car_nwUno dei primi annunci che Caterina Antola, presidente del Municipio 3 pronunciò, in un assolato giorno d’estate, fu quello che la sua Giunta avrebbe promulgato una delibera che prevedeva la sostituzione del posto macchina dinanzi al Municipio, riservato ai consiglieri, con una rastrelliera per biciclette ad uso di chi si recherà in Municipio o all’anagrafe.
L’annuncio fu enfatizzato da un articolo pubblicato su Il Giorno in cui la solerte giornalista dava conto che: Caterina vive in simbiosi con la sua bicicletta tanto che la si vede scorazzare con essa; la sua non è una battaglia contro le auto è una goccia che contribuisce a riempire il mare di un cambiamento già in corso Caterina non dice “no all’auto” sempre e comunque”. Ma più sobriamente dice “Va usata con buonsenso. Nel caso di un amministratore pubblico, io credo che un auto possa di tanto in tanto essere un aiuto nell’esercizio delle sue funzioni … Io comunque cerco sempre di usare la bicicletta”.
All’epoca prendemmo atto dell’annunciato evento sottolineando che solo chi è dotato di buoni polmoni e di una buona dose di fatalismo può avventurarsi in città con la bicicletta.
Ma non sapevamo ciò che Caterina sapeva, non è fatalista ma dotata di un grande senso dello humor. Infatti.
caterinaSapeva e con Lei la Giunta che con detemina dirigenziale (1) n. 51  – approvata il 27 luglio u. s. dalla Direzione Centrale Mobilità del Comune –  “i pass per la sosta ma anche quelli per l’accesso alle corsie preferenziali e alle Ztl” … non sarebbero stati limitati al solo presidente di Municipio ma estesi al presidente del Consiglio e agli asessori della Giunta Municipale perchè “anch’essi hanno esigenze di mobilità frequente sul territorio”.
E, come ha spiegato su Il Giorno Giambattista Anastasio, con una seconda determina, la stessa Direzione ha regolato i pass per la sosta libera: libera per loro.
In poche parole Presidente e Giunta non hanno più bisogno del posto macchina davanti al Municipio loro il posto macchina lo hanno sempre gratis: dappertutto.

P. S. Notare la rapidità della determina emanata nemmeno un mese dopo l’insediamento dei Municipi. Alla faccia della ricordata continuità con la giunta Pisapia che aveva, come detto nell’intervista, da Caterina Antola, abolito l’auto di servizi In uso nei Consiglio di Zona (ora Municipio).
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1) La determina dirigenziale, più propriamente determinazione, è un atto amministrativo, attraverso il quale il dirigente/responsabile del servizio è legittimato a adottarla, sia in base al regolamento relativo all’organizzazione degli uffici e dei servizi, sia in base al piano esecutivo di gestione del Comune.

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La settimana scorsa, sul Corriere, il sindaco Sala (1) ha, tra l’altro, affermato: “… le mie politiche sono orientate a lavorare sulle periferie, a partire dalla sicurezza e dal decoro urbano.
Il 12 dicembre presenterò insieme con la mia giunta il programma per la città dei prossimi quattro anni e mezzo.
Metteremo 250-300 milioni sulle periferie per il ripristino del patrimonio di edilizia residenziale (dalle case senza ascensore e semi abbandonate fino all’abbattimento e alla ricostruzione di edifici al Lorenteggio) e porteremo una fermata della metro a Baggio e Muggiano.
Diremo, poi, che cosa faremo su scali ferroviari, welfare, trasporti e cultura in una Milano già pronta a ospitare mostre come un Dalì e di nuovo un Picasso».

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Lo scalo ferroviario di Lambrate negli anni ’30, visto dalla massicciata della ferrovia all’altezza di via Bassini (circa)

Anche il Municipio 3 in queste settimane ha discusso la delibera sugli Scali Ferroviari perché noi abbiamo lo scalo di Lambrate (70.000 mq di superficie) su cui potrebbero essere costruiti 10 condomini ognuno dei quali sarà lungo 40 metri, largo 12 e alto 10 piani.
Il 5 dicembre nella commissione Territorio e Affari istituzionali vi è stata una prima riunione di “Presentazione della delibera di indirizzi del Consiglio Comunale sugli scali ferroviari e discussione in merito allo scalo di Lambrate”.
La discussione è stata scolasticamente contingentata in un’ora. Salvo prevederne una successiva per oggi: lunedì 12 dicembre alle ore 17,30 in via Sansovino 9.
Sarà un “gran discutere” che alla fine si ridurrà a una votazione in Consiglio di Municipio 3 nel quale verrà votato qualcosa di preconfezionato, adducendo che se ne è discusso in commissione, alla luce del sole, ma in verità nascondendo la questione dello Scalo dietro una serie di forbìte considerazioni ovvero girando intorno ai problema che quella “modesta colata di cemento comporta”, senza disvelarne le conseguenze.
Nella commissione, come da regolamento, ai cittadini è data la possibilità di partecipare e dire la loro. Ma poi se dalla commissione uscirà un qualche documento sarà ciò che avranno votato i consiglieri presenti: i cittadini non hanno diritto di voto.
Quanto alla discussione in Consiglio di Municipio essa sarà “virtuale” perché grazie al premio di maggioranza di cui beneficia la coalizione di sinistra la stessa puo “governare”. E quindi … voterà come da ordini di scuderie.
Ma non da ultimo ciò che esprimerà il Consiglio sarà solo un parere che dopo tanto partecipare varrà tanto quanto quello espresso dai cittadini in commissione: nulla agli occhi della Giunta Comunale che, nemmeno a farlo apposta, oggi dirà cosa intende fare sugli scali ferroviari, indipendentemente da quanto: hanno detto i cittadini; diranno i consiglieri di opposizioni; voteranno i consiglieri di maggioranza nel Municipio 3.

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1) Legato com’è ad area EXPO ha preso atto dell’esito del referendum del 4 dicembre scorso che a Milano ha visto prevalere il SI’ e forte di tale successo referendario, con grande senso di pugnace realismo ha affermato “Anche se Renzi ha fatto un doppio strappo su Human Technopole — facendo fare da capofila al progetto l’Istituto italiano di Tecnologia che è di Genova e poi chiedendo la collaborazione degli atenei milanesi — io sono sempre stato d’accordo con l’idea di realizzare qui un centro di ricerche sulle Scienze della vita, perché le cure mediche del futuro sono legate all’analisi del nostro Dna. Mi batterò, dunque, affinché l’idea vada avanti.” E poi più realista del re ha continuato” Lo stesso farò per i fondi promessi con il Patto per Milano: sono stati sottoscritti da un premier (Renzi) e chi arriverà non potrà fare finta di nulla (Gentiloni)”. Ovvero del doman non v’è certezza e …

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Liberamente tratto dall’omonimo libro di Daniele Biacchessi per Baldini Castoldi racconta una delle grandi storie italiane rimaste ancora senza verità e giustizia.
Il film è dedicato ai familiari delle vittime delle stragi, a Fausto e Iaio, Valerio Verbano* e Mauro Brutto**.
Non un film nostalgico, ma un lavoro sulla memoria. Perché la storia di Fausto e Iaio e delle loro speranze di cambiamento non siano mai dimenticate.

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* Valerio Verbano (Roma, 25 febbraio 1961 – Roma, 22 febbraio 1980) Militante appartenente all’area di Autonomia Operaia. Assassinato con un colpo di arma da fuoco, in un agguato condotto da tre uomini armati, introdottisi a volto coperto nella sua casa di via Monte Bianco.
I responsabili dell’omicidio non sono stati mai trovati e nessuna inchiesta ha portato a una verità giudiziaria.
** Mauro Brutto Giornalista dell’Unità da mesi indagava s
ul delitto di Via Mancinelli.
Nel novembre del 1978 qualcuno gli spara tre colpi di pistola, senza colpirlo.
Pochi giorni dopo il giornalista mostra una parte del suo lavoro ad un colonnello dei Carabinieri.
Il 25 novembre, dopo cena, Brutto ha appuntamento con una sua fonte. Lo vedono entrare in un bar di via Murat; compera due pacchetti di sigarette, esce e mentre attraversa la strada a metà della carreggiata si ferma, per far passare una 127 rossa. Una Simca 1100 bianca lo investe, non gli presta soccorso, e trascina con se il bordello di Mauro. Gli investitori non verrano mai ritrovati contrariamente al borsello, ritrovato qualche ora dopo in una via vicina: vuoto.

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Secondo un articolo del Corriere della Sera le segreterie Fiom, milanese e nazionale, hanno indirizzato ai lavoratori dell’INNSE di via Rubattino una lettera aperta in cui considerano «controproducente la prosecuzione della mobilitazione» e «non condividono le ragioni e le forme di conflitto che la Rsu della Innse Milano ha deciso di promuovere, che potrebbero determinare una imprevedibile escalation, generando situazioni traumatiche non gestibili sul piano sindacale».

CHE DIRE
Lodovico Comozzi sta cercando, con l’avvallo della Segreteria Nazionale e quella territoriale della FIOM CGIL, di cambiare gli accordi all’epoca sottoscritti dal padre e già nell’autunno 2015 aveva ricevuto un rifiuto da parte delle maestranze al piano prospettato.
– Il 18 gennaio Lodovico Camozzi ha dichiarato lo stato di crisi aziendale della INNSE Milano Spa, di via Rubattino;
– Il 1° marzo ha messo in cassa integrazione guadagni straordinaria i lavoratori, sino al 28 febbraio 2017 (senza un preventivo accordo con la RSU);
– Ad aprile l’azienda è stata dissuasa dall’impedire l’ingresso dell’ANPI in azienda per commemorare i 12 operai morti nei campi di concentramento nazisti, perchè deportati, dopo gli scioperi del marzo 1943.
L’8 settembre l’armistizio/resa della FIOM-CGIL, a quanto ci è dato di capire dalla lettura del “Verbale di riunione: INNSE Milano – redatto dal Ministero dello sviluppo economico
E da quanto si può ricavare da alcuni fatti:
– a metà ottobre l’azienda ha inviato un esposto al prefetto nel quale vengono elencate le denunce – cinque da marzo a oggi – presentate in questura per ostacolo all’attività produttiva da parte dei dipendenti.
– il 14 ottobre l’azienda ha depositato un ricorso d’urgenza al giudice del lavoro per ottenere l’agibilità della fabbrica.
– il 29 novembre ha cercato di fare uscire dall’azienda dei macchinari.
Diciamo la resa perchè a fronte della promessa di mantenere l’attività produttiva sul sito sino al 2030 gli investimenti saranno, contrariamente a quanto sottoscritto nel 2009, disattesi. Erano 8 milione, a detta di Lodovico Camozzi, all’inizio di quest’anno, sono diventati 2/3 milione di euro per comperare due nuovi macchinari che guarda caso sono prodotti da una società del gruppo Camozzi, e la prospettiva per i lavoratori in forza (erano 49, poi diventati 36, ora oscillano tra i 28 – 27 (Fonte Corriere della Sera,[ ad ogni articolo sulla vicenda il numero si fa più esiguo]) sarà quella di….
Resa perchè la FIOM CGIL per mano dei suoi funzionari, stipendiati anche dai lavoratori INNSE, si permette di dire ai suoi lavoratori che la lotta sindacale se non è un pranzo di gala non è sindacale!

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Fotogramma da La INNSE. Appunti di una storia di lotta

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* Alla riunione presieduta dal Dr. G. Castano del Mise**, erano presenti il Dr. Fulvio Matone di ARIFL (Regione Lombardia ), i Rappresentanti di INNSE MILANO SPA il Sig. Flavio LOGICA assistito dal CDL Dr. Roberto PENNACCHIO, le OOSS Nazionali e territoriali di Milano FIOM-CGIL.
N. B. Singolare che le organizzazioni sindacali sono indicate genericamente come OOSS Nazionali e territoriali di Milano FIOM-CGIL e non con il nome e il cognome dei sindacalisti che vi hanno partecipato.
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* La vita è come la scala di un pollaio: corta e piena di merda dal film Brivido Caldo

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