6 gennaio AIUTATI CHE DIO TI AIUTA

Oggi la mia percezione dell’atto descritto nell’immagine mi ha indotto a cambiare punto di vista. Se l’AMSA e/o le cooperative Dona valore non ritirano le scarpe e gli indumenti, se i volontari della Caritas legittimamente si godono le feste … se un disgraziato ha freddo…

via Andrea Doria angolo piazzale Durante
via Andrea Costa angolo piazzale Durante

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2 gennaio HANNO INIZIATO AD ABBATTERE IL PARCO BASSINI

L’abbattimento delle piante del Parco Bassini è iniziato: motoseghe al lavoro protette da un ingente schieramento di forze dell’ordine.
Questo è il vero volto della giunta green e del Politecnico.
Studenti e intellettuali d’oggi sono capaci di scrivere petizioni, fare manifestazioni e video: ma poi sono i primi ad andare in vacanza! E l’opposizione? Idem.

 

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27 dicembre TEMPO DI BILANCI. 2019: IL PIU’ BEL MURALES DELLA ZONA 3

Antropocene è l’era geologica in cui oggi viviamo e Antropoceano è il titolo di quest’opera di Iena Cruz, artista milanese che all’anagrafe si chiama Federico Massa.
Si trova in via Giovanni Viotti 13 ed è stata inaugurata nel novembre scorso.
Iena Cruz ha lavorato al murale in collaborazione con Worldrise, una onlus che si occupa della conservazione e valorizzazione dell’ambiente marino.
L’opera appresenta una piattaforma petrolifera all’interno di un contenitore di plastica.
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23 dicembre UN BEL NASTRO ROSSO CHE FA TANTO NATALE!

Lo sanno tutti che gli alberi vanno curati. Altrimenti ….
Visto ieri al parco Lambro vicino alla cascata.
Un bel nastro rosso che fa tanto Natale!

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22 dicembre LA NATURA NON SA LEGGERE

Questo pomeriggio al parco Lambro. Il contadino si preoccupa della sua coltivazione ma non degli alberi che circondano i suoi campi. Il vento si abbatte sull’albero e l’albero “calpesta” la coltivazione!

Il contadino ha scritto CAMPO COLTIVATO NON CALPESTARE

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15 dicembre LA FORCA CAUDINA DI AMAZON

Non si finisce mai di essere sorpresi dalle grandi multinazionali, come Amazon, che non pagano tutte le tasse in Italia e…

Nei giorni del Black Friday, non 1 ma 7 giorni, ho fatto acquisti su Amazon. Tre regali di natale per il nipote e due per me, più qualche ebook.
Tralasciamo quando sono arrivati gli acquisti: non in 24 ore. Tralasciamo che i corrieri hanno detto che erano venuti a casa mia e non mi hanno trovato: ero in casa e Amazon, che li controlla tramite GPS, ha ammesso che erano passati a 500 metri di distanza da casa mia. Tralasciamo che mi hanno assicurato che sarebbero arrivati nel pomeriggio e li ho attesi fino a sera per accorgermi che non era vero. Tralasciamo che effettuato il primo ordine gli altri me li hanno spediti o a casa di mia figlia o alla casa che quest’estate avevo preso in affitto al mare.
Anzi no. Alla casa al mare avevano spedito un HD esterno del valore di circa 60 euro. “Fortunatamente” mi sono accorto della cosa. Ho annullato l’ordine e riordinato l’HD, pagando con la carta di credito, per la seconda volta, 60 euro.
Di norma il rimborso Amazon lo effettua in 2 o 3 giorni. Ma nel mio caso fatto l’ordine il 29 novembre il 14 dicembre l’accredito non l’avevo ancora ricevuto.
Perché?
“Non sono ancora passati 15 giorni lavorativi” mi ha detto Alessandro, il telefonista che mi a risposto, dall’Italia in nome e per conto di Amazon (telefonata registrata), e ha sostenuto che 15 giorni erano i tempi che Amazon impiega per trasmettere l’ordine di rimborso alla banca che a sua volta effettua l’accredito.
Trasecolo. In men che non si dica Amazon incassa i soldi ma quando li deve restituire ne impiega 15 giorni!
Chiedo.
E’ colpa della banca?
Non l’ho detto, mi risponde Alessandro che candidamente mi informa che Amazon non aveva ancora mandato alla banca la richiesta di rimborso. E per tacitarmi, zelante, mi ha detto di attendere: l’ordine di rimborso l’avrebbe inoltrata subito. Ha impiegato 7 minuti per trasmetterlo alla banca per poi comunicarmi che ci sarebbero voluti 5 o 7 giorni lavorativi perché io ricevessi sulla mia carta di credito i 60 euro.
Invece di ringraziarlo (per cosa?) gli ho nuovamente chiesto i 5/7 giorni dipendono dalla banca?
Mi ha risposto NO. Riceverò i mie soldi allo scadere dei 15 giorni lavorativi  indipendentemente dal fatto che io abbia sollecitato il pagamento.

MORALE: Chi deve avere un accredito da AMAZON superiore a un certo importo deve passare sotto le forche caudine del suo filtro: 15 giorni!

P.S. Alessandro durante le conversazione mi ha fatto una domanda? Lei vuole essere rimborsato tramite una carta regalo o accredito? Io ho risposto accredito.
A Voi scoprire se la carta regalo la potete spendere subito!

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21 dicembre – 4 gennaio 2020 ORARI DI APERTURA DELLA BIBLIOTECA VALVASSORI PERONI

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12 dicembre INDORARE LA PILLOLA/ADDOLCIRE LA SUPPOSTA

Il “Modello Milano”: marketing politico da “Milano da bere”
Articolo di GIANNI BARBACETTO apparso su
Il Fatto Quotidiano il 12 Decembre 2019

Una caratteristica del tanto decantato “Modello Milano” è la pillola indorata.
Non sapete ancora che cos’è il “Modello Milano”? Siete out, non capite nulla di glam e di brand, siete tagliati fuori dal place to be. Il “Modello Milano” è la più strutturata e fortunata operazione di marketing politico dai tempi della “Milano da bere ”.
È la narrazione ( storytelling) di una città in cui tutto va bene: le buche nelle strade sono una scelta smart di design urbano; i metrò che frenano a caso facendo andare a gambe all’aria i passeggeri sono una performance metropolitana; la filovia che passa con il rosso e, investita da un mezzo della nettezza urbana, si trasforma in una inconsapevole bomba dell’Isis è un teaser di qualche serie tv; i grattacieli costruiti dappertutto nella città italiana con maggior consumo di suolo sono una simpatica bolla immobiliare che finché non scoppia “crea valore”; l’aria più inquinata del Paese è una opportunity da brandizzare e vendere al mondo intero.

Le stesse cose, a Roma, sono (giustamente) sciagure. Sotto il nostro cielo padano diventano ricchezze e idee geniali, come lo zafferano un tempo usato per colorare il vetro che, caduto per sbaglio nella pentola, è diventato il magico risotto alla milanese.

Ebbene, in questo meraviglioso “Modello Milano”, che il sindaco – Pangloss racconta e decanta come il migliore dei mondi possibili, si pratica – dicevamo – il metodo infallibile per far accettare ogni schifezza: indorare la pillola o, se preferite, addolcire la supposta.

Vuoi cementificare un milione e passa di metri quadri in sette aree che un tempo servivano come scali ferroviari, arricchendo Fs e Manfredi Catella? Crei dei rendering dove tutto è bello e vedi solo un “fiume verde” che pare il bosco di Biancaneve e i sette nani.

Devi dare un senso a un terreno stretto tra due autostrade e un cimitero, per non mostrare di aver buttato miliardi per impiantarci un Expo? Imponi all’Università Statale di trasferirci le facoltà scientifiche e lo vendi sul mercato immobiliare come un polo scientifico fighissimo, uno Human Technopole.
Vuoi vendere a Microsoft l’ennesimo palazzo per uffici in città? Chiami le solite archistar – questa volta Herzog e De Meuron – che disegnano un paio di piramidi e in quella più piccola ci piazzi la Fondazione Feltrinelli, così hai realizzato non un’operazione immobiliare, ma una raffinata azione culturale.

L’ULTIMA IMPRESA è la più chic and freak. Con brivido antifascista. Vuoi completare il progetto di Herzog e De Meuron con una terza piramide, sul lato opposto di quella venduta a Microsoft in piazza Baiamonti?
Annunci che dentro ci piazzerai il Museo della Resistenza. A questo punto nessuno può resistere. È una bellissima iniziativa. È un investimento straordinario nella materia più preziosa, la memoria.
Peccato, però, farlo proprio lì: dove i milanesi avevano chiesto di recuperare l’area un tempo occupata da una pompa di benzina per farne un piccolo parco verde.
I cittadini, interpellati dalla giunta, avevano detto: no alla piramide, vogliamo il parco.
Il comitato “contro la piramide” aveva raccolto 1.400 firme.
Il consigliere comunale Carlo Monguzzi (uno del Pd, mica un grillino) aveva detto: “Dobbiamo dare un segnale forte, meno cemento e più alberi. Abbiamo l’occasione di passare alla storia come quelli che hanno spezzato in due una piramide di cemento e al suo posto piantato alberi”.
Invece niente.
Bocciata la proposta di Monguzzi e di Milly Moratti (altra pericolosa dem verde), s’impone la piramide…

E la si indora con il Museo della Resistenza. Il Sindaco – Pangloss ha calcolato i danno collaterale che la costruzione arrecherà: al massimo quelli che volevano il parco non ameranno il Museo e lui ma tutti gli altri milanesi saranno pervasi da candido ottimismo.

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