19 gennaio IL PENDOLO DI BROS

In via Casoretto 41, sul muro del teatro Campo Teatrale, il writer Bros (al secolo Daniele Nicolosi) ha realizzato questo dipinto (25 m. per 8 m.)

bross

Foto di Cosimo Filippini

che in sede di annuncio dell’Open day di Campo Teatrale,  la stampa intitolò Tutti Frutti.
Ma era un titolo provvisorio come in genere è la street art che non potendo contare su colori indelebili, su fondi preparati a resistere alle ingiurie del tempo, sulla approvazione di tutti ne subisce la cancellazione.
Ma Tutti frutti, anche se realizzato da un writer, è stato creato con smalto brillante, è esposto nel cortile di Campo Teatrale e, se non erriamo, dallo stesso commissionato, così che in breve ha mutato la sua titolazione in Absence of still life.
Come Bros stesso ha affermato gli accostamenti cromatici sono stati presi di sana pianta dal pittore svizzero Johannes Itten (partecipò alla scuola del Bauhaus e tra l’altro scrisse un libro Arte del colore. Esperienza soggettiva e conoscenza oggettiva come vie per l’arte – ed. Saggiatore).
E il titolo dato da Bros tende a sottolineare come ciò che viene immediatamente percepito è, anche, ciò che non è stato disegnato è, appunto, assente. La frutta emerge ma il suo colore non è stato dato da Bros è quello del muro prima che Bros lo dipingesse a sua volta. E allora Bros è l’artista di questo dipinto che raffigura, tramite accostamenti di colori e forme geometriche, una banana, una mela, una pera o lo è chi aveva dipinto il muro prima di lui? Perché se Bros non ha dipinto la banana la mela e la pera, e ora le vediamo, queste c’erano già. Se ora vediamo ciò che prima non vedevamo è merito dell’arte illusionistica di Bros o l’illusione dell’arte che perciò stessa è il contenitore delle illusioni?
Alla domande poste è venuta in soccorso la dura realtà.
All’inizio del novembre ultimo scorso. Nottetempo, come si addice a un writer, Bros ha realizzato un altro dipinto, in solitario e una scopa con un manico lungo 9 m. (dicono gli amici).
Il muro in questo caso era la modesta facciata della chiesa PIO X, in piazza Leonardo da Vinci. Il fondo prescelto: piastrelle in ceramica, materiale, diversamente da un muro, più refrattario ad impregnarsi di colore. I colori utilizzati rosso e bianco. Il segno l’opposto di quello di via Casoretto. La qualità cromatica sempre apprezzabile. PIO-X-BROS
La stampa non informata non ha potuto dare un titolo al dipinto; don Giuseppe Grampa parroco della chiesa, a malincuore, ha permesso che le sue pecorelle cancellassero l’opera.
Se la si guarda con l’occhio del poi e con l’illusione dell’arte si vedrà in essa la rappresentazione del tempo: scandito da una croce lancetta su un quadrante in ceramica che riporta le ore. Un piccolo disappunto: la corona della ricarica dell’orologio è troppo distante dal quadrante!
Ma chissà, forse fra qualche tempo, parafrasando un famoso detto: distrutta un opera provvederà Swatch a renderla realista come piacerebbe a noi.
Ma non ci facciamo illusioni.
Anche perché se l’arte è il contenitore delle illusioni non possiamo sottacere il fatto che Bros ha compiuto un opera caritatevole: ha dato significato a un muro che per ciò stesso non era inviolabile se non fosse stato che sorreggeva una croce. Ma Bros nella sua “provocazione” non ha profanato quella croce aggiungendovi un segno/colore. Su quel golgota stilizzato, senza più i ladroni, ha dato senso a quella croce: su quel monte ha posto le pecorelle smarrite che con percorsi diversi anelano la salvezza.

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4 risposte a 19 gennaio IL PENDOLO DI BROS

  1. Luca ha detto:

    “don Giuseppe Grampa parroco della chiesa, a malincuore, ha permesso che le sue pecorelle cancellassero l’opera”.

    E’ male informato…come ha riportato Repubblica e Corriere, il parroco ha detto che se Bros l’avesse avvisato prima, magari poteva esserci una valutazione comune. Certamente i parrocchiani non volevano quell’opera…dunque certamente Bros non ha chiesto autorizzazione. e altrettanto certamente non ha provveduto al pagamento della cancellazione, al quale ha invece provveduto la parrocchia. L’arte dell’educazione invece prevede il chiedere, e il riparare il danno.

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    • TWB ha detto:

      Luca con rammarico constatiamo che lei non ha colto il fatto che nel caso del dipinto del Casoretto Bros lo ha realizzato probabilmente su committenza mentre nel secondo caso si è comportato come un writer ha dipinto senza chiedere permesso alcuno, nottetempo, …
      Va da sé che nessuno sapeva di quello che faceva. E pertanto non abbiamo distorto i fatti.
      Quanto al poi lei conferma che le pecorelle hanno voluto la cancellazione dell’opera e il parroco si è un poco rammaricato perché non l’aveva commissionata. Che poi vi siate assunti l’onere di ripristinare il decoro della facciata a spese della Parrocchia questa è questione sulla quale non siamo entrati nel merito e nello specifico non vi entriamo.
      Se ritenete di avere subito un torto e lo avete emendato perché rammaricarvi della vostra buona azione?

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      • Luca ha detto:

        Non ho nemmeno parlato di Casoretto ma solo della Chiesa di piazza Leonardo. E’ certamente una forzatura dire che “a malincuore” il parroco ha fatto cancellare l’opera, mentre è vero che il parroco ha detto che se fosse stato avvisato magari poteva valutare qualche proposta. Un caro saluto a tutti voi.

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  2. Daniele Nicolosi ha detto:

    bello l’orologio!

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