Chi è solito andare ai giardinetti di via Conte Rosso, dal 2011, vede che i muri perimetrali dello stesso sono stati affrescati grazie all’opera pubblica collettiva realizzata da qualche decina di persone che sotto la guida di Omar Hassan, l’hanno realizzata dedicandolo a … “tutte le persone del quartiere, in particolare a Marco Zuanazzi in arte Kiere…”
Ne abbiamo parlato in un articolo di un po’ di tempo fa (vd.).
A cinque anni da quella realizzazione amata e invidiata da chi passa per via Conte Rosso, con una decisione sorprendente, il gruppo dirigente del Circolo Acli, che dalle sue finestre vede il giardinetto, ha inoltrato la richiesta di stravolgere la storia recente di quel luogo per intitolarlo alla memoria di Don Elia Mandelli.
Il primo passo lo hanno fatto presentando formale richiesta alla commissione competente del Municipio 3. Accolta è stata calendarizzata e approvata il 24 novembre dal Consiglio di Municipio 3 a maggioranza (17 voti favorevoli). Tale proposta potrà essere fatta propria dalla giunta Comunale e in caso affemativo povero Don Elia Mandelli!: alcuni dei suoi parrocchiani, contraddicendo la sua opera pastorale, con uno zelo degno di migliore causa, non paghi di avere posto una lapide in suo ricordo sulla facciata del Circolo, ora vogliono … allargarsi.
Noi non abbiamo conosciuto personalmente Don Elia Mandelli. Ma da quanto riportato da chi ha inoltrato la richiesta di cambiare il senso di appartenenza a quel luogo temiamo che in Paradiso la notizia non l’abbia accolta in modo gioioso.

Lapide posta sulla facciata del Circolo Acli in via Conte rosso 5
Nato a Miiano il 23 novembre 1924 deceduto a Lambrate il 10 settembre 2003. Parroco della comunità di San Martino a Lambrate dal 1967 al 2000, fin dagli esordi del suo impegno ecclesiale ha improntato il suo apostolato a criteri di apertura, sensibilità e spiritualità.
Coerente con il suo approccio derivato dall’esistenzialismo di matrice cristiana Don Elia ha individuato nell’impegno la chiave per dare un significativo gioioso alla vita e strumento essenziale per vincere lo sconforto e le difficoltà dell’esistenza.
Sintomatico a questo proposito è il suo intervento durante i festeggiamenti per il 25° anniversario di attività alla parrocchia di San Martino. In quell’occasione Don Ella mise in evidenza il significato della duplice speranza cristiana come fondamento dell’impegno sociale: “… la sola speranza dell’altra vita potrebbe essere motivo di disimpegno, la sola speranza di questo mondo un’utopia irraggiungibile, ma la speranza di igliorare il più possibile questo mondo perché si realizzi nella pienezza nell’aldilà è un motivo valido per il nostro impegno”.
Coerentemente con i valori evangelici ha sempre posto al centro della propria azione un’elevata capacità di ascolto dei bisogni degli abitanti del quartiere senza alcuna distinzione fra credenti e non credenti, con l’obbiettivo costante di sviluppare il dialogo tra tutti e di vincere, come lui stesso affermava: “… la solitudine malattia del nostro tempo”.
Ben nota, a chi l’ha conosciuto in prima persona, la sua attenzione alle esigenze degli “ultimi”. Era prassi quotidiana per lui la visita al più bisognosi cosl come la solidarietà concreta alle maestranze impegnate negli aspri conflitti sociali che caratterizzavano la Lambrate operaia di quelli anni. In quelle occasioni non faceva mai mancare Il suo apporto nel rasserenare gli animi, grazie alla sua moderazione e alla elevata capacità di mediazione.
Esemplare poi il suo impegno nell’affrontare i problemi dell’immigrazione. In un momento di particolare criticità abitativa non esitò a mettere, a disposizione, come rifugio temporaneo, i locali del cinema parrocchia vincendo le perplessità degli stessi parrocchiani. Tale gesto clamoroso ottenne il risultato di porre il problema all’attenzione dei media favorendo, allo stesso tempo, l’intervento della pubblica amministrazione per la risoluzione del caso.
In un momento di profonda trasformazione del nostro tessuto sociale, alle prese con una crisi economica strutturale che impone un cambiamento degli stili di vita, risultano di grande attualità il messaggio e l’impegno di Don Elia. Per mantenere vivo il suo ricordo e a titolo di ringraziamento per il suo impegno al servizio della comunità lambratese si ritiene opportuno dedicare il parco giochi di via Conte Rosso alla sua memoria.
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P. S. Poichè su uno dei tanti siti Facebook che si identificano più o meno in senso lato a Lambrate e ai suoi abitanti l’articolo ha suscitato alcune osservazioni le riportiamo
Un ricordo di don Elia, questo piccolo grande parroco, è sempre doveroso. Anzi, automatico, nella mia mente, non appena vedo spuntare il campanile di S. Martino e mi assale un’ onda di dolci, spettrali ricordi. La Lambrate di oggi è irriconoscibile. Quella di allora la abitavano autentiche sagome, che avrebbero potuto recitare benissimo, a soggetto, nel teatro dialettale. Con la quasi certezza di far morire d’ invidia il Tecoppa.
E questo è il tesoro della mia vita a Lambrate, quel natio borgo selvaggio di cui vado fiero,

I miei con Don Elia in una lontana Pasqua.