PER CHI AMA LAMBRATE e la Zona 3

E’ ufficiale: la mostra Sguardi verdi e azzurri su Lambrate: un percorso storico tra otto e novecento è prorogata sino al 27 gennaio 2018.
Il che ci da lo spunto per ringraziare Rosa Gessa, curatrice della mostra, che ci ha messo in contatto con Alessandro Tuzza, abitante della zona, il quale a proposito del Miralago oltre ad avere fornito alcune cartoline per l’allestimento della mostra, ci ha girato anche le altre che formano un unicum di 12.
Il formato è in scala ridotta ma confidiamo di poterle ammirare dal vivo, prima che la mostra finisca.

P. S. E’ possibile vedere le cartoline un po’ più ingrandite posizionando il cursore del mouse e premendo il tasto sinistro dello stesso.
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Riportiamo alcune note sul Miralago
All’inizio del XX° secolo, tra l’attuale piazza Monte Titano e piazza Udine, sino alle Rottole e oltre, si estendevano le proprietà dei F.lli Ingegnoli. Talmente radicati sul territorio che, uno di loro, il comm. Francesco Ingegnoli divenne sindaco di Lambrate nel 1914 e proseguì il suo mandato sino alla prematura morte nel 1919.
In quella campagna i F.lli ingegnoli trasferirono i loro vivai. E poiché v’era ricchezza d’acqua e numerose cave decisero di realizzare, intorno ad una di esse, un luogo di intrattenimento e svago: il
Miralago.
Aperto al pubblico dal 1928, lungo l’attuale via Ronchi, era dotato di bar, ristorante, birreria, campi da tennis, giardini, e il bacino era attrazzato con barche. Il Miralago era un centro di attrazione per tutti i milanesi, che vi si recavano nei mesi estivi nelle loro gite fuori porta (1).

La presenza di cave era a Milano piuttosto diffusa, risultato di quel processo di urbanizzazione in corso nell’intera città tanto da spingere alcuni a definire Milano “città di laghi”, fatti dagli “edili” più che dalla natura. Di certo quei “laghi” erano luoghi di refrigerio ma anche teatro di episodi tragici di annegamento. All’epoca oltre la cascina Melghera sorgevano, tra altri, due laghetti, uniti negli anni trenta e denominati “Lago Parco”, con a fianco il luna park, successivamente inglobato nel Parco Lambro. Dalle cronache del “Corriere” era possibile conoscere come “nacque” l’Idroscalo. Progettato negli anni trenta a seguito di una convenzione tra provincia di Milano e ministero dell’aeronautica; ubicato vicino al nuovo aeroporto; derivò da una cava dalla quale furono estratti i materiali per la costruzione della l’attuale Stazione Centrale, inaugurata nel 1931.

Il Miralago ebbe il suo periodo d’oro a cavallo tra le due guerre, con numerosi frequentatori in cerca di ristoro nell’ombroso ristorante, di incontri conviviali nel bar, di balli all’aria aperta, di spazi dove praticare sport, in primo luogo il canottaggio e il gioco del tennis, per i quali venivano anche organizzate apposite gare. Tutto il contorno era curato in ogni dettaglio, con addobbi floreali, naturalmente di provenienza Ingegnoli, vialetti con statue, terrazzi, imbarcaderi, cigni e pesci.

Vivace nei mesi estivi, durante l’inverno la località era meno vissuta. Ma non al punto da non richiamare l’attenzione della cronaca perché agli inizi del 1940 divenne teatro di un delitto che per anni fu seguito. Il colpevole fu individuato in Francesco Starace, nipote del gerarca Achille Starace – quello che vestì le “camice nere” e le organizzazioni giovanili fasciste con l’orbace – la vittima un imprenditore di Busto Arsizio.
La seconda guerra mondiale non risparmiò il Miralago. Durante l’occupazione nazista l’intera area venne requisita dai tedeschi (2).
Finita la guerra non riuscì a ritornare agli antichi splendori anche perché l’occupazione tedesca aveva lasciato in molti il sospetto che nel lago avessero trovato la morte numerosi oppositori del nazi-fascismo.
Anche per rispetto di quei morti la famiglia Ingegnoli decise di chiuderlo negli anni ’50.
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1) MIRALAGO
1) A proposito della occupazione tedesca del Miralago

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