29 aprile 1945 CORSO BUENOS AIRES

Di quella giornata il sito lombardiabeniculturali.it riporta una documentazione straordinaria dovuta a Luigi Ferrario.

Fotoracconto: Milano, 29 aprile 1945

Milano zona Venezia – Città Studi. Durante i giorni dell’insurrezione, cominciata la mattina del 25 aprile, si è combattuto a lungo e aspramente. Nei giorni scorsi abbiamo ricordato alcuni caduti, della nostra zona, di quei giorni: Roesler Franz Giorgio, Libero Rossi, Tacconi Italo, Fugazza GuidoI Garibaldini della Brigata Mereghetti

Luigi Ferrario, trent’anni, classe 1915, sfuggito alla guerra perché sostegno di famiglia numerosa, madre vedova e tre sorelle, esce dalla sua casa di via Sansovino nelle prime ore della mattina. Ha con sé il suo apparecchio fotografico caricato con una pellicola in bianco e nero Agfa Isopan F, formato 24×36 millimetri completamente vergine, 36 scatti a disposizione.


Forse ha sentito alla radio della fucilazione di Mussolini avvenuta nel pomeriggio del 28 a Giulino di Mezzegra, nei pressi di Dongo, sul lago di Como.
La notizia che i corpi di Mussolini, di Claretta Petacci e degli altri gerarchi fucilati a Dongo sono stati esposti, nella notte, a Piazzale Loreto si è già sparsa in tutta la città. Il luogo è lo stesso nel quale il 10 agosto 1944 sono stati fucilati quindici partigiani.
Ferrario si dirige in corso Buenos Aires e lì, dando le spalle a Porta Venezia, all’incirca all’altezza del numero civico 20 sul marciapiede di destra, comincia a fotografare.
L’ora, a giudicare dalla luce delle prime fotografie e dall’orientamento delle ombre, deve essere tra le nove e trenta e le dieci.
La prima immagine (fotogramma 00) rappresenta un assembramento di persone alcune delle quali armate; si tratta probabilmente di uomini del CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia). Forse l’immagine rappresenta il fermo di qualcuno sospettato di essere fascista o collaborazionista. Un’automobile è ferma al bordo del marciapiede.
00a

00. Luigi Ferrario. Corso Buenos Aires, assembramento di uomini di cui alcuni armati. Sulla sinistra si noti il primo edificio: è chiamato la “Polveriera”

La seconda e terza immagine (fotogrammi 01 e 02) ritraggono una colonna di autocarri carichi di partigiani, mitragliatrici poggiate sul tetto della cabina di guida, dal marciapiede qualcuno applaude: siamo sempre in corso Buenos Aires, Ferrario fotografa rivolto verso Porta Venezia; sul marciapiede opposto sono visibili il Cinema Venezia e la Galleria Puccini.

01a

01. Luigi Ferrario. Corso Buenos Aires, autocarro carico di partigiani di fronte al cinema Venezia02a

02. Luigi Ferrario. Corso Buenos Aires, autocarri carichi di partigiani di fronte al cinema Venezia.

Nella quarta fotografia (fotogramma 03), un po’ mossa, si vede una automobile, probabilmente una FIAT 1100, in moto lungo corso Buenos Aires, due uomini armati, uno appollaiato sul parafango, l’altro in piedi sul predellino.03a

03. Luigi Ferrario. Corso Buenos Aires, automobile di partigiani.

A questo punto Ferrario attraversa il corso e s’inoltra per via San Gregorio fino ai chiostri del vecchio Lazzaretto del quale rimane ora la sede della chiesa Ortodossa.

Qui scatta tre fotografie (fotogrammi 04, 05 e 06) a un gruppo di tre donne con la testa rasata, sorvegliate da un uomo armato di moschetto. Nella seconda di queste immagini (fotogramma 05) appare di spalle in primo piano un giovane, che probabilmente a sua volta, sta fotografando le donne. La tonsura a zero in quei giorni era praticata alle donne accusate di collaborazionismo coi tedeschi, atto ricorrente nelle città liberate di tutta Europa.

04a04. Luigi Ferrario. Via San Gregorio, nel chiostro del Lazzaretto, tre donne accusate di collaborazionismo rasate a zero e sorvegliate da un partigiano armato di moschetto.

05a05. Luigi Ferrario. Via San Gregorio, nel chiostro del Lazzaretto, tre donne accusate di collaborazionismo rasate a zero e sorvegliate da un partigiano armato di moschetto.

06a06. Luigi Ferrario. Via San Gregorio, nel chiostro del Lazzaretto, tre donne accusate di collaborazionismo rasate a zero e sorvegliate da un partigiano armato di moschetto.

È mattina inoltrata intorno alle 11 quando, lasciato il Lazzaretto e percorso tutto corso Buenos Aires, Luigi Ferrario giunge in Piazza Loreto dove scatta 8 fotografie quindi si avvia verso il centro della città con fotografie scattate in piazza San Babila, corso Vittorio Emanuele e Corso Monforte.

Di quel giorno riportiamo il comunicato emesso dal CLNAI

Il CLNAI dichiara che la fucilazione di Mussolini e complici, da esso ordinata, è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro Paese ancora coperto di macerie materiali e morali, è la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la Patria la premessa della rinascita e della ricostruzione. Il popolo italiano non potrebbe iniziare una vita libera e normale – che il fascismo per venti anni gli ha negato – se il CLNAI non avesse tempestivamente dimostrato la sua ferrea decisione di saper fare suo un giudizio già pronunciato dalla storia.

Solo a prezzo di questo taglio netto con un passato di vergogna e di delitti, il popolo italiano poteva avere l’assicurazione che il CLNAI è deciso a proseguire con fermezza il rinnovamento democratico del Paese. Solo a questo prezzo la necessaria epurazione dei residui fascisti può e deve avvenire, con la conclusione della fase insurrezionale, nelle forme della più stretta legalità.

Dell’esplosione di odio popolare che è trascesa in quest’unica occasione a eccessi comprensibili soltanto nel clima voluto e creato da Mussolini, il fascismo stesso è l’unico responsabile.

Il CLNAI, come ha saputo condurre l’insurrezione, mirabile per disciplina democratica, trasfondendo in tutti gli insorti il senso della responsabilità di questa grande ora storica, e come ha saputo fare, senza esitazioni, giustizia dei responsabili della rovina della Patria, intende che nella nuova epoca che si apre al libero popolo italiano, tali eccessi non abbiano più a ripetersi. Nulla potrebbe giustificarli nel nuovo clima di libertà e di stretta legalità democratica, che il CLNAI è deciso a ristabilire, conclusa ormai la lotta insurrezionale.

Il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia.

Achille Marazza per la Democrazia Cristiana
Augusto De Gasperi per la Democrazia Cristiana
Ferruccio Parri per il Partito d’Azione
Leo Valiani per il Partito d’Azione
Luigi Longo per il Partito Comunista Italiano
Emilio Sereni per il Partito Comunista Italiano
Giustino Arpesani per il Partito Liberale Italiano
Filippo Jacini per il Partito Liberale Italiano
Rodolfo Morandi per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria
Sandro Pertini per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria

Questa voce è stata pubblicata in Eventi, Fotografia, redazione e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento