Ancora una volta l’assessore alla Felicità del Municipio 3 ha colpito!
Orfano dei fasti democristiani, dopo avere portato a febbraio u.s. I Martedì della cultura nella periferia del Municipio 3, tramite un libro di Fernando Scala, grandemente anedottico ma per ammissione dello stesso assessore poco scientifico, ci riprova e a nome del Municipio 3 propone Un territorio racconta, che altro non sarà se non la storia di 3 chiese – San Martino in Lambrate, Santi Faustina e Giovita in Ortica e Santa Maria Bianca della Misericordia in Casoretto – di Lambrate, comune inglobato nel 1923 in Milano.
Le tre serate sono state programmate grazie alla collaborazione disinteressata della pubblicazione Dai Nostri Quartieri – Organo di collegamento dei cattolici del Municipio 3 – di proprietà dell’associazione Amici di Dai Nostri Quartieri, di cui il Nostro è stato segretario dal 2013 sino a elezione avvenuta.
Metteranno a disposizione i loro locali per due serate le ACLI di Lambrate, il cui presidente del Consiglio direttivo è anche presidente del Consiglio di Municipio 3.
Una volta si diceva che le persone più informate sulla vita di un paese erano: il curato, il farmacista e il barbiere.
In questo ciclo relatrici saranno: Giuseppina Mormandi e Itala Gasparini
Per la prima volta dalla sua fondazione una ragazza ha vestito i suoi colori.
Greta, la prima mini-rugbista Amatori Union (AU) ha esordito oggi con la maglia ufficiale n.111.
La mattina ha partecipato a un’attività di sviluppo U12 (1) femminile, organizzata dal Comitato Regionale FIR (2).
Al pomeriggio ha partecipato al suo primo torneo, a San Donato, in campo con gli U12 Amatori Union, insieme ad altre atlete delle rappresentative del Varese e del Rho.
Greta non ha esitato a confrontarsi con i ragazzi più esperti e rudi nei contrasti e nelle mischie aperte; un esordio alla grande: ha subito un paio di placcaggi decisi – ma non ha fatto una piega – e ha partecipato ad ogni partita del torneo.
Alla fine, i compagni di squadra hanno festeggiato il suo esordio da veri rugbysti.
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1) Under 12
2) Acronimo di Federazione Italiana Rugby
Il murale non è ancora terminato. Probabilmente il mento di Gramsci deve essere rifatto e i due pannelli con scene di massa sono solo abbozzati. Gramsci compare in fondo al cortile, su fondo rosso, che poi, nei pannelli successivi diventano sempre più blu…
Antonio Gramsci, nel febbraio 1917, per Città Futura scrisse questo testo dedicato agli indifferenti.
“L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Anacaona*, donne domenicane in Italia – aps, nell’ambito del progetto: “Comunità in America Latina e le istituzioni italiane insieme per aiutare le donne fuori del silenzio” invita tutta la comunità latinoamericana alla conferenza:
“Possano i tuoi sogni essere più forti della paura per una vita libera dalla violenza”
Relatori: Eva Chuquimia – Console Generale della Bolivia a Milano Natalia Navarro – Vice Console a Milano Perù Fernando Caceres Francisco Liriano – Console Generale della Repubblica Dominicana a Milano Melania Cruz – Presidente dell’Associazione Anacaona Nadia Muscialini – Direttore del “Codice Rosa”, CAV, Ospedale Buzzi Paola Persico – Direttore “Centro Aiuto alla Vita” di Ospedale Buzzi Fernanda Sibilio – Presidente IASP Milano Adriana Ciccarone – Avvocato e mediatore familiare Flavia Caldera – Presidente Donne Impresa Lombardia Nancy Cooklin – Consulente e autore di “Create voi stessa”
INVITATI SPECIALI cantanti Paulina Calahorrano e Thiara Garden MODERATORE Gaudy Santana _____________ Anacaona era la moglie di Caonabo, uno dei cacique dei nativi Taíno che nel 1492 popolavano l’isola che Cristoforo Colombo battezzò “Hispaniola”, oggi divisa in Haiti e Repubblica Dominicana. Nel corso della conquista che non scoprì l’America, per dirla con Eduardo Galeano… Caonabo si ribellò contro le continue angherie degli invasori, attaccò l’insediamento de La Navidad. Ma fu fatto prigioniero e morì durante la deportazione in Spagna. Gli successe Anacaona, che non ebbe migliore sorte: nel 1504 il governatore spagnolo Nicolás de Ovando y Cáceres la fece arrestare a tradimento nel corso di una festa in onore della cacique e la fece impiccare.
I Taíno in pochi anni morirono a decine di migliaia (3 milioni di morti, secondo i resoconti di Bartolomé de Las Casas), stroncati dalla spada, dal vaiolo e dal lavoro semi-schiavistico (l’encomienda) portato loro dalla “civiltà” europea…
Nel linguaggio politico, il termine fascio è un’estensione del suo significato figurativo di «gruppo compatto» ed è stato usato, dalla metà del 19° secolo, per indicare le organizzazioni di base e i raggruppamenti a carattere rivoluzionario, in ispecie: socialisti, sindacalisti e repubblicani.
La prima pagina che riproduciamo qui a fianco è un numero speciale, edito per il 1° maggio 1890, de IL FASCIO OPERAIO, organo di stampa del Partito Operaio Italiano, interamente dedicato agli effetti positivi che l’introduzione delle 8 ore di lavoro avrebbero prodotto nel mondo del lavoro (1).
La data del 1° maggio fu indicata da una risoluzione del Congresso di Parigi della II° Internazionale (13-21 luglio 1889) (2) a seguito di una eguale decisione presa dall’American Federation of labour, durante il suo congresso del dicembre 1888, tenuto a Saint Louis (Missouri).
A Chicago il primo maggio 1886 fu indetto un grande sciopero che rivendicava la riduzione dell’orario del lavoro a 8 ore. Nei giorni successivi vi furono altri scioperi e manifestazioni sino ad arrivare al 4 maggio quando la polizia sparò sui dimostranti e una bomba esplose uccidendo degli agenti. L’11 novembre di quello stesso anno 7 anarchici, anche se non vi erano prove che avevano compiuto l’attentato, furono giustiziati.
Sono passati molti anni e poichè anche noi ne abbiamo assai non possiamo che parlare del presente ricordando il passato. Lo facciamo lievemente prendendo a prestito due cantautori: Fabrizio De Andrè, che ci pare sia stato profetico quando cantò Canzone di Maggio,
così come un cattivo maestro è stato Giorgio Gaber che a proposito “dello scalo ferroviario di Lambrate” disse sciaguratamente
“… la libertà non è uno spazio libero libertà è partecipazione.”
Oggi sappiamo che partecipare alle riunioni, ai questionari, agli incontri con gli esperti, realizzati da organismi più o meno rappresentativi e comunque non dotati di poteri decisionali, non ci rende liberi. Ma fa dire a chi decide che noi abbiamo deciso!.
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1) Di seguito riproduciamo i testi degli articoli apparsi sulla prima pagina del giornale. Significativo è l’incipit dell’articolo che compare a destra, dal titolo IL LAVORO ECCESSIVO e la giornata di otto ore Il lavoro è un dovere, ma lavorar troppo è un delitto.
Oggi viviamo in una Repubblica fondata sul lavoro. Ma abbiamo tassi di disoccupazione altissimi e chi lavora è costretto a fare più delle 8 ore!
Recentemente il popolo italiano ha bocciato la riforma della Costituzione. Quando la Costituzione sarà applicata?
AGLI OPERI ED OPERAIE D’ITALIA
Compagni e Compagne!
Oggi, 1° maggio 1890, la classe lavoratrice afferma, per la prima volta, con manifestazioni,
varie secondo i luoghi, ma che, in complesso, sono un grandioso, imponente plebiscito in tutto il mondo civilizzato, afferma, diciamo, la giustizia e l’urgenza di una grande rivendicazione operaia di carattere economico, morale, universale.
La riduzione della giornata di lavoro a 8 ore: ecco lo scopo di questa solenne manifestazione della volontà e della forza del proletariato militante per la sua completa emancipazione.
Compagni e Compagne !
Colla giornata di 8 ore di lavoro aumenterà il bisogno di lavoratori, e molti, che oggi
sono condannati alla disoccupazione, troveranno il desiderato lavoro.
Colla giornata di 8 ore di lavoro, aumentati i lavoratori, sarà aumentato il numero dei
consumatori. Consumo aumentato vuol dire aumentata la domanda dei prodotti e
conseguentemente aumentata la richiesta di operai che lavorano e producono.
Colla giornata di 8 ore di lavoro, aumentata la richiesta di operai, i salarii aumenteranno
essi pure.
Colla giornata di 8 ore di lavoro, avremo 8 ore di riposo e 8 ore per istruzione, educazione e ricreazione.
Colla giornata di 8 ore di lavoro la nostra salute sarà meglio garantita e la nostra vita
sarà prolungata.
Colla giornata di 8 ore di lavoro le nostre menti e i nostri affetti si svilupperanno
accrescendo in noi i più squisiti elementi della dignità umana e i più elevati fattori di
civiltà.
Colla giornata di 8 ore di lavoro la famiglia dell’operaio funzionerà secondo le legge
naturali degli affetti e secondo i fini che la famiglia deve avere nel mondo.
Colla giornata di 8 ore di lavoro i nostri figli troveranno nell’amore della propria
madre e negli insegnamenti della scuola la sicura preparazione di un avvenire degno
dell’uomo.
Colla giornata di 8 ore di lavoro le nostre associazioni, le nostre organizzazioni, le
nostre arti e mestieri prenderanno quel rigoglioso sviluppo, che è richiesto da una civiltà
migliore dell’attuale.
Colla giornata di 8 ore di lavoro gli operai cesseranno d’essere strumenti in completa
balia d’altrui e cominceranno veramente a sentirsi uomini e a valere come tali.
Compagni e Compagne !
La rivendicazione delle 8 ore di lavoro, conquistata colla nostra intelligenza, colla
nostra costanza, cole nostre forze e virtù, sarà la prova più grande e indiscutibile che
siamo degni di quella completa emancipazione, che è la meta di tutti i nostri desiderii.
Evviva la solidarietà operaia universale !
Alessandria, dall’Uffico del Comitato
IL COMITATO CENTRALE
D E L P A R T I T O O P E R A I O I T A L I A N O
Scoffone Ernesto, barbiere – Griggi Vincenzo, orefice – Sacco Paolo, orologiaio
Demicheli Filippo, meccanico.
IL LAVORO ECCESSIVO e la giornata di otto ore
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Il lavoro è un dovere, ma lavorar troppo è un delitto.
Il primo obbligo infatti che ogni uomo ha verso se stesso, ed anche verso gli altri, è quello di conservarsi in salute perchè soltanto colla salute un individuo può provvedere al mantenimento proprio e della famiglia ed essere utile e non di peso al prossimo.
Ma come mai può a lungo mantenersi sano colui che lavora eccessivamente, al di la delle sue forze, 10 o 14 ore al giorno?
Sapete voi quante povere famiglie rimangono prive del loro capo, quante misere donne sono vedove e quanti disgraziati fancilulli restano orfani nel pianto e nella miseria, non
per un decreto inesorabile della natura e di un << dio >> crudele, ma semplicemente perrchè il lavoro eccessivo ha ucciso il padre loro, il loro marito, il loro capo?
I lavoratori, che non conoscono generalmente neppure i più elementari principii della fisologia e dell’igiene, non se ne accorgono e non lo sanno: ma col lavoro eccessivo essi si
ammaestrano oncia ad oncia, compiono un vero sebbenne lento suicidio, e sono quindi spessissino, la causa principale del lutto e della rovina delle loro famiglie.
Non è questo un delitto che essi commettono quantunque senza volerlo?
E mentre la salute se ne va essi perdono via via la bellezza (domandatelo specialmente ai contadini e alle contadine già vecchi a 30 anni), perdono, per la debolezza crescente, la
volontà e l’attitudine al lavoro, che vanno poi a cercare inutilmente negli eccitanti, nel vino e nei liquori, precipitando fatalmente nella via del vizio : perdono la serinità d’animo e la
bontà e mutano in inferno gli ultimi anni della loro vita e l’e sistenza dei loro cari.
Non solo: il lavoro eccessivo – che è un peccato contro natura e che come tale non resta e non può restare impunito – li danneggia e li abbrutisce anche per un altro verso. Li mette
nell’impossibilità di godersi quel riposo e quelle civili ricreazioni in cui l’animo si compiace e si nobilita; e peggio ancora, impedisce assolutamente che essi si istruiscano condannandoli così ad uno stato d’inferiorità forzata, scavando in abisso intellettuale fra loro e le classi colte, e creando delle masse quasi brute, ignare di tutto laddove potrebbe essere un popolo lieto e bello di operai pienamente conscii dei loro diritti e doveri, istruiti e, per ciò solo, infinitamente più produttivi.
Oltre al suicidio fisico i lavoratori commettono dunque col lavoro eccessivo anche un suicidio morale e intellettuale. –
Ed ecco un secondo e non meno grave delitto. E non basta.
Colui che lavora eccessivamente ruba il pane ad altri compagni suoi che per cagion sua resteranno disoccupati, soffrendo e facendo soffrire alle loro disgraziate famiglie tutte le
pene indicibili che l’ozio forzato porta nelle case degli operai.
Lo abbiamo detto altre volte. Se il proprietario o il capitalista hanno bisogno, supponiamo, di far lavorare 16 ore al giorno e se il lavoratore si adatta bestialmente ad un orario così
lungo, naturalmente il proprietario o il capitalista ……
2) Manifestazione internazionale del 1° maggio 1890 Una grande manifestazione sarà organizzata per la data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi….
L’ANPI Sezione 25 Aprile all’interno della iniziativa ‘R come Resistenza’ patrocinata dal Municipio 3 hanno organizzato la conferenza
“DALLA RESISTENZA DI KOBANE ALL’ISIS, ALLE ATTUALI PROSPETTIVE PER IL ROJAVA E LA TURCHIA”
ore 21.00
Auditorium Stefano Cerri
via Valvassori Peroni 56
Il Medio Oriente è oggi condannato a un travaglio senza fine. La guerra che Stati Uniti, Russia, Iran e Turchia stanno combattendo in Siria, per la sua importanza strategica, sta portando al collasso quella regione.
L’esperimento confederale che la rivoluzione dei popoli del Rojava ha inaugurato, sotto la direzione del Partito dell’Unione democratica (PYD), ispirato dalle teorie di Abdullah Ocalan, sembra essere l’unica proposta capace di porre un argine e sconfiggere i DAESH/ISIS.
In Turchia il governo del partito islamico AKP di Erdogan, tramite brogli elettorali, ha riformato la costituzione in senso autoritario. Contro questa svolta si batte il Partito Democratico dei Popoli (HDP), che ha sostenuto sin dai primi giorni la rivoluzione del Rojava e ne condivide il patrimonio ideale.
Quali scenari si aprono oggi per chi combatte per la pace in Medio Oriente?
Quali sfide dovranno affrontare?
Come possiamo contribuire al successo di questa lotta?
Questi sono gli argomenti discussi stasera