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Piccola nota a margine dell’assemblea di ieri sul futuro di Città Studi.
Sono passati 8 giorni da quando il nuovo rettore della Statale ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera (vd.). E la sua linea di intervento sulla questione del trasferimento della Statale da Città studi all’area Expo è stata confermata e ulteriormente articolata.
Se ci sono 135 milioni a fondo perduto per valorizzare un’area depressa come EXPO e ti chiedono di trasferirti lì che fai? Dici sì: ci andranno quelli che vorranno. Gli altri resteranno dove già sono: a Città Studi.
Al posto di Veterinaria – spostata a Lodi – arriverà Beni Culturali e aprirà il museo dei diritti di Cristina Cattaneo. Rimarrà Matematica che ha votato contro il trasferimento e anche Informatica, nel nuovo edificio in via Celoria 18.
Fisica e tutti gli altri dipartimenti dovranno entro 4 mesi e mezzo chiarire quale scelta intendono fare considerando che Chimica e Farmacologia hanno già scelto Rho, così come Scienze della Terra e Bioscienze.
Il tutto sarà fatto mettendo a disposizione il maggior numero di informazioni possibili.
Il bando avrà un iter di circa 9 mesi e le costruzioni a Rho sono previste in 3 anni.
Per 4 anni e mezzo ancora tutte le facoltà rimarranno a Città Studi.
Città studi ora non è il migliore dei posti possibili. Da umanista Franzini si è augurato che dopo 100 anni la Statale ci sia ancora in una Città studi più vivibile per gli studenti, i professori e i cittadini.
Il Corriere della Sera ha redatto un articolo che nel titolo è fuorviante: i 135 milioni di euro stanziati non vanno direttamente alla Statale: sono, come detto, per la valorizzazione dell’area Expo considerata un’area depressa.
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Nello stabile di piazzale Dateo 5 sul lato di viale dei mille

Presso il nuovo dipartimento di informatica via Celoria 18 ore 17.30
Di seguito alcuni scatti. Se vi posizionate su una immagine potete ingrandirla.

Elio Franzini, nuovo rettore dell’Università Statale, qualche giorno fa ha rilasciato, a proposito del futuro dell’Università a Città Studi, una interessante intervista al Corriere della sera

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Il diacono Giovanni Barbareschi venne mandato dall’arcivescovo cardinale Schuster a benedire le salme dei 15 morti fucilati in piazzale Loreto il 10 agosto 1944, a ricomporle, a recuperare qualche effetto personale o messaggio rimasto addosso ai caduti per consegnarlo alle loro famiglie o ai loro compagni. Tre giorni dopo venne ordinato sacerdote e dopo altri due giorni arrestato e condotto a San Vittore. Torturato dalle SS e dai repubblichini, resistette sino a quando il cardinale Schuster non ne ottiene la liberazione.
Nato a Milano l’11 febbraio 1922 dopo l’armistizio decide di appoggiare la Resistenza. Nella sua casa di via Eustachi 24 con altri amici dell’associazionismo cattolico organizza la redazione del giornale clandestino il Ribelle ed è tra i promotori dell’Organizzazione Soccorso Cattolico Antifascisti Ricercati (OSCAR).
Il Corriere della sera ne ha tratteggiato la vita (vd.)