3 gennaio VIALE ABRUZZI TEMPIO DELLA BICICLETTA*

AfraDalla fine della guerra alla seconda metà degli anni ’50 parlare di viale Abruzzi, a Milano, era un po’ come parlare del tempio della bicicletta. Da piazzale Loreto diretti verso piazza Ascoli si incontravano vere e proprie pietre miliari nella storia dei costruttori italiani delle due ruote.
All’angolo con via Paracelso vi erano le vetrine del negozio Beltrame: vendeva tutto quanto esisteva nel campo degli accessori e, con il marchio Afra, biciclette, da corsa e da turismo, che faceva costruire da artigiani. Afra era il nome della moglie di Beltrame.
Durante il Giro d’Italia, Beltrame ascoltava la cronaca della corsa e poi esponeva all’esterno del negozio un tabellone pubblicitario delle gomme “Inciclo” sul quale, in apposite feritoie, inseriva dei cartoncini con i nomi dei primi 5 classificati della tappa e dei primi 5 della classifica.

Cento metri più avanti, tra le vie Donatello e Sansovino, al 42 di viale Abruzzi, c’era la fabbrica delle biciclette Gloria.
Il fondatore della ditta, Alfredo Focesi, prima della guerra 1915-18 lavorava in un negozio che poi ha rilevato. All’inizio del 1922, in un capannone di legno di 90 mq., fa uscire la prima bicicletta Gloria.

libero

Libero Ferrario

Le biciclette Gloria anche se la produzione è limitata, si impongono subito e nel 1923, Libero Ferrario di Parabiago, in sella a una Gloria, vince a Zurigo, primo tra gli italiani, il titolo mondiale dilettanti su strada.
Nel 1926 Alfredo Focesi si trasferisce nel nuovo stabilimento di viale Abruzzi, a cento metri dalle officine della Bianchi. Il nuovo capannone è nel cortile di viale Abruzzi 42. In quello stesso stabile va ad abitare con la famiglia.
Nel 1929, Alfredo Focesi crea una squadra di ciclisti professionisti. Le bici sono di colore grigio satinato, le maglie grigie con fascia blu, come quelle dell’Atala, vincitrice dell’unico Giro d’Italia corso a squadre, sino ad allora disputato.
All’esordio della Milano-Sanremo, i corridori di Focesi affrontano la corsa con tale baldanzoso impeto che qualche giornalista li definisce “i garibaldini”. E così su tutte le sue bici, nella parte anteriore del tubo orizzontale, all’interno di una zona triangolare blu filettata in giallo oro, Forcesi fa apporre la scritta “La Garibaldina”.
I campioni della Gloria non percepiscono stipendi ma solo premi in caso di vittoria.
Nel 1929 Mario Bianchi vince la Orvieto-Siena del Giro d’Italia. Nel 1930 Ambrogio Morelli è quarto nella classifica finale di quel Giro al quale Alfredo Binda non partecipa perché pagato per starsene a casa per manifesta superiorità.
Il 1931 è l’anno del trionfo: il Giro lo vince Francesco Camusso.

foto da Paolo Sterpi biciletta del 1937

Negli anni ’30 la “Gloria” vince anche una Milano-Sanremo con Varetto, due giri di Toscana con Caimmi e Piemontesi e due giri di Lombardia con Mollo e Piemontesi.
Nel 1938 la Gloria si presenta al Giro come “Gloria-Ambrosiana” e la fascia sul petto non è più blu ma nera e azzurra a strisce verticali, non si sa se per un accordo commerciale con l’Ambrosiana-Inter o se per semplice ammirazione della squadra di Meazza.
Dopo la guerra Focesi non torna alle competizioni. La bicicletta è il mezzo di trasporto più diffuso; il lavoro nel capannone di viale Abruzzi 42 aumenta tanto che nei primi anni ’50 la “Gloria” produce ogni anno circa 25 mila biciclette.
Da Focesi imparano il mestiere prima Faliero Masi e poi Ernesto Colnago. Colnago arriva come aiutante saldatore nel 1945, non ha ancora i quattordici anni previsti dalla legge e si modifica la data di nascita. Il giovane Ernesto comincia a correre per il colori dell’Aurora Desio. Nel 1951 partecipa alla Milano-Busseto, cade e si rompe una gamba: 60 giorni di gesso. Focesi gli manda le ruote da montare a casa. Nel 1952 Colnago si mette in proprio.Gloria
In questi anni la “Gloria” è considerata una bicicletta d’elite. Per esempio: la finitura delle congiunzioni nei modelli marchiati La Garibaldina vengono sottoposte ad una particolare limatura, per la quale l’operaio impiega dalle tre alle quattro ore mentre nei modelli normalmente in commercio il tutto si risolve in mezz’ora di lavoro.**

Duecento metri più avanti c’erano gli stabilimenti della Bianchi.
Durante i bombardamenti dell’agosto 1943 i capannoni furono semidistrutti.

via Plinio - v.le Abruzzi e lo stabilimento Bianchi distrutto

via Plinio – v.le Abruzzi e lo stabilimento Bianchi distrutto

Nel 1950 lo stabilimento è ricostruito e modernizzato. Occupa una zona triangolare compresa tra viale Abruzzi, via Plinio e via Pascoli, con una appendice laterale tra via Plinio e via Pinturicchio. All’angolo tra viale Abruzzi e via Plinio sorge la palazzina uffici, proprio di fronte al bar Basso.
Sul muro perimetrale degli stabilimenti, in alto, ad ogni campata dei capannoni, vi erano scritte in sequenza, le parole “Bianchi – Auto – Moto – Velo”.
fcipinellaIl reparto corse della Bianchi era in piazza Ascoli: un’officina non molto grande. Sulla destra era posto un semplice banco da lavoro e, al centro, pendevano dal soffitto due catene con i ganci per tenere sospese le biciclette durante il lavoro.
Li lavorava Pinella De Grandi, detto “Pinza d’oro”, il celebre meccanico di Coppi.

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* Il testo di questo articolo è stato liberamente tratto da due articoli pubblicati su internet da Giovanni Bertoli. Abitante in Viale Abruzzi. E’ andato alle elementari in piazza Leonardo da Vinci; e ha fatto le medie in piazza Tiepolo.
http://www.giannibertoli.it/S014.htm
http://quasirete.gazzetta.it/2010/03/03/papa-focesi-e-la-sua-gloria/

** Oltre alle tre vetrine di viale Abruzzi, Alfredo Focesi apre un bellissimo negozio con otto-dieci vetrine in corso Buenos Ayres, all’angolo con via Scarlatti.
Ma gli anni passano. L’ultima bici da corsa vista in quella vetrina di corso Buenos Ayres costa 39.900 lire, manubrio Ambrosio, Sella Aquila, tubolari Pirelli, freni Universal, Cambio Campagnolo Gran Sport. Corre l’anno 1956. Poco dopo viene diminuito il numero delle vetrine, poi il negozio si riduce a due luci, poi chiude definitivamente: la favola della “Gloria” è finita.
Dopo qualche mese il grande negozio di corso Buenos Ayres angolo Scarlatti diventa una grande esposizione di pellicce: siamo in pieno “boom” economico.

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1 Response to 3 gennaio VIALE ABRUZZI TEMPIO DELLA BICICLETTA*

  1. Avatar di Michele Palescandolo Michele Palescandolo ha detto:

    Ho una vecchia Afra (1979, acquistata quando, lavorando in quel di Milano, usavo spostarmi in bici da Cinisello Balsamo a Via Vittor Pisani e viceversa, tempo permettendo). Quando la ritirai mi fu consegnata da una persona anziana, forse un rivenditore, che mi assicurò che non avrei mai avuto problemi e che avrei potuto rivolgermi all’Afra per qualsiasi necessità. Non ho mai avuto problemi. Da un paio di anni, pur non essendo esperto, ma solo per evitare che venissero divorate dal ferrivecchi, mi sono dedicato a restaurare alla men peggio le bici conservate nello scantinato. Sono arrivato ora all’Afra, cui sono affezionatissimo. Spero di fare un lavoro accettabile e mi fa piacere renderlo noto nella speranza che qualcuno che apparteneva alla ditta o che ne abbia ricordo lo venga a sapere. Bella bici. Semplice ed efficiente. Cortesia a tutta prova verso l propri clienti da parte di Afra ai cui eventuali prosecutori o ex rappresentanti mando un caro saluto.
    Michele Palescandolo

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