Posata il 19 gennaio, in via Plinio, era una delle prime sei pietre d’inciampo collocate a Milano per ricordare le vittime del nazifascismo; è stata imbrattata con vernice nera la notte dopo. La pietra è dedicata a Dante Coen, figlio di Arrigo Coen e Ilde Portaleone, nato ad Ancona il 24 agosto 1910. Aveva 14 fratelli. Si trasferì a Milano dove con la moglie Angiolina Giustacchini aveva un negozio di tessuti in via Donatello. Padre di cinque figli, dopo l’emanazione delle leggi razziali spostò molte volte la sua residenza per evitare di essere catturato. Ma la mattina del 26 luglio 1944 venne arrestato dalle SS, in casa, dove si trovava con la moglie e due figli Ornella e Guido, gli altri erano a Endine in un collegio di preti.
Portato prima all’hotel Regina venne poi rinchiuso a San Vittore e, quindi, deportato ad Auschwitz, il 2 agosto 1944. Gli fu assegnato il numero di matricola 190841. Morì a Buchenval il 4 aprile 1945.
Ad accorgersi dell’imbrattamento della pietra è stata la figlia di Dante: Ornella. La pietra è stata ripulita con l’acquaragia dalla figlia.
A seguito di tale odioso episodio la presidente del Municipio 3 ha emesso questo comunicato stampa
e a seguire un volantino
Ci permettiamo di ricordare che in piazza Leonardo da Vinci vi è una magnolia e una targa in memoria di Nelson Mandela. La targa è stata sfregiata nel maggio ultimo scorso. Ne scrivemmo il 27 maggio 2016 (vd.)

Fotografia scattata stamane 25 gennaio 2017


Lungo via Botticelli, numeri dispari al 21 -23 si erge una costruzione abbellita con profili in cotto, a uso laboratori del Dipartimento Scienza della Terra “Ardito Desio”.
Tale dipartimento si affaccia da un lato su via Botticelli, quindi su piazzale Gorini, per poi avere l’ingresso in via Mangiagalli 34.

Così pure la FLC CGL – Università degli Studi di Milano
Il Movimento5 Stelle ha chiesto che, domani sera, il Consiglio di Municipio 3 discuta e voti una loro mozione sul tema**.

Nell’articolo citato vi era una planimetria esplicativa e il senso di quell’idea
Il contenuto del ricorso del rettore Deotto si fondava presupposto che l’area in questione era pervenuta all’università in piena proprietà e quindi fa parte del patrimonio indisponibile dello stato e pertanto la variante del piano regolatore doveva considerarsi nulla.
Che le facoltà abbiamo tirato avanti è fuor di dubbio. Che non abbiano costruito non si può dire.