Il Consiglio di Zona 3 in collaborazione con:
ASL Milano – Unità Operativa Territoriale – Dipartimento di Prevenzione PSAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro) territoriale 3
organizza 4 incontri sui temi della sicurezza.
II° incontro

AUDITORIUM
via Valvassori Peroni, 56

dalle ore 14:30 alle 17:30

Lavoratori domestici

Cosa fare per organizzare in sicurezza il lavoro di una colf o badante

 

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20150218Presso il teatro della Fondazione Sacro Cuore di via Rombon 78,
ore 21.00
proiezione del film documentario
Don Luigi Giussani. Il pensiero, i discorsi, la fede
curato da Roberto Fontolan e Alberto Savorana.

Oltre ai famigliari è annunciata la presenza del rettore della Cattolica Franco Anelli e il suo predecessore, Lorenzo Ornaghi; don Davide Milani, responsabile della comunicazione della Diocesi di Milano; Giancarlo Cesana, braccio destro di don Giussani; Bernard Scholz, presidente Compagnia delle Opere;Giorgio Vittadini, presidente della «Fondazione per la sussidiarietà»; Claudio De Albertis, presidente della Triennale.

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Per chi si fosse perso la prima del
VIAGGIO NEL TEMPO E NEI LUOGHI DI ZONA 3
replica
ore 21
Aula Consiliare
Via Sansovino, 9

CRONACA DALLA PRIMA VISIONE
Auditorium di via Valvassori Peroni, 56 stracolmo.
Molti anziani saputo che vi sarebbe stata una replica il 18 febbraio, non avendo posto a sedere, hanno desistito.
Che dire! Una prima stracolma di aspettative che ha soddisfatto i convenuti anche perché nessuno ha potuto sostenere che quello che era stato detto e visto era a lui già del tutto noto. E così il premio di una partecipazione gratuita al Consiglio di Zona 3 è ancora in palio: alla prossima proiezione.
E’ un prodotto montato amatorialmente. Con un sonoro e un sottofondo sonoro migliorabili. Descrive in modo asettico alcuni cambiamenti che ci sono stati in una parte di città in cui viviamo.
E’ sperabile che il DVD sia distribuito nelle biblioteche di zona e nelle biblioteche scolastiche della zona senza che gli insegnati obblighino gli alunni a vedere il film tutto d’un fiato. Difficilmente ne nascerebbe un colpo di fulmine. Lasciamo che ciascuno possa innamorarsi della piccola parte di città dove abita a poco a poco. Può succedere. Questo film ha nella sua faretra quasi 40 frecce: Lazzaretto, Albergo Diurno Venezia, San Carlino, Omnibus, Bagno di Diana, Liberty di via Malpighi, Santa Francesca Romana, Industrie attorno a piazza Lavater, Palazzo Luraschi, Polveriera, Casa Centenara, Hotel Titanus, Casa Radici Di Stefano, Casa-Museo Boschi Di Stefano, piazzale Bacone, Ferrovia Ferdinandea, Via Poerio 35, Istituto Virgilio, Casa Marmont, Santa Maria Bianca a Casoretto, Città Studi, Villaggio Gran Sasso, Liberty di via Pisacane, Cascina Rosa, Orto Botanico, San Luca Evangelista, Piscina Romano, San Faustino in Lambrate, Quartiere Fabio Filzi, San Carlo alle Rottole, Villaggio degli Spazzini, Innocenti, Martinitt, Quartiere Feltre, San Martino in Lambrate, Parco Lambro.

P. S. Se posizionate il cursore su uno dei luoghi sottolineati e premete il cursore potrete leggere/vedere quanto su quel luogo sino ad ora abbiamo scritto.

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I bagni di Diana, realizzati dall’architetto Andrea Pizzola, vennero inaugurati il 9 luglio 1842. Pensati come stabilimento per la scuola di nuoto furono la prima piscina pubblica (di lusso) di Milano e d’Italia.
Sorgevano fra gli orti che circondavano Porta Venezia, tra le attuali vie Nino Bixio, Giuseppe Sirtori e Paolo Mascagni, quasi in parallelo all’attuale viale Piave.
La vasca era lunga 100 m. e larga 25 m.

Sino al 1886 l’accesso era consentito solo agli uomini; dopo tale data poterono accedervi, solo al mattino, quando l’acqua era più fredda, anche le donne.
La piscina era rifornita da un sistema idrico che si alimentava dalla roggia della Gerenzana, che si formava in corrispondenza della via Melchiorre Gioia, alla confluenza del fiume Seveso con il canale Martesana.

Il complesso arrivò a comprendere 120 cabine, un ristorante, un caffè e un giardino con ippocastani,  pioppi e salici piangenti.
Nei primi anni del nuovo secolo i bagni di Diana cominciarono a non essere più profittevole: nelle case cominciò ad arrivare l’acqua potabile.
Dopo un tentativo – durò solo un anno – di trasformare la vasca in una pista di ghiaccio piscinaghiacciata-il-pattinaggiowi bagni furono rilevati dalla Società Anonima Suvini-Zerboni, costituitasi nel settembre del 1905, avente per iscopo l’acquisto e l’esercizio di teatri e locali adatti a pubblici  spetta­coli, nonché ogni altra attività a partecipazione inerente alla industria ed al commercio  del  teatro  del cinematografo  ed affini.
La nuova  società intraprese, su progetto dell’architetto Alberto Manfredini, la sua trasformazione. Sorse così, nel 1908, il Kursaal Diana un centro di ritrovo, di svago e di spettacoli dotato di un teatro da 850 posti, nel quale si susseguivano spettacoli di varietà, operetta e prosa; una sala da ballo, il gioco della  pelota, il tiro a  segno, vari  impianti  sportivi e un albergo dove si poteva solo dormire o fare una prima colazione.
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Ricomposta la frattura all’interno della maggioranza del CdZ3 quando Rifondazione Comunista organizzò nella sala consigliere del CdZ3 un convegno dal titolo Incontro con la storia: Foibe per riequilibrare le iniziative istituzionali che la maggioranza dei consiglieri di Zona aveva deliberato.
Quest’anno, durante il CdZ del 12 febbraio,  il presidente del consiglio di zona3, Renato Sacrestani (Rifondazione Comunista) è stato lapidario: alla richiesta di Rita Cosenza (Destra per Milano) di osservare un minuto di silenzio per ottemperare a un obbligo di legge (legge 92/2004) si è opposto dicendo che a parere suo le versioni che dà il centrodestra su queste questioni non sono la verità storica. Le verità sono ben più complesse e per comprenderle non serve un minuto di silenzio ma, eventualmente, un dibattito.
Al diniego vi è stato il solito folclorico teatrino: Rita Cosenza è stata ammonita 2 volte. Ma è stata ricordata, il giorno dopo, sul giornale online MilanoToday.

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Alla fine della prima guerra mondiale vi era la necessità di costruire nel minore tempo possibile il maggiore numero di abitazioni. Ma l’istituto case popolari non era nella condizione di sostenere l’edificazione di case a prezzi accessibili per le classi popolari vuoi perché aveva pochi soldi vuoi perché i materiali per costruire scarseggiavano. L’amministrazione, allora socialista, del Comune di Milano, si fece così carico di costruire 4 villaggi giardino Baravalle, Campo dei Fiori, Gran Sasso e Tiepolo, all’interno della città, due dei quali nella ns. Zona 3, quelli denominati Gran Sasso e Tiepolo.
I primi 600 alloggi furono abitabili dopo soli 100 giorni; i 4 villaggi furono terminati in 200 giorni.
La rapidità di quella edificazione fu dovuta, anche, al metodo di costruzione: per la prima volta a Milano le case popolari vennero costruite in serie. La tipologia dei fabbricati consisteva, per la maggior parte, in due alloggi abbinati composti dal solo piano terreno o al massimo di un piano. Era perciò possibile usare un sistema di costruzione costituito da pilastri in cemento armato a sezione limitata, con muri di riempimento in mattoni forati. Ogni alloggio aveva l’anticamera, la cucina, il bagno interno e uno o più locali; inoltre aveva sempre annesso un orto. Il limite di progettazione di questi villaggi si rivelò essere quello di non avere previsto né spazi di aggregazione comune né negozi.
 Il villaggio Gran Sasso fu il primo ad essere demolito nel 1939, così come stabilito dal Piano regolatore, a causa del fatto che era stato edificato su un’area già allora molto prossima al centro della città e la tendenza, già a quell’epoca, era quella di trasferire i ceti popolari dal centro verso la periferia.

P.S. se posizionate il cursore su una immagine e cliccate, l’ingrandite.

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770 Eastern Parkway a Crown Heights, Brooklyn

Il Lubavitcher (circa 100.000 in tutto il mondo) è uno dei gruppi più grandi di ultra ortodossi o gruppi ebraici chassidici. Nel 1940 il Lubavitcher ha acquistato, una ex clinica medica, al 770 Eastern Parkway a Crown Heights, Brooklyn per il sesto Rebbe (sesto capo spirituale), Yostualeeph Yitzchak Schneerson, che era da poco emigrato negli Stati Uniti per sfuggire alla persecuzione nazista.
Nel 1951, un anno dopo la sua morte, Menachem Mendel Schneerson ha accettato il titolo di settimo Rebbe. Egli ha istituito i centri Chabad, luoghi di comunità e di sensibilizzazione, e la Shluchim. L’obiettivo del Shluchim è quello di raggiungere gli ebrei non praticanti o secolari e diffondere la mitzvith, i 613 comandamenti di comportamento ebraico.
Il carisma del settimo Rebbe, l’energia e la devozione dei suoi seguaci, hanno fatto si che l’edificio a Brooklyn sia diventato una sorta di terra santa per il Lubavitcher; è stato replicato negli Stati Uniti, Canada, Israele, Brasile, Argentina e Australia e il 13 è in costruzione a Cleveland, Stati Uniti. L’unico in Europa è in Italia, a Milano, in Zona 3, in via Poerio 35
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