7 maggio ABBATTERE LO STADIO MEAZZA PRODURRÀ TONNELLATE DI CO2

Trambusto a Milano. Inter e Milan hanno minacciato di andare a costruire il loro nuovo stadio a Sesto San Giovanni. Il sindaco Giuseppe Sala ha dichiarato che le squadre hanno invece accettato di affrontare il dibattito pubblico e che lui farà comunque il possibile per tenere lo stadio a Milano. I giornaloni scrivono tutto e il contrario di tutto. Almeno un fatto certo, però, c’è: è partito il referendum per impedire la distruzione del Meazza.

LA SETTIMANA SCORSA

il collegio dei garanti del Comune ha concluso i controlli previsti dal regolamento comunale per l’attuazione dei diritti di partecipazione popolare, convalidando le prime mille firme raccolte dai cittadini. Sono quelle necessarie per depositare i due quesiti. Il Comune avrà ora a disposizione circa tre mesi “per la verifica di fattibilità tecnica e contabile” da parte della Direzioni comunali competenti, con un iter burocratico che, considerata la forte opposizione di Sala al referendum, si spera non riservi qualche brutta sorpresa ai proponenti.

Dei due quesiti presentati, quello relativo al referendum abrogativo comporta che sia annullata la delibera della giunta che ha dichiarato il pubblico interesse del progetto presentato da Inter e Milan che prevede di abbattere lo stadio Meazza e costruirne uno nuovo, attorno al quale realizzare una grande speculazione immobiliare. Il referendum propositivo chiede invece al Comune anche una delibera per impedire di realizzare un nuovo stadio, salvaguardare lo stadio Meazza facendo un concorso internazionale per la sua riqualificazione, insieme a un piano urbanistico con finalità sociali di rigenerazione dell’intero quartiere, nel rispetto della sostenibilità ambientale e con zero consumo di suolo.

Sulla sostenibilità ambientale dell’operazione San Siro, sono arrivati i dati presentati da Paolo Pileri, professore di urbanistica del Politecnico di Milano, intervenuto alla Commissione consiliare congiunta del Comune. L’impatto ambientale della demolizione del Meazza e della costruzione di un nuovo stadio, considerando i 150 mila metri cubi complessivi di cemento armato, senza ancora tener conto dell’acciaio, degli impianti e degli arredi, è devastante: 210 mila tonnellate di Co2, pari al 5 per cento di quelle scaricate in atmosfera da tutta la città. Farebbero perdere in un solo colpo tutto quanto guadagnato dal 2005 al 2015 in termini di emissioni e azzererebbero il già carente Piano Aria Clima del Comune di Milano. I tanto reclamizzati 11 ettari di alberi del progetto del nuovo stadio “andrebbero a compensare solo l’irrisorio 5 per cento delle emissioni del cemento armato dell’operazione San Siro”, mentre la compensazione prodotta da tre quarti dei 3 milioni di alberi del programma Forestami si annullerebbe totalmente.

La qualità dell’ambiente sarà ancora più a lungo compromessa perché, mentre gli effetti dell’operazione San Siro si manifesteranno nell’arco di tempo della sua costruzione, la compensazione derivante dagli alberi richiederà almeno 80 anni. È ormai chiaro che l’unico criterio per decidere se fare o non fare gli interventi, sia pubblici sia privati, non può che essere di confrontare l’impatto ambientale che si genera con le compensazioni che si possono mettere in atto. Anche nel caso di San Siro affrontare la questione scientificamente è il modo più corretto per assumere sia nell’interesse di chi c’è oggi sia di chi ci sarà domani le decisioni riguardanti la transizione ecologica. Purché non scoppi prima una guerra nucleare che ci libererà da ogni problema.

*Architetto

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