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circolo ACLI
via Conte Rosso, 5

Incontro con:
Fausto Ciuffi, presidente della Fondazione “Villa Emma”
Sergio De LaPierre, autore del volume Il racconto di Nonantola.

Proiezione del film:
I ragazzi di Villa Emma
di Aldo Zappalà
2008
Prodotto da VILLAGE DOC&FILMS E RAI EDUCATIONAL

17 luglio 1942. Alla stazione di Nonantola, piccolo centro abitato vicino Modena, arrivano 73 ragazzi ebrei  di età compresa tra i 6 e i 20 anni scampati ai rastrellamenti dei nazisti in tutta Europa.
Villa Emma è il luogo dove per più di un anno sono stati al sicuro.
Poi c’è l’8 settembre con l’occupazione tedesca e  l’arrivo dei militari.
I cittadini di Nonantola guidati da don Arrigo Beccaria e dal Dott. Giuseppe Moreali non li consegnano ai fascisti…
All’opera di Aldo Zappalà è stata attribuita la targa di riconoscimento del Presidente della Repubblica.

Se non potete partecipare potete comunque vedere il film qui di seguito, tratto da Youtube


Per vedere questo video portatelo avanti sino al minuto 1.42



 

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20151209 New-Horizons-Plutone-Carontewore 21.00
Auditorium Stefano Cerri
Via Valvassori Peroni 56
Ingresso Gratuito

Conferenza di Cesare Guaita

Le caratteristiche geologiche e climatiche del corpo più lontano del sistema solare, scrutate per la prima volta da vicino lo scorso 14 luglio.

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foto di Marco Foti.

Nel 1953 nel 1° giorno di scuola popolare, don Lorenzo Milani, tolse il crocifisso dalla parete della sala parrocchiale dove si teneva la lezione (non era neppure un locale pubblico, ma con un grande senso civico e pieno rispetto della Costituzione, ce lo fece diventare) «perché non doveva esserci neppure un simbolo che facesse pensare che quella fosse una scuola confessionale», spiegando: «se uno mi vede eliminare un crocifisso non mi darà dell’eretico, ma si porrà piuttosto la domanda affettuosa del come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato perché da un cattolico è posto».
Quanto si sarebbe stupito Don Milani nel vedere che, una “non Nazione” dove si idolatrava il Dio Po’ con tanto di riti pagani sul Mon Viso, si bruciava il tricolore e si inneggiava alla divisione con un sud ritenuto arretrato e connivente con la mafia. Un Paese dove le chiese si sono andate via via svuotando e il Natale è diventato solamente terreno per
facile consumismo. Un Paese dove non c’è politico che si professi grande difensore dei valori cristiani e della famiglia, al punto tale da crearne tre o quattro a testa, fra amanti, veline ed ex mogli.
Questa Italia che il Presepe proprio non se lo filava, si ritrova finalmente unito a difendere la tradizione ed il “vero” Natale, non certo dall’attacco andato a segno 50 anni fa dalla Coca-Cola (Babbo ed albero è roba loro), ma dal ben più pericoloso (mai esistito) editto, di un dirigente scolastico milanese.
Certo i professionisti dell’odio hanno dovuto soffiare un po’ sul pregiudizio, evocando la classica paura del diverso (in questo caso musulmano) argomento molto in voga, per costruire il solito teatrino alimentato da certa stampa, per vedere ex padani ed affini, trasformarsi nei nuovi crociati, alla faccia del vangelo tanto sventolato.
“Ama il prossimo tuo come te stesso” ma se parliamo di extracomunitari, solo prostitute e possibilmente minorenni please..
Don Milani aveva perfettamente inteso che la “laicità dello Stato” diventa uno strumento di forza anche per chi ha il dono della fede, perchè ogni giorno deve confermare la sua scelta con piena consapevolezza, rigettando le imposizioni o peggio la scorciatoia della consuetudine, alimentata spesso solo da una routine banalmente iconografica. Don Milani aveva capito la forza della Costituzione, un po’ meno la qualità ideale dei futuri italiani.
Marco Foti

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La cascina San Gregorio Vecchio, acquistata nel 1934, dall’Ospedale Maggiore, si trova in Via Turchia n. 44.
Ha una grande corte centrale e le parti funzionali della cascina sono così distribuite: a ovest dove c’è l’ingresso si trovano le abitazioni dei salariati; a sud l’abitazione padronale con un portico a tre campate, altre abitazioni, i magazzini e una piccola stalla; a est vi è il porticato per il ricovero degli attrezzi; a nord la grande stalla e una abitazione con magazzino.
Per fare posto a via Turchia, di recente costruzione, è stato abbattuto un fabbricato a forma di L che si innestava sul lato ovest.
La cascina funziona ancora come azienda agricola, anche se l’attività è notevolmente diminuita. Il fondo di pertinenza della cascina, parte integrante del Parco Lambro, è utilizzato, entro certi limiti, per uso agricolo.
La zona del fabbricato destinata all’abitazione ospita tre famiglie. Le condizioni edilizie risultano discrete.
La Cascina San Gregorio Vecchio poiché risulta costruita in periodi successivi non può dirsi con precisione in quali epoche sia stata costruita.
Di un certo interesse è il fronte dell’abitazione padronale, caratterizzato a piano terreno da un portico a tre campate e da due tondi al primo piano.

* Testo e foto liberamente tratte da “Cascine del Comune di Milano : proposta per un piano di recupero e valorizzazione. – Milano : Comune di Milano, 1977 – pag 56-59”

E oggi…

La cascina è ancora parzialmente abitata …

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