi come stabilito nelle riunioni dei Presidenti dei Gruppi Consiliari“. Così recita un comunicato introduttivo al Consiglio, sul sito del Comune di Milano. Si da il caso che, a dire dei consiglieri di minoranza, la convocazione a distanza non è stata messa ai voti. “Formalismo” di cui la maggioranza ha fatto a meno poiché ha 20 voti su 30.
La presidente del CdM  poteva essere sostituita dalla vice presidente o dal consigliere anziano ma così non è stato. Risultato: il  Consiglio si è interrotto prima dell’orario convenuto, causa malattia,  della Presidente.
Siamo così arrivare al 9 aprile per vedere sul sito del Comune l’ordine del giorno del 31 marzo con l’elenco dei 90 punti in discussione.

I punti discussi sono stati, invero, pochi.
Il primo presentato dal consigliere Cagnolati relativo al quartiere Feltre: respinto
Il 2° relativo a Piazza Aspromonte, presentato da Cagnolati è stato accorpato al 47° punto  presentato dalla consigliera Morelli.  Tali punti non sono stati dibattuti compiutamente per l’impossibilità sopraggiunta del presidente del CdM.
Altro che Guinness o meglio Guinness negativo.
Ma non disperiamo perché il 12 aprile è stato convocato un nuovo CdM che di seguito riproduciamo:

Come risulta chiaro i punti che il CdM stava discutendo saranno ripresi.
A seguire vi sarà il Punto “urgente” Proposta di delibera….
E incredibile a dirsi gli 88 punti dell’ordine del giorno del 31 marzo 2022 sono stati raggruppati, ma non enunciati, nel  punto 3, con buona pace di coloro che vorrebbero capire di che cosa discuterà il CdM.
A seguire vi sono poi 11 interrogazioni presentate dal consigliere Ferrarese.
In breve 12 aprile il CdM dovrà: concludere il punto su piazza Aspromonte; votare la Proposta urgente; discutere e votare, sempre in 2 ore,  111 mozioni/interrogazioni e
di sto passo se il CdM continuerà ad avere sedute contingentate di 2 ore, e i consiglieri di opposizione continueranno nel loro legittimo lavoro di presentare mozioni e interrogazioni, a fine legislatura l’unico record che verrà conseguito sarà che vi saranno migliaia di mozioni e interrogazioni che non saranno state discusse e votate.
E quello sì sarà un record da Guinness ma sarà anche la pietra tombale ai Municipi.
___________
Il meccanismo della mozione o interrogazione è presto detto: una volta presentata la mozione o interrogazione, dopo 30 giorni, sarà posta all’ordine del giorno secondo l’ordine cronologico di presentazione. 

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