PENSIONATO UNIVERSITARIO = STUDENT HOUSING *

Alcuni giorni fa abbiamo dato conto del fatto che tra via Trentacoste e via Cima  sorgerà un nuovo pensionato privato per studenti e parimenti verrà realizzato un altro pensionato, trasformando un edificio non completato, in via Cima angolo via Bistolfi.
Di questo passo non ci stupiremo se fra un po’ anche l’ex Istituto linguistico Manzoni in via Rubattino verrà riconvertito a “student housing”.

ex Liceo Manzoni in via Rubattino

ex Liceo Manzoni in via Rubattino

Questo fiorire di pensionati universitari – student housing si svilupperà perché il governo Draghi, partendo dalla considerazione che i posti letto per studenti universitari sono oggi solo 40.000, ha previsto un maxi piano per arrivare ad averne 100mila entro il 2026.
Secondo il Governo il marcato gap fra domanda e offerta di posti letto per studenti è dovuta al fatto che la maggior parte delle strutture esistenti è gestita dalle università stesse, da realtà senza scopo di lucro o da enti religiosi.
Come fare per colmare questo gap? Il governo dei Migliori ha pensato bene di rivolgersi al mercato alias agli immobiliaristi delle residenze universitarie. Già oggi “lo student housing” è uno dei segmenti del mercato real estate tra i più attrattivo.
Perché? Alti rendimenti, quasi nulla la possibilità di mancata riscossione degli affitti e morosità, possibilità di costruire su aree pubbliche e di partnership pubblico-private (regimi convenzionati, ad esempio) e agevolazioni urbanistiche e fiscali previste dai Piani di governo del territorio delle città che catalogano gli edifici come “servizi” o “funzioni” e quindi non li conteggiano nel calcolo delle volumetrie massime o concedono sconti sugli oneri di urbanizzazione.
E così il Recovery play di “Draghi”  prevede, per incentivare la realizzazione di nuove strutture di edilizia universitaria, un “regime di tassazione simile a quello per l’edilizia sociale” e “la copertura anticipata, da parte del ministero, degli oneri corrispondenti ai primi tre anni di gestione”… Fiscalità agevolata, rette pagate dallo Stato per tre anni e possibilità di utilizzare le strutture nei modi più disparati. Anche affittando le stanze a chi ha bisogno di un alloggi temporaneo, per esempio i manager di passaggio in città.
… Nell’allegato in inglese dove viene trattato il capitolo si legge con continuità che l’obiettivo è il “supporto della sostenibilità degli investimenti privati”, o ancora, “garantire l’equilibrio finanziario degli investimenti”.
E se tutto questo non basta agli immobiliaristi il Recovery prevede anche di “incentivare la realizzazione, da parte dei soggetti privati, di nuove strutture di edilizia universitaria attraverso la copertura anticipata, da parte del Mur (ministero dell’Università e ricerca, ndr), degli oneri corrispondenti ai primi tre anni di gestione delle strutture stesse”.
La retta? La paga il ministero per i primi tre anni.
Fare come i francesi ai Migliori pareva strano 1). Il Recovery oltre alle “regalie” pubbliche già citate prevede anche che le residenze universitarie non siano solo residenze universitarie. Ovvero nei periodi di calo dell’attività accademica è consentito “l’utilizzo flessibile dei nuovi alloggi quando non necessari per l’ospitalità studentesca”. Flessibile. Significa manager che vengono una volta ogni tanto in città per fare affari; turisti; famiglie che si spostano per curarsi in un sistema sanitario che ritengono migliore. Tutte categorie disposte a pagare tanto per un alloggio temporaneo. La letteratura li chiama “city user”, gli utilizzatori della città senza viverla.
Brindano quindi al nuovo governo gli operatori privati che puntato sullo “student housing”.
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* Questo articolo è liberamente tratto da uno scrtto di Franco Floris apparso sul Fatto quotidiano il 30 maggio 2021

1  Perciò: NO a borse di studio per i meno abbienti; No a studentati pubblici; No a stabilizzare i precari;  No a obbligare gli atenei a chiedere il contratto d’affitto al momento dell’immatricolazione in cambio di riduzioni sulle tasse universitarie considerato che già oggi esiste una legge che prevede un contratto di locazione a canone agevolato per loro negli 800 comuni d’Italia considerati “ad alta tensione abitativa”.

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