AUDITORIUM STEFANO CERRI
via Valvassori Peroni, 56

ore 11.00

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Foto mancante Assessore non eletto.
Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Poiché tutti coloro che chiedono riceveranno, Tutti coloro che cercano troveranno, A tutti coloro che bussano verrà aperto.

Queste parole mi sono venute in mente leggendo la delibera n. 46 della Giunta del Municipio 3. Dovendo deliberare come spendere 125.000 euro, messi a disposizione dalla Giunta Sala, si è riunita l’11 aprile 2017, ha stilato – in data 20 aprile u. s. e affisso all’albo pretorio il 24 con scadenza di affissione il 9 maggio – la delibera N. 46 visibile sul sito del Comune di Milano (vd.)

I quattro componenti la Giunta del Municipio 3 hanno prodotto un documento dal titolo Iniziative del Municipio3. Avviso pubblico per la realizzazione di iniziative in ambito culturale, sportivo, ricreativo ed educativo nel Municipio 3 entro il 31.12.2017.

In sintesi la delibera dice:

Chi vuole partecipare potrà farlo se è un ente/associazione/società…
Le proposte saranno valutate da un “apposito gruppo di lavoro costituito presso il Municipio 3” – (i cui componenti ancora non sono noti, forse per un abuso di privacy (n.dr. il corsivo è ns.).
Quanto ai termini di presentazione della domanda viene detto:

Art. 7
Ai fini della valutazione, potranno essere considerate anche le richieste già pervenute prima della pubblicazione del presente avviso e compilate secondo le modalità precedentemente in uso, purché compatibili alla luce con quanto indicato nel presente Avviso.

Ma poiché la delibera altro non dice pare di capire che tra le righe sostenga la seguente deduzione logica: le iniziative pervenute e programmate sino ad agosto 2017 sono sì tante che 60.000 euro possono bastare; agli altri  richiedenti spetteranno 65.000 euro da spendersi tra settembre e dicembre 2017.
Come fare per partecipare è presto detto: chiedete e vi sarà dato. Ma non chiedete a noi siamo di un’altra parrocchia.

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Ancora una volta l’assessore alla Felicità del Municipio 3 ha colpito!

Orfano dei fasti democristiani, dopo avere portato a febbraio u.s. I Martedì della cultura nella periferia del Municipio 3, tramite un libro di Fernando Scala, grandemente anedottico ma per ammissione dello stesso assessore poco scientifico, ci riprova e a nome del Municipio 3 propone Un territorio racconta, che altro non sarà se non la storia di 3 chiese – San Martino in Lambrate, Santi Faustina e Giovita in Ortica e Santa Maria Bianca della Misericordia in Casoretto – di Lambrate, comune inglobato nel 1923 in Milano.
Le tre serate sono state programmate grazie alla collaborazione disinteressata della pubblicazione Dai Nostri Quartieri – Organo di collegamento dei cattolici del Municipio 3 – di proprietà dell’associazione Amici di Dai Nostri Quartieri, di cui il Nostro è stato segretario dal 2013 sino a elezione avvenuta.
Metteranno a disposizione i loro locali per due serate le ACLI di Lambrate, il cui presidente del Consiglio direttivo è anche presidente del Consiglio di Municipio 3.

Una volta si diceva che le persone più informate sulla vita di un paese erano: il curato, il farmacista e il barbiere.
In questo ciclo relatrici saranno:  Giuseppina Mormandi e Itala Gasparini

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Per la prima volta dalla sua fondazione una ragazza ha vestito i suoi colori.

Greta, la prima mini-rugbista Amatori Union (AU) ha esordito oggi con la maglia ufficiale n.111.
La mattina ha partecipato a un’attività di sviluppo U12 (1) femminile, organizzata dal Comitato Regionale FIR (2).
Al pomeriggio ha partecipato al suo primo torneo, a San Donato, in campo con gli U12 Amatori Union, insieme ad altre atlete delle rappresentative del Varese e del Rho.
Greta non ha esitato a confrontarsi con i ragazzi più esperti e rudi nei contrasti e nelle mischie aperte; un esordio alla grande: ha subito un paio di placcaggi decisi – ma non ha fatto una piega – e ha partecipato ad ogni partita del torneo.
Alla fine, i compagni di squadra hanno festeggiato il suo esordio da veri rugbysti.Foto di Davide De Andrea
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1) Under 12
2) Acronimo di Federazione Italiana Rugby

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Il murale non è ancora terminato. Probabilmente il mento di Gramsci deve essere rifatto e i due pannelli con scene di massa sono solo abbozzati. Gramsci compare in fondo al cortile, su fondo rosso, che poi, nei pannelli successivi diventano sempre più blu…

Antonio Gramsci, nel febbraio 1917, per Città Futura scrisse questo testo dedicato agli indifferenti.

“L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.

Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

“La Città futura“, pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.

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Anacaona*, donne domenicane in Italia – aps, nell’ambito del progetto: “Comunità in America Latina e le istituzioni italiane insieme per aiutare le donne fuori del silenzio” invita tutta la comunità latinoamericana alla conferenza:

“Possano i tuoi sogni essere più forti della paura per una vita libera dalla violenza”

Relatori:
Eva Chuquimia – Console Generale della Bolivia a Milano
Natalia Navarro – Vice Console a Milano Perù
Fernando Caceres Francisco Liriano – Console Generale della Repubblica Dominicana a Milano
Melania Cruz – Presidente dell’Associazione Anacaona
Nadia Muscialini – Direttore del “Codice Rosa”, CAV, Ospedale Buzzi
Paola Persico – Direttore “Centro Aiuto alla Vita” di Ospedale Buzzi
Fernanda Sibilio – Presidente IASP Milano
Adriana Ciccarone – Avvocato e mediatore familiare
Flavia Caldera – Presidente Donne Impresa Lombardia
Nancy Cooklin – Consulente e autore di “Create voi stessa”

INVITATI SPECIALI
cantanti Paulina Calahorrano e Thiara Garden
MODERATORE
Gaudy Santana
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Anacaona era la moglie di Caonabo, uno dei cacique dei nativi Taíno che nel 1492 popolavano l’isola che Cristoforo Colombo battezzò “Hispaniola”, oggi divisa in Haiti e Repubblica Dominicana. Nel corso della conquista che non scoprì l’America, per dirla con Eduardo Galeano… Caonabo si ribellò contro le continue angherie degli invasori, attaccò l’insediamento de La Navidad. Ma fu fatto prigioniero e morì durante la deportazione in Spagna. Gli successe Anacaona, che non ebbe migliore sorte: nel 1504 il governatore spagnolo Nicolás de Ovando y Cáceres la fece arrestare a tradimento nel corso di una festa in onore della cacique e la fece impiccare.
I Taíno in pochi anni morirono a decine di migliaia (3 milioni di morti, secondo i resoconti di Bartolomé de Las Casas), stroncati dalla spada, dal vaiolo e dal lavoro semi-schiavistico (l’encomienda) portato loro dalla “civiltà” europea…

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