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La giunta Pisapia è a fine mandato. Il compagno Beppe ha vinto le primarie. Il rottamatore sembra già che sia tra noi. Invece dei 3 giorni preventivati per abbattere due alberi in via Feltre tutto si è risolto, senza intralcio al traffico, nell’arco di poche ore. Ad essere precisi per quello di fianco al Tennis Club Ambrosiano hanno impiegato, ieri, un’oretta. I primi 2 mezzi sono arrivati una decina di minuti prima della pausa pranzo di mezzogiorno.
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Tutti al lavoro all’una; tutto finito alle due. Sono stati così puntuali e solerti che quando ce ne siamo accorti avevano abbattuto metà dell’albero.
Poi, altri due colpi di sega, e ne hanno lasciato un moccolo lungo circa due metri e mezzo.
Scesi dal cestello, una segata a sinistra, una segata a destra e pum l’albero non c’è più! Be’ a onore del vero i due alberi non ci sono più: sono rimasti i loro mozziconi.

Ma non solo. A veder bene di fianco albero vicino al Tennis club una volta ve n’era un altro anch’esso abbattuto, per permettere la posa di una pensilina per l’autobus che viene da Milano 2. E da quando è stata messa la pensilina ha nessuno dell’amministrazione è venuto in mente di asfaltare quel metro quadro di marciapiede.
Fortuna vuole che qualcuno ha segnalato all’amministrazione l’albero prossimo al semaforo: governa il traffico da via Pisani Dossi a via Feltre (e al Tennis Club Ambrosiano). E’ cresciuto così tanto che ha sollevato con le sue radici l’asfalto del marciapiede e spostato il granito del cordolo dello stesso (qualcuno dice che la causa sia stata il semaforo che ha tolto spazio all’albero). Solerte, l’amministrazione dal dicembre dell’anno scorso ha transennato il loco (mica poteva dire che l’albero era malato!).

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Biblioteca Valvassori Peroni
Via Valvassori Peroni 56
Ore 17.00
Letture per i bambini di 3/6 anni

Storie dall’Oriente
 Fiabe, autori e illustratori da Giappone, Cina e Tibet  

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Si sa i lavori pubblici richiedono tempi biblici. Per abbattere 2 alberi, in via Feltre, occorreranno 3 giorni.DSC03655w3DSC03683w3

Lo si apprende da un doppio comunicato. Il primo è il divieto di sosta apparsa in prossimità delle zone limitrofe agli alberi destinati all’abbattimento, quale monito per i proprietari di macchine;
DSC03687w il secondo avvisa i cittadini, con le dovute cautele, su carta formato UNI A3, in bianco e nero, che:
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Passi per il pudore usato nello spiegare che l’albero malato verrà abbattuto. Ma il fotomontaggio dell’albero che verrà messo a dimora, senza dire quando, è degno delle migliori comiche.
Logica vorrebbe che non vi sia bisogno di un concistoro per decidere quando mettere l’alberello. Ma invece noi si rimane nel dubbio: dove verranno messi a dimora “il nuovo albero della stessa specie”? Da un’altra parte? in una serra sin quando si farà grandicello e poi…? Campa cavallo che l’albero cresce!
Esempi in proposito ve ne sono.
L’albero che verrà abbattuto, posto dopo l’ingresso al parco Lambro, da via Feltre, ha visto fare la stessa fine a 3 colleghi: mai sostituiti.
DSC03691wLieti di essere smentiti. Ma temiamo che questo modo di procedere sia nel DNA degli assessori della giunta Pisapia che hanno a che fare con il “verde”.
In primis l’assessore Bisconti a cui, a suo tempo è stata conferito, tra l’altro, il compito della Definizione delle politiche inerenti la progettazione e la realizzazione degli interventi inerenti le aree a verde (in quanto ritenuta idonea in base a un curriculum ineccepibile: diploma linguistico, laurea alla Bocconi, direttrice delle risorse umane in una azienda che si occupava di acque minerali); e, a seguire, l’assessore Rozza: a cui è stato conferito, tra gli altri, il compito della Definizione delle politiche inerenti la progettazione e la realizzazione degli interventi di arredo urbano (considerato che nella vita per conseguire il diploma magistrale ha fatto la colf e la badante e poi è diventata infermiera, e poi, via via sindacalista, consigliere comunale e capogruppo del PD).
Le deleghe loro affidate, nella loro scarna declinazione, le spronavano a proiettare il loro sguardo verso un futuro volto a progettare politiche inerenti o interventi inerenti e loro, ci permettiamo di dire, hanno preso solo in minima parte in considerazione la cura e la conservazione del po’ di verde che costituiva il patrimonio arboreo della città: la loro massima premura in questo senso è stata quella di imporre, prima che l’albero schiantasse al suolo, l’abbattimento dello stesso. Opera meritoria, senza dubbio!
Se un albero si ammala si cerca, tenuto conto dei costi/benefici, di curarlo. Pare un poco miope che si intervenga solo quando diventato “un malato terminale” lo si abbatte (vedi Giardini Belisario di p.za Udine, vedi il caso in oggetto).
Se come nel caso in oggetto un viale è alberato si eseguono la manutenzione delle piante con potatura che parte, se del caso, anche dalla base della pianta ed elimina i rami prossimi al suolo: ma non risulta che sia stato fatto (vedi foto sopra).
Per le ns. assessore la salvaguardia della specie arborea è stata intesa riduttivamente da un lato come abbattimento degli alberi e dall’altro come piantumazione di altri, in altri luoghi. Della qual cosa dobbiamo dare loro atto. E di tanta competenza conserveremo imperitura memoria.

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Oltre la ferrovia, a Lambrate, sono comparsi numerosi poster atipici nella forma (seguono la silhouette dell’effige che rappresenta). Uno tra questi è sulla massicciata del sottopasso ferroviario che raccorda via Pacini con piazza Monte Titano, su un muro libero per volere dell’assessore Rozza. Rappresenta un extraterrestre (la sigla che firma il poster è ALEN ATTACK) che sotto mentite spoglie (quelle di Che Guevara) raffigura il COMPAGNO BEPPE (al secolo Giuseppe Sala, il candidato sindaco piovuto da Roma) e lo saluta con un il pugno chiuso del maggio francese e di Lotta Continua, dei bei tempi andati del ’68.
Poiché all’epoca Giuseppe non aveva ancora 10 anni (è nato nel 1958) nulla sa di Che Guevara (morto l’8 ottobre 1967) e ora, più grandicello, non si ricorda che il Che è diventato in occidente un mito anche perché ha combattuto contro l’imperialismo, a favore dei popoli oppressi, ma è stato sconfitto e ha immolato la sua vita.
Non crediamo che Giuseppe sia fatto della stessa tempra del Che e abbia intenzione di immolarsi per gli interessi del popolo, per cui prenda l’astronave e se ne vada per altri lidi, financo a Zoaglio.
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