In vista di Expo 2015 il tema del cibo, inteso non solo come nutrimento del corpo, ma anche come veicolo di cultura, di scambio ed elemento economico è il filo conduttore di un ciclo di incontri proposto dalla Comunità pastorale San Giovanni il Precursore.

giovedì 22 gennaio
ore 20.45
presso la Parrocchia San Giovanni in Laterano
Via Pinturicchio, 35

Il pane nero. L’economia dell’illegalità
interverranno

Francesco Greco (Coordinatore del Dipartimento reati economici della Procura di Milano)
Paolo Storari (Sostituto procuratore antimafia della Procura di Milano)
don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, il quale parlerà del cibo dei poveri e del legame tra carità e legalità

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Aula consigliare del CDZ3
via Sansovino. 9,
in seconda convocazione è convocato il 273° Consiglio di zona 3,
ore 18,30
con previsione di chiusura dei lavori alle 21.00

All’ordine del giorno, vi sono, tra gli altri, i seguenti punti:
1) Proposta di delibera “Intitolazione dell’Auditorium di Zona 3, via Valvassori Peroni 56 a Stefano Cerri*”

3) Linee Guida per il “Locale Bar presso l’Auditorium di via V. Peroni, 56” **

* Stefano Cerri (Milano, 22 settembre 1952 – Santhià, 24 novembre 2000) Bassista e chitarrista, jazzista e Session Man. E’ morto di tumore, in tre mesi. Aveva incominciato a suonare la chitarra all’insaputa del padre Franco, uno dei più noti jazzisti italiani, perché amava i Beatles. Poi, dopo avere sentito Charlie Parker, iniziò ad amare anche il jazz e divenne bassista. Ha insegnato alla Civica scuola di Jazz. Innumerevoli le sue incisioni e i suoi concerti. Ha suonato, tra gli altri, anche con due musicisti di zona 3 (Gianni Bedori (padre di Patrizia Bedori e cofondatore della Civica scuola di Jazz insieme al padre di Stefano e …) e Fabio Treves.
La proposta è stata avanzata da Area M musica che ha organizzato nell’autunno scorso una serie di concerti jazz presso l’Auditorium e si propone di diffondere la cultura del jazz nei ns. quartieri.

** E’ dall’estate scorsa che il bar è chiuso; da quando la biblioteca è stata chiusa per una manutenzione straordinaria che si è protratta per 3 mesi.
Ma ripresa l’attività della biblioteca il bar è rimasto chiuso. Finalmente il Cdz3 se ne è accorto e ora indice un bando. Ne siamo compiaciuti considerato che la biblioteca si è attrezzata con una macchinetta del caffè che per ragioni tecnico/logistiche riesce ad erogare, non avendo un allacciamento all’impianto idrico, qualche decina di tazzine di caffè al giorno.
Con l’occasione vorremmo suggerire al CDZ3, se ancora non l’ha fatto, di inserire nel bando l’adesione del gestore del bar alla campagna l’abbiamo imbroccata così come da oltre un anno viene riportato sulla home page del Comune di MilanoL'abbiamo-imbroccata

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Dalla collezione del CRAF (il Centro di Ricerca e di Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo (PN)) nasce questo progetto unico che, ad un secolo di distanza, segue il cambiamento urbano di varie località italiane e, in questo modo, rappresenta anche un esempio di studio urbanistico e sociale tra la fine dell’Ottocento e gli ultimi decenni del Novecento.
Ad una selezione di 40 inquadrature italiane del fotografo boemo František Krátký sono accostate altrettante inquadrature, riprese negli stessi luoghi, a circa un secolo di distanza, da Pavel Kopp .

I due sguardi sull’Italia di Kratký e Kopp . A distanza di quasi un secolo, ci permettono un confronto umano e artistico nell’interpretazione del territorio e della società del nostro Paese.

Frantisek Kratký (1851 – 1924), affermato fotografo-pittore di Kolín (cittadina boema del regno austro-ungarico), ha realizzato e venduto per anni migliaia di fotogrammi stereoscopici su vetro, da osservare nei tipici visori binoculari che offrivano l’illusione prospettica. Erano resoconti suggestivi di viaggi in tutta Europa, destinati ai privati svaghi culturali di moltissime famiglie. Nel 1897 Kratký compie il suo reportage in Italia. Oltre a Roma, tocca Napoli, Firenze, Pisa, Genova, Torino, Milano, Verona, il Garda, Padova, Venezia, la Dalmazia. Tornato a Kolin, aggiunge a molti dei fotogrammi stereo in bianconero una delicata colorazione manuale – sempre in trasparenza – che ne accresce il valore, e che si è conservata fino ad oggi.

Pavel Kopp (1940). Dopo gli studi di ingegneria a Praga, egli viaggia in Italia, patria di lontani membri familiari e – divenuto funzionario dell’ Ufficio Commerciale Cecoslovacco – espone a Milano nel 1975 la sua prima serie di Momenti Italiani. Nelle sue inquadrature è riconoscibile l’affetto che lo lega all’Italia e, anche, l’attenzione critica e l’ironia presente nella cultura mitteleuropea. Esporrà poi a Praga le sue foto nel 1983, tra le quali l’illustrazione ai versi di Sandro Penna. In Italia ha pubblicato ed esposto le sue foto presso la galleria milanese Il Diaframma. Nei suoi ritorni in patria ha spesso incontrato Josef Sudek, l’autore-simbolo della fotografia ceca, ed ha frequentato Anna Farova, la storica notissima che ha presentato nel mondo la fotografia ceca. Amico dell’attore e scrittore Miroslav Hornicek, ha pubblicato con lui il fotolibro Istanti d’Italia. Tra il 90 e il 94 Kopp è stato consigliere diplomatico a Roma e dopo la separazione della Repubblica Ceca dalla Slovacchia, ambasciatore della nazione appena fondata. E’ un accanito “leichista”. Non è mai stato fotografo professionista. Le sue immagini sono presenti nell’archivio del CRAF e nel Museo Nazionale della Fotografia Ceca.

Le preziose lastre di Kratký sono state ritrovate e recuperate da Pavel Scheufler (1950) fotografo e noto storico dell’immagine di Praga. Il suo archivio è oggi un’imponente raccolta di immagini, in prevalenza dedicate alla Repubblica Ceca ed alla sua capitale, che egli ha restaurato, digitalizzato e diffuso in circa sessanta esposizioni tematiche. Scheufler è anche dirigente dell’Associazione degli artisti cechi che operano con mezzi multimediali ed informatici. Ad una selezione di quaranta inquadrature italiane di Kratký, ne ha accostate altrettante, riprese in Italia tra gli anni 70 ed 80 del secolo scorso.

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Verso le 9 del mattino, in via Bistolfi, tra i civici 35 e 39, è andato parzialmente in fiamme un capannone, che insisteva su un’area dismessa di circa 10.000mq, prossimo all’ex stabilimento dolciario Tre Marie, presente in zona dall’inizio degli anni ’60. Poiché piove è da escludersi l’ipotesi che a scatenare l’incendio sia stata l’autocombustione di quel che c’era ancora nel capannone. I vigili del fuoco sono interventi.

 

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Lo spaccio TRE MARIE di Galbusera

La “buona notizia” è che l’incendio non ha compromesso lo spaccio della Galbusera: regolarmente aperto (aperto solo di recente: il 12 settembre u.s. in via San Faustino 46.)

 Nel 2013, le Tre Marie  hanno subito un gran rivolgimento.
La storica azienda dolciaria, dopo essere stata acquistata dalla Barilla, nel 2010 è stata ceduta alla Sammontana che dopo avere chiuso uno stabilimento a Cornaredo, nel 2011, ha lasciato la sede storica di via Bistolfi  e l’ha trasferita per la parte economicamente ritenuta più profittevole a Verona. Infatti nel giugno la Sammontana ha iniziato una proceduta di mobilità che ha coinvolto 229 persone.
I sindacati confederali per contrastare quella decisione annunciarono di volere chiedere al sindaco Pisapia e al governatore Maroni di intervenire per difendere un patrimonio della città che aveva appena compiuto 100 anni.
Quella idea campanilistica era stata ventilata perché vi era da parte di chi stava diventando un esubero un risentimento nei confronti degli imprenditori toscani che li stavano mettendo in mobilità e che, a loro dire, “hanno finanziato la campagna elettorale di Matteo Renzi, dimenticando le persone che hanno dato la vita per questo marchio”.
Nel settembre, sempre di quell’anno, Sammontana e Galbusera raggiunsero un accordo che si è perfezionato il I° gennaio del 2014. Galbusera ha acquisito i prodotti Tre Marie comprendenti panettoni, pandoro, colombe e il marchio per le categorie dolciarie già prodotte da Galbusera. La società di Empoli (Sammontana) ha mantenuto la proprietà del marchio Tre Marie realizzando, a Verona,  una linea di croissanterie a tale nome e vendendo gelati anche con tale marchio.

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I consiglieri del Consiglio di Zona 3 quando partecipano a una commissione prendono, se questa supera la mezz’ora, 50€ lordi, come gettone di presenza, a sostegno del loro disinteressato impegno politico. E per agguantarlo non si sottraggono a giochetti risibili. L’ultimo episodio è quello avvenuto il 9 gennaio u.s. (vd. Il gettone di presenza unisce).
Poi quando si presentano nel parlamentino di Zona la musica cambia: il gettone lo prendono indipendentemente da…. E allora ecco che la “politica” prende il sopravvento: “destra” e “sinistra” si dividono. Gli uni votano contro, come si conviene a una opposizione dura e pura, gli altri votano a favore: per coerenza o, secondo una recente vulgata, per unità di gruppo. (vd. Delibera 4)
E noi “spettatori” stupiamo. E loro a dire noi non facciamo inciuci. Hanno ragione: i ciuci siamo noi!
Dall’era Pisapia il Consiglio di Zona 3 si è riunito per 272 volte. I consiglieri sono 41. Si potrebbe consultare la
statistica di quelli che vi hanno partecipato, ora è possibile. In nome della “trasparenza” il Comune pubblica le presenze cumulate dai singoli consiglieri. Ma noi siamo cinici come Trilussa per cui … fatevi voi il calcolo di quanto si sono presi. Alcuni tra loro hanno una ventennale carriera. E fatevi un altro calcolo!
Altri vanno da un partito all’altro ondivaghi. Ma al tempo d’oggi per costoro ciò è motivo di vanto!
Oggi ci stanno instupidendo dicendoci che noi non viviamo in una democrazia se il Parlamento è di nominati e non di eletti. In verità molti di coloro che lo dicono sono attaccati alla poltrona da decenni! Perché eletti! Come è potuto accadere?
Viene da dire con una battuta che in politica non c’è flessibilità come nel mondo del lavoro! Chi sbaglia è protetto dalla casta che quasi mai accorda a chi “ha sbagliato” il privilegio di andare in giudizio.
E poi noi ci mettiamo del nostro.
Sembra che noi si ami i politici e loro contraccambiano e si occupano di noi! Quasi per tutta la loro vita. E i senatori a vita, tautologia a parte, fine alla fine della loro vita, anche se non si occupano di noi.
Valle a capire certe cose!
Ci hanno instupidito facendoci credere che la democrazia vuole dire delegare. Delegare a un politico che si occuperà di salvaguardarci!
E noi di politici bravi ne abbiamo conosciuti che … hanno trovato lavoro a mio figlio, hanno abolito l’ICI e tenuto l’ACI, il PRA, le Province e le Comunità montane.
La politica è un grande contenitore di nostalgie: ah… quando c’era…!!! Carletto (non Ancellotti ma Marx). Marx diceva che la religione è l’oppio dei popoli: non aveva ancora conosciuto la democrazia parlamentare!
Ma in verità quel che Carletto diceva è che se noi non ci interessiamo della res pubblica
ma speriamo che qualche entità divina (o terrena) lo faccia per noi saremo sempre e solo dei poveri ciuci.
Questo non vuol dire semplificare al punto che ci dobbiamo mettere a formare comitati spontanei o a costituire organizzazioni no profit per pulire i muri delle case perché qualche improvvisato imbianchino prima di noi le ha lordate.
Questo non vuol dire che ci trasformiamo in idraulici o facciamo petizioni perché tutti i bagni al piano interrato della biblioteca Valvassori Peroni, dopo 4 mesi di chiusura della stessa per manutenzione straordinaria, sono inagibili da 2 mesi e la direzione della biblioteca ci ha messo la foglia di fico con la scritta: Ci scusiamo per il disagio…*; e il responsabile del settore biblioteche non ha a budget i fondi per fare intervenire gli idraulici (se anche li avesse la cosa non sarebbe risolutiva perché dovrebbero seguire le specifiche dei tecnici del Comune che non sono capaci di dimensionare correttamente la pompa di scarico dell’impianto fognario).
Nell’ultimo caso vien da dire che: la direttrice, il responsabile del settore biblioteche, sono ostaggi dei servizi tecnici del Comune (un’anedottica dice che alcuni mesi or sono il funzionario degli Uffici tecnici del Comune è andato alla biblioteca Calvairate a presentare il progetto della nuova biblioteca, che dovrebbe sorgere in sostituzione dell’attuale. Il funzionario responsabile del settore Biblioteche del Comune non aveva mai visto il progetto;  ne era mai stato interpellato come persona competente. Visto il progetto pare abbia assunto le sembianze di Fracchia ed esclamato E’ una boiata tremenda
! Ma pare che… la boiata verrà fatta lo stesso.)
Perché tutto questo?
Perché la politica non governa.
Perché le deleghe così come sono date non funzionano.
Perché se un assessore che in precedenza aveva assunto una carica in Regione fa causa per avere la pensione anticipata in virtù del privilegio che a quell’incarico era stato attribuito e dice di volersi dimettere da assessore e il Sindaco dice che non accetterà le dimissioni vuol dire che quell’assessore è la foglia di fico del sindaco, gli serve.
Così di fico in fico siamo alla frutta.
Solo i vegani sopravviveranno!
Se andiamo avanti così tutti noi sopravviveremo: come ciuci.

* E invita l’utenza maschile e femminile a fruire dei bagni al piano superiore. Si da il caso che dei due bagni a disposizione dei maschi, al piano superiore uno risulta agibile con cautela: la porta si chiude con difficoltà e con altrettanta difficoltà si apre, l’altro non è oggetto di manutenzione straordinaria da un bel po’. Per cui solo a un maschio in buona salute è concesso accedere al primo piano della biblioteca e fruire di un bagno degno di questo nome.

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Ieri abbiamo scritto che alla ludica palazzina del Tennis Club Ambrosiano, in via Feltre 33, erano giunti al tetto.
Sorpresa! Oggi stanno costruendo un nuovo piano!

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