Dopo l’allarme dato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità siamo andati a chiedere agli abitanti di via Predil se erano preoccupati.
Ci hanno detto che seppure non siano della specie “carni rosse”, non sentono prossima la loro fine data la lentezza con cui procede il loro sfratto: oggi in cantiere, a lavorare, c’erano solo loro.

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Queste fotografie sono state esposte durante la rassegna Folli 50, in occasione dell’EXPO. Documentano la costruzione dello stabilimento Bracco a iniziare dal 1949.

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Il patrimonio arboreo di piazza Leonardo da Vinci negli ultimi decenni ha subito un progressivo deterioramento.
fonpwE la Piazza ha subito alcune modificazioni: nella parte che si prospetta su viale Romagna ha visto l’insediamento della fontana di Andrea Cascella, assurto a fama imperitura perché ha realizzato il mausoleo di Berlusconi, e la realizzazione di alcuni giochi dinanzi alla scuola Leonardo da Vinci; sul lato di via Bonardi ha dapprima subito l’impossibilità ad accedervi da via Ampère; poi ha subito la privatizzazione e il confino, tramite sbarra e due barriere tipo New Jersey, degli accessi al fronte del Politecnico, da tempo immemore asfaltati. Ma soprattutto ha dovuto subire il passaggio sul suo verde di orde di studenti che provenienti dalla stazione metropolitana di piazza Piola, hanno calpestate le aiuole sino a tracciare sentieri/strade in terra battuta.

Veduta aerea di piazza Lenardo da Vinci. (2014)

I puntini rossi indicano indicano i “sentieri” creati dagli studenti ; I puntini gialli da dove arrivano gli studenti; i puntini blu gli sbarramenti posti per impedire l’accesso alle macchine.

Se quindi la piazza ora è malconcia da un lato lo si deve ai laureati/laureandi del Politecnico e della Statale e dall’altro alle amministrazioni comunali che negli anni si sono succedute e, come detto, non hanno provveduto al mantenimento del patrimonio arboreo della piazza ma hanno contribuito a erigere barriere più o meno mobili.
Non siamo nostalgici dei bei tempi andati ma conserviamo memoria di quei tempi e dell’attenzione che ai tempi veniva data alla piazza.
Sul finire degli anni ’70 un professore di Agraria fece svolgere ai suoi studenti una ricognizione del patrimonio arboreo di piazza Leonardo da Vinci e realizzò un censimento delle piante che vi erano a dimora. Lo studio è stato proposto nell’aprile del 1981, da un giornale di zona: La Piazza.
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Orbene il 23 ottobre abbiamo avuto la ventura di leggere un comunicato stampa del comune di Milano, corredato dalle dichiarazioni di ben 4 assessori,  in cui si preannunciavano i lavori di “riqualificazione” di piazza Leonardo Da Vinci e l’inizio degli stessi per il giorno 24 ottobre: un sabato.
Credevamo in un refuso. Siamo andati a vedere: vero. Con uno zelo degno di migliore causa gli addetti ai lavori alle 17.00 avevano già innalzato una palizzata su via Bonardi e recintato con nastro bianco/rosso tutta la piazza.


Interpellato il responsabile dell’erigenda palizzata ci ha detto che i lavori di “riqualificazione” della piazza termineranno entro 6 mesi. Ma non abbiamo avuto animo di chiedergli perché mai l’AMSA stesse raccogliendo foglie.

E così ce ne siamo andati con l’unica certezza che il nuovo volto di piazza Leonardo da Vinci lo vedremo giusto in tempo prima delle prossime amministrative. Così che  i cittadini, grati, nel segreto dell’urna possano votare riconoscenti se la piazza sarà ancora più bella di quanto non fosse alla fine degli anni ’70, quando contava 33 specie arboree.
Da parte nostra possiamo solo riportare la piantina del nuovo progetto.
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20151027INCONTRO LE ERBE DELLE STREGHE

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Le foto sono tratte dal sito facebook Residenti Rubattino e Dintorni.
Ma invece di commentare la catena umana come ha fatto in diretta l’enfant prodige della politica zonale Gianluca Boari

#‎RUBATTINO‬: 4 GATTI AL CORTEO DEL COMITATO (DI SINISTRA) PRURUBATTINO
In questo momento 12 adulti una ventina di bambini più il consigliere di zona Mariani e la ex consigliera di sinistra Tedesco manifestano a Rubattino per chiedere la scuola media…
Peccato perché l’argomento sarebbe serio”
(sic! n.r.)

riportiamo un articolo di Repubblica perché vi sono indicati alcuni dati che l’amministrazione comunale avrebbe dovuto fare propri per svolgere una politica efficace e rispondente ai bisogni dei cittadini

Il quartiere dei bambini senza scuole e senza parchi
Data di pubblicazione: 02.10.2011
Autore: Vanni, Franco

Frutti maturi, praticamente marci, della mitica trasformazione urbana pubblico-privata promessa a gran voce dal centrodestra. La Repubblica Milano, 2 ottobre 2011 (f.b.)
Se l’Italia somigliasse al condominio in via Caduti nelle missioni di Pace 3, vivremmo nel Paese più giovane d’Europa. Se in città valesse la proporzione fra bimbi e adulti che fa risuonare di gridolini e pianti notturni il palazzo, il Comune dovrebbe convertire in asili tutti i centri anziani, i musei, i consigli di Zona. «Cento dei 300 abitanti non raggiungono i 10 anni», dice Bianca Giorgi, portavoce del comitato del quartiere Rubattino.
Una situazione simile riguarda tutti gli undici palazzi di nove piani costruiti dal 2003 a oggi nel quartiere alla periferia Est di Milano: 4mila abitanti, destinati ad aumentare con l’innalzamento, già previsto, di altri tre blocchi di edifici.
L’anomalia di Rubattino è il risultato del piano di edilizia voluto dall’assessore all’Urbanistica della prima giunta Albertini, il ciellino Maurizio Lupi. Una convenzione con i costruttori prevedeva per le giovani coppie vantaggi sull’acquisto di case costruite da zero nell’ex area Innocenti. Ha funzionato: hanno comprato, hanno avuto figli e si è creata la piccola città dei bambini. A Milano gli under 10 sono 127.968, il 9,6 per cento della popolazione. Al Rubattino gli abitanti che non hanno finito le elementari sono quasi uno su tre. E qui viene il problema. «Quando il Comune presentò il progetto – racconta Giovanni Berta Mauri, presidente del comitato – ci furono mostrati rendering del quartiere dove avremmo vissuto. Abbiamo comprato casa proprio perché erano previsti parchi gioco, scuole, campi da calcio». E invece niente.
Il sogno del quartiere dei bimbi si è arenato in una giungla di convenzioni non rispettate, lungaggini burocratiche, fondi mai spesi. La scuola (nido, materna ed elementare), per cui il Comune ha stanziato 3,1 milioni nel 2006, non esiste. I bambini che vivono in via Caduti in missione di pace e in via Caduti di Marcinelle ogni mattina devono percorrere oltre un chilometro per raggiungere via Cima o via Pini. «Un gruppo di nonni e genitori li accompagna a piedi in comitiva – racconta Carla, due figli in età da asilo – ma la buona volontà non basta, ci vuole la scuola». Il campo da calcio, promesso dal Comune nel 1998, non ha porte, il terreno è dissestato e l’erba non viene tagliata. In pratica, non c’è. Come non c’è il campo giochi attrezzato. «È una fregatura», taglia corto Berta Mauri. Eppure, senza dovere spendere un euro, il Comune avrebbe gli strumenti per completare il sogno. Ed è quello che i residenti chiedono a Palazzo Marino e al Consiglio di zona.
«Parte dei servizi previsti dal Piano di riqualificazione del 1998 sarebbe a carico di Aedes, l’azienda che ha costruito le case – dice Bianca Giorgi – ora il Comune pretenda quanto dovuto». Oltre alle strutture per i bambini, sono molti gli interventi previsti e mai realizzati. La Casa di cristallo, immersa nel parco, doveva diventare «centro per sport, spettacoli e aggregazione», invece è una struttura abbandonata. Il piano parcheggi, che prometteva «un posto d’auto per ogni famiglia», si riduce a un silos da 800 posti, chiuso dalle 21 alle 8 e la domenica. Al posto della farmacia, in piazza Vigili del fuoco è arrivata una parafarmacia e si aspettano barriere anti-rumore che isolino le case dalla Tangenziale est. L’ultima richiesta all’assessorato provinciale ai Trasporti è del 2 maggio scorso. «Potrebbe essere il quartiere più felice di Milano – dice Rocco, 36 anni, padre di due bimbe bionde – basterebbe che chi amministra tenesse presente che esistiamo».

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