IL BICCHIERE MEZZO PIENO IL BICCHIERE MEZZO VUOTO

Una volta gli oneri di urbanizzazione che le imprese edificatrici dovevano pagare erano barattati dall’amministrazione comunale con monumenti e fontane. Oggi, dato che si è innovato affidando alle imprese e ai cittadini la cura delle aiuole e del verde antistante le abitazioni, si è passati a barattarli con il rifacimento di piazze e strade, con qualche eccezione.
Abbiamo una visione limitata e parziale? I risultato sono sotto gli occhi di tutti.

Contestualmente alla inaugurazione del rifacimento di una metà di piazza Leonardo da Vinci il comune di Milano ha messo mano al rifacimento del lato della piazza sul quale si affaccia via Celoria. Sembrava che non finissero mai: estate autunno inverno quand’ecco a primavera un innovativo doppio parcheggio per motociclette.

Quanto al rifacimento dell’altra metà di piazza Leonardo da Vinci – non di interesse del Politecnico e da questi dimenticata nel suo progetto di rifacimento della piazza – avrebbe dovuto mettervi mano l’immobiliare che sta costruendo un complesso residenziale in via Ampère, dove vi era la sede del CNR (vd.).
Sotto elezioni, l’anno passato, per chetare gli elettori, fu detto che l’accordo tra Comune e l’impresa sopra menzionata prevedeva che la stessa avrebbe finito di costruire in via Ampère e invece di pagare gli oneri di urbanizzazione per il nuovo insediamento, poi avrebbe sistemato la piazza dimenticata.
Quanto sia stato lungimirante lo scambio lo rilevano i due scatti che abbiamo effettuato in questi giorni: l’altra metà di piazza Leonardo da Vinci ha da aspettare.

Lungimiranti assai sono state le giunte che si sono succedute in Comune in questo ultimo decennio.
Sulla base di una analoga convenzione che prevedeva il non pagamento degli oneri di urbanizzazione per la realizzazione di abitazioni in cambio della sistemazione delle vie Rodano e Predil sono trascorsi 12 anni e, solo ora, il traguardo è stato quasi raggiunto… quasi.
Di fatto i lavori sono iniziati nel giugno 2015 e ne abbiamo scritto più volte …( vd. vd.
vd. vd. vd. vd.) Oggi la pista ciclabile più corta del mondo, posto che non si capisce dove inizi, trova la sua fine in via Saccardo: subito dopo viale Rimembranze di Lambrate.
Ufficialmente non è ancora stata inaugurata e percorrendola dalla fine: abbiamo 10 metri in via Saccardo, l’attraversamento di viale rimembranze di Lambrate, la via Rodano, costeggiando la massicciata della ferrovia e poi, non più in asfalto rosso, sempre costeggiando la massicciata un percorso segnato sino a piazza Monte Titano direttamente dentro la stazione ferroviaria di Lambrate, in un ingresso secondario.

Singolare è la segnaletica che dovrebbe indicare il senso di marcia degli automezzi.
Da via Bassini, prima di immertersi nel sottopasso adibito alla circolazione automobilistica, v’è un cartello segnaletico che indica come il senso di marcia è: diritto o svolta a destra e poi, prima dell’uscita, di nuova il cartello diritto o svolta a destra.

Si da il caso che a sinistra vi sia via Rodano, seppur parzialmente asfaltata, aperta al traffico e le macchine che arrivano da via Bassini hanno l’indicazione che possono girare a sinistra –  vedere l’immagine precedente con segnale che indica il senso di marcia.
Che dire?

Recentemente il Municipio 3 ha tenuto un Consiglio di Municipio con all’ordine del giorno il futuro di Città Studi. Non tutti lo sanno ma prima di ogni Consiglio ai cittadini, che ne fanno richiesta scritta compilando apposito modulo, è data la possibilità di porre delle domande, inoltrare dei suggerimenti, formulare delle proposte. La Giunta e il Consiglio non rispondono in “presa diretta”,  si riservano tutto il tempo che ritengono necessario per eventualmente darla: in fin dei conti sono la struttura amministrativo/politica più vicina ai cittadini ma hanno a disposizione 5 anni!
Così è stato anche in quel Consiglio. Tra gli altri è intervenuta una signora che abita in largo Rio de Janeiro. La quale ha domandato come mai, a un anno dalla dichiarazione di fine lavori del parcheggio realizzato in largo Rio de Janeiro, l’impresa costruttice manteneva ancora un box ad uso ufficio vendite e due striscioni pubblicitari lasciando di fatto una senzazione di stato precario di quanto realizzato. E domandava fino a quando tale baraccamento doveva essere sopportato da chi abitava in quei luoghi.
Ad oggi la risposta è questa.

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