E’ questa un delitto clamoroso che tenne le cronache dell’epoca deste anche per lo spessore di chi lo compì: Francesco Starace assassino evasore e falsario. Cugino del gerarca fascista Achille Starace.

Il 5 febbraio 1940 l’ing. Giovanni Castelli, 32 anni, di Busto Arsizio, industriale in maglieria, vedovo e padre di un bambino, si recò a Milano. Ma la notte non rincasò. Il giorno successivo giunge ai familiari un telegramma nel quale il Castelli li informava che andava a Bologna per affari. Il telegramma era firmato Giovanni, mentre per solito il Castelli si sottoscriveva Gianni. Questo particolare e la mancanza di altre notizie indussero il padre del Castelli a recarsi a Milano per rivolgersi alla polizia. Venne accertato che il telegramma era falso.
Del Castelli nessuna traccia.
Il 9 febbraio Maria Mazzocchi, (1), venne mandata dal suo convivente Francesco Starace (2) a ritirate un ombrello che aveva dimenticato al Miralago, la Venezia dei Milanesi, in via Ronchi 24.
Il custode la fece entrare, considerato che l’inverno il Miralago era chiuso al pubblico. La Mazzocchi recatasi nel locale indicatole dallo Starace trovò il corpo di un uomo morto riverso sul pavimento: era il Castelli.
Aperta l’inchiesta e identificata la vittima emerse che la stessa era conosciuta agli Starace perchè frequentava il Miralago.

La pubblicità del Miralago in piazzale Loreto, all’inizio di via Porpora

Ma non solo.
Francesco Starace e Giovanni Castelli si frequentavano perchè avevano un’amicizia in comune: Lidia Biasin. Lo Starace aveva avuto rapporti con lei ancora sedicenne e il Castelli la concupì in un boschetto del Miralago: Lidia li aveva fatti incontrare perché entrambi, all’epoca, erano nel ramo maglieria. Lo Starace, ormai fallito, doveva 12.000 lire al Castelli.
Nelle more dell’inchiesta – secondo la ricostruzione fattane dallo Starace – lo stesso avrebbe invitato il Castelli al Miralago per ricordargli le sue condotte nei confronti della Biasin e che per questo doveva pagare. La ricattatoria pretesa degenerò in una colluttazione che ebbe come suggello l’esplosione di due colpi di pistola sparati dallo Starace contro il Castelli.
Caso volle che alla scena iniziale assistette il garzone di un lattaio che indicò di avere udito anche degli spari. L’arma era in dotazione in un cassetto del locale ristorante.
Ma oltre ad essere accusato di omicidio lo Starace derubò la vittima del portafogli, dell’anello, di una penna stilografica in oro tanto che nè il denaro – il Castelli doveva avere con sé almeno 10.000 lire – nè gli oggetti di valore furono mai trovati. Da subito lo Starace sostenne che la sottrazione di tali oggetti era stata fatta per creare l’apparenza di una rapina ciò non di meno fu accusato di rapina
In Assise i legali di Francesco Starace cercarono di ottenere l’infermità mentale dell’assistito con l’aiuto di tre dottori: il dott. Moretti Foggia aveva avuto in cura un fratello dello Starace per paralisi infantile; il prof. Medea ebbe in cura uno zio dell’imputato affetto da una grave forma di deperimento nervoso; il prof. Pini curava una zia dell’accusato affetta da psicosi malinconica. Nessuno degli avvocati della difesa, stranamente, parlò del più noto dei parenti dell’inquisito: quell’Achille Starace ormai caduto in disgrazia anche agli occhi di Mussolini. 
La Corte respinse le tesi dei luminari volta a sostenere una certa propensione patologica nella stirpe dello Starace e inflisse all’imputato 30 anni di carcere.
Inviato a Roma per espiare la pena lo Starace, dopo il 25 luglio 1943, offrì la sua collaborazione ai tedeschi e riuscì a ottenere la libertà. In carcere era entrato in contatto con alcuni falsari. Ricercato perché aveva intrapreso la remunerativa attività in Riviera venne arrestato a Milano per essere tradotto a Genova. Ma mentre veniva condotto a Genova ammorbidì la sorveglianza di uno dei custodi con un bel po’ di milioni, ritrovandosi di nuovo libero.
Subito strinse relazioni con gente  che tra il maggio 1945 all’ottobre del 1946 riuscì a spacciare circa 8 milioni di AM-lire, in biglietti da 1000, nonché carte annonarie italiane e svizzere, clichés per la stampa di biglietti da 100 lire.

Il 19 ottobre 1946 il nuovo Corriere della Sera titolava a pag. 2

Era la prima volta che il giornale faceva esplicito riferimento a una consanguineità tra Francesco Starace e Achille Starace. Addirittura
si dilungò oltre a indicare che nella stamperia erano stato trovato materiale copioso tra


Nel 1949 allo Starace fu inflitta una pena di 22 anni, per l’attività di falsario. Ma tale condanna non ebbe effetto poiché, in sede di esecuzione,  gli fu computata la pena più grave comminatagli per il delitto del Miralago.
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1) Maria Mazzocchi, separata, fu impiegata come cassiera da Francesco Starace, allora caposala del Motta di piazza Duomo. A seguito del verificarsi di frequenti ammanchi di cassa, dei quali fu sospettato lo Starace, furono entrambi licenziati.
2) Francesco Starace, nato nel 1906 a Napoli, ex caposala del Motta di piazza Duomo, e figlio di Germano Starace gestore del Miralago. Separato. Dopo essere stato licenziato dalla Motta il padre gli aprì una bottiglieria ma abbandonò il negozio per impiantare un’industria di maglieria.

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Visite alla casa Boschi di Stefano, via Jan 15

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E se non li avete potete usare ortaggi e sementi
Per informazioni consultate il catalogo Fratelli  INGEGNOLI


P. S. Se posizionate il cursore sull’immagine e premete il pulsante sinistro del mouse potrete sfogliare il catalogo.

A 50 anni dal ’68 e prima che altri ci dicano cosa è stato noi lo vogliamo ricordare augurandovi un BUON ANNO come fu quello.
In ogni caso, anche il 2017 è stato caratterizzato da Fiori ortaggi e sementi. Con la mostra tenutasi nella biblioteca Valvassori Peroni che ha proposto le copertine storiche dei cataloghi Ingegnoli.
Per rimanere in tema ve le proponiamo.

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La “Christmas Race” è una corsetta benefica aperta a tutti ed è organizzata dall’associazione (AGAP Associazione Gruppi Amatoriali Podistici). Si svolge la mattina del 25 dicembre, nel Parco Lambro (ingresso via Feltre). Il percorso di 3 chilometri e 650 metri può essere affrontato di corsa o anche a passo libero. L’iniziativa è l’occasione per lo scambio di auguri e per portare con sé articoli di prima necessità da donare a chi ne ha più bisogno.  La partecipazione è a offerta libera per il ristoro. Iscrizione ore 8.30 partenza ore 9.00.

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La primavera scorsa l’editore Taschen ha consegnato in libreria un libro dal titolo INGRESSI A MILANO o anche ENTRYWAYS OF MILAN
Abbiamo avuto la ventura di sfogliarlo partendo dall’indice e la prima cosa che ci ha colpito è che dei 144 Ingressi documentati quasi un terza è della nostra Zona. E a guardar bene, in modo cronologicamente dato – si va dal 1920 al 1970 – ciò permette di percepire come si è sviluppata nel secolo scorso questa parte di città.
Quel che colpisce è che noi comuni mortali d’innanzi a una pagina stampata, ad una fotografia, stupiamo anche perché il portone lo abbiamo visto ma non l’abbiamo mai varcato. E abituati al nostro ingresso mai avremmo immaginato.
Inutile dire che le note introduttive sono di aiuto per capire. E ogni scatto ha ulteriori note esplicative.
Il tutto ripaga l’occhio e l’editore (Prezzo del volume Euro 49,99). Ma per chi si è ridotto all’ultimo minuto…

Su internet abbiamo trovato solo alcuni INGRESSI riferiti alla nostra Zona

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E’ ufficiale: la mostra Sguardi verdi e azzurri su Lambrate: un percorso storico tra otto e novecento è prorogata sino al 27 gennaio 2018.
Il che ci da lo spunto per ringraziare Rosa Gessa, curatrice della mostra, che ci ha messo in contatto con Alessandro Tuzza, abitante della zona, il quale a proposito del Miralago oltre ad avere fornito alcune cartoline per l’allestimento della mostra, ci ha girato anche le altre che formano un unicum di 12.
Il formato è in scala ridotta ma confidiamo di poterle ammirare dal vivo, prima che la mostra finisca.

P. S. E’ possibile vedere le cartoline un po’ più ingrandite posizionando il cursore del mouse e premendo il tasto sinistro dello stesso.
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Riportiamo alcune note sul Miralago
All’inizio del XX° secolo, tra l’attuale piazza Monte Titano e piazza Udine, sino alle Rottole e oltre, si estendevano le proprietà dei F.lli Ingegnoli. Talmente radicati sul territorio che, uno di loro, il comm. Francesco Ingegnoli divenne sindaco di Lambrate nel 1914 e proseguì il suo mandato sino alla prematura morte nel 1919.
In quella campagna i F.lli ingegnoli trasferirono i loro vivai. E poiché v’era ricchezza d’acqua e numerose cave decisero di realizzare, intorno ad una di esse, un luogo di intrattenimento e svago: il
Miralago.
Aperto al pubblico dal 1928, lungo l’attuale via Ronchi, era dotato di bar, ristorante, birreria, campi da tennis, giardini, e il bacino era attrazzato con barche. Il Miralago era un centro di attrazione per tutti i milanesi, che vi si recavano nei mesi estivi nelle loro gite fuori porta (1).

La presenza di cave era a Milano piuttosto diffusa, risultato di quel processo di urbanizzazione in corso nell’intera città tanto da spingere alcuni a definire Milano “città di laghi”, fatti dagli “edili” più che dalla natura. Di certo quei “laghi” erano luoghi di refrigerio ma anche teatro di episodi tragici di annegamento. All’epoca oltre la cascina Melghera sorgevano, tra altri, due laghetti, uniti negli anni trenta e denominati “Lago Parco”, con a fianco il luna park, successivamente inglobato nel Parco Lambro. Dalle cronache del “Corriere” era possibile conoscere come “nacque” l’Idroscalo. Progettato negli anni trenta a seguito di una convenzione tra provincia di Milano e ministero dell’aeronautica; ubicato vicino al nuovo aeroporto; derivò da una cava dalla quale furono estratti i materiali per la costruzione della l’attuale Stazione Centrale, inaugurata nel 1931.

Il Miralago ebbe il suo periodo d’oro a cavallo tra le due guerre, con numerosi frequentatori in cerca di ristoro nell’ombroso ristorante, di incontri conviviali nel bar, di balli all’aria aperta, di spazi dove praticare sport, in primo luogo il canottaggio e il gioco del tennis, per i quali venivano anche organizzate apposite gare. Tutto il contorno era curato in ogni dettaglio, con addobbi floreali, naturalmente di provenienza Ingegnoli, vialetti con statue, terrazzi, imbarcaderi, cigni e pesci.

Vivace nei mesi estivi, durante l’inverno la località era meno vissuta. Ma non al punto da non richiamare l’attenzione della cronaca perché agli inizi del 1940 divenne teatro di un delitto che per anni fu seguito. Il colpevole fu individuato in Francesco Starace, nipote del gerarca Achille Starace – quello che vestì le “camice nere” e le organizzazioni giovanili fasciste con l’orbace – la vittima un imprenditore di Busto Arsizio.
La seconda guerra mondiale non risparmiò il Miralago. Durante l’occupazione nazista l’intera area venne requisita dai tedeschi (2).
Finita la guerra non riuscì a ritornare agli antichi splendori anche perché l’occupazione tedesca aveva lasciato in molti il sospetto che nel lago avessero trovato la morte numerosi oppositori del nazi-fascismo.
Anche per rispetto di quei morti la famiglia Ingegnoli decise di chiuderlo negli anni ’50.
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1) MIRALAGO
1) A proposito della occupazione tedesca del Miralago

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Simone Sollazzo

In data 11 dicembre Simone Sollazzo, Capogruppo del MoVimento5stelle in Consiglio  Comunale, a nome del gruppo ha inviato una lettera all’Assessore  Tajani per riportare all’attenzione sua e a quella della Giunta comunale il caso INNSE.

“Dall’ultimo scambio epistolare intercorso tra le parti a proposito del caso INNSE, e che risale ormai ad un anno fa, molti eventi si sono succeduti e avrebbero dovuto indurre oggettivamente l’Amministrazione Comunale a rivedere la sua posizione sul tema e mostrare un ruolo più attivo nella questione.
Si parte dalla decisione del giudice che ha rigettato i licenziamenti condannando la Camozzi al risarcimento, per arrivare allo stato di inefficienza in cui l’azienda versa attualmente a causa dei continui cambiamenti di programma che hanno portato al completo smantellamento del progetto iniziale su cui si basava l’accordo siglato tra Comune,Prefettura e Azienda.
Attualmente sono impiegati soltanto circa 10 addetti su gli originali 24 per il solo avvio
di una macchina che dovrebbe lavorare basi di alluminio e che al momento non risulta in
funzione perché non si è ancora riusciti ad avviarne un corretto funzionamento.
Siamo quindi ben lontano, a distanza di 8 anni, da quel livello di assunzioni su cui la
Camozzi si era impegnata; di contro il livello occupazionale si è dimezzato e un numero
consistente di lavoratori sono fuori dal ciclo produttivo; Con l’aggravante che nel
frattempo però l’azienda ha smontato e portato via buona parte delle macchine principali in contravvenzione agli impegni assunti e in totale deroga agli accordi sottoscritti che, ci
preme ricordare, prevedevano la restituzione della fabbrica nelle condizioni originali
qualora Camozzi non fosse riuscita a rispettare gli impegni sottoscritti.
Come da voi promesso ci saremmo aspettati una maggiore attenzione e vigilanza che lamentiamo non essere stata attuata per cui la situazione vi rende responsabili al pari della CAMOZZI del fallimento del progetto; ricordiamo ancora che per il rilancio della INNSE Camozzi è stata favorita ricevendo gratis l’intero manufatto ed in più 10.000 m2 che sarebbero dovuti servire per la movimentazione dei prodotti.
Ci aspettiamo quindi un pronto intervento da parte vostra che non si limiti a manifestazioni di intenti ma ad una più assidua sorveglianza; riteniamo doveroso nel rispetto dei contribuenti che questa amministrazione si faccia carico seriamente di convocare le parti e dirimere la questione in modo pragmatico anche in sede di commissione consiliare.
Da parte nostra c’è tutta la volontà di collaborare affinché si venga a determinare una
tanto agognata soluzione per la salvaguardia dei diritti dei lavoratori rimasti e
soprattutto di una eccellenza dell’industria italiana e milanese.
Certi della Sua comprensione, restiamo in attesa di un Suo riscontro scritto.
Cordiali saluti
Simone Sollazzo
Gruppo Consiliare MoVimento 5 Stelle
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A proposito di questa lettera, sul sito della INSEE, è comparso questo commento:… “L’assessore ha sempre appoggiato la politica pseudoindustriale della Camozzi, politica che con il passare del tempo si rivela sempre di più vessatoria nei confronti di operai e impiegati della INNSE: 3 licenziati; 2 anni di cassa integrazione; lo smontaggio e la probabile vendita di importanti macchinari (7 dentatrici); un programmata installazione di un nuovo macchinario che non sta funzionando – la nuova macchina doveva entrare in funzione nel mese di luglio e garantire una produzione nella lavorazione dell’alluminio. Ma, ad oggi, è ancora lontanissima dall’essere attiva. La macchina utensile presenta seri problemi di lavorazione meccanica e non riesce a garantire le specifiche richieste dal cliente. Questa è la politica industriale della Camozzi a cui l’assessore Tajani ha sempre dato credito, scontrandosi apertamente contro gli operai e gli impiegati della INNSE.

Comunque la pensiate – se volete farvi un’idea potete  leggere quanto abbiamo documentato in questi mesi INNSE – via Rubattino – loro: gli operai e gli impiegati della INNSE, da marzo di quest’anno, con tutte stagioni, stanno presidiando la fabbrica. E venerdì i licenziati i cassaintegrati e quelli che ancora lavorano, a mezzogiorno, faranno “sotto la tenda” il pranzo di Natale. A loro e a tutti Auguri.

 

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