arcipelagomilanoSu internet viene pubblicata una rivista i cui contenuti “sono sul pezzo” anche se gli estensori indulgono, alle volte, in una ostentazione di sapere che male si adatta al mezzo elettronico e rischia di tramortire il lettore non aduso a tanta magniloquenza.
La rivista si chiama ArcipelagoMilano, è edita da 9 anni, l’abbiamo incontrata solo di recente e oggi due articoli di “attualità” ci hanno colpiti (per ora abbiamo letto solo quelli!) il primo è a cura di Elena Grandi (1) e l’altro è di Roberto Vanoli (2).

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(Foto A. Bruzzese)

Nel primo articolo si parla anche di scali ferroviari, questione di attualità per il ns. Municipio 3, che sabato ci propone, in collaborazione con FS Sistemi Urbani (sino a prova contraria quest’ultima ha ancora le chiavi), un sopralluogo allo scalo di Lambrate, aperto a tutti.
L’appuntamento è in via P. Saccardo, di fronte al civico 8. Ore: 11.00.
L’articolo è di particolare interesse anche perché diversamente da un questionario di due pagine, che il Municipio 3 ci propone/proporrà di compilare, si interroga su un tema che il questionario neppure adombra.
Al nocciolo l’articolo sostiene che … quando si parla di grandi modifiche urbanistiche, di investimenti in opere pubbliche, sempre entra in gioco il tema dell’intervento dei privati o quello della privatizzazione dei beni pubblici. Di conseguenza sono chiamati in causa meccanismi e relazioni che non attengono più solo alla sfera locale ma che competono, o che dovrebbero competere (e questo è il nodo della faccenda), laddove le Amministrazioni locali non disponessero degli strumenti necessari, allo Stato.
E … Per tornare al tema specifico degli Scali Ferroviari: non ha alcun senso che delle aree di proprietà comunali, cedute alle Ferrovie dello Stato per fini di pubblica utilità, una volta divenute obsolete e perciò sottoutilizzate dall’Ente che ne ha beneficiato, debbano essere riacquistate a caro prezzo da colui che ne è il legittimo proprietario, consentendo all’ex utilizzatore di trarne grande beneficio economico a discapito della qualità degli interventi. In questo meccanismo c’è un vizio che, se non risolto, diventerà un’arma a doppio taglio dagli effetti prevedibili: progettualità più modeste, massima attenzione ai tornaconti economici privati e, quindi, occasioni perdute.
... È inutile parlare di Città della Scienza, di Agenzia del Farmaco, di recupero di aree dismesse, di valorizzazione del sistema della rete idrica lombarda e di riapertura dei Navigli…, di nuovi poli universitari, se la città sarà lasciata sola, obbligata a cercare aiuto da quei privati che si approprieranno dei suoi beni.
… progetti molto vasti, diversificati e importanti, che riguardano aree pubbliche … per essere realizzati hanno bisogno di enormi investimenti economici e del supporto normativo, legislativo, oltre che finanziario, dello Stato.
Lo Stato crea le città metropolitane? Bene, lo Stato deve sostenerne la nascita e lo sviluppo. Lo Stato chiede ai governi locali sviluppo e trasformazioni urbanistiche? Lo Stato deve farsi carico di rendere possibile tale sviluppo, diventandone il facilitatore in primis e, se del caso, l’erogatore di finanziamenti.
… Bisogna (l’imperativo è ns) rivedere da capo le priorità di intervento e di sostegno da parte delle Stato con uno sguardo diverso da quello del coltivare gli interessi di lobby e di casta. Bisogna iniziare a pensare seriamente a cosa ci si riferisce quando si parla di bene comune e di beni pubblici.
Perché il vero tema è quello dei beni comuni, della necessità di individuare cosa possa essere dato in mano ai privati e cosa debba rimanere pubblico: cioè di tutti, delle città, dei cittadini, delle persone che ne usufruiscono…”

Il secondo articolo è stato redatto da Roberto Vanoli, del gruppo di cittadinanza attiva Che ne sarà di Città Studi, costituitosi un anno fa e noto, a chi bazzica facebook, perché gestisce, tra gli altri, un blog dal titolo Che ne sarà di Città Studi?
chewQui nel titolo siamo non già all’individuazione di una asimmetria tra poteri dove il Comune è partner debole per un deficit della politica dei partiti che si sono succeduti al governo della città e per un deficit dello Stato e di chi ha governato.
Qui siamo alla identificazione nella condotta della Giunta comunale di una acquiescenza e di un modus operandi che rema contro gli interessi dei cittadini.
Ma il limite delle conclusioni a cui pare giungere l’articolo sta nel credere che il progetto  Città Studi  Campus Sostenibile, promosso da Politecnico e Statale nel 2011, sia ancora percorribile nonostante i soggetti promotori abbiano in questi anni dimostrato nella pratica di averlo male inteso e peggio applicato.
E poiché alla fine l’articolo pone un’escalation di 4 domande  riteniamo che la soluzione più ragionevole sia quella che il Comune quale socio di Arexpo “debba usare il suo potere di interdizione per reperire da Regione e Governo (anche a titolo di compensazione) le risorse per un progetto di ”rilancio” di Città Studi”.

Rho-Pero e il post-expo – Comune, Regione e Governo – i tre soci di Arexpo – non sono riusciti in trent’anni a mettere in piedi un progetto di rilancio dell’area ex – industriale di Lambrate, malgrado la presenza dell’Università degli Studi. Ora, decidendo di dare credito al piano dell’ultimo rettore di questa importante istituzione, tenteranno l’espianto dell’Università dal nostro quartiere per re-impiantarla lontano dalla città, sperando di farle assumere là il ruolo che non hanno saputo darle qui.

Ai cittadini di Città Studi ‘gemellati a forza’ con Rho-Pero, l’assessore all’urbanistica fa sapere che la scelta del trasferimento non è stata del Comune: un’Università prestigiosa al centro di un quartiere popoloso in zona semi-centrale, viene spostata in blocco per la decisione di un rettore e il Comune subisce la decisione senza far nulla – e anzi, insieme ai suoi soci in Arexpo, si profonde in sforzi economici, concessioni edificatorie e dilazioni temporali di ogni genere per la riuscita dell’espianto. Questo atteggiamento del Comune ci pare singolare e richiede un approfondimento:

Città Studi Nel 2011, Politecnico di Milano e Università degli Studi elaborarono un progetto “Città Studi Campus Sostenibile”. Partendo dal presupposto che le Università giochino un ruolo decisivo per supportare politiche di sostenibilità e innovazione sul territorio, l’iniziativa si poneva nel solco delle più recenti e innovative sperimentazioni in atto in tutto il mondo: l’Università tende ad abbandonare la propria “torre d’avorio” e si apre alla città, non solo in modo figurato ma anche fisicamente, abbattendo barriere architettoniche e integrandosi con il tessuto urbano (è il concetto di ‘Università perno’, tema che ci è caro e al quale è dedicata la nostra rubrica di approfondimento Campus and the City).

Questa prospettiva è stata sconvolta dall’arrivo dei (tantissimi) fondi (promessi nota nostra) per il post expo: ora il campus sostenibile fautore di sviluppo per il quartiere è diventato nelle parole di Vago “molto più costoso” della soluzione trasferimento (ma i costi per il quartiere nel suo studio di fattibilità non sono conteggiati), l’allora rettore di Polimi Giovanni Azzone diventa il presidente di Arexpo, mentre il coordinatore di quel progetto, Alessandro Balducci, diventa il commissario in pectore che gestirà la pratica Città Studi per conto del Comune.

Certo stupisce questo cambio repentino da parte di illustri rappresentanti di Università pubbliche (“mi conviene: lo faccio, il quartiere non è un problema mio”), ma stupisce ancora di più la debolezza del Comune nel mettere in atto iniziative a difesa del suo quartiere: Il patto per Milano e il patto per la Lombardia, stipulati di recente dal Governo con Comune e Regione, non prevedono infatti alcuno stanziamento né compensazione per Città Studi…
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1) SCALI, CASERME, AREA EXPO, UNIVERSITÀ, NAVIGLI: BENI COMUNI O BENI PRIVATI?
L’assimmetria di potere: Comune partner ancora debole
2) CITTÀ STUDI E RHO-PERO: GEMELLATI A FORZA
Muoversi contro i cittadini nell’interesse di chi? 4 domande

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 A proposito del Congresso del PD

02pdEmuli degli esercenti extracomunitari, il PD di Zona prolunga l’orario di apertura.
Il suo esponente di punta –
Pierfrancesco Maran – chiosa: “Bello che quest’anno il PD milanese cresca come iscritti.”
Contento loro!

 

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Spazio condominiale
via Amadeo 29

Fernando Scala
Presenta
Cimiano, Felte, Rombon e Lambrate

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Circolo ACLI
via Conterosso 5

Organizzato da Progetto Lambrate –


Lo scalo di Lambrate appartiene alla collettività. F.S. Sistemi Urbani vuole vendere le aree dello scalo come fosse un semplice privato, per pagare debiti e dividendi, e per quotarsi in borsa. Il Comune vuole incassare gli oneri di urbanizzazione. Ma per entrambi sarà una gioia breve, una tantum. E tutti noi perderemo per sempre aree fondamentali per la vita del quartiere e dei cittadini, aree preziose per la città metropolitana. Lo scalo non è altro che un pezzo di terra. Ma è terra che appartiene al pubblico, alla città, a ciascuno di noi. Teniamocelo. E se ce lo tolgono, riprendiamocelo.

Costruiamo insieme lo scalo che ci piace, partecipa anche tu ai tavoli di lavoro. Sono tre, puoi scegliere quello che fa più per te:

1 L’analisi del contesto per conoscere e capire cosa occorre e cosa è inutile
2 Il progetto per dire cosa realizzare, e anche come realizzarlo
3 La comunicazione per raccontare a tutti l’alternativa possibile

Progetto Lambrate – Partecipa Lambrate
progettolambrate@gmail.com – partecipalambrate@gmail.com

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Martedì 21 febbraio il Corriere della sera on line postava un articolo dal titolo: L’Orto botanico di Città Studi svelato dai volontari del Touring.
E a seguire: Da marzo visite guidate. «Tesoro nascosto, puntiamo ad avere seimila visitatori l’anno». Vago (Statale): «Un luogo che deve essere snodo di cultura e socializzazione»
Peccato che da vent’anni quando l’area, dell’ex cascina Rosa (1), è stata data in concessione all’Istituto dei Tumori e poi anche alla Statale. Parte di quell’area è stata cintata da un muretto in cemento armato con rete; dei tubi Innocenti sorreggono mattoni di un muro di pertinenza dell’ex cascina e l’ingresso ha un parcheggio privato la dove c’era la corte.
Insomma l’Orto botanico c’è e in questi anni lo hanno tenuto aperto, per qualche ora, un gruppo di volontari che abitano in Zona, e continueranno a farlo, anche se il Rettore Vago non ha dedicato loro neppure una menzione. Che il Touring Club Italiano abbia 800 volontari tutti esperti in botanica ci sorprende un poco.
Se l’Orto Botanico è nascosto lo si deve alle scelte architettoniche della Statale e alle esigenze dell’Istituto dei Tumori: su largo Murani meglio muretti, reti boscaglia e mattoni che giustificano il “finito non finito”, così che sia punto di parcheggio e di inclusione per le auto dell’Istituto e dell’università.


P. S. Le immagini possono essere visualizzate più grandi se vi posizionate sopra il cursore e poi cliccate.
Non c’è quindi bisogno di interrogarci su quel che sarà Città Studi. Già da molto tempo e ancora oggi quel che c’è è sotto i nostri occhi: un orto botanico e un luogo di esclusione per i residenti e i cittadini.
Abbattiamo quei mattoni e quell’oraglia che separano l’Orto Botanico da largo Murani così che l’Orto sia visibile e diventi, come nella favola “snodo di cultura e socializzazione”.
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1) Ne abbiamo ricostruita la storia in un recente articolo (vd.)

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Un mese fa segnalammo che la targa di Nelson Mandela, in piazza Leonardo da Vinci, da mesi era stata vandalizzata e nessuno se ne era curato (vd.). Un consigliere di Municipio, più intraprendente di altri, ha fatto rimbalzare la notizia sui giornali che hanno portato in evidenza il fatto in concomitanza con la giornata della memoria e l’imbrattamento della pietra d’inciampo di Dante Coen, alla cui pulizia aveva provveduto la famiglia,  a cui il Municipio 3 ha partecipato il suo sdegno organizzando una catena umana.
20170128-catenaMa anche la risposta a mezzo stampa del Comune non si è fatta attendere (vd.)  e l’assessore al Verde, Pierfrancesco Maran si è attivato per la realizzazione di una nuova targa. “Condanniamo fermamente il gesto vile di chi ha sfregiato l’omaggio al Premio Nobel per la pace – ha dichiarato Maran – simbolo dell’uguaglianza, della libertà e della lotta al razzismo”
E’ passato un mese!
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