Detta così sembra impossibile ma è quello che mi è capitato ieri.
Volevo cambiare la domiciliazione del pagamento delle fatture di A2A gas da una banca ad un’altra. Sul sito di A2A ho avuto difficoltà a trovare un link che mi permettesse di richedere tale spostamento. Uscito dal sito, fortuitamente, mi imbatto in una pagina di A2A con un numero di telefono che faceva al caso mio. Mi risponde una addetta al centralino che mi declina il suo nome. Le espongo il mio desiderio.
La telefonata procede sensza intoppi, salvo il rumore di fondo del call center: si sentivano molte telefoniste che parlavano.
La persona con cui stavo parlando prima di salutarmi mi dice: ho visto la bolletta che paga: è molto alta, se ne è mai accorto? Vorrebbe pagare molto meno? Enel in questo momento ha un’offerta molto vantaggiosa. Se vuole può verificare lei stesso la promozione, è interessato? Posso procedere al cambio? Io tergiverso ma le dico che mia moglie è titolare di un’utenza A2A per la luce. La centralinista di rimando mi dice: anche per la luce ENEL ha un’offerta vantaggiosa! Io nicchio e mi incalza: se vuole documentarsi non c’è problema le posso telefonare la settimana prossima!
Ma la telefonata non finisce qui. La centralinista mi fa un’altra domanda: Lei ha internet?
Le rispondo di sì. Qual’è il suo operatore? Le rispondo e di rimando mi dice: c’è un’offerta molto vantaggiosa di Fastweb. Lei è titolare del contratto internet? Le rispondo grazie al cielo lo è mia moglie. Desiste, mi assicura che nel giro di 24/48 ore la domiciliazione della mia utenza sarà spostata e mi saluta cordialmente.

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Dal 2021 potenzialmente 1000 famiglie hanno fruito dell’energia elettrica prodotta da una piccola centrale idroelettrica sul fiume Lambro, nel parco omonimo, di proprietà della Seri Lambro srl. Ma in questi giorni, a passeggio nel parco, ci siamo accorti che la coclea idraulica della centrale (10 m di lunghezza e 3,5 m di diametro per 12 tonnellate di peso) è rotta.
A suo tempo l’opera era stata realizzata a un costo di 600.000 euro e a pieno regime avrebbe permesso ogni anno la riduzione di immissione in atmosfera di 250 tonellate di CO2.
Da quanto tempo è inutilizzata non lo sappiamo e internet al riguardo non ci ha fornito alcuna informazione.
In compenso su internet vi sono alcuni video. Due dei quali istruttivi:
Il primo mostra l’installazione della coclea al parco Lambro
Il secondo descrive come funziona la mini centrale idroelettrica al parco Lambro
Da ultima una piccola notazione. Per installare la mini centrale furono abbattuti alberi ad alto fusto e alla fine dei lavori, a compensazione, ne furono piantati dei nuovi. Fra quanti anni questi ultimi daranno la resa dei vecchi?

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Eravamo andati all'(ri)inaugurazione della libreria Centofiori in piazzale Dateo 5, nel settembre del 2018 e, dopo poco più di  sei anni di attività Vittorio Graziani riceverà, il 31 gennaio, il Premio per Librai al seminario della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, che si svolge da oggi a venerdì, a Venezia.

Oggi il Fatto Quotidiano ha pubblicato un omaggio a Vittorio, anche abitante in Zona 3, scritto da Alberto Rollo.


Era il 2012. Ero direttore letterario in Feltrinelli. Dal mio ingresso in casa editrice ho visitato regolarmente le librerie del marchio, l’ho sempre fatto: ho coltivato quell’alleanza professionale fra editore e librai, presentissima nello spirito del fondatore. Sapevo di poter trovare interlocutori in tutta Italia, interlocutori in prima linea. E così è stato anche quando sono arrivate le grandi superfici con quel tanto di dispersione che necessariamente implicavano.

Eppure accadde in quel 2012 che nella grande libreria Feltrinelli di piazza Duomo a Milano, mi capitò di percepire dentro la vastità dell’offerta un cambiamento in atto, una sorta di inedita chiarezza, come se una luce segreta cadesse da una fonte non identificabile. Senza tentazioni spettacolari, dalle novità ai classici l’assortimento si manifestava all’insegna della fluidità, della continuità, dell’intimità con i lettori. È a loro che parlava la segnaletica minimale ma diffusa: i suggerimenti scivolavano lungo un percorso orizzontale, con periodiche focalizzazioni sui piccoli editori. E fu lì che scoprii Vittorio Graziani, intrepido esploratore di strategie investigativo-seduttive… Nello spazio Feltrinelli Vittorio aveva disegnato dei confini e dentro quei confini si avvertiva, invisibile, il formicolio del fantasma della lettura come esperienza conoscitiva e sentimentale. Ovvio, si sarebbe tentati di dire, in mezzo a tutti quei libri. No, per niente. Tanto che di quella preziosa ovvietà Vittorio Graziani ha fatto la chiave di volta del suo lavoro attuale quando ha svoltato, insieme a soci illuminati, verso la prospettiva di una azienda sua, immaginata con la irrequieta pazienza del condottiero. Eccolo, dunque, “il Partenopeo” che dà nuovo carattere a un nobile esercizio, la Libreria Centofiori di piazzale Dateo. Ci ha messo pochissimo, e dal 2018 è stata sua un’area compresa fra le due più importanti circonvallazioni, un’area popolosa, stratificata per censo, per ceto, per eterogeneità generazionale, sensibilissima alla presenza di un polo culturale e commerciale senza polvere o tranelli. Vittorio inaugura l’apertura del negozio riempiendo le vetrine con i libri di Alessandro Leogrande, scrittore di impegno e di frontiera, morto a quarant’anni. Era un messaggio chiaro: guardo avanti, prendo partito, sto con chi muore caro agli dei, sto con la Milano che si muove. Da lì in poi è stato un susseguirsi di iniziative, di incontri dove il centro è lui, le sue collaboratrici e i suoi ospiti. E a quel punto bisogna studiarlo, il napoletano: come accoglie schietto i clienti, a partire dagli infanti quando entrano giovani madri in carozzina (per queste ultime ha allestito un’area bambini vicina alla perfezionene). Qui si gioca uno dei segreti del suo successo. La sua faccia, le maniere affabili, la velocità (è un’ala perfetta che non punta necessariamente a concludere da solo in porta).

La libreria è un negozio, ma è anche uno spazio sociale. Non solo: Vittorio sa che anche il libro è “sociale”, che catalizza e stimola intelligenza sociale, e perciò fa in modo che i suoi clienti facciano tendenza, che si allarmino di fronte a una promessa di qualità, che si mettano in ascolto. Graziani è un mediatore culturale. Lo è stato anche durante i mesi del lockdown quando ha portato il libro-express ai lettori confinati. È una specie particolare di recognition trigger, ovvero appassionato promotore indipendente, anche se non estraneo agli interessi del suo punto vendita.
Si pranza spesso assieme, con il bravo napoletano, e allora eccolo scandagliare le nuove acquisizioni, avanzare pronostici sui premi che fanno notizia, tendere tranelli per avere notizie, studiare le catene, le avventure schietto i clienti, come mette a di colleghi indipendenti, fuoco le clienti, a partire dagli la mappa della città. Ogni volta un sentore Che restituisce l’editoria all’accadere, a una vitalità che si  fatica a trovare.

Alberto Rollo

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Il 30 novembre us. ha compiuto 95 anni. Nella sua vita ha fatto. E tra l’altro, nel 1979 è stato direttore dell’Opera don Calabria, in via Pusiano. La  vicinanza al parco Lambro, all’epoca un luogo di spaccio, lo spinse, ma non solo per questo, a ideare nel 1980 il Progetto Exodus per poi trasformarlo in un ente autonomo che prende il nome di Fondazione Exodus. Esattamente 40 anni il  Comune gli ha concesso di occupare la Cascina “Molino Torrette”

Mulino Torrette di Destra e di Sinistra i due fabbricati posti ai lati della roggia Molina.

Mulino Torrette di Destra e di Sinistra i due fabbricati posti ai lati della roggia Molina. (1977 circa)

EXODUSw

Vista delle 2 cascine (2015)

Le cascine negli anni sono state “ammodernate” e la struttura è stata “ampliata”. Si è costituita la prima comunità residenziale terapeutica riabilitativa della Fondazione Exodus che dal 2010 ha modificato il progetto avendo come destinatari soprattutto giovani dai 18 ai 30 anni tossicodipendenti, tossicodipendenti in trattamento metadonico o psicofarmacologico, alcolisti, detenuti in misura alternativa al carcere (detenzione domiciliare, arresti domiciliari, affidamento in prova, affidamento in comunità), che presentano vissuti di tossicodipendenza.
La fondazione ha nel tempo formalizzato un “accordo/contratto” con il Comune per l’uso delle “cascine”. Ma a dicembre dell’anno passato il Comune non l’ha rinnovato.
Logisticamente parlando delle cascine si trovano a ridosso del greto del fiume Lambro e sono attraversate dalla roggia Molina. Nel passato il fiume non ha mai dato grossi grattacapi ma nel novembre del 2014 è esondato provocando disagi e ingenti danni a Exodus e alla CEAS nella Cassinetta San Gregorio.
La soluzione del Comune è stata fatalistica: nel 2016 ha dichiarato l’area del parco dove vi è anche la cascina Molino San Gregorio, a rischio idrogeologico e nel giugno 2022 si è tutelato nei confronti della cittadinanza conficcando all’ingresso del parco, su via Feltre, e in altri luoghi  un cartello stradale, con l’indicazione Pericolo onde di Piena.
Il Comune lanciato l’allarme non si è limitato a questo. Vi sono stati incontri con don Mazzi con proposte di trasferimento in altra sede. Ma nulla è stato condiviso.
Quest’anno la sede della Fondazione è stata inondata 12 volte e pare che il Comune abbia negato il rinnovo dell'”accordo/contratto” adducendo che alcuni manufatti realizzati dalla Fondazione insistono su spazi demaniali non di sua pertinenza. E secondo il Regio Decreto n. 523 del 1904, art. 96, l’attuale presenza di una massa d’acqua pubblica (o la verosimile ricostituzione della stessa per eventi naturali), rappresenta la condizione per affermarsi la perdurante operatività del divieto di costruire a meno di dieci metri dall’alveo.
Morale: entro la fine dell’anno, forse, tutti i “ragazzi” che sono accolti nella Comunità del Parco Lambro verranno accolti a Garlasco dove vi è una cascina della Fondazione che potrebbe riceverli.

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Il 6 settembre u.s. il fiume Lambro è esondato anche al parco Lambro e ha rotto l’argine “rifatto” dopo l’esondazione del novembre del 2014.
Il mese scorso è stato molto piovoso – ancora non ha smesso di piovere – e la così detta Zona Umida del parco Lambro è sempre una zona sommersa dal Lambro che vi riversa le sue acque.
Come mai l’argine non ha retto? Colpa del cambiamento climatico o di chi ha commissionato il rifacimento dell’argine?
Qualche giorno fa siamo andati al parco Lambro. Da via Feltre giunti alla pista di skate abbiamo girato a destra e in prossimità del fiume di nuovo abbiamo girato a destra.
Per una cinquantina di metri  l’argine è asfaltato ma poi si restinge e diviene sterrato sino a quando non è più percorribile perchè il fiume l’ha inghiottito.
La natura ha fatto quello che sa fare meglio (ri) prendere i suoi spazi e ridicolizzare l’uomo che ha messo un chiusino (coperchio di un tombino) sul ciglio di un argine e sotto di esso un tubo!!!

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In fondo a via Feltre, la dove la strada cambia nome in Padre Morrel,  scorre, all’interno del Parco Lambro, il fiume omonimo.
In poco meno di 10 anni – la prima volta nel novembre del 2014 la seconda una settimana fa – le piogge hanno ingrossato il Lambro che – motu proprio – ha pensato bene di rompere l’argine in corrispondenza dell’ ex cava di via Feltre divenuta così la sua vasca di contenimento.
Il 7 agosto del  2015, l’acqua del Lambro era ancora presente nella cava, per via dell’inondazione  dell’anno precedente, e perché i lavori per il rifacimento dell’argine erano ancora di là dal finire (costo 30.000 €). Si da il caso che quella notte una scelta sbagliata fatta da un gruppo di anatre che vi si posarono sopra determinò la morte di molte di loro. Nelle acque stagnati si era sviluppato un virus per loro letale. L’intervento dei vigili del fuoco e dei veterinari e delle autorità competenti cercò di salvare i superstiti.  La cava venne transennata e fu posto su un cavalletto un cartello

Poi tutto ritornò come prima. Quando il Lambro si ingrossava la cava riceveva acqua e con l’estate il caldo e la siccità la prosciugava.
Ma sappiamo che c’è il cambiamento climatico e nulla sarà più come prima.
Infatti nel giugno del 2022 l’ex cava è diventata un’AREA UMIDA grazie all’ingegno, al alla passione e financo al lavoro creativo di:

ReLambro,
ERSAF (Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste),
Comune di Milano,
Lega Ambiente,
Parco Medio del Lambro,
Politecnico di Milano Dipartimento di Architettura e Studi urbani,
con la collaborazione di Cascina Biblioteca,
con il contributo di Fondazione Cariplo

A testimonianza delle loro ragioni hanno eretto 2 cartelloni.

E solennemente proclamarono Stiamo lavorando per loro

Ci siamo chiesti per fare cosa? La pronta risposta è stata
Rimuoveremo … Sostituiremo … Metteremo …Piantumeremo … Realizzeremo… Opereremo…

Infatti, nel piovoso maggio u.s., l’area umida era ridotta così
e, ora dopo la nuova rottura dell’argine del Lambro, la ex cava è diventata una vasca di contenimento.
Ma siamo certi che fra un po’, i nostri creativi, troveranno nuovi finanziamenti. Il solo auspicio che facciamo è che rimuovano i malconci cartelloni e di ciò gli saremo grati e, forse, anche la flora e la fauna che non ama essere presa in giro.

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Andando al Parco Lambro mi sono imbattuto in questo cartello e sono rimasto basito.

Poi, è uscito un comunicato stampa del Comune di Milano (vd.)
“È difficile comunicare a cittadini e cittadine, o ai numerosi turisti che vivono la nostra città, di non dare cibo agli animali selvatici: il messaggio viene spesso interpretato come una posizione di non cura nei loro confronti, soprattutto per quegli animali che ispirano simpatia e tenerezza tra adulti e bambini. Penso, ad esempio, agli scoiattoli o ai pesci rossi, ma anche a anatre e tartarughe dei nostri specchi d’acqua – spiega l’assessora all’Ambiente e al Verde Elena Grandi –. Tuttavia è importante ricordare che nutrire queste specie, spesso con alimenti per loro innaturali, può essere dannoso sia per la loro salute e sopravvivenza che per l’equilibrio della fauna in città”.
L’assessore al Verde non cita le nutrie come animaletti simpatici a cui non dare cibo ma nel manifesto è il primo a sinistra.

Gustavo Gandini, Garante per la Tutela degli Animali del Comune di Milano, invece le cita e dice “in molte occasioni creano problemi al terreno e alle piante, rosicchiandone la corteccia. Il Garante è vago quando dice “creano problemi al terreno“. Le loro tane sono sugli argini di fiumi e canali, erodono gli argini!
E vuoi vedere che l’argine rifatto dopo l’alluvione del novembre del 2014, al parco Lambro, è di nuovo crollato, qualche giorno fa, per colpa delle nutrie!

Forse è un’ipotesi non veritiera. Ma di certo le nutrie sono state importate in Italia e allevate per farne una pelliccia chiamata Castorino e, passata la moda, qualche allevatore di cuore ha pensato di liberarle e come ha detto il Garante hanno perciò deciso “di stabilirsi in città”.
Sarebbe interessate sapere dall’assessore Grandi e dal Garante per la Tutela degli Animali che hanno a cuore la salute la sopravvivenza e l’equilibrio della fauna in città se, avendo inibito a noi comuni mortali di dare da mangiare agli affamati, cosa faranno loro per liberarci dalle nutrie.

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Da quando esiste il quartiere Feltre – è abitato dalla fine del 1960 – sulle rive del Lambro, in fondo a via Rombon incrocio con Passo Rolle, alcuni abitanti, iniziarono a coltivare degli orti.
Dall’ini
zio di quest’anno quel tratto di strada è transennato e il compagno “Granelli”, ora assessore alla sicurezza – lo era già stato con il Sindaco Pisapia  – per la seconda volta nella giunta Sala, a fine giugno ci ha deliziato con questo raccontino.

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