20 ottobre I BOMBARDAMENTI DEL 20 OTTOBRE 1944

Alle 11.14 fu dato un primo allarme, seguito da un secondo, alle 11.24. Alle 11.29 le prime bombe iniziarono a colpire parte della città: Lambrate Turro Gorla Precotto. Gli obiettivi erano le infrastrutture e le strutture produttive.
Alcuni gruppi di bombardieri americani avevano come obiettivo la Breda. Un primo gruppo sganciò le bombe sugli obiettivi prefissati; il secondo, nonostante la giornata fosse limpida e senza nebbia, “sbagliò” la rotta e il comandante della pattuglia se ne rese conto ma decise di sganciare sull’unico obiettivo rimasto: l’abitato di Gorla.
In quel mentre, dato che gli allarmi furono dati con un intervallo molto ravvicinato, le maestre della scuola elementare di Gorla pensarono che il secondo dov’essere essere inteso come un cessato allarme.
I bambini erano sulle scale, tra l’incertezza del personale scolastico che non sapeva decide se portarli o meno nel rifugio sotterraneo.
Una bomba centrò la tromba delle scale della scuola: 192 bambini perirono e con loro: la direttrice e 19 tra maestri e collaboratori.
Altri 17 piccoli morirono in quello stesso bombardamento. Complessivamente i morti quel giorno furono 614.

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Monumento ossario a Gorla

Sul luogo della strage sorge ora un monumento ossario. La testimonianza della sua edificazione è stata fornita a Achille Rastelli dalla signora Elisa Zoppelli Rumi.

(dal sito piccolimartiri.it riportiamo )

Per evitare che il tempo ne disperda il ricordo e per stabilire una volta per tutte la verità, io, che nella tragedia ho perso due figli, desidero raccontare la vera storia del Monumento ai “Piccoli Martiri di Gorla”. Il monumento ossario ai Piccoli Martiri della scuola di Gorla è sorto per volontà dei genitori delle vittime di quel tragico 20 ottobre 1944. Il terreno dove sorgeva la vecchia scuola, dopo la tragedia dove perirono i nostri cari figli, era stato messo in vendita dal Comune per la cifra di Lit. 6.000.000 (seimilioni) che, secondo quanto si diceva in giro, sarebbe stata utilizzata per la costruzione di un cinema. Lo ricordo con angoscia come se fosse ora; noi genitori, indignati, decidemmo di fare un esposto in Comune e istituimmo un comitato. Mio marito ed altri padri delle vittime si recarono a Palazzo Marino per ottenere la concessione del terreno sopra il quale sorgeva la scuola, ma poiché non si riusciva ad ottenerla, in quanto volevano effettivamente costruire un cinema, mio marito si alzò in piedi e disse queste testuali parole: “Ma la vita dei nostri figli vale dunque così poco?”. A questo punto il sindaco, avvocato Antonio Greppi, commosso, allargò le braccia e rispose: “Sono padre anch’io… fate del terreno quello che volete”. Così si ottenne non solo l’appoggio del Comune, ma anche del sindaco, che riconobbe ufficialmente il nostro comitato a tutti gli effetti. Questo comitato per le onoranze ai Piccoli Martiri era così composto: dottoressa Tita Montagnani (moglie del senatore Montagnani), avvocato De Martino (reduce da Mauthausen), dottor Mario De’ Conca, mio marito signor Luigi Rumi, signor Giovanni Zamboni e signor Gino Boerchi. Il desiderio di noi genitori era di erigere un Monumento Ossario per tenere uniti i nostri figli e ricordare al mondo il sacrificio di tante vittime innocenti della guerra. Una parte della popolazione di Gorla, invece, tra i quali il Parroco d’allora, osteggiava la costruzione di questo Monumento, dicendo che quello non era un luogo sacro e preferiva che, con i fondi che sarebbero stati raccolti, si fosse costruito un asilo in parrocchia. Noi genitori, compatti, ci adoperammo in mille modi per procurarci i fondi necessari per avviare i lavori. I padri cominciarono la pietosa opera di scavare fra le macerie della scuola ed a togliere ad uno ad uno i mattoni, alcuni dei quali riportavano tracce evidenti dell’accaduto. Ogni mattone, se era in buono stato, valeva due lire, se era rovinato una lira soltanto. Quante lire mi sono passate per le mani e quante ne ho incollate e riordinate, stirandole! Ma il ricavato della vendita era troppo poco. Cominciammo a raccogliere e vendere i tappi di stagnola delle bottiglie del latte, anche questo ricavato era insufficiente. Contribuimmo poi alle spese in parte anche noi genitori e quante privazioni subimmo, perché subito dopo la guerra la vita era molto cara e difficile per tutti. Intervenne allora la dottoressa Montagnani, che ci venne in aiuto organizzando al teatro alla Scala una serata di beneficienza e così poterono iniziare i lavori. Occorrevano però altri fondi e così la dottoressa Montagnani ci venne ancora in aiuto procurandoci del ferro, gentilmente offerto dalle Acciaierie Falck, in modo tale che il ricavato della vendita sarebbe servito per la prosecuzione dei lavori. La Rinascente, per la sua sede distrutta dalla guerra, avanzò del marmo di Candoglia e ce lo offrì: questo marmo venne utilizzato per l’approntamento dei loculi delle nostre vittime. Venne in seguito organizzato un concorso tra alcuni scultori per eseguire un bozzetto del Monumento da dedicare ai nostri bambini e fra questi scegliemmo quello più adatto, realizzato dallo scultore Remo Brioschi. Detto bozzetto raffigurava una mamma piangente sulle cui braccia distese è adagiato il figlioletto morto per la guerra. Questo scultore si commosse e ci aiutò: realizzò l’opera d’arte chiedendo un compenso minimo. I fondi erano però ancora insufficienti e decidemmo allora di far stampare alcune cartoline raffiguranti il bozzetto e di venderle nelle scuole con l’approvazione del Provveditore agli Studi, professor Mazzuccanti. Con molti sacrifici noi genitori ci autotassammo ancora per poter ultimare i lavori e allo stesso tempo dare un contributo per l’asilo della parrocchia. Finalmente il 20 ottobre 1947 si poté inaugurare il monumento, la cui madrina fu la dottoressa Montagnani, assistita dalla bambina Anna Maria Redaelli. I problemi però non erano finiti perché i responsabili dell’eccidio offrirono una forte somma perché il Monumento venisse demolito in quanto era una prova evidente del loro gravissimo sbaglio che li aveva portati a sganciare le bombe sulla scuola di Gorla invece che sullo scalo ferroviario di Greco. Nelle fondamenta del Monumento Ossario è stata posta una pergamena con i nomi dei fondatori del Comitato del Monumento ai Piccoli Martiri, oltre a quello del sindaco Antonio Greppi e di Tita Montagnani. A tutte queste persone, ormai quasi tutte decedute, sono subentrate nel Comitato i loro figli, aiutati dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra che ogni anno, nella ricorrenza, organizzano la triste commemorazione. Con il passare degli anni, a poco a poco, dai vari cimiteri della zona fu possibile riunire le diverse cassettine ossario e, a gruppi, accompagnarle con cerimonia religiosa, ricoperte da drappi rosa o azzurri, al luogo della tumulazione. Ora da anni sono tutti riuniti con i loro insegnanti nel luogo dove perironi e chiedono che il loro sacrificio non sia stato vano, ma sia monito per allontanare lo spettro della guerra.

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L’ossario


Quest’anno la Giunta del Municipio 3 – come negli anni passati il CdZ3 –  con decisione presa il 7 ottobre 2016, ha nome del Municipio ha partecipato alla commemorazione: alla cerimonia erano presenti il presidente del Municipio 3, Caterina Antola ed è stata inviata una corona.
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