Anacaona*, donne domenicane in Italia – aps, nell’ambito del progetto: “Comunità in America Latina e le istituzioni italiane insieme per aiutare le donne fuori del silenzio” invita tutta la comunità latinoamericana alla conferenza:
“Possano i tuoi sogni essere più forti della paura per una vita libera dalla violenza”
Relatori: Eva Chuquimia – Console Generale della Bolivia a Milano Natalia Navarro – Vice Console a Milano Perù Fernando Caceres Francisco Liriano – Console Generale della Repubblica Dominicana a Milano Melania Cruz – Presidente dell’Associazione Anacaona Nadia Muscialini – Direttore del “Codice Rosa”, CAV, Ospedale Buzzi Paola Persico – Direttore “Centro Aiuto alla Vita” di Ospedale Buzzi Fernanda Sibilio – Presidente IASP Milano Adriana Ciccarone – Avvocato e mediatore familiare Flavia Caldera – Presidente Donne Impresa Lombardia Nancy Cooklin – Consulente e autore di “Create voi stessa”
INVITATI SPECIALI cantanti Paulina Calahorrano e Thiara Garden MODERATORE Gaudy Santana _____________ Anacaona era la moglie di Caonabo, uno dei cacique dei nativi Taíno che nel 1492 popolavano l’isola che Cristoforo Colombo battezzò “Hispaniola”, oggi divisa in Haiti e Repubblica Dominicana. Nel corso della conquista che non scoprì l’America, per dirla con Eduardo Galeano… Caonabo si ribellò contro le continue angherie degli invasori, attaccò l’insediamento de La Navidad. Ma fu fatto prigioniero e morì durante la deportazione in Spagna. Gli successe Anacaona, che non ebbe migliore sorte: nel 1504 il governatore spagnolo Nicolás de Ovando y Cáceres la fece arrestare a tradimento nel corso di una festa in onore della cacique e la fece impiccare.
I Taíno in pochi anni morirono a decine di migliaia (3 milioni di morti, secondo i resoconti di Bartolomé de Las Casas), stroncati dalla spada, dal vaiolo e dal lavoro semi-schiavistico (l’encomienda) portato loro dalla “civiltà” europea…
Nel linguaggio politico, il termine fascio è un’estensione del suo significato figurativo di «gruppo compatto» ed è stato usato, dalla metà del 19° secolo, per indicare le organizzazioni di base e i raggruppamenti a carattere rivoluzionario, in ispecie: socialisti, sindacalisti e repubblicani.
La prima pagina che riproduciamo qui a fianco è un numero speciale, edito per il 1° maggio 1890, de IL FASCIO OPERAIO, organo di stampa del Partito Operaio Italiano, interamente dedicato agli effetti positivi che l’introduzione delle 8 ore di lavoro avrebbero prodotto nel mondo del lavoro (1).
La data del 1° maggio fu indicata da una risoluzione del Congresso di Parigi della II° Internazionale (13-21 luglio 1889) (2) a seguito di una eguale decisione presa dall’American Federation of labour, durante il suo congresso del dicembre 1888, tenuto a Saint Louis (Missouri).
A Chicago il primo maggio 1886 fu indetto un grande sciopero che rivendicava la riduzione dell’orario del lavoro a 8 ore. Nei giorni successivi vi furono altri scioperi e manifestazioni sino ad arrivare al 4 maggio quando la polizia sparò sui dimostranti e una bomba esplose uccidendo degli agenti. L’11 novembre di quello stesso anno 7 anarchici, anche se non vi erano prove che avevano compiuto l’attentato, furono giustiziati.
Sono passati molti anni e poichè anche noi ne abbiamo assai non possiamo che parlare del presente ricordando il passato. Lo facciamo lievemente prendendo a prestito due cantautori: Fabrizio De Andrè, che ci pare sia stato profetico quando cantò Canzone di Maggio,
così come un cattivo maestro è stato Giorgio Gaber che a proposito “dello scalo ferroviario di Lambrate” disse sciaguratamente
“… la libertà non è uno spazio libero libertà è partecipazione.”
Oggi sappiamo che partecipare alle riunioni, ai questionari, agli incontri con gli esperti, realizzati da organismi più o meno rappresentativi e comunque non dotati di poteri decisionali, non ci rende liberi. Ma fa dire a chi decide che noi abbiamo deciso!.
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1) Di seguito riproduciamo i testi degli articoli apparsi sulla prima pagina del giornale. Significativo è l’incipit dell’articolo che compare a destra, dal titolo IL LAVORO ECCESSIVO e la giornata di otto ore Il lavoro è un dovere, ma lavorar troppo è un delitto.
Oggi viviamo in una Repubblica fondata sul lavoro. Ma abbiamo tassi di disoccupazione altissimi e chi lavora è costretto a fare più delle 8 ore!
Recentemente il popolo italiano ha bocciato la riforma della Costituzione. Quando la Costituzione sarà applicata?
AGLI OPERI ED OPERAIE D’ITALIA
Compagni e Compagne!
Oggi, 1° maggio 1890, la classe lavoratrice afferma, per la prima volta, con manifestazioni,
varie secondo i luoghi, ma che, in complesso, sono un grandioso, imponente plebiscito in tutto il mondo civilizzato, afferma, diciamo, la giustizia e l’urgenza di una grande rivendicazione operaia di carattere economico, morale, universale.
La riduzione della giornata di lavoro a 8 ore: ecco lo scopo di questa solenne manifestazione della volontà e della forza del proletariato militante per la sua completa emancipazione.
Compagni e Compagne !
Colla giornata di 8 ore di lavoro aumenterà il bisogno di lavoratori, e molti, che oggi
sono condannati alla disoccupazione, troveranno il desiderato lavoro.
Colla giornata di 8 ore di lavoro, aumentati i lavoratori, sarà aumentato il numero dei
consumatori. Consumo aumentato vuol dire aumentata la domanda dei prodotti e
conseguentemente aumentata la richiesta di operai che lavorano e producono.
Colla giornata di 8 ore di lavoro, aumentata la richiesta di operai, i salarii aumenteranno
essi pure.
Colla giornata di 8 ore di lavoro, avremo 8 ore di riposo e 8 ore per istruzione, educazione e ricreazione.
Colla giornata di 8 ore di lavoro la nostra salute sarà meglio garantita e la nostra vita
sarà prolungata.
Colla giornata di 8 ore di lavoro le nostre menti e i nostri affetti si svilupperanno
accrescendo in noi i più squisiti elementi della dignità umana e i più elevati fattori di
civiltà.
Colla giornata di 8 ore di lavoro la famiglia dell’operaio funzionerà secondo le legge
naturali degli affetti e secondo i fini che la famiglia deve avere nel mondo.
Colla giornata di 8 ore di lavoro i nostri figli troveranno nell’amore della propria
madre e negli insegnamenti della scuola la sicura preparazione di un avvenire degno
dell’uomo.
Colla giornata di 8 ore di lavoro le nostre associazioni, le nostre organizzazioni, le
nostre arti e mestieri prenderanno quel rigoglioso sviluppo, che è richiesto da una civiltà
migliore dell’attuale.
Colla giornata di 8 ore di lavoro gli operai cesseranno d’essere strumenti in completa
balia d’altrui e cominceranno veramente a sentirsi uomini e a valere come tali.
Compagni e Compagne !
La rivendicazione delle 8 ore di lavoro, conquistata colla nostra intelligenza, colla
nostra costanza, cole nostre forze e virtù, sarà la prova più grande e indiscutibile che
siamo degni di quella completa emancipazione, che è la meta di tutti i nostri desiderii.
Evviva la solidarietà operaia universale !
Alessandria, dall’Uffico del Comitato
IL COMITATO CENTRALE
D E L P A R T I T O O P E R A I O I T A L I A N O
Scoffone Ernesto, barbiere – Griggi Vincenzo, orefice – Sacco Paolo, orologiaio
Demicheli Filippo, meccanico.
IL LAVORO ECCESSIVO e la giornata di otto ore
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Il lavoro è un dovere, ma lavorar troppo è un delitto.
Il primo obbligo infatti che ogni uomo ha verso se stesso, ed anche verso gli altri, è quello di conservarsi in salute perchè soltanto colla salute un individuo può provvedere al mantenimento proprio e della famiglia ed essere utile e non di peso al prossimo.
Ma come mai può a lungo mantenersi sano colui che lavora eccessivamente, al di la delle sue forze, 10 o 14 ore al giorno?
Sapete voi quante povere famiglie rimangono prive del loro capo, quante misere donne sono vedove e quanti disgraziati fancilulli restano orfani nel pianto e nella miseria, non
per un decreto inesorabile della natura e di un << dio >> crudele, ma semplicemente perrchè il lavoro eccessivo ha ucciso il padre loro, il loro marito, il loro capo?
I lavoratori, che non conoscono generalmente neppure i più elementari principii della fisologia e dell’igiene, non se ne accorgono e non lo sanno: ma col lavoro eccessivo essi si
ammaestrano oncia ad oncia, compiono un vero sebbenne lento suicidio, e sono quindi spessissino, la causa principale del lutto e della rovina delle loro famiglie.
Non è questo un delitto che essi commettono quantunque senza volerlo?
E mentre la salute se ne va essi perdono via via la bellezza (domandatelo specialmente ai contadini e alle contadine già vecchi a 30 anni), perdono, per la debolezza crescente, la
volontà e l’attitudine al lavoro, che vanno poi a cercare inutilmente negli eccitanti, nel vino e nei liquori, precipitando fatalmente nella via del vizio : perdono la serinità d’animo e la
bontà e mutano in inferno gli ultimi anni della loro vita e l’e sistenza dei loro cari.
Non solo: il lavoro eccessivo – che è un peccato contro natura e che come tale non resta e non può restare impunito – li danneggia e li abbrutisce anche per un altro verso. Li mette
nell’impossibilità di godersi quel riposo e quelle civili ricreazioni in cui l’animo si compiace e si nobilita; e peggio ancora, impedisce assolutamente che essi si istruiscano condannandoli così ad uno stato d’inferiorità forzata, scavando in abisso intellettuale fra loro e le classi colte, e creando delle masse quasi brute, ignare di tutto laddove potrebbe essere un popolo lieto e bello di operai pienamente conscii dei loro diritti e doveri, istruiti e, per ciò solo, infinitamente più produttivi.
Oltre al suicidio fisico i lavoratori commettono dunque col lavoro eccessivo anche un suicidio morale e intellettuale. –
Ed ecco un secondo e non meno grave delitto. E non basta.
Colui che lavora eccessivamente ruba il pane ad altri compagni suoi che per cagion sua resteranno disoccupati, soffrendo e facendo soffrire alle loro disgraziate famiglie tutte le
pene indicibili che l’ozio forzato porta nelle case degli operai.
Lo abbiamo detto altre volte. Se il proprietario o il capitalista hanno bisogno, supponiamo, di far lavorare 16 ore al giorno e se il lavoratore si adatta bestialmente ad un orario così
lungo, naturalmente il proprietario o il capitalista ……
2) Manifestazione internazionale del 1° maggio 1890 Una grande manifestazione sarà organizzata per la data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi….
L’ANPI Sezione 25 Aprile all’interno della iniziativa ‘R come Resistenza’ patrocinata dal Municipio 3 hanno organizzato la conferenza
“DALLA RESISTENZA DI KOBANE ALL’ISIS, ALLE ATTUALI PROSPETTIVE PER IL ROJAVA E LA TURCHIA”
ore 21.00
Auditorium Stefano Cerri
via Valvassori Peroni 56
Il Medio Oriente è oggi condannato a un travaglio senza fine. La guerra che Stati Uniti, Russia, Iran e Turchia stanno combattendo in Siria, per la sua importanza strategica, sta portando al collasso quella regione.
L’esperimento confederale che la rivoluzione dei popoli del Rojava ha inaugurato, sotto la direzione del Partito dell’Unione democratica (PYD), ispirato dalle teorie di Abdullah Ocalan, sembra essere l’unica proposta capace di porre un argine e sconfiggere i DAESH/ISIS.
In Turchia il governo del partito islamico AKP di Erdogan, tramite brogli elettorali, ha riformato la costituzione in senso autoritario. Contro questa svolta si batte il Partito Democratico dei Popoli (HDP), che ha sostenuto sin dai primi giorni la rivoluzione del Rojava e ne condivide il patrimonio ideale.
Quali scenari si aprono oggi per chi combatte per la pace in Medio Oriente?
Quali sfide dovranno affrontare?
Come possiamo contribuire al successo di questa lotta?
Questi sono gli argomenti discussi stasera
All’interno della due giorni promossa dall’ANPI con il patrocinio del Municipio 3 denominata R come Resistenza, presso
Auditorium STEFANO CERRI
via Valvassori Peroni 56
alle ore 17.00
proiezione del film
I NOSTRI ANNI
interviene il regista
Daniele Giulianone
INGRESSO LIBERO
Alberto e Natalino, amici, hanno condiviso l’esperienza partigiana sulle montagne del Piemonte. Oggi Natalino vive solo in un vecchio borgo quasi disabitato; Alberto è in un ricovero dove trascorre l’estate.
Natalino, contattato da un ricercatore universitario, durante un’intervista rievoca il periodo della resistenza; Alberto entra in confidenza con Umberto, un coetaneo costretto sulla sedia a rotelle, anche lui nel ricovero.
In una serie di flashback scorrono le immagini di partigiani in fuga nei boschi durante un rastrellamento fascista. Insieme a Natalino e Alberto c’è Silurino, gravemente ferito. Trasportarlo insieme agli altri partigiani feriti non è più possibile.
Natalino va in cerca di aiuto; Alberto rimasto con i feriti poiché Natalino tarda a tornare va alla sua ricerca. Poi sta per tornare indietro quando sopraggiungono i fascisti.
Alberto assiste impotente all’uccisione di Silurino e dei compagni.
Un giorno Alberto scopre che Umberto era al comando della brigata nera responsabile dell”eccidio nei boschi e allora va da Natalino.
I due decidono di uccidere Umberto. Preparano l’agguato ma …
Mario Bertasa, attore e (poeta), accompagnato dal violoncellista Walter Prati, recita i versi dei due poeti Carlo e Antonio Porta (1) accostati per raccontare 2 secoli di poesia. Vi saranno interventi, con immagini in video, di: Franco Loi, Antonio Zanzotto, Edoardo Sanguinetti, Umberto Eco.
L’iniziativa rientra nel progetto PM3-Poesia Municipio 3-Festival di poesia 2017 ideato e coordinato da Giovanni Bonoldi, per l’Associazione Locus-dipoesia, realizzato nell’ambito delle attività dell’Associazione MIA (edita il giornale Z3xmi) e finanziato dal Municipio 3.
A tutti i presenti verrà donata copia di una pubblicazione che presenta l’opera di Antonio e Carlo Porta. In distribuzione anche la brochure “La poesia a Milano non è una mongolfiera” dedicata ad alcuni dei più importanti poeti milanesi.
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1) Antonio Porta è lo speudonimo di Leo Paolazzi (Vicenza 09/11/1935 – Roma 12/04/1989) scrittore e poeta assunse il nome di Antonio Porta in omaggio a Carlo Porta (Milano 15/06/1775 – Milano, 05/01/1821).