I QUINDICI: 10 agosto 1944 PIAZZALE LORETO

La Storia è fatta dagli uomini. La Storia della loro vita ci insegna a capire. Piazzale Loreto 10 agosto 1944. Quindici corpi giacciono senza vita ammucchiati su un marciapiede. Quindici vite hanno scritto una pagina di Storia. TG

BRAVIN GIAN ANTONIO
Nasce a Milano il 28 febbraio 1908. Commerciante. Abitava a Milano in viale Monza, 7 a. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, nel Varesotto entra nella Resistenza. Porta la moglie e il suo bambino, a Trecate, dalla madre della moglie e poi torna spesso a Milano per prelevare materiale e aiuti da mandare ai partigiani. Nel giugno del 1944 è arrestato a Milano e imprigionato a San Vittore, a disposizione della “polizia di sicurezza” tedesca Sicherheitspolizei-Sicherheitsdienst (SIPO-SD). Ne esce il 10 agosto per essere fucilato a piazzale Loreto.

BRAVIN ANTONIO 278

Cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma.

CASIRAGHI GIULIO
Nasce a Sesto San Giovanni (Mi) il 18 ottobre 1899. Operaio con qualifica di montatore elettromeccanico della Ercole Marelli di Sesto San Giovanni. Nel 1921 aderisce al Partito Comunista d’Italia. Attivo antifascista, svolge la sua attività clandestina alle Acciaierie Lombarde, all’Alfa Romeo, alla Marelli, alla Breda e tra i militari delle caserme milanesi. Nel 1931 è arrestato e condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a 5 anni di detenzione per: costituzione del PCd’I, appartenenza al medesimo e propaganda. Sconta la pena solo in parte grazie a un’amnistia del 1932. E’ nuovamente carcerato nel 1935, per sei mesi. Nel 1943 è tra gli organizzatori degli scioperi del marzo, presso gli stabilimenti Ercole Marelli. Arrestato per la terza volta, viene rilasciato dopo circa 3 mesi. Dopo l’armistizio partecipa alla Resistenza: organizza la raccolta di armi e viveri per le formazioni partigiane; è di aiuto alla ricezione di radiomessaggi da Londra relativi all’esecuzione di aviolanci alleati volti a approvvigionare la Resistenza. Il 12 luglio 1944 è arrestato (insieme all’ing. Fogagnolo) e rinchiuso nel penitenziario di Monza, dove, prima di essere trasferito nel carcere di San Vittore il 7 agosto, è sottoposto a tortura da parte delle SS. Scrive sulla porta della cella: Il mio pensiero alla mia cara moglie e ai miei cari, il mio corpo alla mia fede. Trasferito nel V° raggio del carcere di San Vittore vi esce il 10 agosto per andare verso la morte.
Sei mesi dopo il fratello Mario muore partigiano durante un combattimento in Valle Introna.
CASIRAGHIA Sesto San Giovanni, in via Marconi 191, sulla facciata della casa dove i fratelli Casiraghi abitavano a ricordo vi è una semplice lapide. Eccone il testo: CITTÁ DI SESTO S. GIOVANNI MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE IN QUESTA CASA VISSERO I FRATELLI CASIRAGHI CADUTI PER L’IDEALE DI UNA PATRIA LIBERA IN UNA MIGLIORE UMANITÁ GIULIO CASIRAGHI MARTIRE DI LORETO 10.8.1944 MARIO CASIRAGHI VALLE ANTRONA 22.2.1945

GIULIO CASIRAGHI

Al cimitero Monumentale di Sesto San Giovanni, nel mausoleo dedicato ai caduti per la patria e la libertà, vi è tumulata la sua salma.

Il comune di Sesto San Giovanni ha intitolato una via ai fratelli Casiraghi. A Cinisello Balsamo a lui è intitolato il liceo classico e scientifico di via Gorki 106.

DEL RICCIO RENZO
Nasce a Udine l’11 settembre 1923. Risiede a Sesto San Giovanni in via Monte Sabotino, 67 oggi intestata a suo nome, dove vi è collocata una lapide.

DEL RICCIO RENZOEccone il testo:
Città di Sesto San Giovanni Medaglia d’Oro al V. M. Puro tra i puri Patriota – idealista
RENZO DEL RICCIO
Scelto tra i tanti
il
10 08 1944
Piombo fascista falciava

A imperituro ricordo
di cotanto crimine
I compagni

Operaio meccanico. Soldato di fanteria. Socialista. Del Riccio l’8 settembre 1943 partecipa con il suo reggimento di stanza a Monfalcone a violenti scontri contro i tedeschi. Si aggrega poi, tra l’ottobre del ’43 e il gennaio successivo, a una formazione delle Brigate Matteotti che operano nel Lecchese . Quando la sua brigata viene sciolta torna a Sesto San Giovanni e riprende il lavoro. Chiamato alle armi dalla RSI (Repubblica Sociale Italiana) nel marzo del ’44 entra in clandestinità nel Comasco e partecipa alla distruzione delle stazione di Canzo e Asso fatte da squadre Gap e Sap. Catturato dai tedeschi è avviato alla deportazione in Germania ma, quando la tradotta giunge a Peschiera, riesce a fuggire; torna a Milano e trova rifugio presso parenti. Nell’aprile del ’44 viene di arrestato in un bar di viale Monza. E’ dapprima incarcerato a Monza e poi trasferito, il 7 agosto, 1944 a San Vittore ; vi esce il 10 agosto per andare verso la morte.

DEL RICCIO RENZO

Al cimitero Monumentale di Sesto San Giovanni, nel mausoleo dedicato ai caduti per la patria e la libertà, vi è tumulata la sua salma.

ESPOSITO ANDREA

A Milano, in via Faenza, 3 una lapide ne ricorda la memoria.

ESPOSITO ANDREA Nasce a Trani (Ba) il 26 ottobre 1898, operaio. Militante comunista e partigiano nella 113ma Brigata Garibaldi Sap. Poiché il figlio Eugenio, vigile del fuoco classe 1925 non ha risposto alla chiamata alle  armi della RSI, Andrea Esposito cerca di proteggerlo. Si fida di uno che dichiaratosi partigiano gli propone di portare il figlio nell’Oltrepò Pavese. Il 31 luglio 1944 costui si presenta con un amico in casa Esposito. Padre e figlio si avviano alla macchina che li attende; si abbracciano per salutarsi ma sentono che alla nuca hanno puntate le pistole: sono quelle dei membri dell’Ufficio politico investigativo della Guardia nazionale repubblicana. Rinchiusi nel carcere di San Vittore vengono picchiati e interrogati. Sono in due celle vicine e hanno modo di parlarsi. Quando il 10 agosto Eugenio chiama il padre non riceve risposta: Andrea Esposito era ormai morto a piazzale Loreto. I secondini fanno credere a Eugenio che il padre è partito per Bergamo. Conoscerà la verità, dopo essere stato liberato dagli alleati il 29 aprile 1945, al ritorno dal campo di concentramento di Dacau dove era stato deportato dopo la morte del padre.

ESPOSITO ANDREA 286

Cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma.

FIORANI DOMENICO
Nasce a Raron (Svizzera) il 24 gennaio 1913, perito industriale, socialista. Impiegato nella Falck di Sesto San Giovanni (Mi) come tecnico in trattamenti chimici. Attivo antifascista, già prima della caduta del regime, organizza i nuclei operai del suo stabilimento e si occupa della stampa clandestina. Dopo l’armistizio fonda la sezione sestese del Partito socialista e riceve finanziamenti dai Falk, può così contribuire ai rifornimenti per le formazioni partigiane dislocate in montagna. Il 25 luglio 1944 la polizia politica fascista lo arresta all’ospedale di Busto Arsizio (Va), dove si è recato per far visita alla moglie malata. Rinchiuso nel penitenziario di Monza vi esce per essere interrogato e torturato alla Casa del Balilla. Il 7 agosto, è trasferito nel carcere di San Vittore. Il 10 agosto è fucilato a piazzale Loreto.
Sesto San Giovanni (Mi) gli ha dedicato una via.
Una lapide lo ricorda in via Cavallotti 206, dove oggi v’è una cooperativa a lui intitolata. Fiorani

FIORANI DOMENICO1

Al cimitero Monumentale di Sesto San Giovanni, nel mausoleo dedicato ai caduti per la patria e la libertà, vi è tumulata la sua salma.

Fogagnolo-Bertani-14

In via Bertani 14 vi è una lapide che ricorda: IL DOTT.ING. UMBERTO FOGAGNOLO NOBILE FIGURA DI PATRIOTA APOSTOLO SUBLIME DI UN’IDEA SPENTO DA MANO FRATRICIDA E RICORDATO DAI COMPAGNI NEL LUOGO DEI PRIMI SEGRETI CONVEGNI MILANO 10 AGOSTO 1944

FOGAGNOLO UMBERTO
Nasce a Ferrara il 2 ottobre 1911. Ingegnere idraulico è responsabile dell’Ufficio Idromeccanica allo stabilimento Ercole Marelli di Sesto San Giovanni (a lui si devono i giochi d’acqua della fontana davanti al Castello Sforzesco). Nel luglio 1943 decide di impegnarsi nella Resistenza e scrive alla moglie una lettera nella quale dice: Ho vissuto ore febbrili ed ho giocato il tutto per tutto. Per i nostri figli e per il tuo avvenire è bene tu sia al corrente di tutto. Qui ho organizzato la massa operaia che ora dirigo verso un fine che io credo santo e giusto. Tu Nadina mi perdonerai se oggi gioco la mia vita. Di una cosa però è bene che tu sia certa. Ed è che io sempre e soprattutto penso ed amo te e i nostri figli. V’è nella vita di ogni uomo però un momento decisivo nel quale chi ha vissuto per un ideale deve decidere e abbandonare le parole. Promuove la costituzione della Commissione interna di fabbrica e ne diventa uno dei principali animatori. Nell’ottobre del 1943 è fermato una prima volta a Milano, quando interviene per difendere un operaio aggredito dai fascisti.
Rappresenta il Partito d’Azione in seno al C.L.N. (Comitato di liberazione nazionale) di Sesto S. Giovanni, con l’incarico di coordinare il movimento clandestino sia alla Ercole Marelli che negli altri stabilimenti industriali sestesi.
Collabora alla liberazione dei detenuti politici e dei prigionieri alleati che provvede poi a fare espatriare.
Organizza insieme a Giulio Casiraghi gli scioperi del marzo 1944. In quella primavera si occupa anche di smistare armi e informazioni ai partigiani dislocati in montagna. Grazie alle sue conoscenze e alle sue abilità progetta spesso atti di sabotaggio a Milano e in Lombardia. Ma si oppone al progetto di fare saltare una diga dal momento che il progetto avrebbe sì danneggiato i tedeschi ma avrebbe un danno enorme per i milanesi. A nome del Cln si reca dall’allora questore Mendia e ottiene la scarcerazione di 5 patrioti.
Tradito da una delazione, è arrestato dalle SS tedesche insieme a Giulio Casiraghi. Tradotto prima nel carcere di Monza poi in quello di San Vittore è sottoposto a numerosi interrogatori e torture nel V° Raggio.
La moglie Fernanda, in stato interessante, ne riconoscere il corpo all’obitorio.
Il 10 ottobre 1970 gli è stata conferita la medaglia d’argento al valor militare alla memoria con la seguente motivazione: Instancabile e coraggioso organizzatore e capo della resistenza armata degli operai di un grosso centro industriale contribuiva validamente al buon esito della lotta di resistenza. Individuato dall’invasore e consapevole del gravissimo rischio cui andava incontro, preferiva restare tra i suoi uomini anziché cambiare zona. Catturato, affrontava torture e morte con lo stoicismo dei grandi martiri. Milano – Piazzale Loreto, 10 agosto 1944.
A tanti anni dall’uccisione del padre, uno dei tre figli Sergio, (che ha costituito il Comitato denominato I Quindici e si è impegnato nel processo contro il capitano nazista Saevecke, dopo che dall’armadio della vergogna sono riemersi i documenti sulle responsabilità dei nazi-fascisti nelle stragi perpetrate in Italia), ha visto annullare dal Consiglio di Stato la sentenza che prevedeva un indennizzo alle famiglie dei caduti di Piazzale Loreto. Recentemente l’associazione Le radici della Pace – i 15 , che riunisce i familiari dei fucilati di piazzale Loreto, ha prodotto il film Partiti per Bergamo che rievoca la strage nazifascista di piazzale Loreto.
Di seguito il trailer realizzato da Patrizio Saccò


Sesto San Giovanni (Mi) gli ha intitolato una via.

FOGAGNOLO

Dove abitava, in via Pacini 43, una lapide ne ricorda la memoria

FOGAGNOLO UMBERTO 282

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

GALIMBERTI TULLIO (per i parenti. Giovanni all’anagrafe)
Nasce a Milano il 31 agosto del 1923. impiegato. Dopo l’armistizio collaborare con la Resistenza con compiti di collegamento e raccolta di armi. E’ membro della IIIª brigata d’assalto Garibaldi Gap Egisto Rubini. Arrestato durante un incontro clandestino in piazza San Babila, alla fine del giugno 1944, da agenti delle SS tedesche e italiane è incarcerato a San Vittore. Vi esce il 10 agosto per andare incontro alla morte.

GALIMBERTI TULLIO 279

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma.

GASPARINI VITTORIO

GASPARINI VITTORIO

GASPARINI VITTORIO

Nasce ad Ambivere (Bg) il 30 luglio 1913. Membro dell’Azione Cattolica. Laureato in Economia e commercio. Chiamato alle armi nel 1939, presta servizio nel battaglione Edolo degli Alpini. Nel 1942 è nominato capitano, ma è esonerato perché mandato, come mobilitato civile, presso gli stabilimenti Bombrini-Parodi Delfino di Roma, una fabbrica di esplosivi considerata strategica per la produzione bellica. Dopo l’armistizio prende contatto con il Fronte clandestino della Resistenza della Marina militare e diventa collaboratore del servizio strategico del comando della V° Armata americana. Lascia Roma e viene trasferito dalla Bombini a Montechiari. Da lì sotto copertura può collaborare con i servizi segreti alleati e in piazza Fiume (l’attale piazza della Repubblica a Milano) allestisce un centro radio clandestino dal quale informa le varie organizzazioni partigiane delle attività dei tedeschi. Nel maggio del ’44 il controspionaggio localizza la radio. Quando le SS irrompono nell’appartamento dove la radio tramette trovano 2 partigiani che, nel tentativo di sottrarsi alla cattura, si gettano dalla finestra. Solo uno dei due sopravvive; portato all’ospedale viene curato e accanto a lui viene affiancato un finto malato il quale riesce a farsi raccontare con chi e cosa faceva. A seguito delle informazioni raccolte Vittorio Gasperini veniva arrestato, torturato e mandato a morte il 10 agosto.

ANGELO CALVI VITTORIO GASPARINI, Cattolico, seppe resistere Pagg. 96 – Quaderni dell’ANPI di Albino, Tera Mata Edizioni

ANGELO CALVI VITTORIO GASPARINI, Cattolico, seppe resistere
Pagg. 96 – Quaderni dell’ANPI di Albino, Tera Mata Edizioni

Questa la motivazione Medaglia d’oro al valore militare alla memoria che gli è stata conferita: Si prestava volontariamente a cooperare con il fronte clandestino di resistenza della Marina militare raccogliendo e inviando preziose informazioni militari, politiche ed economiche risultate sempre delle più utili allo sviluppo vittorioso della guerra di liberazione. Arrestato dai tedeschi e torturato per più giorni consecutivi resisteva magnificamente senza mai tradirsi né rivelare i segreti a lui noti, addossandosi le altrui colpe e riuscendo con ciò a scagionare un compagno che veniva liberato. Condannato a morte veniva barbaramente fucilato in una piazza di Milano, poco discosta dalla propria abitazione e dai propri familiari. Elevato esempio di indomito coraggio e di incrollabile forza morale, ammirevole figura di ufficiale e di martire che ha coronato la propria esistenza invocando la Patria.
I comuni di Albino, Ambivere e Bergamo gli hanno dedicato una via.
Nell’ottobre del 2012 la sezione A.N.P.I. “M.O. Vittorio Gasparini – Ercole Piacentini” di Albino, costituitasi nel 2011, ha editato, in collaborazione con TeraMata Edizioni, il libro di Angelo Calvi dedicato alla figura di “Vittorio Gasparini, cattolico, seppe resistere”.

MASTRODOMENICO EMIDIO
Nasce a San Ferdinando di Puglia (Fg) il 30 novembre 1922. Agente di Pubblica Sicurezza. Faceva servizio a Milano, al Commissariato di Lambrate, dove era stato preso in forza nel 1940. Dopo l’armistizio entra nella Resistenza a capo di una formazione formata con altri agenti fidati in collegamento con le formazioni partigiane. Arrestato nel luglio ’44 (il 16 aprile secondo l’Unità) perché un agente ha fatto il suo nome è incarcerato a San Vittore nel raggio VI, dove venivano rinchiusi i politici. Da questi ultimi è accolto con diffidenza: lo credono una spia. E’ picchiato e torturato sino a subire la morte il 10 agosto a piazzale Loreto.
I genitori a guerra finita conosceranno la sua sorte.
Il paese natio gli ha dedicato una via.

MASTRODOMENICO EMIDIO 281

Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma.

POLETTI ANGELO
Nasce a Lampugnano (Mi) il 20 giugno 1912. Abita nella terza casa costruita dalla cooperativa edificatrice in Via Trenno 15. Operaio presso l’Isotta Fraschini e militante socialista. Nel 1934 entra in contatto con i socialisti del Centro interno, fondato a Milano da Morandi, Basso, Luzzatto e Colorni e organizza gruppi antifascisti clandestini nella zona di Porta Magenta e all’interno dell’Isotta Fraschini. Nella cooperativa di Lampugnano getta le basi della 44a brigata Matteotti; raccolgono le armi abbandonate dai soldati italiani; costituiscono distaccamenti partigiani a Baggio, Quinto Romano, Trenno e Figino. Poletti estende l’organizzazione alle fabbriche della zona; tiene i collegamenti con le formazioni di montagna; partecipa alle azioni armate in città contro tedeschi e fascisti. In una di queste azioni è ucciso il maresciallo delle S.S. che comanda il carcere di San Vittore. Ricercato, Poletti si allontana per un mese da Milano unendosi ai partigiani di montagna, ma presto ritorna con un carico di armi da riparare. In via Anfiteatro c’è una piccola officina il cui titolare è amico dei partigiani. È là che Poletti porta a riparare una mitragliatrice e vi ritorna il 5 marzo 1944, non vedendo arrivare i due giovani che ha mandato a ritirare l’arma. Nell’officina trova ad aspettarlo le SS. Finge di alzare le mani, prende a pugni il primo che si trova di fronte e riesce a scappare su una bicicletta. Inseguito dalle SS è bloccano due operai usciti da una casa in demolizione, ingannati dalle grida al ladro!. Rinchiudono a San Vittore in isolamento lo torturano. Muore il 10 agosto a Piazzale Loreto.
trenno Poletti AngeloDue anni dopo i compagni della Brigata Matteotti, hanno collocato, in via Trenno, 15 , un bassorilievo. Eccone il testo: “A ANGELO POLETTI/NEL II° ANNIVERSARIO/DEL SUO ARRESTO/ I COMPAGNI/ DELLA 44A BRIG.A/ MATTEOTTI/ DEDICANO/19. MAG. 1946 Lo scorso 14 marzo il Consiglio di Zona 8 ha deliberato, su proposta dell’ANPI, di intitolargli i giardini di via Gaetano Fichera.

POLETTI ANGELO 285

Cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

PRINCIPATO SALVATORE
Nasce a Piazza Armerina (Enna) il 29 aprile 1892. Frequenta le scuole fino al conseguimento del diploma magistrale. Socialista. Tra il novembre e il dicembre 1911, appena diciannovenne, è coinvolto (ma poi sarà assolto), in un processo per una protesta popolare (terminata con l’incendio di alcune carrozze) contro il monopolio di una locale impresa di trasporti. Diplomatosi, si trasferisce a Milano nel 1913 e comincia a insegnare, prima al Collegio privato Tommaseo di Vimercate, poi alle scuole comunali, che abbandona quasi subito, perché chiamato alle armi. Combatte sul Carso come semplice soldato (e poi come caporale) ed è insignito di una Medaglia d’argento per aver catturato, e poi anche salvato, una quindicina di prigionieri, durante la battaglia del monte Vodice del maggio 1917.
Tornato alla vita civile insegna, senza soluzione di continuità, alla scuola di via Comasina, alla Giulio Romano, alla Tito Speri e, infine, alla Leonardo da Vinci. Attivo in Giustizia e Libertà è in contatto con Carlo Rosselli, con Rodolfo Morandi, e nell’aprile del 1931 è tra gli artefici della fuga di Giuseppe Faravelli in Svizzera, dopo l’arresto del professore belga Léo Moulin.
Arrestato il 19 marzo 1933, Principato è deferito al Tribunale speciale nell’ambito di un’operazione di polizia molto vasta, che coinvolge i componenti milanesi e genovesi del movimento di Giustizia e Libertà. È rilasciato dopo oltre tre mesi di carcere. Da allora diventa un sorvegliato speciale dell’O.V.R.A.
E’ reintegrato nell’insegnamento diurno alla Leonardo da Vinci, ma gli è impedito l’insegnamento alle scuole serali, perché non iscritto al Partito Nazionale Fascista e all’Associazione Fascista della Scuola.
Nell’ottobre 1942 Principato figura, con Roberto Veratti, tra i fondatori del Movimento di Unità Proletaria, costituito durante una riunione clandestina in casa di Ivan Matteo Lombardo. Negli anni successivi è uno dei punti di riferimento del P.S.I.U.P., Partito Socialista di Unità Proletaria.
Fa parte della 33ª brigata Matteotti, del II° e del III°comitato antifascista di Porta Venezia e del Comitato di Liberazione Nazionale della Scuola.
A Milano, in via Cusani 10, con lo schermo di una piccola officina meccanica, la ditta F.I.A.M.M.A. (Fabbrica Insegne Arredi Mobili Metallo Affini), maschera e gestisce lo smistamento di stampa socialista e antifascista. Qui, forse tradito dalla delazione di un giovane operaio, viene arrestato dalle S.S. l’8 luglio 1944. Imprigionato nel carcere di Monza subisce la frattura del braccio sinistro.
Il 7 agosto 1944 è trasferito nel carcere milanese di San Vittore e viene rinchiuso nel 6º raggio, cam. 8, con Eraldo Soncini e Renzo Del Riccio.
La moglie, Marcella Chiorri, e la figlia, Concettina[1], ne continuarono la lotta contro i nazifascisti.
Il 26 maggio 1945 il comune di Vimercate mutò il nome di via del Littorio in via Salvatore Principato;
il 10 agosto 1946 con un discorso di Andrea Tacchinardi fu inaugurata la lapide commemorativa posta in viale Gran Sasso 5, dove Salvatore Principato aveva abitato dal settembre 1924. Fu tra le prime lapidi collocate a Milano in memoria della Resistenza, realizzata grazie al concorso privato e spontaneo di amici, inquilini dello stabile, e cittadini della zona. Principto In quello stesso giorno la città natale di Piazza Armerina gli intestò il tratto urbano della strada provinciale n. 15 che corre parallelo alla via Giacomo Matteotti.
PRINCIPATOIl 25 aprile 1947 Ugo Guido Mondolfo inaugurò un busto in sua memoria, opera dello scultore Alfeo Bedeschi, nell’atrio della scuola elementare Leonardo da Vinci (piazza Leonardo da Vinci 2).

PRINCIPATO SALVATORE 284

Cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

RAGNI ANDREA
Nasce a Brescia il 5 ottobre 1921. Operaio. Dopo l’8 settembre 1943 entra in una delle prime Brigate Garibaldi in via di formazione. Partecipa a un’azione per prendere delle armi ma è ferito e ricoverato a Niguarda: riesce a fuggire e riprende l’attività clandestina. Il 22 maggio 1944 viene nuovamente arrestato, su segnalazione di un agente italiano, da membri delle SS tedesche e portato a San Vittore. Quando Saevecke procede all’appello dei 15 condannati a morte giunto al nome di Pietro Strada lo esclude perché minorenne e al posto suo inserisce Andrea Ragni.
Pietro Strada sarà deportato e Flossenbürg e vi farà ritorno.

RAGNI ANDREA 280

Cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

SONCINI ERALDO
Nasce a Milano il 4 aprile 1901. Operaio della Pirelli Bicocca, socialista. Oppositore della dittatura fascista nel 1924 è arrestato dagli squadristi di Mario Giampaoli. In Pirelli lavora nell’officina 42. Dopo l’8 settembre 1943 entra a far parte della 107ª Brigata SAP e dell’Esecutivo del P.S.I.U.P. della zona di porta Venezia. Qui è in costante contatto con Salvatore Principato e con Dario Barni. Le riunioni avvenivano ora in via Melzo, ora in via Lecco, ora a casa di Barni in via Pecchio 11. Il 9 luglio 1944 le SS italiane piantonato la casa di via Pecchio per arrestare Dario Barni[2] che avvisato dalla portinaia[3] riesce a fuggire. Alle 8.30 arriva in bicicletta Eraldo Soncini per il consueto incontro con il Barni. La portinaia gli fa cenno di fuggire. Soncini scappa. Ma inseguito da un auto è arrestato in via Gran Sasso e condotto nel carcere di Monza. Da li veniva portato alla Casa del Balilla per essere interrogato e torturato. Il 7 agosto è trasferito al carcere di San Vittore. Dal testo della sentenza del 23 maggio 1947 emessa dalla CAS di Milano si legge che i Quindici furono fatti scendere velocemente dal camion che li aveva trasportati dal carcere di S. Vittore e il Soncini, approfittando dello sbandamento generale tenta la fuga. E’ immediatamente inseguito da un gruppo di fascisti composto da uomini della Muti e della Brigata Nera. E’ ferito ad un polpaccio in via Andrea Doria, e poi, zoppicante, è raggiunto, sanguinante, nel sottoscala di un palazzo in via Palestrina 9. Qui Luisi Giacinto e Campi Luigi, incitati dal maggiore Vitali, sparano ripetutamente contro il Soncini e senza alcuna esitazione il Luisi lo finisce con una scarica di mitra.

Lapide posta sl luogo ove fu assassinato Eraldo Soncino, il sottoscala del civico di via Palestrina 9

Lapide posta sul luogo ove fu assassinato Eraldo Soncino, il sottoscala del civico di via Palestrina, 9

Il corpo è portato la dove giacciono gli altri cadaveri, in Piazzale Loreto. La Corte condannò Luisi Giacinto e Campi Luigi «alla pena di morte, con fucilazione nella schiena e alla confisca totale dei patrimoni, in favore dello Stato». La pena fu mutata l’anno successivo in ergastolo per Luisi e vent’anni per Campi; con progressive riduzioni in Corte di Cassazione tra 1953 e 1954 fino alla definitiva estinzione per amnistia negli anni successivi (Archivio di Stato di Milano, Corte d’Assise. Sezione straordinaria. Sentenze, vol. 10).

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Cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

TREMOLO LIBERO
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Nasce a Arzignano (Vi) il 31 ottobre 1906. In verità il nome che il padre gli da è Libero Progresso, a testimonianza dei suoi ideali, e Eugenio, a ricordo di Eugenio Delacroix che dipinse il quadro La libertà che guida il popolo. Negli anni ’30 si trasferisce a Milano con la famiglia. Dapprima trova impiego come assicuratore poi come operaio presso lo stabilimento della Pirelli. Attivo antifascista e militante comunista, si impegna sia nella propaganda all’interno dell’azienda. Negli scioperi del ’43 è tra i più attivi. E quando il Nord Italia è sotto l’occupazione tedesca si impegna nell’organizzazione delle Squadre di Azione patriottica (S.A.P.), e il suo nome di battaglia sarà Quinto. Come responsabile del partito comunista in fabbrica organizza lo sciopero del marzo del ’44. Viene arrestato all’uscita della fabbrica la sera del 21 aprile 1944. A casa alcuni partigiani lo stavano aspettando insieme al fratello Eugenio per essere condotti da lui in Piemonte. Rinchiuso nelle carceri milanesi di San Vittore, vi rimane senza imputazione e processo. Il 10 agosto giunto a piazzale Loreto Libero Temolo consapevole di ciò che sta per accadergli tenta la fuga: una raffica di mitra lo raggiunge dopo pochi metri.

VIA CASORETTO 40 TEMOLO LIBERO

Una lapide lo ricorda è in via Casoretto, 40

TEMOLO LIBERO 287

Cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma

VERTEMATI VITALE

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Una lapide ne ricorda la memoria in via Vincenzo da Filicaia, 3

Nasce a Niguarda (Mi) il 26 marzo 1918. Operaio meccanico alla Falck. Dopo l’8 settembre 1943 era entrato a far parte della I° Brigata GAP “Gramsci. Viene arrestato il 1º maggio 1944 da agenti dell’Ufficio speciale dell’UPI mentre era impegnato come agente di collegamento tra i vari gruppi partigiani. Rinchiuso nel carcere di San Vittore dopo qualche mese gli è affidato l’incarico, insieme a altri detenuti, di ritirare i pacchi. D’intesa con la sorella, poiché il lavoro si svolge in un’area del carcere che gli sembra favorevole alla fuga, tramite una cerbottana progetta una evasione. La sorella è notata sotto le mura del carcere e potata all’interno. Riesce a salvarsi perché una suora le svuota la borsa che portava ed elimina qualsiasi documento compromettente. Quando l’8 agosto la sorella si presenta per portare un pacco al fratello non lo trova perché era stato trasferito al raggio VI°. Due giorni dopo la sorella e i parenti apprenderanno della sua morte dai giornali.


gbw* Il diacono Giovanni Barbareschi viene mandato dall’arcivescovo cardinale Schuster a benedire le salme, a ricomporle a recuperare qualche effetto personale o messaggio rimasto addosso ai caduti per consegnarlo alle loro famiglie o ai loro compagni. Tre giorni dopo viene ordinato sacerdote e dopo altri due giorni arrestato e condotto a San Vittore. Torturato dalle SS e dai repubblichini, resiste sino a quando il cardinale Schuster non ne ottiene la liberazione. Nato a Milano l’11 febbraio 1922 dopo l’armistizio decide di appoggiare la Resistenza. Nella sua casa di via Eustachi 24 con altri amici dell’associazionismo cattolico organizza la redazione del giornale clandestino il Ribelle ed è tra i promotori dell’Organizzazione Soccorso Cattolico Antifascisti Ricercati (OSCAR).
[1] CONCETTINA PRINCIPATO
Nasce a Milano il 6 marzo 1924 e muore a Milano il 6 gennaio 2009, farmacista. Alla morte del padre ne proseguì, con la madre Marcella Chiorri Principato, la lotta contro i nazifascisti, nel ruolo di staffetta partigiana. Il contributo dato alla Resistenza le valse, il 19 novembre 1988, la Benemerenza civica del Comune di Sesto S. Giovanni, e il 21 dicembre 1989 la Medaglia d’oro di Riconoscenza della Provincia di Milano.

Concettina Principato, Siamo dignitosamente fiere di avere vissuto così, a cura di Massimo Castoldi, Giorgio Pozzi editore, pp. 176

Concettina Principato, Siamo dignitosamente fiere di avere vissuto così, a cura di Massimo Castoldi, Giorgio Pozzi editore, pp. 176

A Concettina, praticante in farmacia, era stato rilasciato un lasciapassare del comando tedesco, che le permetteva di muoversi in qualsiasi ora del giorno e della notte per consegnare farmaci; grazie a questo documento, poté eludere in varie circostanze i controlli delle SS. Luoghi topici di smistamento erano il Cimitero maggiore, dove nei mazzi di fiori si nascondevano denaro e messaggi, e i sotterranei della scuola Caterina da Siena, dove si ammassavano indumenti e materiale di propaganda. Dopo la Liberazione, Concettina ha proseguito l’attività del padre, prima nel Partito socialista e poi esclusivamente nell’ANPI.

[2] BARNI DARIO
Nasce a Prato il 10.8.1906. Il suo lavoro di autista per conto di una consociata della Gondrand lo porta a girare l’Italia. Durante questi viaggi diffonde le copie clandestine dei giornali antifascisti. Si trasferisce a Milano dove lavora come autista per conto della Pirelli. Dopo l’armistizio entra nelle file della Resistenza con l’incarico di commissario della Brigata Matteotti e assume il nome di battaglia di Armando. Entra in contatto con Salvatore Principato e Eraldo Soncini. Il 9 luglio 1944 messo in allarme dalla portinaia della casa in cui abita, Giuditta Muzzolon (1897-1976), sfugge all’arresto. Trova la morte in combattimento contro i nazi-fascistia a Santa Maria della Versa, nella frazione di Begoglio, (PV) il 18.9.1944.

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Ne ricorda la memoria una lapide in via Pecchio, 11

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Al cimitero Maggiore (Musocco) di Milano, nel campo 64, vi è tumulata la sua salma.

[3] MUZZOLON GIUDITTA

Giuditta Muzzolon

Giuditta Muzzolon

Nasce il 18.10.1897 a Lonigo (Vc). Nel 1944 risiede a Milano e fa la portinaia in via Pecchio, 11. Il 20.7.44 è arrestata con l’accusa di avere favorito la fuga di Dario Barni e di Eraldo Soncini ed è portata a San Vittore. Il 18.8.44 è trasferita a Bolzano. Il 5.10.44 da Bolzano è deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück, dove le è assegnata la matricola 77316. Tornò a casa il 30.6.45. Il 25 aprile del 1968 il sindaco di Sesto San Giovanni, Giuseppe Carrà, ha consegnato una medaglia d’argento e un diploma a ricordo del periodo in cui, come vittima e come avversaria del nazifascismo, ella diede il suo contributo alla conquista della libertà del nostro paese. È deceduta a Sesto San Giovanni il 23.9.1976.

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4 risposte a I QUINDICI: 10 agosto 1944 PIAZZALE LORETO

  1. carla ha detto:

    Nel leggere i nomi dei caduti di piazzale Loreto scrivete di Galimberti Giovanni. Orbene se andate a Musocco, al campo 64, dove sono sepolti i partigiani, vedrete che la lapide recante l’immagine di Galimberti ne riporta un altro nome: Tullio.

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    • TWB ha detto:

      In effetti la tua precisazione è corretta.
      Il monumento in piazzale Loreto, opera dello scultore Giannino Castiglioni (1884-1971), riporta il nome di Tullio Galimberti.
      Il sito dell’ANPI riporta il nome Tullio http://www.anpi.it/donne-e-uomini/tullio-galimberti/
      Probabilmente l’errore è dipeso dal fatto che abbiamo consultato anche lo scritto di Roberto Cenati, vicepresidente vicario ANPI Provinciale Milano vd. link http://www.anpi.it/piazzale-loreto-15-martiri-per-comunicare-ferocia/
      il quale affianca a Galimberti il nome Giovanni.
      E parimenti circolano numerosi manifesti, di sedi locali dell’ANPI o di gruppi antifascisti, che riportano accanto all’effige di Galimberti il nome di Giovanni. All’inizio dell’articolo abbiamo utilizzato uno di tali manifesti errati.

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  2. Luca ha detto:

    Vi chiedo perché avete proposto solo 10 delle 15 tombe dei Martiri di piazzale Loreto?.

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    • TWB ha detto:

      Come avrai notato ogni lapide riporta un numero. E per i Martiri di piazzale Loreto è progressivo. Ma al n. 283 la lapide riporta la scritta “15 Martiri/di Piazzale Loreto/10.08.1944”. La fotografia è quella dei loro corpi riversi sul selciato. Non sappiamo se lì sono sepolti gli altri 5 corpo. Probabilmente dove siano sepolti: Casiraghi Giulio, Del Riccio Renzo, Fiorani Domenico, Gasperini Vittorio e Vertemati Vitale lo sà con certezza Sergio Fogagnolo che non abbiamo avuto ancora modo di contattare.

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