AIUTIAMO IL RETTORE VAGO AD ANDARSENE DA CITTA’ STUDI

Solo pochi giorni fa il rettore della Statale Vago ha rotto il naturale riservo e a microfoni aperti, al TG3 Lombardia, ha esternato che dopo avere preso in considerazione l’ipotesi, che manco gli passava per la testa, di trasferire le facoltà della Statale che stanno a Città Studi (tranne veterinaria che l’anno prossimo migrerà a Lodi) si è fatto dire, da uno degli istituto di consulenza americani più prestigiosi, quanto gli sarebbe costato togliere le castagne dal fuoco al Primo Ministro Renzi. Venuto a sapere che la qual cosa aveva un costo di 360 milioni di euro – ovvero dalle 11 alle 17 volte in meno del Ponte sullo Stretto – non ha battuto ciglio. Ma ha incominciato ad allambiccarsi. Lui ha detto che può contare su un gruzzoletto che può racimolare facendolo pagare agli studenti, tramite le tasse di iscrizione e qualche altro balzello; qualcosa può ricavare dalla vendita di immobili non suoi (del demanio) e di immobili suoi; e poi ci sono i soldi del ministero di riferimento. Eureka fanno: 240 milioni. Ma pur non essendo lesto a far di conto, dopo un po’, anche Lui, s’è accorto che mancano 120 milioni. Intenerito Maroni gli ha detto che potrebbe dargli una mano; il milanese Sala per fa minga la figüra del cicculatée si è proposto di comperare i 18000 mq. di sterpaglia che stanno in via San Faustino, tra due centri geriatrici. Mossa astuta capace di rabbonire anche i più decisi oppositori all’accordo di programma con FS, sugli scali ferroviari!
Questa cronaca tra il serio e il faceto è un parziale punto di vista.
In sintesi: l’Università Statale vuole andare a … e ci vada e gli diamo anche due euro per i suoi 18000 mq di via San Faustino – tenerceli per 5 anni in comodato d’uso così che noi si spenda soldi a babbo morto, perchè fra 5 anni il Vago di turno dica c’ho ripensato, è da bischeri (1) – che sommati ai 70187 mq di terreno desertificato dello scalo Ferroviario di Lambrate fanno 18000 mq. di sterpaglia e 70187 di capannoni fatiscenti, rotaie, terreni sconnessi e da bonificare: un affare!
Ovviamente nessuno sa di preciso quel che c’è dietro ai vari cancelli che impediscono l’ingresso allo scalo, noi tra questi.
Abbiamo visto e riprodotto una veduta aerea di quel che dismesso da FS dovrebbe diventare l’affare del secolo per Milano. Invaghiti ci siamo affacciati ai vari “cancelli”.
Presentazione standard di PowerPoint
La nostra passeggiata è cominciata dal sottopasso di via Bassini/Rimembranze di Lambrate.
Abbiamo girato in via Saccardo e fatto qualche passo sulla ns. destra c’è uno spiazzo con una cancellata. Quel che si può vedere ve lo mostriamo.

Proseguendo siamo arrivati all’incrocio con via Console Flaminio. Abbiamo girato a destra e percorsa la via siamo arrivati all’incrocio tra via Canzi e via Crespi. Ancora abbiamo girato a destra. La via Crespi è chiusa da un muro in cemento armato e un cancello in ferro, per deviare  al n. 27 che immette su una serie di case dei ferrovieri, che costeggiano lo scalo. Siamo tornati indietro. All’incrocio tra via Crespi e e via Canzi, la strada che si vede oltre è via Caduti di Marcinelle, va verso Segrate.

Ma noi abbiamo giriamo subito a destra, in via Canzi. Abbiamo mantenuto, rigorosi, la destra sino ad arrivare alla prima traversa: via San Faustino. Ci siamo tenuti sulla destra e, arrivati alla curva a sinistra, non ce ne siamo curati: abbiamo proseguiato diritti. E, ovviamente, la strada è senza uscita: si conclude con il n. 45 che affaccia sullo scalo. Tornati  indietro, giriamo a destra. Costeggiamo il Polo Geriatrico Riabilitativo ed ecco…

uno scorcio dei 18000 mq. che la Statale non è in grado di manutenere. Quel pezzo di terreno è delimitato a sinistra dal Polo geriatrico riabilitativo a destra dalla Casa di riposo Anni Azzurri in fondo da una lingua di terreno dello scalo Ferroviario.

Costeggiando la Casa di riposo Anni Azzurri siamo arrivati a ridosso della massicciata della ferrovia e del sottopasso. La casa di riposo in quel tratto è recintata con un cancello e una siepe, correttamente manutenuti. Mentre il marciapiede è lasciato alla cura del Comune che ha passato l’incomodo alla natura: ed è diventato una giungla.
Abbiamo tentato di verificare quale spazio vi sia tra la massicciata in uso, lo scalo ferroviario in disuso, e la recinzione della casa di riposo. Ma non essendo armati di macete abbiamo dovuto desistere. In ogni caso il sentiero dello scalo in disuso non è più largo di 2 metri.

P. S. Se posizionate il cursore su una delle immagini e premete il pulsante sinistro del mouse la ingrandite.
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1) All’epoca dei fatti già ne scrivemmo: UN AVVENIRE RADIOSO: A ZAPPARE STUDENTI E RICERCATORI DI AGRARIA INSIEME A PENSIONATI E DISOCCUPATI

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2 Responses to AIUTIAMO IL RETTORE VAGO AD ANDARSENE DA CITTA’ STUDI

  1. Avatar di Allegra B. Allegra B. ha detto:

    Scusi ma lei del mostro che sta costruendo Zero Gravity accanto alla biblioteca non si occupa mai? Si occupa dei problemi giganteschi sotto gli occu di tutti o solo di rompere le scatole a Vago o delle letture per bambini? Cerca visibilità o di aiutare i cittadini?

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