Il Fronte della Gioventù, di Eugenio Curiel, durante la guerra di liberazione ha svolto una attività che consisteva: nel lancio di volantini antifascisti nei teatri e nei cinema, nei mercati ambulanti, davanti alle scuole e alle università, fuori dalle fabbriche all’uscita degli operai, e sul sagrato delle chiese, al termine della messa. Era composto da giovani antifascisti che partecipavano anche, come “pali”, alle azioni di disarmo dei fascisti, compiute da squadre partigiane durante il coprifuoco notturno. E, in alcuni casi, ha effettuato anche azioni “in prima persona” come quella che ha avuto un tragico epilogo il 14 gennaio 1944 al campo Giuriati. (vd.)
Il 5 gennaio 1945, quattro di loro: Giuseppe Bodra, Tullio Di Parti, Orazio Maron e Giancarlo Tonissi vennero arrestati durante il lancio di volantini al Cinema Pace, in corso Buenos Aires 37. Furono sottoposti a tortura e all’alba del 6 gennaio, la polizia azzurra, dell’Aeronautica di piazza Novelli, li ha fucilati in via Colombo angolo l’attuale piazza Uccellini, e ha lasciato i loro corpi abbandonati nella neve. A ricordo di quel sacrificio sul luogo dell’esecuzione è stata apposta una lapide che li commemora *.
BODRA GIUSEPPE
Nato a Milano il 19.4.1926. Appartenente alla 120a Brigata Garibaldi Sap.
DI PARTI TULLIO
Nato a Milano il 30.8.1928. Appartenente alla 120a Brigata Garibaldi Sap.
MARON ORAZIO
Nato a Milano il 26.5.1928. Impiegato ATM. Appartenente alla 10a Brigata Matteotti. Una lapide lo ricorda anche nel deposito ATM di via Teodosio.
TONISSI GIANCARLO
Nato a Milano il 24.6.1928. Appartenente alla 120a Brigata Garibaldi Sap. Fucilato il 6.1.1945 in via Botticelli. La lapide si trova in via Nullo 12. La casa è stata recentemente imbiancata e la lapide ne riporta il colore.
I corpi di Di Parti Tullio, Maron Orazio e Tonissi Giancarlo sono tumulati al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64.
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* Tale lapide oggi non è più visibile perché è stato abbattuto il muro dell’Istituto di arti grafiche Rizzoli su cui era stata posta ed ora è in costruzione un palazzo residenziale. (6 gennaio 2021)


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Avvenire | Pagina A20Domenica, 27 Aprile 2025
Quelle età troppo giovani sulle lapidi datate 1944-45
MARINA
CORRADI
Ci sono delle lapidi, qui e là, sui palazzi di Milano, cui quasi nessuno bada.
Grigie di polveri come i muri su cui le hanno poste, tanti anni fa: così che i più non alzano lo sguardo a leggere. Ce ne sono tante, in centro ma anche nelle periferie, al Corvetto, alla Barona, a Dergano, in zone ormai spesso abitate da stranieri che nemmeno capiscono quelle righe.
Quando vedo una di quelle lapidi alzo gli occhi, e guardo due date: nascita e morte. La morte, sempre tra il ’44 e il ’45. Sono milanesi caduti nella Resistenza. Ma ciò che mi colpisce è quanto giovani, quanto disperatamente giovani erano molti di loro. Ce ne sono di venticinque anni, e di venti; e perfino di sedici anni. Catturati, torturati, mandati a morire in un lager tedesco, o fucilati per strada, sotto agli occhi della gente.
Tempo fa a Città Studi, in piazza Occhialini, ho notato una targa di bronzo su un palazzo. Quattro ragazzi: Giuseppe Bodra, 18 anni, Giancarlo Tonissi di 16 anni, Tullio Di Parti di 16 anni, Orazio Maron, 16 anni. Poco più che dei bambini. Il 5 gennaio 1945 decisero di andare a distribuire dei volantini contro gli occupanti tedeschi al cinema Pace, allora in corso Buenos Aires. Semplicemente dei volantini. Ma furono catturati, portati in caserma, torturati. E il mattino dopo, a Città Studi, fucilati.
Era l’Epifania del 1945, c’era la neve a Milano.
Morire a 16 anni, a quattro mesi dalla Liberazione.
Penso a quanta vita è stata annientata in quelle raffiche, nel silenzio di una gelida alba di gennaio: a quanti figli e nipoti avrebbero avuto, quei quattro.
Ma, avete mai sentito parlare degli studenti presi al cinema Pace? E quanti altri, poco più grandi di loro, sono morti sulle montagne dove erano andati a combattere. Non c’erano, il 25 aprile, nella Milano liberata, non c’erano nell’ansia di ricostruire, ricominciare, vivere. Vite donate per una vita che non avrebbero vissuto.
Restano di loro quelle lapidi sotto le quali in questi giorni si depongono corone di fiori, che poi resteranno lì ad appassire. Sappiamo poco noi, ma quanto sanno i nostri figli dell’occupazione tedesca, della Brigata Muti, di Villa Triste e dell’Hotel Regina a Milano, famigerati luoghi di tortura? 80 anni sono tanti, per gli uomini; abbastanza perché i giovani quasi pensino a remote leggende.
Io mi figuro quei quattro, usciti di casa senza dir niente magari ai genitori, fieri di fare una cosa da grandi. E il crepitio secco delle raffiche, il mattino dopo a Città Studi – quando su un prato bianco di neve si allargarono macchie purpuree, come grandi fiori.
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La ringrazio Ruggero Valentini. L’articolo è di una persona disinformata (per essere cortesi) e quasi medium Io mi figuro che sfoggia la sua ignoranza per lusingare quella altrui al fine di unisi a lei per lamentare che sui muri delle case di Milano ci sono troppe lapidi di coloro che lottarono contro il nazifascismo.
In via Colombo e non in piazza Occhialini anni addietro c’era sì una lapide – è riprodotta nel ns. articolo – sostituita – quando è stato abbattuto Istituto Rizzoli per l’Insegnamento delle Arti Grafiche – in piazza Occhilini, da un pannello con i volti e i nomi dei 4 antifascisti e dalla rinnovata promessa NON MORIRETE MAI.
Promessa divenuta un pretesto perchè 30 metri di muro divenissero una storia raccontata a fumetto: il cinema Pace, un volantino lanciato in aria, i loro volti – rigorosamente in incognito – e poi dal 23 aprile 2025 di nuovo la lapide che quasi non si vede perchè posta in alto e leggerla è impossibile. Le tavole del fumetto sono – tranne l’ultima – con fondo nero. In compenso chi ha fatto il murales scrive che grazie a chi è morto oggi viviamo in Tempo di Pace e Libertà. lo dicessero a chi vuole riarmare l’Europa con 27 eserciti. Ma in tema di riscruttura della storia il Municipio 3 ha commemorato la loro morte lanciando lo slogan I RAGAZZI DI VIA BOTTICELLI.
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