31 dicembre LE RAGIONI DEI CANI E DI PINOCCHIO

Il 27 ottobre avevamo scritto di Opere pubbliche geniali realizzate in via Marescalchi; in una zona di confine tra la Zona 3 e la Zona 4; su uno spazio di confine: un’aiuola spartitraffico. Il risultato non si è fatto attendere: il 14 dicembre il Comitato Pratone ha esposto le sue ragioni, accanto a quelle della M4, sui cancelli dell’aiuola.
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E anche i cani hanno detto la loro: con un lenzuolo che il 31 dicembre, dopo le intemperie dei giorni passati, era ridotto così
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Fosse solo questione di cani… Ma qui si tratta di un primo visibile intervento degli stravolgimenti che i lavori della linea 4 della metropolitana porteranno. Lavori che coinvolgeranno: viale Argonne, Corso Plebisciti, Corso Indipendenza, Corso Concordia.
Sembra di vedere un film già visto. Nei favolosi anni ’80 l’allora giunta allestì una pista ciclabile in Corso Plebisciti spendendo soldi per realizzarla e per pubblicizzarla. Nel giro di qualche mese la pista divenne il cantiere, aperto per quasi 20 anni, del Passante Ferroviario.
Per Natale nel campo giochi dei giardinetti spartitraffico di corso Indipendenza, all’altezza di via Ciro Menotti, è stato “riinaugurata” la fontana con  il monumento a Pinocchio. L’opera, dono della “Famiglia Artistica” alla città di Milano, fu realizzata da Attilio Fagioli (1877-1966) nel 1955 e venne inaugurata il 19 maggio 1956. Sulla stele che sorregge Pinocchio, è inscritta una frase del poeta Antonio Negri:« Com’ero buffo quand’ero un burattino! E tu che mi guardi, sei ben sicuro di aver domato il burattino che vive in te? »

La risposta dovrebbe darcela l’amministrazione comunale considerato che una seconda domanda, a vedere la fontana, sorge spontanea: tra qualche mese che ne sarà di tutto questo se tutto sarà sconvolta dai lavori della metropolitana?

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Al parco Lambro è giunta alla 30a edizione la Christmas Race che ogni Natale raduna ormai centinaia di appassionati. E’ una manifestazione sportivo-benefica, per podisti di tutte le età, promossa dall’Agap (Associazione gruppi amatoriali podistici) che riunisce diverse associazioni milanesi di running. La distanza da coprire è 3 chilometri e 650 metri da affrontare a passo libero. Un’occasione per smaltire le abbuffate e fare del bene donando articoli di prima necessità, graditi anche i generi alimentari per l’Opera Cardinal Ferrari una onlus che da sempre a Milano aiuta bisognosi ed emarginati. Il ritrovo è stato alla Capanna dello zio Tom (ore 8.30). Partenza: ore 9. Iscrizioni sul posto.

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orari-Natale24 dicembre – 4 gennaio ORARI DI APERTURA DELLA BIBLIOTECA

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23 dicembre MORTA ANITA RAMELLI

Nella tarda serata del 23 dicembre 2013 è morta Anita Ramelli, 79 anni, madre di Sergio Ramelli, studente del Molinari, militante del Fronte della gioventù, ferito mortalmente sotto casa in via Amadeo 40 da esponenti di Avanguardia Operaia il 13 marzo 1975. Morto il 29 aprile.
Anita Ramelli seguì tutte le udienze del processo, avviato 12 anni dopo la morte del figlio; venne chiamata a deporre. Il marito era morto nel 1980 così come il responsabile del servizio d’ordine di Avanguardia Operaia a Città studi Roberto Grassi, morto suicida col gas nel 1981.
Gli otto imputati della morte di Ramelli furono condannati a pene che variarono
dagli 11 anni e 4 mesi ai 6 anni e 3 mesi. Per tutti fu riconosciuto il reato
di “omicidio volontario” con il riconoscimento dell’attenuante del “concorso
anomalo”.
Anita Ramelli ha rifiutato l’offerta di circa 200 milioni quale indennizzo da parte dei colpevoli e negli anni ha concesso poche interviste e condotto una vita schiva. In una intervista del 1997 disse: «Io non ho mai chiesto vendetta, ma giustizia. Ho avuto fiducia, nonostante tutto, nella magistratura. Ho sofferto in silenzio aspettando che un giorno mi portassero la notizia: “Anita, li abbiamo presi”».

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La data non è sicura potrebbe essere stato anche il giorno prima. Di certo v’è che in un avventore è entrato nella tabaccheria di piazza Ferravilla 3 e ha comperato un gratta e vinci da 20 euro. Qualche giorno dopo sotto la saracinesca della tabaccheria vi era una busta: all’interno la fotocopia che aveva procurato al possessore la vincita di 5 milioni di euro

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Nell’ambito della rassegna I libri degli altri – tradurre è il [solo] modo di leggere un’opera

ore 18.30

Franca Cavagnoli presenta
Il grande Gatsby
di Francis Scott Fitzgerald
Feltrinelli

alla Libreria Utopia
Via Vallazze 34

Ingresso libero

Gatsby non è solo il protagonista di un classico della letteratura universale; è soprattutto un luogo suggestivo, struggente. Lavorando alla traduzione ho scoperto quanto è difficile seguire Fitzgerald nelle sue ellissi – nel montaggio delle scene ma anche nelle ellissi sintattiche – quanta sollecitudine richiede aderire a uno dei punti di forza stilistici del libro: la continua tensione fra lingua scritta e lingua orale. Fitzgerald alterna descrizioni nella lingua letteraria, alcune delle quali molto poetiche, a passaggi che attingono alla lingua parlata. Nick, il narratore, riproduce con sapienza i linguaggi altrui e nei dialoghi gioca con i registri più svariati: da quello formale, a volte un po’ antiquato, di Gatsby, a quello colloquiale di Tom, di Daisy e dello stesso Nick, fino ai registri popolari di Myrtle e Wolfshiem, la cui grammatica e ortografia lasciano spesso a desiderare. Una polifonia che è stato necessario assecondare soprattutto nelle sue asperità.
Fitzgerald predilige alcuni campi espressivi. Le parole del mare – «barca», «nave», «corrente», «navigare di bolina» – e quelle legate alla tenebra – «buio», «scuro», «oscuro» – hanno portato i critici ad accostarlo a Conrad. Sono parole che affiorano a più riprese nel romanzo, sia in senso proprio sia in senso figurato, e così pure le parole legate all’assenza di quiete – «inquieto», «irrequieto», «senza quiete», «senza posa», «senza sosta». Conservare i rimandi, anche a distanza di molte pagine, e conservare nel contempo la straordinaria variazione di Fitzgerald nell’uso dell’inglese, mi è costato molto impegno, perché spesso i campi semantici di due lingue non ne vogliono sapere di sovrapporsi. Il grande Gatsby è un luogo contraddistinto dalla non permanenza: priva di ormeggi, la scrittura non può ancorarsi alla descrizione di una successione di eventi ben delineata. L’ellissi di Fitzgerald nasce da qui, dalla precarietà, ma da qui nasce anche la vaghezza che impregna il romanzo e seduce i lettori.
Non è stato facile stabilire quando Nick e Gatsby cominciano a darsi del tu, visto che non si chiamano mai con il nome di battesimo. Fino al quarto capitolo si rivolgono l’uno all’altro dicendo «Mr Gatsby», «Mr Carraway», ma alla fine Nick dice al padre di Gatsby che erano amici stretti. Ho deciso di passare al tu nel settimo capitolo, quando le confidenze sono state fatte e le maglie del rapporto fra i due sono ormai strette. Non ho invece mai avuto dubbi sul fatto che tra loro dovessero darsi del lei e non del voi: il romanzo è così moderno nel suo impianto che la scelta è stata del tutto naturale.
L’agitazione che serpeggia tra le pagine del romanzo è stata anche mia fino in fondo. Proprio nell’ultima pagina compare l’aggettivo orgastic, una variante poco comune di orgasmic. Anche in italiano, «orgastico» è poco comune. Il 24 gennaio 1925 Fitzgerald scrisse una lettera a Max Perkins, il suo editor, chiedendogli di vigilare affinché il correttore di bozze non cambiasse orgastic in orgiastic visto che l’aggettivo da lui scelto era attinente all’orgasmo e non alle orge. Come una carta assorbente, ho fatto mia la sua inquietudine e fino all’ultimo sono stata in trepidazione – e ho controllato a ogni giro di bozze – perché quella i non facesse capolino nell’edizione italiana. Accogliere l’estraneo – lo Straniero – in quanto tale, senza assimilarlo, dovrebbe essere il fine etico della traduzione, ci ricorda Berman. È quello che ho cercato di fare con Gatsby e con Fitzgerald.

Franca Cavagnoli

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18 dicembre FAUCI di NICOLA GARDINI

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Qualche giorno fa  lungo il corridoio centrale di un grande magazzino, si è formata una calca: quasi non si poteva passare; non vi era agitazione ma animazione; non vi era stato un incidente; non veniva regalato niente. Si era formata una ressa perché un personaggio televisivo firmava l’ennesimo libro con le sue ricette. Non era l’autrice che raccontava la trama era il cliente che le diceva il suo nome e, di nuovo autrice, il personaggio televisivo vergava sulla pagina il nome del compratore e la sua firma.
Questo aneddoto spiega in parte perché alla presentazione dei libri in biblioteca sono pochi coloro che vi partecipano. A priori sono pochi: in una biblioteca a priori non si parla, non si vende.
Recentemente abbiamo dato testimonianza della partecipazione del pubblico alle presentazioni avvenute in biblioteca. Questa volta proponiamo un frammento casuale in cui l’autore Nicola Gardini non firma autografi ne vende il suo libro ma si concede…

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