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Ieri sera, in via Sansovino 9 si è svolta una assemblea in cui è stato presentato un

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Mertitoria iniziativa. Peccato si dica – dopo – che è un Dibattito Aperto, in cui verranno illustrati i motivi e le proposte per “riqualificare” Città Studi mentre – Prima – 11 relatori alla domanda se la Statale di Città Studi dovrà “traloscare” sull’area EXPO rispondono NO.
Verrebbe quasi voglia di andare a sentire questo dibattito per contare quanti cittadini senza arte ne parte avranno partecipato.

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Quando comparve questo murale un consigliere di opposizione – o forse più d’uno – dell’allora CdZ3 chiese/ro che fosse rimosso perchè non politically correct. La loro perorazione, come è palese, non ha avuto udienza: il murale campeggia ancora sulla massicciata della ferrovia, in via Rodano.
Il murale è dedicato a Teo un ragazzo morto in un incidente stradale avvenuto alcuni anni or sono (vd.). Faceva parte di un collettivo di giovani “antifascisti” di via Conterosso, che per onorarne la memoria hanno imbrattato anche qualche muro di Lambrate.
La seconda frase del murale ci ha sempre lasciati perplessi. E’ vero, il murale dovrebbe essere letto/visto tutto d’un fiato: Teo vive nelle lotte Verrà il nostro giorno. Ovvero: “le lotte che erano di Teo saranno proseguite da noi che le porteremo innanzi sino alla vittoria”.
Ma ricordando come era morto Teo “Verrà il nostro giorno” non ha solo un significato epico, catartico, e considerando che del comitato antifascista non si ha più notizia non vorremo che quella promessa sia diventata un epitaffio: anche noi moriremo (in un incidente stradale).
Significato di segno diverso è quello che sà da attribuire ad un altro murale che è comparso, sempre sulla massicciata ferroviaria, in piazza Monte Titano, a destra del sottopasso, andando verso via Rombon.
Qui il messaggio – anche se in latino – è esplicito.
Raffigura San Michele Arcangelo nell’atto di colpire Satana. E riporta una frase contenuta nell’Esorcismo contro satana e gli angeli ribelli – scritto da Papa Leone XIII – allorquando si rivolge a San Michele Arcangelo.
Princeps gloriosissime cælestis militiæ, sancte Michaël Archangele, defende nos in prælio et colluctatione, quæ nobis adversus principes et potestates, adversus mundi rectores tenebrarum harum, contra spiritualia nequitiæ, in cælestibusus.
(Gloriosissimo principe della milizia celeste, San Michele Arcangelo, proteggeteci nella lotta e nel combattimento che dobbiamo affrontare contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti (Ef 6, 12).)
Ma siamo certi che il nostro artista, nel XXI° secolo, su una massicciata della ferrovia abbia voluto farsi paladino del pensiero di Leone XIII oppure il suo messaggio è più complesso considerato che compare un’altra scritta – bianca su fondo rosso – … che non riusciamo a decifrare?

E adesso senza bisogno di scomodare i santi godiamoci i murales che sono in via Rodano e via Predil.

 

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Auditorium Stefano Cerri
via Valvassori Peroni 56

L’avventura di Mr. Jaiva
Racconto Musicale

ore 19.30 versione in italiano
ore 21.30 versione in spagnolo

INGRESSO LIBERO

L’avventura di Mr. Jaiva è tratto dal racconto dello scrittore cileno Manuel Rojas (1896-1973).

Raúl Seguel, artista di teatro senza talento, decide di cercare fortuna come comico in un circo di terza categoria, nei sobborghi di Santiago del Cile.
Il suo nome d’arte è Mr. Jaiva. Annunciato come grande uomo di spettacolo il poco talentuoso artista davanti al pubblico viene preso dal panico.
In scena entra il clown Calzoncitos che fa di Mr. Jaiva il suo oggetto di divertimento: coinvolge il pubblico ma aumenta l’angoscia di Mister Jaiva che liberatosi di Calzoncitos, è presso da disperazione, e ha di fronte a sé un unica alternativa: scappare e accettare il fallimento.

Progetto, musica e direzione artistica: Leonardo Bolgeri

Ararat Ensemble Orchestra:
chitarra elettrica Fabrizio Buttò,
fisarmonica Piero Geymonat,
flauto Michele Branzoli,
vibrafono Michele Sannelli,
contrabbassi Enzo Orlandi e Fabio Dotti,
batteria Nicola Arata

Vagues Saxophone Quartet:
sassofono soprano Andrea Mocci,
sassofono alto Francesco Ronzio,
sassofono tenore Mattia Quirico,
sassofono baritono Salvatore Castellano

Voce narrante Luigi Cannillo e Diego Valenzuela
Attori Francisca Parada e Roberto Sabatino
Consulenza Artistica Enzo Modolo

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Negli anni ’40 sul pensionato di viale Romagna campeggiava il fascio littorio; nei favolosi anni ’70 campeggiava una scritta: Indifferenti mai. Ma in quegli anni in una stanza del pensionato fu trovato, in avanzato stato di decomposizione, il cadavere di uno studente morto da 7 giorni.
Come abbiamo già documentato (vd.), in biblioteca, è stato realizzato un murale, che in corso d’opera è stato attualizzato: l’ultimo pannello riproduce il Politecnico con una scritta Finita la guerra ricomincia la vita.
Il murale inizia con l’immagine di Gramsci e le frasi conclusive di un suo scritto del 1917: “Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti“( vd.)
Va da sè che Gramsci è ancora vivo nella memoria di molti perchè in vita è stato sì partigiano da morire per le sue idee.
Chi partecipò agli scioperi sotto l’occupazione nazi-fascita e alla lotta di liberazione è ancora vivo nella nostra memoria perchè in vita è stato sì partigiano da morirne.
Ma né in Gramsci né nei partigiani vi era il senso ineluttabile del sacrificio della propria vita: l’hanno materialmente perduta perchè non indifferenti.
Peccato che il murale non evidenzi questo aspetto e distorca il pensiero di Gramsci.
Come dicevamo all’inizio, scrivere: Indifferenti mai è diverso dal non esserlo: gli studenti del pensionato non lo furono.
Parimenti scrivere solo odio chi non parteggia omettendo di scrivere odio gli indifferenti svilisce il senso del pensiero di Gramsci soprattutto se le parole non scritte diventano un happy days: Finita la guerra ricomincia la vita.

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