7 settembre 1944 QUINTINO DI VONA

L’8 settembre 1943, per un attimo, suscitò in gran parte degli italiani un sentimento di gioia. Subito dopo si domandarono come l’avrebbero presa i tedeschi; quale sarebbe stata la loro reazione; in quale situazione concreta si sarebbero trovate le migliaia di uomini alle armi lontani da casa, sparsi per l’Italia e all’estero.
All’annuncio dell’armistizio seguì la fuga, notturna, da Roma, del re del governo e del comando supremo. Solo alle 0:50 del giorno successivo il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Roatta, fece trasmettere il fonogramma “Ad atti di forza reagire con atti di forza”.
Era in tutta evidenza chiaro anche a lui che i tedeschi non erano più alleati ma occupanti e che la guerra non era finita.
Fin da subito i figli della resistenza, pagarono alla lotta di liberazione, anche nella ns. Zona, un tributo di sangue.

QDVwQUINTINO DI VONA
Nato a Buccino (Sa) il 30 novembre 1894. Insegnante. Ha partecipato alla I° guerra mondiale, dove ferito rimane mutilato. Nel 1921, si laurea in lettere a Salerno, aderisce al Partito Socialista e incomincia a insegna nei Licei di Grosseto, di Salerno e infine al “Carducci” di Milano. E’ insigne latinista e saggista. Cura edizioni di classici latini da Cicerone a Tacito. Durante il ventennio scrive sulla stampa clandestina con gli pseudonimi di “Vautrin”, “Libero Gracco”.
Dopo l’armistizio, entra in contatto con il Partito Comunista Italiano e ne diffonde la stampa. Inquadrato con lo pseudonimo di Lanzalone nella 119ma Brigata Garibaldi partecipa a numerosi atti di guerriglia (dopo la sua morte la brigata prese il suo nome). Contribuisce alla nascita del CLN della scuola milanese ma tra i suoi collaboratori si è insinuata una spia, di cognome Arconati, e così il suo nome entra nelle liste nere.
A lui, ormai sospettato dalla repubblica di Salò, viene offerto di fuggire in Svizzera ma rifiuta: “Bisogna stare qui. E’ qui che si lotta e si vince” .
Prende la precauzione di sfollare con la famiglia nella sua casa di Inzago (Mi).
A seguito di uno scontro avvenuto nelle vicinanze, in cui si sono avuti due feriti, militi della Brigata Nera di Monza, il 7 settembre 1944 irrompono in casa sua e vi trovano vecchi volantini. Di Vona viene arrestato, picchiato a sangue, processato sommariamente e poi trasportato con un camion nella piazza principale del paese dove i fascisti, al comando di un sottufficiale delle SS germaniche, (Schutzstaffeln – reparti di difesa) germaniche, lo fucilano.
Il suo corpo è lasciato sulla piazza per il resto della giornata e per tutta la notte.
Milano gli ha dedicato un Istituto onnicomprensivo che porta il suo nome.

Edizione del 1954

Un libro a lui dedicato, QUINTINO DI VONA. UNA VITA PER LA LIBERTA’, curato da Patrizia Pozzi, per le edizioni Mimesis (2010) contiene la ristampa della sua biografia, scritta nel 1954 dalla moglie Lina, contributi di storici e studiosi che lo hanno conosciuto e il ricordo di Enzo Capitano, allievo del Liceo Carducci morto diciottenne a Mauthausen.

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