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Di cosa si tratti l’ha spiegato la presidente della commissione Cultura del CdZ3 che ha motivato lo stanziamento di 500 € a favore dell’iniziativa.
Iniziativa approvata da 23 consiglieri con delibera n. 136 del 26 novembre 2015
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0DONNE%20IN%20CAMPOwA scanso di equivoci l’acronimo C.I.A. sta per  Confederazione Italiana Agricoltori e Donne in Campo è l’associazione femminile della Confederazione.

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Nel parterre centrale di viale Argonne, all’altezza di piazza Fusina. Per bambini dai 4 agli 11 anni.

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La Giunta Comunale aveva messo a disposizione del CdZ3 la somma di 8.000 euro perchè realizzasse delle iniziative nell’ambito di BiancoNatale 2015/16 in Zona 3.
Il Consiglio di Zona ha pensato di realizzare con quella cifra, su proposta della commissione Lavoro, Attività produttive, Sicurezza, una pista di pattinaggio; ha indetto un bando per la sua realizzazione: è andato deserto.
Per cui, il 10 dicembre, ha accolto la proposta della Alternative Byki, una ditta a conduzione famigliare attiva anche nei giardini di via Palestro, per realizzare, nell’unica area verde di viale Argonne non occupata dal cantiere della M4, un noleggio di tricicli per bambini dai 4 agli 11 anni nel parterre centrale del viale, all’altezza di piazza Fusina.
Il noleggio è a offerta libera (il gestore dovrebbe rilasciare una ricevuta e i soldi non si sa dove andranno (la delibera non lo dice) considerato che per la sua attività Alternative Byki realizza un incasso di 3.000 euro datogli dal CdZ3) e da diritto a un utilizzo del triciclo per 10 minuti.
La delibera dice che il noleggio si svolge dalle ore 14.30 alle 19.30 nei giorni di apertura delle scuole;
tutto il giorno nelle giornate di chiusura (il che lascia sotto intendere comunque una pausa dalle 12,30 alle 14,30).
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P. S. Alternative Byki promuove in questi giorni la sua attività sul sito di GROUPON. Se lo visitate potete divertitevi a fare il conto dell’affare fatto pro domo ns. dal CdZ3.

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Nell’ambito della Stagione della scienza che ha per tema le stelle questa sera
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ore 21.00

Auditorium Stefano Cerri
Via Valvassori Peroni 56

Ingresso Gratuito

Conferenza di Mauro Arpino*

Di recente sono stati scoperti molti pianeti orbitanti attorno alla loro stella ed una distanza che permette l’esistenza di acqua liquida: una prova definitiva di vita Extraterreste?
* Mauro Arpino del Planetario di Milano

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ore 18.00
Biblioteca Valvassori Peroni
via Valvassori Peroni 56

Presentazione del progetto di valorizzazione dell’archivio storico dell’Istituto Stoppani (fondato nel 1902), promosso dall’Associazione Scuola Stoppani, avviato di recente con un contributo di Regione Lombardia.

Intervengono:
Maurizio Savoja (Soprintendente archivistico per la Lombardia)
Roberto Grassi (Responsabile Archivi storici e portale Lombardia beni culturali – Regione Lombardia)
Claudia Racchetti (Dirigente scolastico)
Barbara Di Gilio (Associazione Scuola Stoppani)
Maurizio Gusso (Presidente di IRIS – Insegnamento e Ricerca Interdisciplinare di Storia)
Roberta Madoi,  Enrica Panzeri (archiviste, referenti del progetto)

Il progetto si propone di rendere accessibili testimonianze inedite che riguardano la storia della scuola e i suoi allievi.
Ha l’intento di trasmettere la memoria dei luoghi e delle persone legate alla scuola Stoppani, strettamente intrecciata con la storia di Porta Venezia e più in generale con Milano.
Rappresenta l’inizio di un progetto che in futuro potrà coinvolgere anche altri istituti scolastici, interessati a promuovere i rispettivi archivi.
Si propone di dare avvio a nuove sperimentazioni didattiche con gli allievi basate sulla lettura delle fonti storiche, terreno ideale per un’educazione non retorica al patrimonio e alla cittadinanza attiva.

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Villa Morosini rivolta verso il Parco

La villa si trova in via Pusiano 32. Nel secolo scorso fu comperata dal Comune perché avrebbe dovuto divenire il centro amministrativo del nuovo Parco Lambro progettato da Enrico Casiraghi. Ma il regime fascista decise di insediarvi la scuola di agraria femminile…

 

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Interno

In epoca fascista il Comune di Milano al fine di realizzare il nuovo Parco Lambro (1936) comperò dall’Ospedale Maggiore di Milano alcune delle cascine che ancora si trovano all’interno del Parco: cascina San Gregorio Vecchio e Molino San Gregorio, Mulino Torretta di Destra e di Sinistra. Ma non solo comperò anche una villa: villa Morosini.
L’ultimo proprietario privato della villa era stato Giuseppe Biumi. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1838, la villa divenne, per donazione o eredità immobiliare, proprietà dell’Ospedale Maggiore di Milano. Il podere e i terreni lungo il Lambro furono dati a fittavoli che insieme ai braccianti abitarono la villa. Ma tra gli affittuari c’erano anche alcune botteghe, un’osteria e tutti apportarono modifiche e rifacimenti secondo le loro necessità. Inoltre vari incendi ne aumentarono il degrado.
Nel 1933-34, la villa venne acquistata dal Comune di Milano nella previsione di farne la sede della direzione amministrativa del nuovo Parco Lambro. Ma da subito fu utilizzata come sede della Scuola Agraria Femminile che altro non era se non una riproposizione, secondo l’ideologia fascista, della scuola fondata nel 1902 da Aurelia Josz*, con sede nell’orfanatrofio delle Stelline, in corso Magenta, a Milano.
Il regime ritenne che villa Morosini fosse la sede idonea per la scuola, collegata com’era alla realtà agricola circostante, capace di formare nuove generazioni di lavoratrici agricole.
Sotto la direzione di Maria Nicolini la scuola, che era dotata anche di un convitto per le allieve, iniziò e continuò la sua attività sino al 1945 allorquando i partigiani la occuparono e la chiusero. (Riaprirà nel 1956, ancora sotto la direzione di Maria Nicolini, nel parco di Monza, alla cascina Frutteto.)
Villa Morosini in seguito venne occupata da famiglie di sfollati che vi rimasero sino alla fine del gennaio 1950 quando si concluse la trattativa tra la Chiesa e il comune di Milano nella quale fu stabilito che il Comune cedeva prima in affitto e poi vendeva la villa con l’annessa chiesetta della B. V. Assunta, ormai chiusa al culto, e il terreno adiacente.
Per vocazione il cardinale Schuster ritenne che l’opera di apostolato più idonea, in quel lembo di periferia uscito dalla guerra, potesse essere svolta dalla congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza di Don Calabria e, perfezionato il contratto di affitto con il Comune, i primi religiosi arrivarono a Cimiano.
Sia nella trattativa con il Comune sia dopo la stipula del contratto se l’idea in generale era quella di creare un luogo di preghiera, lavoro e accoglienza nel concreto l’Opera don Calabria non aveva ancora deciso cosa avrebbe fatto: don Luigi Maria Verzè propose di farne un ospedale, don Calabria una casa di riposo. Infine Don Calabria decise che le attività svolte nel nuovo centro di Cimiano dovessero configurarsi come un luogo di accoglienza e formazione per i giovani.
Il 12 ottobre 1950 Don Calabria inviò a Cimiano un suo sacerdote per dirigere la nascente Casa Buoni Fanciulli: Don Verzé, vi rimarrà sino al 1957. Sotto la sua direzione sono state avviate le scuole elementari, medie e i corsi professionali; lui ha commissionato all’arch. De Carli il progetto della cittadella di Dio: le tre palazzine dei laboratori e l’edificio scolastico dell’Opera Don Calabria (inaugurati nel 1956), quello delle suore Orsoline (inaugurato l’anno successivo), la chiesa di San Gerolamo Emiliani che sarà inaugurata nel 1965.
A un anno dalla morte di don Calabria, avvenuta il 4 dicembre 1954, nel cortile della cittadella di Dio fu posta la statua della Madonna, di Lucio Fontana, donata dall’architetto Carlo De Carli.
Nel 1957 Don Verzé* venne allontanato; il cardinale Montini andò a Roma e divenne papa Paolo VI. La Madonna prese il volo e oggi si trova in Vaticano.

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*Aurelia JoszwAurelia Josz (Firenze 1869 -, Auschwitz, 1 luglio 1944) Aurelia Josz figlia dell’ungherese Lodovico Josz e di Emilia Finzi.
L’8 dicembre 1902 fondò la prima Scuola pratica di agricoltura femminile, per una trentina di orfane tra i 13 e i 15 anni,, ospitate nel palazzo delle Stelline di corso Magenta, a Milano.
La scuola verrà trasferita, in una sede autonoma, a Niguarda, nel 1905. La Josz ne fu organizzatrice e direttrice, a titolo gratuito, fino al 1931, in parte sostenuta finanziariamente dalla Società Umanitaria.  Aurelia Josz era  convinta della necessità di una visione moderna dell’agricoltura e chiamò a insegnare nella scuola i più importanti agronomi italiani e istituì anche corsi di bachicoltura e apicoltura; nel 1921 dette vita al primo Corso magistrale agrario per maestre rurali.
Il valore di un ritorno alla terra e del lavoro agricolo era un tema d’attualità nella cultura dell’epoca, ma anche un tema dell’ebraismo sionista. Aurelia, di origine ebraica, aderì al Gruppo sionistico milanese di Bettino Levi e cercò di conciliare le sue idee anche con il tema della pace.
Quando il regime fascista impose l’obbligo ai professori di fare il giuramento di fedeltà al regime preferì lasciare l’insegnamento di storia e geografia alla Scuola statale e l’attività alla scuola di Niguarda. Andò ad Alassio dalla sorella Valeria;  scrisse  La donna e lo spirito rurale: storia di un’idea e di un’opera (1932) dove condensò le idee che l’avevano guidata per gran parte della vita e due saggi di critica letteraria
Dopo le leggi razziali del 1938 non espatriò. Ma il 15 aprile 1944 venne arrestata ad Alassio (IM); condotta nelle carceri di Marassi (GE) e da lì deportata prima al campo di concentramento di Fossoli, poi al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove giunse in un vagone piombato il 30 giugno 1944. Venne uccisa, durante le selezioni iniziali, il giorno dopo il suo arrivo.

* Luigi Verzé, nato a Illasi (Verona) il 14 marzo 1920, a 19 anni entra nella congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza per diventare prete. Ma sente nascere prepotente anche un’altra vocazione, quella del medico. Don Calabria lo incoraggia a studiare teologia e a frequentare l’Università Cattolica a Milano. Il 27 marzo 1948 è ordinato sacerdote. Il 12 ottobre 1950 don Calabria lo invia a Cimiano.
Ma don Verzè coltiva anche l’idea di realizzare un ospedale di nuova concezione, che non sia più un lazzaretto, ma un ospedale dove al malato sia restituita la dignità di uomo.
Nella congregazione si preoccupano l’idee utopica di quel religioso. Il 20 dicembre 1957 viene richiamato a Verona, dove gli viene consegnata la lettera d’obbedienza per la località di San Giacomo, ovvero viene destituito dalla conduzione del Centro di Cimiano e allontanato da Milano. Don Verzé disobbedisce: resta a Milano, ospite della sorella Giuliana e…

 

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La Cassinetta San Gregorio, acquistata dal Comune di Milano nel 1963, insieme a un’area di 94.176 mq., si trova in via Marotta 8, all’interno del Parco Lambro, lambita dalla tangenziale.
La Cassinetta San Gregorio era collegata alle Cascina Biblioteca e a San Gregorio Vecchio da percorsi campestri ora non più esistenti per via della tangenziale.
La cascina è costituita da un rustico nel quale trovano posto la stalla, il fienile, il deposito per gli attrezzi e un fabbricato abitativo a due piani, disposti a nord e ad ovest di una piccola aia. A sud di questa sì trova una palazzina per abitazioni, di nessun interesse architettonico, nella quale alloggiano gli attuali affittuari.
Lo stato edilizio della cascina è scadente: l’abitazione abbisogna di un consistente lavoro dì sistemazione delle parti murarie e degli infissi, del tetto, mentre per la stalla sono necessari lavori di manutenzione, specialmente per i tetti.
Attualmente la stalla è utilizzata per l’allevamento dei polli.

P. S. Potete vedere le immagini ingrandite se vi posizionate sopra il cursore e cliccate
* Testo e foto liberamente tratte da “Cascine del Comune di Milano : proposta per un piano di recupero e valorizzazione. – Milano : Comune di Milano, 1977 – pag 48-49”

E oggi…

In attuazione del Piano particolareggiato della Giunta Municipale (14 febbraio 1990) per la riorganizzazione e valorizzazione del Parco Lambro, il Centro Ambrosiano di Solidarietà (CEAS) ha ottenuto dal Comune la gestione della Cassinetta San Gregorio e vi insedia la comunità residenziale.
Attualmente (2014) ospita 73 persone, tra adulti con problemi di salute mentale, mamme sole con figli, ex tossicodipendenti e famiglie rom in difficoltà.
Con l’alluvione del Lambro del 16 novembre 2014 coloro che vi erano ospitati sono stati evacuati presso la tensostruttura di via Cambini inadeguata alla permanenza di persone che presentano tutte, chi più chi meno, problemi di salute o situazioni di fragilità.

La sede per diverso tempo è rimasta inagibile. Ma grazie anche al contributo concreto di volontari e amici, gran parte delle strutture danneggiate sono state risistemate.
Molto v’è ancora da fare…

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