Quanto al murales siamo andati a fotografarlo domenica.
Lo stato dell’arte è questo.
Il murale è stato modificato rispetto al progetto originale

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Grazie alla segnalazione di una abitante della Zona 3, Adriana Berra,  possiamo ricordare a Caterina Antola e a Elena Grandi come avrebbe dovuto essere il collegamento tra piazzale Dateo e piazzale Susa.
Ovviamente mancano ancora poco più di 20 giorni (29 novembre) all’inaugurazione della tratta in oggetto e MM ha tempo per rispettare il progetto: se son rose fioriranno!

MM4 – Collegamento piazzale Dateo – Susa

Anno    2008
Titolo
Linea M4.Progetto definitivo delle opere a verde asse Plebisciti
Luogo  Milano
Committente Metropolitana Milanese S.p.a.
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(ANSA) – MILANO, 04 NOV – “Il Meazza non si tocca e non lo dice Sgarbi ma è la legge”

Così il neo sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi ha parlato all’ANSA dell’abbattimento dello stadio.

San Siro “è del ’26, sarebbe come buttare giù l’Eur a Roma quindi è naturalmente vincolato perché il vincolo sarebbe automatico oltre i 70 anni, non si può buttare giù – ha aggiunto -. Se serve un vincolo lo metterò. Ma non occorre un vincolo per salvarlo se mai servirebbe una decisione del ministero per dire abbattetelo e non arriverà mai. Dal ministero non arriverà mai”. “Capisco Sala ma io metto la Pietà Rondanini e la sua collocazione come l’emblema di un errore che non si ripeterà – ha concluso Sgarbi criticando il nuovo allestimento dell’opera di Michelangelo al Castello Sforzesco -. Qui questo errore non si farà. Nessuna soprintendenza dirà che si può buttare giù”. Per il vicepremier Matteo Salvini, che è ministro delle Infrastrutture, “Il Comune di Milano ha già fatto perdere troppo tempo a Milano, alle società e ai tifosi. Si scelga subito il nuovo San Siro, oppure si vada a Sesto!”. Il Consiglio comunale di Milano potrebbe arrivare a esprimersi sul progetto del nuovo stadio di Inter e Milan tra circa un anno, dopo che sarà concluso il dibattito pubblico il 18 novembre. Sono le tempistiche ipotizzate dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala. “In consiglio comunale andremo tra un annetto, adesso purtroppo questa storia dello stadio è talmente tribolata e il mio intendimento è fare un passo alla volta – ha spiegato – . Il prossimo passo è quello di ricevere il giorno 18 novembre il risultato del dibattito pubblico, dal dibattito pubblico noi dovremo formalmente rispondere o con l’accettazione delle osservazioni che sono state fatte oppure respingerle argomentando, dopodiché la giunta delibererà. A quel punto le squadre avranno il compito, da un lato di costruire il progetto esecutivo e dall’altro quello di spiegare meglio come San Siro verrebbe smantellato, a meno che troviamo altri interessi sulla strada. In un anno le opinioni cambiano”.

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La scorsa settimana abbiamo scritto che sui terreni dell’INPS, in fondo a via Rizzoli, ancora ci sono 5 o 6 ortisti che non sono stati sgomberati perché sostengono che sono diventati proprietari di quei terreni per usucapione.
Ci è stato fatto notare che il sentiero che negli anni utilizzavano per accedere ai “loro orti” non c’è più ma in sua vece sulla via Rizzoli alcune reti, che delimitavano la proprietà dell’INPS, sono state rimosse e loro possono scendere agli orti per uno stretto sentiero.
In alternativa potrebbero accedervi da via Carlo Cazzaniga. Incuriositi siamo andati, muniti di una cartina non proprio recente di google maps – compare ancora il vecchio palazzo della Rizzoli – a vedere l’accessibilità di tale percorso.
E abbiamo scoperto che in fondo a via Carlo Cazzaniga vi è un’area ben delimita. E’ la macchia color terra che compare a sinistra, sulla cartina di google maps.
Dietro ad essa vi sono gli orti e quant’altro nel tempo è stato costruito. Ma ora quello spazio è ridotto a macerie ed in via di bonifica.
Constatato che da via Carlo Cazzaniga non si accede ai vecchi orti INPS abbiamo fatto alcuni scatti all’esterno dell'”area color terra”.
Se vi posizionate sulle immagini potete ingrandirle.

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Ogni tanto mi capita di leggere cosa dice la presidente del Municipio 3 sul suo sito facebook.
Recentemente mi è capitato di vedere questa foto e il commento mi a lasciato perplesso.

Ricordo Corso Plebisciti prima che i lavori della M4 iniziassero e c’erano gli alberi sui due lati del parterre.
Mi sono ripromesso di vedere. Purtroppo dal punto dello scatto della foto c’erano dei lavori in corso e l’accesso era impedito; perciò sono andato all’inizio del corso, all’altezza dei semafori di piazzale Susa, Ho così contato, che in questo tratto, sono stati piantati 13 “alberi”. Ma “causa bel tempo” all’occhio di me profano 6 sembravano morti.
L’assessore Verde del Comune di Milano potrà essere più precisa.
La foto scattata è questa. Di certo questo albero è morto e Caterina Antola non ha alcuna colpa circa la sua morte. Ma raccontare che è piacevole percorrere filari di alberi morti o mezzi morti o mettersi su una panchina a leggere il giornale per abbronzarsi non è che sia, come dice lei, “molto piacevole”.

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Su una facciata perimetrale del palazzo delle poste, in via Plezzo, è stato dipinto un murales dedicato a 7 antifasciti perseguitati. I loro volti sono quelli: di Sandro Pertini, Teresa Noce, Umberto Terracini, Teresa Mattei, Giuseppe Di Vittorio, Camilla Ravera, Altiero Spinelli.
Oggi siamo andati a vedere il murales: grande è il formato.
Il contenuto sono 7 volti che a stento pochi riconosceranno.
Ma ogni volto è contrassegnato dal nome e cognome.
Poca cosa rispetto alla loro storia.
Ma dal treno, se uno vuole sapere, inserisce sul telefonino nome e cognome, così può conoscere quasi tutto di loro.
E poi. Il committente, per venire incontro al viandante curioso, si è fatto carico di redigere qualche riga biografica per ciascuno. Ha usato non già la colla per affiggere i suoi scritti ma nastro adesivo di carta.
Risultato. Delle 7 biografie su due è sceso l’oblio. Si è staccato il nastro adesivo di carta e i fogli hanno preso il volo.
Con la presente chiediamo cortesemente alla presidente del Municipio 3, presente all’inaugurazione del murales, di ripristinare sul muro le biografie di Sandro Pertini e Teresa Noce.

________
P.S,
Dopo la pubblicazione dell’articolo, abbiamo scritto alla giunta del Municipio 3 dichiarandoci disponibili a pubblicare le biografie di Sandro Pertini e Teresa Noce.
Ancora non abbiamo ricevuto riscontro.
In loro vece si è attivato un lettore che il 5 novembre ce le ha fornite: le pubblichiamo e lo ringraziamo

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La colonia dei felini noi non abbiamo avuto modo di vederla. Ma questo non è un indizio considerato che i gatti vivono in libertà e di certo i volontari che provvedono al loro sostentamento: sono molto premurosi avendo dotato la colonia di ogni confort.
Considerato che a Milano ci sono più aree cani che giardini attrezzati con giochi per bambini ben venga un’area che permette ai gatti di vivere nel verde considerato che agli umani questa possibilità è ancora preclusa.(In particolare ci riferiamo alla riva destra del del Lambro che da Gobba dovrebbe essere percorribile in bicicletta sino al sito storico del Parco Lambro)*.
Si perché la colonia felina è su un terreno dell’INPS che anteponendo i suoi obblighi istituzionale ha deciso decenni or sono di “non disturbare chi vuole fare”: ovvero realizzare degli orti.
E nei decenni decine di cittadini hanno realizzato gli orti. La domenica su quell’area circa 250 persone “andavano in campagna” e cucinavano, mangiavano, si rilassavano.
Nel tempo i “contadini” sono diminuiti e alcuni si sono allargati costruendo manufatti che permettevano loro di dormire e alcuni hanno realizzato una “discoteca abusiva”.
In forza di tali abusi edilizi solo nel maggio dell’anno scorso il Comune di Milano ha ingiunto all’INPS di provvedere a sue spese alla demolizione dei manufatti abusivi.
Dopo un anno e mezzo posto che i manufatti sono stati abbattuti un gran numero di ortisti hanno smesso di coltivare. Ma ancora ve ne sono 5 o 6 che si sono opposti all’INPS perché sostengono che loro coltivano quegli orti da più di 20 anni e ,carte alla mano, loro per diritto di usucapione sono diventati i legittimi proprietari dei terreni da loro coltivati.
Per difendere il loro “diritto”  la questione è in mano agli avvocati.
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* La questione è comunque destinata a risolversi positivamente considerato quanto è apparso su un comunicato stampa del Comune di Milano che abbiamo pubblicato nel gennaio u.s.
HA PERO’. “= MILIONI DI EURO …

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dal Corriere della Sera
articolo di Luigi Ferrarella
Palazzo in cortile Licenze illecite dal Comune: tre indagati

(Porta)
Il cantiere I lavori, ora bloccati, per la costruzione del palazzo di 7 piani in piazza Aspromonte

Un palazzo di sette piani abusivo nel cuore di Milano con il permesso del Comune. La Procura, ieri, ha infatti ritenuto illecitamente concessa nel 2019 e 2021 da tre dirigenti del Comune (indagati) la licenza edilizia sulla base di una sorta di «trucco del cortile» praticato nel 2017 dalla comunale Commissione Paesaggio. E per impedire che la costruzione ritenuta illecita venga portata a termine, sono stati sequestrati i sette piani che in piazza Aspromonte stanno dando corpo a 45 appartamenti. L’indagine nasce dalla denuncia di un abitante delle case vicine che lamenta di vedersi togliere luce e aria dal nuovo edificio.

Un palazzo di sette piani abusivo nel cuore di Milano con il permesso del Comune: possibile? Possibile sì per la Procura, che ieri, ritenendo illecitamente concessa nel 2019 e 2021 da tre dirigenti del Comune (indagati) la licenza edilizia sulla base di una sorta di «trucco del cortile» praticato nel 2017 dalla comunale Commissione Paesaggio, lo ha appunto sequestrato in via preventiva d’urgenza. Per impedire cioè che la costruzione ritenuta illecita venga portata a termine, sono stati sequestrati i sette piani che in piazza Aspromonte stanno dando corpo a 45 appartamenti con altrettanti box-auto e altrettante cantine nel progetto che la «Bluestone Aspromonte srl» di Andrea Bezzicchieri (pure indagato) punta a realizzare con il gruppo Percassi.

L’indagine nasce dalla denuncia di un abitante delle case che nelle adiacenti via Gran Sasso, via Garofalo e via Lippi lamentano di vedersi togliere luce e aria dal nuovo ingombrante edificio. E ruota intorno alle norme urbanistiche del Piano Regolatore del 2012 e del 2019 che in generale prevedono che, se si costruisce su un cortile abbattendo magari un piccolo precedente manufatto, la nuova costruzione debba essere di altezza uguale o inferiore all’immobile demolito.

Nel 2009 il Comune ha costituito una Commissione Paesaggio come organo tecnicoconsultivo con il compito di esprimere pareri su accertamenti di compatibilità. E questa Commissione, i cui componenti sono nominati direttamente dal sindaco ogni anno tra soggetti esterni al Comune in possesso di competenze sulla gestione del territorio ma anche che abbiano in corso lavori proprio a Milano, ha iniziato a esprimersi pure sui quesiti rivoltile da costruttori che, in una città dove ogni metro quadro edificabile è ormai oro, ambiscono a costruire su ex cortili. Il parere della Commissione è cruciale: se dice che una certa area non è un cortile, allora il costruttore può edificare in altezza molto più del precedente manufatto demolito.

È quanto per i pm sarebbe avvenuto in piazza Aspromonte: nel 2017, e poi 2018 e 2020, la Commissione Paesaggio espresse il parere che l’area, «benché sia in una parte della città a prevalente tessuto cortilizio, non possa essere considerata un cortile», ma «un residuale spazio interno accidentale rispetto agli edifici che compongono la cortina», e ciò per le «discontinuità edilizie che hanno interessato l’isolato, i fronti ciechi, l’irregolarità geometrica del lotto». Il che, per la Procura, fa invece a pugni con l’evidenza del luogo e qualunque criterio tecnico. Sicché questo accecante contrasto tra realtà (è cortile) e invece rappresentazione comunale (non è cortile) integrerebbe uno di quei casi nei quali per la Cassazione a Sezioni Unite «la discrezionalità tecnico-valutativa», che entro certi limiti non può essere sindacata dai giudici, sfocia invece in «aperta contraddizione con criteri di valutazione indiscussi e indiscutibili», e perciò nel reato di falso ideologico.

Dal fatto storico che ieri il palazzo di 7 piani alto 27 metri (al posto della palazzina demolita di 3 piani alta 12 metri) sia stato oggetto di sequestro, disposto dalla pm Marina Petruzzella e ora destinato a essere convalidato o annullato da un gip, non si può ricavare quali componenti della Commissione Paesaggio (se tutti o solo quelli più coinvolti nei pareri) siano indagati in Comune in concorso con la dirigente dello Sportello Unico Edilizia, il responsabile del procedimento, e il tecnico dell’istruttoria. A loro, e al costruttore, è addebitato di aver fondato appunto sui pareri ideologicamente falsi della Commissione Paesaggio il proprio via libera a fine 2019 e nel maggio 2021 al progetto presentato in Comune dalla società di Bezzicchieri; e così di aver colposamente cooperato nella contravvenzione che punisce (con 2 anni e l’ammenda fino a 51.000 euro) «l’attività edificatoria in totale difformità o assenza del permesso di costruire».
P. S.
Le seguenti foto sono state tratte liberamente dal sito facebook dei “Verdi Zona 3 Milano” che le ha pubblicate il 17 ottobre u.s. Noi siamo andati sul sito di Google per verificare dove sono state scattate e, indicativamente, possiamo dire da piazza Aspromonte 11 e via Lippi 43 e 39

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