PER CHI AMA LAMBRATE e la zona 3

Di seguito prendiamo spunto dalla prima scheda della mostra che si sta svolgendo nella biblioteca Valvassori Peroni, 56 – di cui abbiamo dato conto nei giorni precedenti – e ne riportiamo il titolo LAMBRATE NEL PERIODO DELL’AUTONOMIA AMMINISTRATIVA. Ma poi l’abbiamo trascritta a modo nostro, considerato che utilizziamo un mezzo diverso: internet. Speriamo di non avere fatto torto alla sua autrice (Rosa Gessa). Inoltre delle immagini che accompagnano il testo ne abbiamo estratta solo 1 per invogliarvi a vedere le altre di persona.

Lambrate si sviluppò attorno a due nuclei abitati: uno denominato Lambrate Inferiore (prossimo alla chiesa di San Martino formato dalle attuali vie Conte Rosso (ex Corso Vittorio Emanuele) Saccardo, Console Flaminio, Crespi, Pitteri) e l’altro Lambrate Superiore (limitrofo al “Dosso” che nel Seicento divenne per l’aristocrazia un luogo di villeggiatura, con la costruzione della villa delle “Rose” – di cui rimane solo il vestibolo – e di villa Folli (entrambe si affacciano ora sulla via Dardanoni); la Palazzetta o villa Busca Serbelloni in via Rombon e poi le attuali via Crescenzago,  Folli, Sbodio).

Prima del 1861, durante le dominazioni austriaca, francese e poi ancora austriaca sotto il Regno Lombardo Veneto, il comune subì diverse modifiche, integrando qualche frazione ma anche subendo la perdita dell’autonomia amministrativa durante la dominazione napoleonica, con la conseguente aggregazione a Milano; autonomia recuperata nel 1841, quando gli vennero aggregati i comuni soppressi di Casa Nuova e San Gregorio Vecchio con Acquabella, Bettolino, Casone e Malapianta. Secondo un successivo compartimento territoriale del luglio 1844, le frazioni erano le seguenti: Cavriano, Casoretto, La Rosa, San Gregorio Vecchio, Acquabella, Bettolino, Casone, Malapianta e Casanova.

Al momento dell’unificazione d’Italia il territorio di Lambrate si estendeva per circa 946 ettari e confinava a nord-ovest con Crescenzago e Milano, lungo il quartiere delle Rottole, a est con Segrate, a sud ancora con Milano e a sud-est con il comune di Mezzate; la frazione di Ortica era posta a sud-ovest, mentre a sud-est, si trovava la località di Villanda, comune autonomo fino al 1757. La popolazione era di 1.671 abitanti (864 maschi e 807 femmine), l’economia, come nella maggior parte dei comuni della pianura irrigua in provincia di Milano, era prevalentemente rurale, con terreni coltivati soprattutto a cereali e ortaggi, questi ultimi dislocati nella zona più vicina a Milano, dove i prodotti venivano smerciati.

Nei decenni successivi alla unificazione si registrò una continua crescita della popolazione, in particolare con il nuovo secolo e soprattutto nel decennio 1910-1920, tanto che alla vigilia della soppressione del Comune gli abitanti raggiungevano le 8.171 unità; il motivo di tale crescita non è da ricercare in una drastica trasformazione dell’economia, che rimase prevalentemente rurale, ma nel processo di urbanizzazione e di industrializzazione dei territori vicini con il conseguente trasferimento di popolazione operaia, in cerca di soluzioni abitative più economiche. Una conferma del profilo ancora prevalentemente rurale traspare in alcuni documenti conservati nell’archivio comunale, ad esempio nella descrizione delle strade comunali e vicinali, che richiamano nella toponomastica e nella descrizione un contesto agricolo, con i nomi delle cascine e dei mulini, che in quegli anni, ma ancora al momento dell’aggregazione, costellavano il territorio di Lambrate.

Osteria Battagliera quando non era ancora stata tracciata via Feltre

A proposito della Battagliera vi segnaliamo un articolo apparso sul Corriere della Sera il 24 aprile 1928

 

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